Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

REGIME PENITENZIARIO (seconda parte)…. di Marcello Dell’Anna

scribendum

Oggi pubblichiamo la seconda parte di questo interessantissimo testo (per la prima parte vai al link  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/03/18/regime-penitenziario-prima-parte-di-marcello-dellanna/) il cui titolo integrale è “REGIME PENITENZIARIO-  Le risibili contraddizioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- Le illegittimità dei  “Sottocircuiti AS1” eLe consequenziali lesività di specifici diritti soggettivi incomprimibili.”

L’autore è Marcello Dell’Anna, vero e proprio emblema del detenuto intellettuale.. o meglio, del detenuto che, nel percorso di carcerazione è diventato un intellettuale, nel senso di persona che studia, approfondisce, riflette e cerca di esprimere, in maniera sempre più nitida ed argomentabile, la sua visione del reale e le sue proposte di cambiamento.

Marcello Dell’Anna ha ricevuto diversi encomi per comportamenti distinti. Ha scritto due libri, e donato in beneficenza. Si è diplomato e laureato; e il giorno della discussione della tesi, gli è stato dato un permesso di 14 ore senza scorta. E per premiarlo di questo impressionante percorso è stato spedito in Sardegna -nel carcere di Badu e Carros a Nuoro- dopo lo smantellamento della sezione A.S.1 del carcere di Spoleto, a fine luglio.

Nel testo che stiamo pubblicando, Marcello valuta con lucidità e criticità le profonde contraddizioni del regime penitenziario, specie per quanto riguarda la peculiarità dei sottocircuiti AS1.. con considerazioni che vanno anche a scandagliare la sostanziale illegalità del circuito AS1 del carcere di Badu e Carros a Nuoro.

Diamo un grande ringraziamento alla nostra collaboratrice Marina, che sta svolgendo un prezioso lavoro con la trascrizione di questo testo dal cartaceo al file world.

Vi lascio adesso alla seconda parte del testo di Marcello dell’Anna.

—————————————————————————-

∆     LA VIOLAZIONE DEL “PRINCIPIO DI UGUALE TRATTAMENTO” DEL DETENTUTO “A. S,1” –  AD ESSERE UBICATO IN CELLA SINGOLA

Per quanto riguarda l’assunto precisato dal DAP nella terza nota del 19.07.2012, secondo il quale “ … la Direzione di Nuoro ha nel tempo garantito sia le esigenze di sicurezza adeguate alla gestione dei detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 … “, molto probabilmente ai funzionari ministeriali gli è sconosciuta la collocazione planimetrica della sezione AS1 di Nuoro a la contestuale struttura delle celle, predisposte per ospitare più posti letto. Tale assunto, infatti, contrasta proprio con le esigenze di sicurezza previste e disposte dalle diverse Circolari Dipartimentali di seguito meglio specificate. Invero, i detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro sono ubicati in celle multiple, anziché essere allocati in celle singole, secondo le disposizioni ministeriali emanate a tal riguardo per tutti coloro che sono classificati nel circuito A.S.1 “per specifici motivi di sicurezza” (a tal riguardo cfr. Circ. DPA n. 3359/5809 del 21.04.1993, Circolari DAP del 09.01.2007 Nr. 75, Circ. DAP del 21.04.2009, n. 3619/6069); per gli ergastolani la violazione riguarda anche la mancata applicazione di isolamento notturno in ossequio all’art. 22 c.p.

–         La Dir. Gen. Det.  e Tratt. del DAP con la circolare 3359/5809 del 21.04.1993 ha stabilito (alla lett. A del punto 6 per detenuti classificati in circuiti di E.I.V. e/o A.S.) che:

a in ciascuna camera vanno custoditi uno al massimo due detenuti;

b occorre evitare che stiano insieme – specie se nella medesima camera – i detenuti che potrebbero sfruttare la loro vicinanza a fini criminali;

c occorre evitare che stiano insieme – nella medesima camera o nello svolgimento di una qualunque attività comune – detenuti tra i quali vi sia una incompatibilità che possa far temere minacce, aggressioni, o violenze dell’uno in danno dell’altro”.

