Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

L’eterno ritorno dell’identico… di Pierdonato Zito

naves

Pierdonato Zito -detenuto a Voghera- è uno degli amici della prima ora del Blog.

Pierdonato è una di quelle poche persone che hanno un “centro interiore”, delle fondamenta al loro interno che li rendono stabili, e non li fanno trascinare dal vento.

Un durissimo lavoro nei decenni di carcere, lo ha portato a conquistare un equilibrio, e una capacità di analisi delle cose e di .. silenzio.. Un uomo capace di trovare nel silenzio nutrimento. Un uomo capace di fare il viaggio con se stesso.

I suoi scritti non sono frequenti, ma non sono mai scritti che si dimenticano. Sono “concentrati”, nessuna frase ha il senso del superfluo. Lo stile è “classico”; nel senso che richiama i classici latini e greci che ama tanto. 

Porta in sé quella nobiltà dell’anima.. che solo chi ha conosciuto grandi prove, cadute, purificazioni, feroci discipline, anni di perseveranza nel silenzio.. possono avere.

Vi lascio a questo suo emblematico testo.

———————————————————————-

I lettori del Blog presumo che sappiano che sono di origine lucana. Quindi la Basilicata è la mia regione. E’ molto bella, ma è poco conosciuta.

Voglio raccontarvi cosa succede a stare sulla riva del fiume.

Le cronache di queste ultime settimane, parlano di un terremoto politico giudiziario in Basilicata. La procura di quel capoluogo ha azzerato la giunta regionale. Insomma, quelli che vengono definiti i reati di casta… ovvero un uso allegro della cosa pubblica che viene concepita, non come qualcosa da tutelare e valorizzare la comunità e il territorio, ma per interessi personali.

La politica concepita non per alleviare il disagio sociale, ma una politica intesa, più che per servire, per essere serviti. Più per perseguire gli interessi individuali che quelli generali. Cioè un livello di rapacità, di arraffamento che spiega anche l’odio verso i palazzi del potere che si respira nelle piazze.

La si registra questa situazione da una parte all’altra dell’Italia.

Tornando alla mia Lucania che un tempo faceva parte della florida Magna Graecia… oggi sembra invece avere dato luogo a uno squallido Magna Magna. E forse questo tempo sarà ricordato sui libri di storia come l’era di una classe dirigente arraffona. Un’Italia nella quale sono cresciuti a dismisura privilegi e diseguaglianze e negate alle nuove generazioni le opportunità di crescere e realizzarsi.

Ecco ripetersi l’eterno ritorno dell’identico. Chi mi ha letto nello scritto precedente, può comprendermi meglio. Ero poco più che adolescente, ero uno studente delle scuole superiori… ed ero già sufficientemente ferito da uno scenario di diffusa illegalità. Di rappresentanti istituzionali che mancavano di dignità, di senso di responsabilità, mancanza di coscienza delle proprie pochezze, della loro puerilità.

Il 3 maggio 2013 ho compiuto  il mio 54simo anno di età. Ho ormai i capelli brizzolati, il viso segnato da tante battaglie. Il tempo ci porta via la nostra giovinezza, il nostro desiderio, la nostra bellezza.

Sono però felicemente padre e da poco orgogliosamente nonno di una splendida nipotina e tutto sembra ancora ritornare.  Adesso sono loro i miei figli che vivono il medesimo clima sociale. E’ un po’ come se vivessimo in un mondo che si ripete in un eterno ritorno, cioè non un mondo che procede verso una fine, ma come se tutte le cose eternamente ritornano.

Questa eterna clessidra dell’esistenza che viene sempre di nuovo capovolta, e noi con essa, granelli di sabbia. Quanto accade è già accaduto e tornerà ad accadere. Quanto avviene, avviene per sempre, non si dissolve, ritorna eternamente. Generazioni di disoccupati… mio padre che emigrò… io medesimo disoccupato che h fatto mille lavori quasi  tutti in nero e malpagati prima di intraprendere un autodistruttivo viaggio che mi porterà in carcere. E poi i miei figli che hanno conosciuto anche loro il sapore dell’emigrare. Sto parlando come si vede di un problema sociale. Una regione che sembra essere immobile da 30-40-50 anni?

