Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Voi che non avete avuto misericordia, ora chiedete misericordia, in nome di cosa?… Pierdonato Zito

binari

Pierdonato Zito -detenuto a Voghera- è dai primi tempi tra i protagonisti del Blog.

Non appare frequentemente. A volte passano mesi e mesi perché invii un suo scritto.

Ma ogni suo intervento è di particolare intensità. 

Pierdonato è come quelle persone che parlano poco, ma tutto ciò che dicono è curato, carico di senso.

Gli anni di carcere lo hanno spinto a grandi riflessioni, a un duro lavoro su se stesso, a un percorso di letture di valore di manifestazione attraverso l’arte.

Tutto questo gli ha dato forza morale, e capacità di pazientare, di non correre a conclusioni rapide, di entrare nel merito delle cose.

Vi lascio al testo di oggi… dove Pierdonato cerca, a suo modo, di rispondere ad una domanda classica relativamente ai discorsi su detenuti e carcere.

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VOI CHE NON AVETE AVUTO MISERICORDIA, ORA CHIEDETE MISERICORDIA, IN NOME DI CHE COSA?

…. Potrei rispondere con le parole di L. Ron Hubbard…

<<Il compito più arduo che si possa avere è quello di continuare ad amare i propri  simili, nonostante tutte le ragioni di questo mondo, per cui non si dovrebbe farlo (…), una delle trappole più insidiose è cedere ad un invito all’odio (…). Quando una razza è dominata dalla crudeltà, compiuta nel nome della disciplina, a quella razza è stato insegnato ad odiare. E per essa il destino è segnato (…). Il gioo in cui potremo fidarci completamente l’uno dell’altro vi sarà pace sulla terra>>.

Potrebbero bastare queste parole, ma voglio invece argomentare meglio la risposta, in modo più esaustiva comincio con il dire che la domanda a mio parere non è posta correttamente, perché come dimostrerò in modo semplicistico. Si tende quindi a semplificare quello che è invece una questione sociale più complessa.

Ora semplificare è  più facile. Quindi, la maggior parte delle persone scelgono la strada meno impegnativa, meno faticosa. Affrontare e risolvere il problema è molto più difficile, ed è l’oggetto del mio argomentare.

Innanzitutto chi pone domande del genere si colloca al di sopra degli altri, come se fosse il custode della morale e dell’etica, come se l’essere, come se le probabilità  di deragliare appartenessero solo agli altri?!

Ecco, partire da un presupposto errato del genere inevitabilmente siamo destinati ad arrivare a conclusioni altrettanto errate, partiamo invece da precisi punti di partenza e stabiliamo che:

A) L’uomo in quanto tale è fallace, nel senso che è imperfetto. Lo siamo tutti, non c’è un solo essere umano su questo pianeta che possa affermare di non errare.

B) Mi viene in mente la domanda biblica… chi è senza peccato scagli la prima pietra… nessuno la scagliò a sottolineare che tutti siamo soggetti all’errore e che quella domanda dopo 2000 anni resta sempre valida.

C) Errare quindi UMANUM EST…. recita la massima latina, se noi non sbagliassimo, noi non saremmo umani, ma saremmo simili a Dio?!

D) Chi non è in carcere, perciò non vuol dire che sia una persona che non commetta errori, che rispetta le regole sociali che è… “onesta”… è invece semplicemente un incensurato. Voglio dire che il concetto di onestà è altra cosa, prescinde dal luogo dove si trova. Occorre quindi liberarsi degli stereotipi, dalle gabbie mentali.

E) Appare perciò del tutto semplicistico, separare da un lato i buoni e dall’altro i cattivi. Coloro che fanno queste distinzioni mettono, hanno una visione manichea del problema e della vita che invece ripeto è un problema sociale serio, più complesso, più articolato e come tale va affrontare.