–         Sempre, la Dir. Gen. e Tratt. del DAP con le recenti Circolari n. 20 del 09.01.2007, Circ. n. 75 del 02.02.2007 e Circ. n. 3619/6069 del 21.04.2009, ha ulteriormente specificato (a pag. 5 della Circ. del 2007), in riferimento sempre ai detenuti classificati in circuiti di E.I.V. e/o A.S.) che:

“[…] l’allocazione dei detenuti dovrà avvenire prevalentemente in cella singola […].

Pertanto inequivocabile è il tenore non solo letterale ma anche sostanziale della disposizione in parola rimesso all’ottemperamento perentorio da parte delle Direzioni che non possono derogare ad altre sistemazioni di allocazione. Invero il Dir. Generale ha tenuto a precisare che “l’allocazione dovrà avvenire”, quindi con perentorietà di ottemperamento. Diversamente avrebbe usato l’espressione derogatoria “l’allocazione può avvenire” lasciando in campo alle Direzioni degli istituti di pena una certa discrezione sulle modalità di allocazione.

E’ indiscutibile che la ratio di tali disposizioni è rinvenibile nel fatto che l’espiazione in celle multiple dei reclusi ascritti alle sezioni A.S.1 (in tal caso di Nuoro), ubicati a due o più persone nella stessa cella, appartenenti magari alla stessa compagine criminale o attigua, comporta il serio e concreto rischio di inevitabili inquietanti e nocivi legami tra medesimi, o anche l’assorbimento di uno di questi in organizzazioni criminali di tipo mafioso. Tutto ciò in palese violazione delle stesse consolidate norme, disposte nelle Circolari dipartimentali emesse sin dal 1993. Le camere di detenzione del “sottocircuito A.S.1” di Nuoro, infatti, sono strutturalmente composte da due, tre, quattro e, persino, da cinque posti letto. Come possono essere garantite le esigenze di sicurezza quando in una cella convivono tre, quattro o cinque soggetti ritenuti giudizialmente ad alta pericolosità sociale e penitenziaria, nonché ad alto spessore criminale e magari appartenenti allo stesso gruppo criminale o a compagini attigue? Come possono essere garantite le esigenze di sicurezza quando in celle multiple sono allocati detenuti ergastolani o con lunghe pene da espiare? Tale strutturazione non solo è illegittima e in palese violazione con le stesse disposizioni Ministeriali sopra meglio citate, ma pone concreti rischi di sicurezza non solo per l’incolumità tra gli stessi detenuti, che mal possono convivere in una stessa cella, ma anche per lo stesso personale penitenziario. Per tali ragioni il DAP, sin dal 1993, è intervenuto con le Circolari (mai abrogate ed anzi richiamate dalle successive), per disciplinare l’allocazione in cella singola di quei detenuti posti in A.S. soprattutto ergastolani, diversificando gli stessi circuiti penitenziari.

Tanto è vero che in tutti gli istituti penitenziari della penisola, i detenuti – ergastolani – ascritti al “sottocircuito A.S.1” (Biella, Opera, Voghera, Parma, Carinola, Secondigliano – Napoli, Sulmona, Catanzaro) sono allocati in cella singola,in rispetto alle disposizioni ministeriali prescritte con le succitate circolari. Pertanto, non si comprende per quali ragioni i detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro, ubicati in celle multiple, debbano subire anche una disparità di trattamento e una discriminazione (in violazione dell’art. 3 Cost.).