Non è quindi un alibi con cui giustificare me stesso e le mie azioni. E’ analisi critica, revisione critica del passato e de presente. Una sorta di processo evolutivo della propria personalità, uno sguardo retroattivo che serve a capire e forse anche a… insegnare.

Adesso, chi vive l’esperienza del carcere deve sapere cosa deve fare di sé e della sua esperienza ne deve fare tesoro per gli anni che ha davanti.

Ho insegnato così ai miei figli. A non lasciarsi travolgere dal clima e dal contesto sociale ceh vivono, insegnando loro ad essere autentici, equilibrati… saggi. Qualunque società produce ingiustizie e disuguaglianze. Siamo noi a dovere lottare per avere giustizia e uguaglianza.

La vita ci mette continuamente alla prova. Noi siamo chiamati a superare queste prove, e i genitori devono trasmettere la memoria storica.

Non cedere al pessimismo, come nella visione di Shopenauer il quale sosteneva che la vita è crudele e cieca irrazionalità, è dolore e distruzione. Quindi la vita intesa come sentimento tragico. Tutto fa parte dell’immensa marea della vita.

SULLA RIVA DEL FIUME

A un certo punto il fiume della vita segue il suo percorso. Imprigionato da quasi due decenni ho metaforicamente aspettato sulla riva del fiume. Ho così visto piano piano passare tanti “cadaveri”… ripeto in senso metaforico.

Cosi ho visto finire coinvolti  in bufere giudiziarie gruppi di potere tra i politici e magistrati oppure vertici delle forte dell’ordine, preti antimafia, cioè tutta quella gente che mascherandosi da persone bonarie, si atteggiano a salvatori della società. Proprio quelli che su Pierdonato avevano costruito montagne di carte. E così all’inferno sono finiti tutti quelli che speravano di non andarci.

Aspettando sulla riva è intervenuto sua maestà il tempo che è il migliore dei giudici. La verità quindi figlia del tempo.

Aspettando sulla riva del fiume ho visto il tempo collocare persone e fatti storici nella luce giusta.

Ho sempre creduto che prima o poi le ragioni sarebbero affiorate nella loro interezza. Tutto arriva a chi sa a chi sa aspettare.

Così aspettando sulla riva ho visto passare quella forma parassitaria della politica, noni che si credevano giganti. Non sono forse peggio di chi spara con le armi? Non uccidono forse i sogni della collettività? Non distruggono l’avvenire di tantissimi giovani? Che Paese è quel Paese che non ti dà la possibilità di crescere, di lavorare a casa tua e ti fa emigrare?

Allora mi sono ritrovato nelle parole di Kahil Gibran quando dice..

“…Ho cercato solitudine, perché la mia anima non ne può più di avere rapporti con chi crede che il sole, la luna e le stelle non sorgono se non nei loro scrigni e non tramontano se non nei loro giardini”.

Sono fuggito da chi aspira a cariche pubbliche, che danneggiano la sorte terrena della gente, gettando polvere d’oro negli occhi e riempendo le orecchie con discorsi senza senso

E mi sono allontanato dai sacerdoti che non vivono conformemente a ciò che dicono nei loro sermoni e che pretendono dagli altri ciò che non chiedono a se stessi.

E così sulla riva del fiume ho visto l’inganno ritorcersi sull’ingannatore.

Questi rami secchi  delle società vengono così semplicemente smentiti dal passare del tempo. Ecco un chiaro esempio di come si può vincere anche senza apparentemente combattere. L’attesa paziente come forma di resistenza e di lotta.

