Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Risposta di Mario Spada a Pasquale De Feo

vesuviana

Il 19 aprile ho pubblicato una intervista a Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- fatta da Mario Spada, marito della giornalista Francesca De Carolis. In quel post non inserii il suo nome perché non lo sapevo.

Le domande che Mario Spada fece a Pasquale erano molto “forti”, e Pasquale espresse una sua dura critica.

Mario Spada a sua volta ha inviato una risposta a Pasquale- che oggi pubblichiamo.

Una risposta che fa comprendere la genesi di quelle domande, e denota equilibrio e apertura al dialogo.

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A Pasquale De Feo

Già iniziare mi sembra difficile. Ho messo da parte “caro De Feo” perché non c’è alcuna confidenza e “gentile De Feo” mi è sembrato improprio benché nella sua risposta, dura e sincera, abbia trovato un tocco di gentilezza.

Anzitutto vorrei chiarire che queste “imbarazzanti” domande nascono da una richiesta di “fare domande cattive”.Pur non afferrando pienamente il senso di questa richiesta mi sono messo a
pensare in termini “estremi” come se fosse un gioco. Un gioco anche crudele, una sfida a chi “ha più ragione “ proposta da “uomini ombra” che sfidano il pensiero dominante e i luoghi comuni. Mi è stato richiesto un parere che, nella forma in cui mi è stato proposto, mi ha portato a separare la ragione dai sentimenti facendo ricorso alle arcaiche leggi del contrappasso : dare al condannato una pena che è il perfetto contrario degli scopi del suo reato.
Confesso che una delle domande, forse la più impropria o,direi, sciocca, è stata influenzata da un film che avevo visto in TV la sera prima: una missione di guerra pericolosa affidata a quattro donne condannate all’ergastolo, se non ricordo male, in cambio della libertà. Credo che il film “una sporca dozzina “ abbia aperto la strada a film analoghi ma sono convinto che in tempo di guerra cose del genere sono avvenute. Si potrebbe dire che anche oggi la lotta alla criminalità organizzata è come una guerra ma non mi azzardo oltre , la domanda è estrema e impropria. Pasquale acutamente rintraccia l’influenza della finzione cinematografica. Quindi, come si dice in battaglia navale:colpito!e ritiro la domanda.

Sulle altre due invece, pur ribadendo che le domande nascono da quello che mi è parso un gioco intellettuale e non dai miei sentimenti, sarei disposto a discutere.
Il libro scritto da mia moglie, o meglio dagli uomini ombra ai quali Francesca ha prestato un po’ del suo sapere, ha l’introduzione di Don Ciotti che come sa è uno dei principali sostenitori della legge “La Torre” e si prodiga con l’associazione “Libera” affinché questa sia pienamente applicata .
Numerose attività agricole sui terreni confiscati danno lavoro ai giovani (del Sud in particolare), asili o servizi sociali nei quartieri più disagiati di alcune città sono insediati in locali confiscati alla criminalità organizzata.
Pasquale si dice in disaccordo con la legge “La Torre”. Viceversa io credo che sia una delle armi più efficaci per combattere le attività mafiose perché si mette mano su “ la roba” che costituisce il movente principale delle azioni criminali.
Se ha modo di leggere (o rileggere) l’ introduzione di don Ciotti vedrà che è un fermo difensore dei diritti dei detenuti, che denuncia come inique le leggi e i regolamenti che vi condannano al “fine pena mai”. Condivido pienamente quell’introduzione e sostengo con convinzione il lavoro che mia moglie sta facendo per aiutare “gli uomini ombra” e in genere il mondo dei detenuti ad affermare il loro diritto a leggi più giuste. E’ inutile e inopportuno che mi dilunghi sulla mia idea del carcere che punisce senza rieducare e in questo senso le nostre opinioni sono molto più simili di quanto può
pensare.

Anche l’altra domanda ,” se fosse disponibile a fare il mediatore sociale in un quartiere difficile “per aiutare i giovani a sottrarsi alle lusinghe della criminalità organizzata, non è poi tanto campata in aria . Probabilmente è posta male, influenzata da quello schema razionale del contrappasso, ma posta in termini diversi sono disposto a riproporla. Nel mio lavoro di urbanista ,nella speranza di portare un po’ di miglioramento nei quartieri periferici e socialmente più difficili della mia città, ho incontrato un ex brigatista che dopo 25 anni di carcere aveva ottenuto il permesso di lavorare come mediatore sociale tra giovani tossici vittime della criminalità che organizzava lo spaccio di droga. La sera tornava in cella e di giorno rischiava un po’. Ma era una pelle dura, temprato dal carcere conosceva bene quel linguaggio non verbale con cui si stabiliscono i rapporti di forza al di fuori delle leggi dello Stato e quindi sapeva fare quel lavoro meglio di altri.

Non sono del tutto d’accordo sulla sua insistenza nella “congiura antimeridonalista” che parte dal regno sabaudo per finire ai nostri giorni. Non c’è dubbio che qualcosa nell’Unità d’Italia non ha funzionato, che il Sud si è immiserito e che su questa miseria è attecchita una economia ed una cultura che favorisce il crimine. Ma credo sia consapevole che proprio questa sottocultura e questa sotto-economia impedisce all’economia sana, fondata sulla libertà d’impresa secondo i dettami della Costituzione, di attecchire e dare lavoro ai giovani.
Per concludere l’assicuro che le “domande cattive” non corrispondono alle mie convinzioni e ai miei sentimenti e che qualunque battaglia civile per i vostri diritti la condurrò senza esitazione.

E’ probabile che sul mio conto il suo giudizio non cambi più di tanto. Può pensare alla solita ipocrisia di un “benpensante democratico” che poi alla fine è uguale agli altri. Le posso dire che sto conducendo, proprio appellandomi al libro di Francesca, una mia battaglia personale nei confronti di amici “benpensanti democratici” che sprizzano democrazia da tutti i pori e quando si parla di criminalità organizzata diventano ciechi e affermano che “bisogna gettare le chiavi”. Li provoco invitandoli a provare solo ad immaginare di stare una settimana in carcere,con la certezza che tornano poi nel loro caldo letto e accogliente casa. Li invito ad immaginare il costante sordo rumore di ferro, le luci notturne, le grida di chi non ce la fa. E che per gli uomini ombra l’inferno è eterno.
E ricordo a loro, “democratici benpensanti”,che l’Italia è sotto accusa da parte delle principali istituzioni internazionali di difesa dei diritti del uomo.
Auguro a Lei e a tutti gli uomini ombra di rivedere la luce, almeno uno spiraglio subito che dia speranza. Nei limiti delle mie risorse cercherò di rendermi utile nella battaglia per una legge più giusta.
Un cordiale saluto.

Mario Spada

Roma 24 aprile 2013

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Un pensiero su “Risposta di Mario Spada a Pasquale De Feo

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    No comment, la libertà di pensiero esiste e quindi………….. credo che solo chi conosce a fondo il problema possa commentare …

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