Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Domande a Sebastiano Milazzo

Interviste-metodi

Già il 9 gennaio pubblicai una intervista fatta al nostro Sebastiano Milazzo, detenuto a Carinola (vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/01/09/intervista-a-sebastiano-milazzo/).

Oggi ne pubblico un’altra, fatta da un ragazzo di 24 anni.

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Di Eduardo Lupi, 24 anni, laureato in lettere classiche e storia antica

-Saresti favorevole alla pena di morte?

Una pena destinata a non finire mai è più crudele della pena di morte, tant’è che centinaia di ergastolani hanno chiesto al Presidente Napolitano di ripristinare la pena di morte, perché preferiremmo avere concesso il diritto alla morte immediata come facoltà cosciente, per liberarci da una pena destinata a non finire mai. Prova ne sia che non di rado capita che qualcuno di noi cede e si lega un cappio al collo e quando qualcuno si lascia cadere dalle sbarre della cella con un cappio al collo, non lo fa perché rifiuta la vita e nemmeno perché è affetto da una turbe psichica che ne segue l’inesorabile sorte, lo fa quando entra nel tunnel di una disperazione che uccide la speranza e la volontà di vivere. Solo allora valuta attentamente l’ipotesi del suicidio, perché l’ergastolano, come il condannato a morte, di fronte al’assenza di prospettiva che imprigiona anche i propri affetti, finisce per considerarlo non più una questione di scelta, ma di necessità, visto che resta l’unico modo per liberare anche loro dalla propria condizione. Per un ergastolano che vive una agonia capace di fargli apparire la vita peggiore della morte, il suicidio rappresenta la sua fame e la sua sete di giustizia e resistere all’istinto di farla finita appare quasi un atto di eroismo.

-Credete nell’amore?

L’amore, nella detenzione, finisce per essere l’unica forza che fa superare gli inevitabili momenti di scoramento, perché è una forza che on accetta niente delle idee sbagliate degli altri, né leggi, né regole morali. L’amor fa sì che tutto ciò che si fa e si prova in carcere non appaia circondato dal nulla; solo l’amore che si riesce a dare e a provare fa rendere conto veramente che l’uomo può essere di successo, possedere beni infiniti, persino avere la libertà, ma può essere ugualmente smarrito e infelice e questo perché quando si ama la paura del carcere si muta in coraggio, il vuoto si muta in pienezza e la distanza in intimità.

-Secondo voi è utile come pena deterrente l’ergastolo ostativo?

E’ dimostrato scientificamente che non è gravità della pena che dissuade dal reato. Negli stati dove è in vigore la pena di morte la percentuale dei delitti è di gran lunga superiore di dove le sue pene sono più miti. L’ergastolo ostativo dovrebbe essere considerato soltanto una pena che ripugna al senso di umanità di ogni persona perché è un esemplare manifestazione di brutalità dello Stato. Una pena che non tiene conto che dietro ad ogni reato c’è un individuo irripetibile d’anima e di carne, dunque con responsabilità o sensibilità diverse, con specifiche colpe, volontà o capacità di ravvedimento.

Una esemplare manifestazione di brutalità dello Stato che induce il carcere a rifiutare persino di conoscere il condannato, per escludere  la persona dal percorso rieducativo.

Un carcere che rifiuta di conoscere le persone che tiene sotto il proprio controllo, dovrebbe avere almeno il buongusto di chiamarsi “cimitero” della logica e del Diritto, lasciando perdere la demagogia sulla efficacia deterrente e sconfessando l’inutile alibi che il carcere serve come rassicurazione sociale.

Un carcere simile è solo scuola di crimine e non lo è in buona fede; perché rifiutandosi di cogliere ciò che il condannato è diventato dopo decenni di detenzione, finisce per fargli perdere la coscienza del bene e del male e se è vero che ogni uomo possiede in percentuale diversa una quota di bontà e cattiveria, un carcere che pensa soltanto a porre il condannato fuori dall’esistere, disgrega la sua parte buona e incrementa quella cattiva.

Il carcere attuale si sottrae ai suoi doveri, nonostante non si sia mai sentito un solo ergastolano che abbia mai tradito la fiducia concessa.

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3 pensieri su “Domande a Sebastiano Milazzo

  1. pina in ha detto:

    caro Sebastiano , sempre pieno di una carica che a dir poco ti premia , la tua lotta e lotta di tutti quelli
    che desiderano che lo stato , rivaluta questo trattamento , e metta fine a questa brutalità penitenziaria , che non ha senso perdersi in un cammino lacerante di anime vive , segregate a vita e come sepolte in una terra fredda , senza calore di quell’amore che crea e fa nascere tanti fiori.
    Non è la morte in se che fa paura , ma e la paura del poco amore che gela i cuori .
    Spero solo che cambi tutti , io non mollo , parlo sempre anche ha chi non è presente , arriva sotto un altra via
    l’energia ancora in me e viva , come anche per te , un abbraccio di cuore amico.

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Ottime risposte Sebastiano… un abbraccio, il fine pena mai dovrebbe farci vergognare più della pena di morte

  3. Pina in ha detto:

    ciao Sebastiano , sono ancora alle prese col tuo libro , “Aereo Paradosso “, che Alessandra mi ha inviato gentilmente e che trovo interessante per la tua impostazione con temi diversi, ma che si allacciano come un filo di ragnatela della tua vita , e del tuo percorso. Sai lo porto con me , come se fosse la Bibbia anzi direi di più , ogni tanto capita qualcuno e gli leggo alcuni passi , sdegnata per una magistratura e per un gente assente pur respirando , anzi direi parassitando del beneficio dell’aria …
    Dici bene la società deve imparare a guadarsi internamente..ma sono talmente accecati che non vedono altro che fare del male …gente ammalata da curare , ma come !!!!! ?
    Un abbraccio, ti farò sapere appena terminato , sappi solo che è un capolavoro come te amico mio , pensando a quanti idioti sono in carriera e non hanno ne stoffa ne qualità …longa è la cosa 😉 😉 😉

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