Si obietterà: ma in concreto cosa ti cambia? La pena dell’ergastolo rimane. Una revisione del processo, nonostante tutto, resta strada non tanto facile. Quindi una magra consolazione?+

Certo, ma intanto sono io che posso dire di loro. Ho questa soddisfazione, non loro di me. Ecco perché…. Lezioni di onestà, di etica, di morale, di rispetto delle regole sociali, non posso proprio accettarle.

SE IL GIOCO SI FA DURO

Nietzsche sosteneva che la nostra esistenza non deve essere rassegnazione o disperazione quanto piuttosto accettazione dell’irrazionalità dell’esistenza. La vita vissuta come volontà e forza. E se pure è vero che provoca all’uomo continuo dolore e si presenta come un destino crudele. Non per questo l’uomo deve rinunciare alla vita e volere il nulla. Di fronte alla crudeltà della vita bisogna essere ancora più crudeli.

L’abisso non ci deve far diventare abisso il buio non ci deve far diventare buio e per me il “carcere” non farmi diventare carcere. Ma emanciparmi, compiendo un salto evolutivo. Senza smarrire umanità e gentilezza che consumerebbero le nostre forme di bellezza.

Siamo noi stessi che dobbiamo creare i valori. Noi stessi darci un senso. Fare della nostra vita qualcosa che vale. Quindi non assistere passivamente alla vita ma agire noi stessi da protagonisti.

Perciò alla fine, io sono quello che sono. Lo devo solo e soltanto a me stesso, a ciò che ho fatto di buono e di cattivo, ai miei sacrifici e alle mie lotte, non tutte vinte, ma sempre combattutte a viso aperto.

Cerchiamo di percorrere quelle strade che non ci portino a vivere peggio. Incanalaiamo la realtà che viviamo in un progetto di speranza.

Un saluto a tutti i lettori e le lettrici del Blog.

Pierdonato

Voghera 5-5-2013

“Una vita spersa a commettere errori è meglio di una vita spesa a non fare niente..”.

 George Bernard Shaw (1858-1950)

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7 pensieri su “L’eterno ritorno dell’identico… di Pierdonato Zito

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Bellissime righe Pierdonato, l’uomo non cambia purtroppo, cambia gli abiti ma non cambia la sua anima, hai ragione quando dici che siamo noi a dover combattere, la storia si ripete come un ciclo che ritorna su se stesso.
    Dobbiamo davvero cercare di vivere con ottimismo e a volte tutto quello che possiamo fare è non lasciarci incanalare nella rassegnazione al male.
    Al mondo ci sono e ci sono stati grandi uomini che hanno combattuto per la giustizia a costo della loro vita.
    Il mondo è pieno di eroismo anche se non ce ne parlano mai, e non parlo di quegli eroi di guerra ai quali hanno dedicato vie strade piazze e monumenti, quelli altro non erano che carnefici, parlo di eroi che vivono la loro quotidianità con coraggio e giustizia. Quelli che si levano alle cinque del mattino per recarsi sul posto di lavoro (ammesso che ce l’abbiano) per garantire la sopravvivenza ai loro figli, quelli che si dedicano alla madre anziana e che la curano anche se questo comporta grandi rinunce, quelli che riescono a sopravvivere in questo mondo ingiusto facendo della giustizia la loro forza.
    ” Il mondo è pieno di inganno, ma questo non ci renda ciechi a quanto vi è di virtù”
    Un caro abbraccio e complimenti.

  2. pina in ha detto:

    Che eccelle visione , del tuo pensiero che va affrontato rileggendo il tuo scritto , fatto cosi trasparente , che chi lo legge ci possa entrare e omaggiarti del tuo lavoro .
    Ti ammiro sempre , come scrivente e come pittore , di questo grande palcoscenico , dove ci trovi tutti quegli elementi essenziali , per una formazione , di alta qualità dove ci incontri la semplicità, che è l’espressione più nobile che un uomo passa avere .
    La tua solitudine , ti ha reso forte e col passar del tempo ti sei reso conto , che la vita deve essere spesa bene,
    Hai cercato ti sei trovato e nel ritrovarti , ti sei accettato , lasciando indietro , quel passato che ti ha fatto solo del male. Ti dico questo , perché anche io malgrado mi sento libera , per scappare , da tutti quei falsari ed obbedire alle loro imposizioni , mi son rinchiusa nella mia prigione , e devo dire mi sento una regina .
    Aiutiamo a crescere , questo e l’unico elemento positivo per tenersi lontano da quelle luci accecanti , che turbano la mente e non ti fanno vedere la sua purezza , quella dell’anima solo cosi puoi riuscire a farti sentire dagli altri e vedere over .
    Ciao Giovanni e grazie come sempre con un abbraccio , meritato 😉

  3. pina in ha detto:

    nb.
    scusa il nome me scappato è non riesco a correggere , Pierdonato un abbraccio affettuoso.

  4. Grazia in ha detto:

    “L’abisso non ci deve far diventare abisso il buio non ci deve far diventare buio e per me il “carcere” non farmi diventare carcere. Ma emanciparmi, compiendo un salto evolutivo. Senza smarrire umanità e gentilezza che consumerebbero le nostre forme di bellezza.”
    …Sai, penso siano gli uomini come te che permettano alla società tutta di crescere, migliorare e qualificare gli esseri umani nella sfera degli “evoluti”, solo la maggior parte delle persone non se ne rende conto, non vuole vedere, né sapere.
    Ma “la verità è figlia del tempo”, come tu affermi e un giorno sarà palese a tutti quello che è stato e quello che è, e il fiume trascinerà con sé i detriti dell’ignavia, restituendo alla terra la fertilità della consapevolezza, conquistata da chi ha saputo strappare con i denti la bellezza della vita dall’ostilità dei muri.
    Sei un filosofo molto acuto, sarà che il tuo ragionare è figlio del tuo vivere…
    🙂
    Grazia

  5. crkgb in ha detto:

    Ciao Pierdonato tu dici che l’ingiustizia e la sete di eguaglianza ti ha portato a diventare quello che sei, dici che volevi combattere un sistema politico fatto di gente arraffona e disonesta.
    Posso farti una domanda?: Io che ero un semplice commerciante che non guadagnavo neanche tanto e che sono stato onesto con lo stato e con i clienti, che male ti ho fatto?
    per essere costretto da te e dai tuoi amici a laciare la mia terra, la mia patria, per espatriare o meglio fuggire altrove?
    Grazie attendo una risposta!

  6. NAUSICA in ha detto:

    “Per arrivare all’ alba non c’è altra via che la notte” K. Gribrain
    Credo che queste parole sintetizzino in modo semplice e chiaro il cammino (percorso) arduo e periglioso affrontato da P. sino a fargli raggiungere quel traguardo di maturazione e rinascita che caratterizza ogni “adultità”. Le ferite del suo cuore, inferte da una società arida, egoista, priva di valori positivi anche nelle sfere più alte (politica) o più sacre (religione, Chiesa, Clero) alla fine sembrano assumere i colori dell’ arcobaleno e smettono di far male, almeno… fino alla prossima occasione.
    Pierdonato sta sulla riva del suo fiume a riflettere sulla inesorabile ripetitività degli errori esistenziali, ma trova la forza di ripartire da sè, dalla sua esperienza, anche carceraria, per lottare e riappropriarsi di tutto ciò che è giustizia, uguaglianza rispetto al di là e nonostante quelle false lezioni di onestà, etica e morale impartite da soggetti indegni che per primi, calpestano i valori che promuovono.
    Ed ecco che la luce dell’ alba così chiara e sfolgorante, sconfigge il buio della notte in Pierdonato che rivendita orgogliosamente il suo essere padre e nonno, testimone e trasmettitore di una memoria storica che non va mai rinnegata e non rinnega. E’, pur riconoscendo gli errori del suo passato, per i quali non chiede attenuanti o giustificazioni, quest’ uomo ha qualcosa di profondo e raro da insegnare ai suoi figli: assunzione ed esercizi di capacità critica, autenticità, purezza di giudizio, saggezza. Così Pierdonato adolescente ferito e fagocitato da l’ ingranaggio di una vita deludente, si rivela oggi, uomo di forte capacità introspettiva, capace di riemergere dal suo “se'” più profondo per rivendicare la capacità e la forza, insita in ogni uomo che la sappia scoprire, per affrontare qualsiasi prova a cui la vita ci voglia sottoporre in un’ ottica e in un progetto di speranza e redenzione. Pierdonato supera quindi il pessimismo di Shopenauer che definisce il dolore come elemento positivo della vita e abbraccia meglio la teoria filosofica di Nietzche che afferma che la vita, anche se si presenta come DESTINO CRUDELE, non per questo deve ritenersi indegna di essere vissuta.
    E se “il sole, la luna le stelle non sorgono se non nei loro scrigni e non tramontano se non nei loro giardini” si può pensare anche che “le stelle siano piccole fessure attraverso le quali fuoriesce la luce dell’ infinito” Confucio. INFINITO nel quale tutto purtroppo può succedere e ricominciare in una vita che in ogni momento possiamo rendere qualcosa che vale.