F) La domanda quindi direi che non è posta correttamente. Porre simili domande a mio parere evidenzia un campo visivo ridotto, cioè non si spazia a 360° come si dovrebbe, è un po’ come essere strabici. Ogni giorno apprendiamo dai media, come non c’è campo sociale che non sia toccato dal malaffare, dalla corruzione, dagli intrallazzi di ogni genere. Se il coperchio lo alziamo  nella politica, troviamo del marcio, se alziamo il coperchio della sanità troviamo del marcio, se alziamo quello dello sport troviamo del marcio ecc… ecc… Da tempo ascoltiamo e leggiamo neologismo come… “tangentopoli, vallettopoli, calciopoli, sprecopoli”.

Cosa intendo dire?

Due cose:

1) Che si deve avere una visione più equa, più equilibrata e non parziale, strabica, solo ciò che fa comodo vedere.

2) Sulla base di quanto evidenziato, chi sarebbe colui che mi deve dare delle lezioni di rispetto delle regole sociali? Chi può permettersi di venirmi a fare la morale?

Per questo Metastasio ottimamente consiglia… <<Chi può vantarsi senza difetti? Esaminando i suoi ciascuno impari a perdonare gli altri>>. Su questae basi non accetto lezioni di correttezza da nessuno. Ognuno pensi a sé.

Riallacciandomi alla domanda iniziale che parlava di … MISERICORDIA… ovvero di comprensione, di perdono, di pietà verso coloro che soffrono o che sbagliano. Mi chiedo: “Quando l’azione di un uomo è priva di misericordia?” Quando cioè un determinato momento viene meno la luce e prevale la tenebra?

Cerchiamo di analizzarlo insieme… in primis si deve evitare di essere superficiali, e di essere poco informati, di conseguenza evitare di erigersi a “giudici” ma proviamo per un momento ad immaginare che capiti a chi sta leggendo di deragliare, che capiti a un nostro fratello di deragliare, ad un nostro figlio, ad una persona cara insomma. Già se immaginiamo questo, avemmo una visione ed una opinione diversa del problema. Chi va in profondità? Chi non si ferma alle apparenze? Chi cerca le radici del problema? Chi vuole comprendere le cause per rimuoverle? Non è certamente l’uomo qualunque, l’uomo della strada; è invece lo studioso che sente il dovere etico, il dovere morale di capire. Alla base dell’inciviltà c’è proprio quella convinzione che non essendo un nostro problema ci disinteressiamo del problema.

Il sociologo, lo psicologo, il criminologo, lo psichiatra, l’antropologo, ecc..ecc.. sono cioè coloro che si fermano alla superficie. Sentono il bisogno di spiegarsi il motivo ad esempio delle guerre, dei conflitti (anatomia della distruttività di Erich Fromm mi ha ad esempio aperto orizzonti che non conoscevo).

Cioè di uomini che a volte neanche conosciamo, che non si sono fatti nulla, possono uccidersi reciprocamente. Perché questo?

Lo studioso quindi è spinto ad approfondire gli studi per giungere a comprendere le cause e questo mi sembra di notevole importanza, quindi la maniera corretta di affrontare la problematica. Non semplifica una questione di così grandi proporzioni, con poche battute, con i soliti bla, bla, bla… con le cosiddette… chiacchiere da bar. E’ proprio l’ignoranza del problema che fa parlare a sproposito. 

A questo punto voglio usare una similitudine, come un medico che non si ferma al sintomo della malattia, ma cerca di capire le cause e in base ad esse trovarvi rimedio. Allo stesso modo occorre comprendere e individuare le cause che portano a deragliare, per cercare di risolvere il problema.

E così come la soluzione non è rappresentata da più medicine o più ospedali, che certamente servono, ma il principio è un altro. E’ quello cioè di capire LE CAUSE SCATENANTI, per poi rimuoverle. L’ospedale è solo il luogo dove curare la malattia, ma il punto è che il cittadino non deve arrivare per niente in ospedale.

Il medico fa prevenzione e sappiamo che PREVENIRE è meglio che curare.

Studi nel campo del comportamento umano hanno dimostrato che vi sono dei fattori che influiscono e condizionano il comportamento umano, e possono essere… il clima sociale in cui vive l’individuo, il contesto ambientale, il contesto familiare, che forma quel codice etico, morale, che poi ci guiderà nella vita, che ci darà la traiettoria che noi poi seguiremo. Il livello economico, il grado di istruzione, l’età, l’alcolismo, la tossicomia, oppure quando un individuo non è tanto sano di mente cioè le psicopatologie spesso sono le ragioni alla base di determinati comportamenti.