Orbene, considerando che la maggior parte dei detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro sono stati ritenuti pericolosi per decenni e prima di essere assegnati a Nuoro sono sempre stati ubicati in celle singole, sia in regime 41/bis sia in circuito E.I.V. (oggi A.S.1), si sottolinea che questi detenuti non possono essere considerati pericolosi “a convenienza” e ristretti per oltre venti anni in celle singole, ed ora, per esigenze e comodità di struttura dell’istituto di Nuoro, allocati in celle multiple con tutte le conseguenze psicologiche e fisiche che comporta tale detenzione.

Da quanto sopra ne consegue che la sezione reclusione A.S.1 di Nuoro (come viene definita – erroneamente dalla Dir. Gen. Det. Tratt. del DAP) risulta essere difforme alle disposizioni dipartimentali nonché palesemente illegittima, con la conseguente violazione dei diritti dei detenuti.

 

LA ILLEGITTIMITA’ DEL “SOTTOCIRCUITO A.S.1” DEL CARCERE DI NUORO

Inoltre, l’illegittimità della sezione A.S.1 di Nuoro non trova fondamento solo nella mancata applicazione delle disposizioni contenute nelle succitate Circolari, nella parte in cui dispongono l’allocazione in cella singola, ma anche nella palese contraddizione con quanto disposto proprio nell’ultima Circ. DAP del 21.04.2009, che ne disciplina l’organizzazione. Anche nella parte che qui interessa e per come si dimostrerà da qui ad un momento, l’assunto del DAP riportato nella terza nota del 19.7.2012, secondo il quale “… la Direzione di Nuoro ha nel tempo garantito sia le esigenze di sicurezza adeguate alla gestione dei detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 …”, contrasta proprio con le esigenze di sicurezza la cui garanzia viene elusa, non certo però (e questo va detto!) per volontà e diretta responsabilità della Direzione dell’Istituto nuorese.

–         Questa la normativa di riferimento:

Per espressa disposizione della succitata Circ. del 2009, è fatto “assoluto divieto” che il detenuto classificato AS1 abbia contatti con detenuti ascritti ad altri sottocircuiti (A.S.3; Media Sicurezza). Per contro, nella realtà, i detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro, sono allocati (con il placet del DAP) nello stesso padiglione con i detenuti ascritti al sottocircuito A.S.3, con contatti di tipo visivo e interlocutorio da sezione a sezione. Le celle sono strutturate lungo il perimetro del muro lungo il perimetro del muro della sezione a forma rettangolare, con al centro una specie di pozzo d’aria, uno spazio. Le sezioni del padiglione, infatti, sono prive di soffitte che possa dividere i piani soprastanti. Al piano terra è collocata la sezione A.S.1, nei piani superiori sono collocati i detenuti A.S.3, presunti appartenenti a diverse compagini criminali, calabresi, campani, siciliani,pugliesi, sardi; come parte centrale del soffitto vi è posta solo una rete protettiva a maglie strette, sicché ogni detenuto A.S.1 può conversare liberamente, tanto dalla finestra che dalla porta della cella con il detenuto A.S.3 posto al piano superiore.

Da quanto sopra ne consegue che il sottocircuito A.S.1 di Nuoro deve essere dismesso, così come sono stati dismessi, per le stesse ragioni, gli istituti di Palermo – Ucciardone e Spoleto, con l’immediato trasferimento dei detenuti ivi allocati, ed istituire il sottoscritto in altro istituto idoneo strutturalmente ad ospitare in celle singole questa tipologia di detenuti, specialmente gli ergastolani, secondo quanto stabilito dalle stesse circolari dipartimentali.

 

LA VIOLAZIONE AL DIRITTO ALLA SALUTE

Il catalogo dei diritti non comprimibili dal potere organizzativo dell’amministrazione penitenziaria, che rispetto ad essi riveste una posizione di garanzia,coincide, in parte, con i diritti fondamentali enunciati nella Carta Costituzionale. Rivela, anzitutto, la tutela della salute, quale bene giuridico primario tutelato in via primaria dall’art. 32, Cost. e – sia pure in via indiretta e con specifico riferimento all’esecuzione penale – dall’art. 27, co. 3 , Cost., che vieta l’adozione di pratiche contrarie al senso di umanità nel corso dell’esecuzione delle pene.

I detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro, sono soggetti alla continua violazione del diritto della tutela della propria salute per due ordini di ragioni.

La prima ragione, riguarda l’impossibilità di effettuare colloqui visivi con i propri familiari, causa la notevole distanza e l’impossibilità economica in cui versano, e che per tali ragioni la pena è maggiormente afflittiva per questi detenuti i quali, alcuni di loro, accusano disfunzioni psicosomatiche (attacchi di panico, stato ansioso e claustrofobico, esigenza dissociativa dagli altri compagni, lacune amnesiche, fasi di confusione, scarso orientamento, disperazione, depressione, tremolio, insonnia), che portano gli stessi ad assumere una terapia farmacologica.

La seconda ragione, ancor più grave per la tutela della propria salute, riguarda la mancanza di celle singole e la forzata ubicazione nella stessa cella con detenuti non fumatori e detenuti fumatori, in violazione delle norme contenute nel regolamento penitenziario DPR 230/2000, nonché delle norme che tutelano la persona esposta ai danni che provoca il fumo passivo (legge 3/2003, attuativa il 10.01.2005; Circ. Min. Sal. 17.12.2004) la cui lesione del diritto soggettivo integra l’obbligo del risarcimento del danno ( Cass. Sez. Lav., 24/10 – 16/11/2006, n. 24404).

La potestà punitiva dello Stato, che si esplica nella sottoposizione coattiva del condannato alla detenzione trova un limite nella salvaguardia della salute tutelata, quale tiene valore primario dalla Costituzione ( Cass. Sez. I, 26 aprile 1994, n. 1138 Tana). Il bene della salute è tutelato dall’art. 32, co. 1, Cost., “non solo come interesse della collettività ma anche e soprattutto come diritto fondamentale dell’individuo” (Corte cost. n. 356 del 1991), che impone piena ed esaustiva tutela (Corte cost, nn. 307 e 445 del 1990) in quanto “diritto primario ed assoluto, pienamente operante anche nei rapporti tra privati” ( Corte cost. n. 202 del 1991, n 559 del 1987, n. 184 del 1986, n. 88 del 1979). Nel diritto alla salute, sono ricomprese , secondo la Corte Costituzionale, diverse situazioni soggettive: il diritto all’integrità psicofisica, il diritto ai trattamenti sanitari, il diritto ad un ambiente salubre. Secondo la sentenza n. 165 del 1996 della Corte Cost., il diritto alla salute deve improntare di sé la disciplina delle pene e della loro esecuzione, e dunque informare tutta l’organizzazione carceraria e l’applicazione delle norme ad essa relative.