  7. ” Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte” Kalhil Gibran
    Credo che queste parole sintetizzano in modo semplice e chiaro il cammino (percorso) arduo e periglioso affrontato da Pier Donato sino a fargli raggiungere quel traguardo di maturazione e rinascita che caratterizza ogni “adultità”|.
    Le ferite del suo cuore,inferte da una società arida, egoista, priva di valori positivi
    anche nelle sfere più alte ( politica ) o più sacre ( religione , chiesa, clero ), alla fine sembrano assumere i colori dell’arcobaleno e smettono di fare male, almeno …. fino alla prossima occasione.
    Pier Donato sta sulla riva del suo fiume a riflettere sulla inesorabile ripetitività degli errori esistenziali, ma trova la forza di ripartire da se, dalla sua esperienza, anche carceraria, per lottare e riappropiarsi di tutto ciò che è giustizia, uguaglianza, rispetto, al di là e nonostante, quelle false lezioni di onestà , etica e morale impartita da soggetti indegni che , per primi, calpestano i valori che promuovono.
    Ed ecco che la luce dell’alba, così chiara e sfolgorante, sconfigge il buio della notte in un Pier Donato che rivendica orgogliosamente il suo essere padre e nonno, testimone e trasmettitore di una memoria storica che non ha mai rinnegata e non rinnega. E, pur riconoscendo i limiti e gli errori del suo passato, per i quali non chiede attenuanti o giustificazioni, quest’uomo ha qualcosa di profondo e raro da insegnare ai suoi figli :assunzione ed esercizi di capacità critica, autenticità, purezza di giudizi, saggezza.
    Così Pier Donato, adolescente ferito e fagocitato dall’ingranaggio di una vita deludente, si rivela oggi, uomo di forte capacità introspettiva , capace di riemergere dal suo ” sè ” più profondo per rivendicare la capacità e la forza , insita
    in ogni uomo che la sappia scoprire, per affrontare qualsiasi prova a cui la vita ci voglia sottoporre in un’ottica e in un progetto di speranza e redenzione.
    Pier Donato per superare quindi il pessimismo di S. che definisce il DOLORE come elemento positivo della vita e abbraccia meglio la teoria di N. che afferma che la VITA , anche se si presenta come DESTINO CRUDELE , non per questo deve ritenersi indegna di essere vissuta.
    E se ” il sole , la luna, le stelle non sorgono se non nei loro scrigni e non tramontano se non nei loro giardini” si può pensare anche che ” le stelle sono piccole fessure attraverso le quali fuoriesce la luce dell’INFINITO ” ( CONFUCIO ).
    INFINITO nel quale tutto può succedere e ricominciare in una vita che in ogni momento possiamo rendere qualcosa che vale.
    LUNAlun

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