Ecco questi sono tutti fattori che statisticamente sono correlati al comportamento umano, lo condizionano insomma.

Quindi, come ho argomentato ed evidenziato, non è una sola cosa a determinare l’azione umana, ma una serie di concause. A questo punto vi chiederete… va bene, ma una volta che siamo giunti a capire tutte le cause e concause che vi sono dietro l’azione di una persona, cosa succede?

Fermo restando che la responsabilità penale è personale e che quindi delle mie azioni ne rispondo io in prima persona; una volta giunti alla radice del problema diventa più facile comprendere quanto sia responsabile veramente l’individuo e diventa più comprensibile capire anche quanto sia responsabile proprio quella società che pretende di condannarlo.. a morte… cioè alla pena dell’ergastolo, avrà una pena senza fine?! Le responsabilità vanno equamente ristabilite. E forse capiremmo allora… forse… prima che il cittadino diventasse un criminale, forse.. dico forse.. è stato criminale prima lo Stato nei confronti di quell’individuo oppure prima che quell’individuo diventasse latitante forse.. dico.. forse è stato latitante lo Stato verso quel cittadino.

Non intendo fare un discorso di “egoismo sociale”, ovvero di assenza di dovere e di soli diritti, ma certamente le responsabilità non sono da attribuire solo ed esclusivamente al cittadino. Lo Stato raccoglie quello che semina. Se le istituzioni sono marce non si può pretendere che i cittadini siano diversi. Il discorso come si vede è un po’ più articolato e complesso, essere superficiali è più facile, capire il problema e risolverlo richiede più tempo, più studio, più capacità, più impegno per questo, quasi sempre si sceglie la via più facile, quella qualunquista delle chiacchiere da bar. 

Concludo.. per me lo scopo supremo di un uomo resta quello di sviluppare appieno la propria umanità. Valuto un uomo non dalla sua altezza, non dal suo peso, non dalla sua età, non dai suoi vestiti, ma dall’umanità che è riuscito a sviluppare. L’uomo quindi al si sopra di tutto, raggiunge questo solo nella misura che abbandona l’odio, l’ignoranza, l’avidità, l’egoismo e fa crescere la sua capacità di amare e di essere solidali con i propri simili.

Voi che mi avete letto… trovate le mie argomentazione valide? Oppure una inutile perdita di tempo? E se fosse così, quali sono le vostre argomentazioni in contrapposizione?

Un abbraccio

“… Smettete di giudicare e non sarete giudicati, smettete di condannare e non sarete affatto condannati, continuate ad assolvere e sarete assolti, con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi…”.   Luca 6:37.

Voghera 2 aprile 2013

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7 pensieri su “Voi che non avete avuto misericordia, ora chiedete misericordia, in nome di cosa?… Pierdonato Zito

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Sembrano pagine appena uscite da un saggio di sociologia, complimenti Pierdonato, io che ti ho letto approvo in pieno quanto dici, il nostro errore comincia quando diciamo le terribili parole MERITEREBBE CHE !!!!!!!!, nessuno di noi è migliore di un altro, ma la macchina dell’odio non si ferma mai purtroppo e il Dio denaro vince sul Dio umano. Dovremmo imparare ad essere umili, a non avere mai la pretesa di insegnre qualcosa ma avere soltanto la consapevolezza che tutti ci possono insegnare qualcosa. Un abbraccio Pierdonato.

  2. pina in ha detto:

    Mio caro , ho finito di leggere i tuoi pensieri , tutti ad uno ad uno , e tutti da commentare , ma avvolte allungarsi si finisce per ripetere le stesse cose scritte , ma il concetto è quello .
    Oggi uscendo mi sono trovata difronte proprio questo tipo di personaggi , che parlano solo senza una conoscenza , ed io col mio temperamento già da piccola, contro le ingiustizie mi apro e sparo quello che ho dentro e che mi fa tanto male
    Conoscere e fare esperienze sul pratico , assistendo ogni giorno a questa ammucchiata…che non va altre la base per evidenziare il male , si tiene in superficie guardano è tacendo come fa paura questo silenzio .
    Vedovo in piccolo link durata 9 mn. per comprendere Pietra ..questo è il titolo , un bimbo che da amore e chi riceve dimentica , e il guarito si rivolta anche contro , cosi il bimbo introducendosi dentro il cuore , osserva come tutto si muove , vedendo le pareti e il suo magico pulsare , ma ad un tratto viene attirato da un buco che improvvisamente spunta e ingrandendosi , ne esce fuori un grossa pietra , un cuore d’amore che piange e versa PIETRA , grave molto grave il cuore ha smesso di AMARE e il bimbo alla fine , vedendo il suo cane che lui stesso a guarito , ucciso pestato da un cuore di pietra , si trasforma in pietra , e mentre da i suoi piedi inizia la fase di pietrificazione , l’uomo col cuore di pietra si inginocchia , ma era troppo tardi …..morale tanto, ma assistere e vedere tanta malvagità da un cuore di pietra…ti lascia riflettere .
    Il lavoro e tanto , non so se c’è la faremo , ma cuori di pietra sono tanti tantissimi , colpe dovute sempre per poca capacità di cercare da soli , non è difficile se ti impegni , cosa si aspetta ,cose avverrà nei prossimi decenni , nessuno lo sa , ma un fatto è certo si scagliano pietre, la terra sta soffocando di pietre, il posto dell’uomo sostituito in pietre, mancanza d’amore .
    Non scrivi male , e quello che dici e verità , ma la verità e che la pena che sconti e un pena che non ha fine, questo è verità e la colpa e solo dell’uomo di pietra , che non ama e non sa amare …
    Aspettiamo questo momento di inversione in pietra in amore …una vera trasformazione ( Utopia )…
    vorrei credere , voglio provare a credere , ho la speranza , ciao Giovanni e un piacere leggerti il tuo cuore ha sangue, vive ed è in te …grazie da questa amica

  3. angela in ha detto:

    Ciao Pierdonato, ho letto e rispondo che le tue argomentazioni sono valide e sono d’accordo con te “ chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Sai, non so quante persone hanno letto questo tuo scritto, ma sarei pronta a dire che, chiunque di questo blog ha letto, risponderebbe come me. Per quale ragione? Perche gli iscritti al blog, sono sensibili all’argomento e quindi credo che nessuno troverebbe inopportuno quello che scrivi. Anzi, come me, lo avranno trovato interessante, costruttivo e di riflessione .
    Ma se il tuo scritto lo leggessero quelle persone che non fanno parte del blog, cosa direbbero? Mi spiego meglio. Sto pensando a quelle persone che incontro ogni mattina in treno, in autobus, per strada ecc…
    Bene, questi di cui sopra li definirei in due categorie: quella dei sensibili e quello dei superficiali.
    La prima categoria (i sensibili) leggerebbe il tuo scritto lo troverebbe interessante ma parla di un problema troppo complesso di difficile risoluzione e non hanno tempo di pensarci hanno altro per la testa.
    La seconda categoria ( i superficiali), leggerebbe poi direbbe “VOI CHE NON AVETE AVUTO MISERICORDIA, ORA CHIEDETE MISERICORDIA, IN NOME DI CHE COSA?” Sto scoprendo che c’è molta gente, TROPPA a pensarla così…
    Io mi sento impotente a tutto questo, la superficialità, l’indifferenza, mi spaventano.
    Tu che mi rispondi?
    Your friend Angela 🙂

  4. bel servizio da provare, complimenti per il blog 😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

  5. Grazia in ha detto:

    Inutile dire quello che già sai, ossia che sono assolutamente d’accordo con tutto ciò che affermi.
    Ritengo tuttavia utile disquisire tra noi su tali argomentazioni affinché le nostre idee divengano sempre più chiare e convincenti, per poter trasferire agli altri in modo razionale ciò che per noi è già palese a livello di sentimento e predisposizione.
    La discrasia si trova nella questione stessa e non so come lo si possa dimostrare scientificamente o con i dovuti fondamenti filosofici. La frase che tu citi all’inizio del tuo scritto, da taluni assunta come un “mantra” della condanna, non ha nemmeno motivo di essere pronunciata perché non può un essere umano porsi a giudice di un suo simile. Nessuno è superiore all’altro. Ma è difficile spiegarlo a chi la pensa diversamente, dato che queste persone si sentono “nella ragione” a prescindere dai fatti e dai ragionamenti, ritenendosi in grado di giudicare e quindi con la verità in tasca.
    Tuttavia va bene parlarne, non possiamo fare altro, sperando che le nostre parole, nonché le vostre testimonianze di vita e di profonda umanità vadano ad intersecarsi tra le griglie di cuori chiusi alla possibilità di cambiamento e all’accettazione totale dell’altro, nei suoi limiti e nelle sue grandezze.
    Sono certa che il risuonare delle nostre voci possa scuotere e incrinare il muro del pregiudizio, finché una nuova consapevolezza vedrà finalmente Giudici, degni di tale nome, condannare fatti.
    E non persone.

    E’ uno scritto molto interessante, grazie 😉
    Grazia

  6. NAUSICA in ha detto:

    le argomentazioni di Pierdonato per rispondere a questa domanda risultano ben articolate, profonde, diversificate, variegate, ma con un innegabile ritorno e un inevitabile riavvolgimento a spirale su sè stessa.
    Se la perfezione non è di questo modo, e se nessuno è senza peccato, è forse anche vero che “DIO” permette il male, perchè anche dal male Egli sa trarre il bene per i fini supremi della creazione (Sant’ Agostino) e comunque anche il Padre del “figliol prodigo” fece festa quando ritornò a casa il figlio perduto (Vangeli).
    E non ha forse, questo padre avuto misericordia? Comunque io credo che crescere o no in un contesto di relazione sereno, costruttivo, di valori positivi possa condizionare la vita di ciascuno di noi sin dalla nascita determinandone il proseguo.
    “la vita è i Sogni sono fogli di uno stesso libro
    Leggerli in ordine e vivere, sfogliarli a caso è Sognare” (A. Shopenauer).
    ma chi c’ era accanto a Pierdonato per sfogliare correttamente i fogli del libro della sua vita? chi si è preso cura dei suoi Sogni? Chi ha affrontato con lui le sue inquietudini, le sue paure?
    Chi ha condiviso la gioia dei suoi successi, chi ha esercitato su di lui Misericordia?
    dalle considerazioni esposte emerge un Pierdonato tristemente solo, sinchè grazie alla acquisizione di un’ intelligenza critica e di un autosufficienza intellettuale, attenta attraverso un ampliamento di “Conoscenza” egli riesce ad affrontare questa dissertazione sulla “Misericordia” in modo partecipativo e distaccato insieme.
    Dall’ analisi puntuale di questa società imperfetta ma non odiata, giunge ad un’ analisi personale introspettiva, sincera ed onesta.
    Sincerità, onestà, correttezza è difficile trovare in ogni sfera del sociale attuale, sia nella politica, nella sanità, nello sport etc. etc.
    Forse per questo, chiedere ed accettare “Misericordia” da chi ne possiede la chiave ed ha l’ autorità ma non l’ integrità per concederla è doppiamente oneroso, seppur salvifico e salvificante.
    Se Misericordia è perdono, pietà, comprensione, solo chi è dotato di un animo buono “puro”, dovrebbe esercitarla.
    Credo che la serenità interiore data dalla “Misericordia” provenga da un senso di pace, appagamento dell’ anima che si ottiene coltivando altruismo, amore, compassione ed eliminando egoismo, rancore ed avidità.
    Forse Pierdonato, nella sua repisiscienza, ha riscoperto la verità di questa affermazione è “attraverso le sbarre del suo cuore, guardando fuori riesce a vedre le stelle”. (Lungabridge). Nausica

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