LA MANCATA ATTIVITA’ TRATTAMENTALE SCOLASTICA E UNIVERSITARIA

Rimanendo sull’assunto precisato dal DAP sempre nella terza nota del 19.7.2012, secondo il quale “ … la Direzione di Nuoro ha nel tempo garantito […] la necessità di assicurare opportunità trattamentali ai detenuti con lunghe condanne …”, si rivela che, sebbene le difficoltà strutturali sono evidenti, Badù e Carros, bisogna dirlo, oggi è un carcere proiettato a dare concreta attuazione al principio rieducativo e non a quello repressivo/vendicativo tanto in voga negli anni passati, e la “nuova” Direzione nonché l’Area Educativa, è sempre più aperta alla creazione di progetti, corsi culturali, laboratori artigianali. Anche se la scolarizzazione, qui, è limitata ai corsi di alfabetizzazione. Infatti, nel reclusorio nuorese, non v’è istituito un Polo scolastico in cui possa avviarsi un corso completo di scuola media superiore di secondo grado, composto da corpo docente; non v’è istituito nemmeno un corso scolastico di scuola media di primo grado. Mentre, ahinoi, ancor più dolente è la nota che riguarda gli studi universitari. A tutt’oggi, infatti, tra la Direzione di Nuoro e le autorità accademiche non vi è stabilita nessuna opportuna intesa; tant’è vero che nemmeno i docenti universitari si rendono disponibili ad accedere in Istituto. Il diritto all’istruzione, quindi, non solo non è garantito ma è addirittura leso nonostante il detenuto lo eserciti nel rispetto “delle esigenze di sicurezza ed economia dell’azione amministrativa” iscrivendosi all’ateneo situato in zona prossima all’istituto di assegnazione ( per come dispone la Circ. DAP n. 3599/6049 dell’11.11.2004). Nell’istituto di pena di Nuoro, nessun detenuto, iscritto all’università, potrà mai frequentare o continuare gli studi universitari ( v. vicenda detenuto D’Ausilio Felice, ristretto a Nuoro – sottocircuito AS3 – il quale benché era iscritto al Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Sassari A.A. 2011/2012 la Direzione di Nuoro non ha potuto garantire un proseguo degli studi universitari, precludendo, la traduzione a Sassari per poter sostenere l’esame universitario, per motivi logistici; nonché la recente vicenda del detenuto Barreca Santo, ristretto a Nuoro – sottocircuito AS1 – il quale dovendo sostenere l’esame già fissato per il 4 ottobre 2012, il DAP ha negato la traduzione presso il carcere di Perugia al cui interno doveva accedere la commissione esaminatrice dell’Università di Perugia presso la quale il Barreca è iscritto). Questo ingiustificato e arbitrario impedimento e/o interruzione degli studi universitari non solo è vergognosa per uno Stato civile, ma comporta la palese violazione delle norme Costituzionali, comunitarie e sovranazionali. Tutto questo, con buona pace della propaganda politica  che il Ministero della Giustizia e quello dell’Istruzione hanno attuato, firmando di recente (ottobre 2012) un “protocollo d’intesa” dal titolo << Programma speciale per l’istruzione e la formazione negli istituti penitenziari>>. Chi da anni conosce il mondo del carcere (perché detenuto o perché libero ma vicino ai problemi penitenziari) e si combatte quotidianamente con le azioni che mettono in campo il Ministero della giustizia nonché, e ancor peggio, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (con dispotici trasferimenti di detenuti studenti, con mancanza di Poli scolastici di scuola secondaria in parecchi istituti, con mancanza di Poli universitari in quasi tutti gli istituti, con il diniego di traduzione per sostenere esami universitari) non può che sentirsi umiliato e preso in giro anche da quest’ennesimo “protocollo d’intesa”. I detenuti classificati in determinati circuiti (nel caso di specie AS1) vengono quotidianamente esclusi da tutto, vengono discriminati e considerati “contaminati” senza alcuna speranza di recupero. Per questo il DAP a questa categoria di detenuti non riconosce nemmeno quei diritti incomprimibili tutelati dalla nostra Costituzione. Per contro, un programma di studi completo dovrebbe essere organizzato in ogni istituto per offrire a tutti i detenuti la possibilità di soddisfare almeno qualcuno dei loro bisogni e delle loro aspirazioni individuali. L’obiettivo di tali programmi dovrebbe essere quello di aumentare la possibilità di positivo reinserimento sociale, sostenere il morale dei detenuti,migliorare il loro comportamento e promuovere il senso del rispetto del sé. Il detenuto scolarizzato, se assecondato e agevolato nel suo desiderio di proseguire gli studi universitari, avrà maggiori opportunità di realizzazione professionale e di reinserimento nella società civile. Regolari rapporti familiari e continuità negli studi superiori e/o universitari, sono l’antidoto all’ozio, al malessere, all’indisciplina, al restare “ cattivi e per sempre”, all’irrecuperabilità, allo stesso sovraffollamento per calo di recidività.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: