Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Da Paola Valentino

urlo

Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un appello di Paola Valentino sulle drammatiche condizioni di salute del marito Giuseppe Martena, detenuto a Lecce (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/03/15/aiutatemi-di-paola-valentino/).

A Giuseppe Martena è stato prenotato un delicatissimo intervento chirurgico per il 28 di questo mese. Un intervento che sarà molto invasivo. Dal sette di questo mese è chiuso in carcere curato a botte di antibiotici.

La famiglia ha chiesto la sospensione della pena per dargli la possibilità di essere curato meglio. Ma questa richiesta è stata rigettata.

Riguardo alla situazione attuale, la moglie nell’altra email scriveva: 

“Io non so più cosa fare, ha perso 10 kg, e’ esasperato, perdita di proteine, cateterizzato, a rischio di gravi infezioni , sotto antidolorifici e antiinfiammatori costanti, rischia un insufficienza renale da un momento all’altro.”

La perizia di parte promossa dalla famiglia parla di “incompatibilità col regime carcerario”. Il dirigente sanitario dell’istituto ha mandato una relazione al Magistrato di Sorveglianza nella quale si toglie da ogni responsabilità per quello che potrebbe accadere.

Paola Valentino ha segnalato la vicenda ad Antigone, che si è rivolta a dei medici specialisti che sostengono come la situazione del marito sia pessima e che l’intervento che è stato prospettato è davvero troppo invasivo e ci dovrebbero essere due interventi per rendere la cosa meno devastante.

E’ giusto che il tipo di intervento da fare non debba essere deciso da marito e moglie?

E’ giusto che per una scelta così delicata e che può incidere definitivamente sulla salute della persona debbano essere altri a decidere?

E’ giusto operarsi in queste condizioni?

Voglio concludere con una frase di Paola, che ci fa toccare con mano la sua sensibilità:

“Io che devo fare? non avrà nessuno che si prenderà cura di lui, 
nessuno che potrà dirgli che andrà tutto bene, la scorta e il piantone in ospedale…e guardie in carcere.”

Di seguito un estratto dell’ultima lettera che Paola ci ha inviato.

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Siamo davvero come Davide contro Golia, più passa il tempo e più aumenta l’angoscia, Antigone ha fatto valutare la certificazione di giuseppe a dei medici specialisti e il loro primo parere e’ stato pessimo, la sua salute e’ Grave , ma questo lo so’ io, lo sa’ lui, lo sa’ il direttore sanitario, lo sanno i medici che lo stanno visitando, ma stranamente non lo sanno o fanno finta di non sapere i magistrati. addirittura l’ultimo urologo che lo ha visitato ha sconsigliato l‘intervento, non lo possono fare cosi’ come dicono loro del carcere, in una sola volta perchè sarebbe veramente troppo invasivo. Quest’ultimo ha consigliato due interventi, il primo per applicare la protesi al giunto di un uritere, e il secondo dopo 6 mesi, quando si e’ ripreso un po’ per sistemare l’altro giunto , intervento più delicato e meno pericoloso. Vedi un po’ tu, mi sento dire da tutti che l’intervento sara’ lungo e complicato , mi dicono che il dopo intervento sara’ per lui dolorosissimo…

Io che devo fare? non avrà nessuno che si prenderà cura di lui, 
nessuno che potrà dirgli che andrà tutto bene, la scorta e il piantone in ospedale…e guardie in carcere.  Non e’ Totò Riina, ha scontato 13 
anni di carcere, era un ragazzino quando ha commesso quel maledetto reato, ha me , ha la sua famiglia… 

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