Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

In diritto- la rubrica giuridica del Blog

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Dopo diversi mesi di assenza, ritorna In diritto, la rubrica di diritto del Blog.

Questa rubrica era nata da un’idea di Claudio Conte, e gran parte degli articoli pubblicati sono stati suoi, come lo è anche questo, di cui pubblico la prima parte, dedicato ad un argomento travagliato e portatore di fortissime ripercussioni.

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Sul procedimento per l’accertamento di collaborazione impossibile ex art. 4 bis O.P (prima parte)

Com’è risaputo, ai condannati per quei delitti indicati al primo periodo del primo comma dell’art. 4 bis OP, per essere ammessi alle misure alternative alla detenzione non sono sufficienti l’assenza di collegamenti con la criminalità, la condotta regolare, il parere favorevole delle forze di polizia e della Direzione dell’Istituto di pena, né la volontà del Giudice di Sorveglianza, ma è richiesta la collaborazione con la giustizia: presupposto senza il quale resta in carcere anche chi avesse fatto un percorso non di rieducazione, ma di santità unanimemente riconosciuto.

Nello stesso art. 4 bis O.P., a seguito dell’intervento  della Corte Costituzionale, sono state previste delle ipotesi alternative alla collaborazione quali: la limitata partecipazione al fatto o l’integrale accertamento dei fatti di condanna che renda inutile od oggettivamente irrilevante la collaborazione.

Alcuni compagni reclusi si sono rivolti al Tribunale di Sorveglianza (TdS) per ottenere l’accertamento d’inesigibilità della collaborazione. E qui sono iniziati i problemi poiché agli stessi è stata richiesta una collaborazione estesa e completa, oltre i fatti di condanna per cui sono in esecuzione. Un caso anomalo  dato che tutti i TdS d’Italia (citati alla fine dello scritto) seguono altri parametri.

Tali problemi sono dati dalla circostanza che la rinnovellazione dell’art. 4 bis O.P., al momento dell’introduzione delle ipotesi alternative alla collaborazione, non ha interessato anche la parte procedimentale, ossia la competenza di come e chi dovrebbe effettuare tale verifica.

Così nella prassi si è affermato  il ricorso al procedimento ex art. 58 ter O.P. previsto però per i collaboratori di giustizia. Questo ha creato qualche equivoco sull’attività del TdS, sul perimetro dei fatti da accertare e gli organi da interpellare.

Possiamo anticipare che per legge l’attività di tale accertamento deve riguardare solo i fatti ritenuti in condanna (e non anche fatti di cui si è stati indagati o addirittura  si presume di essere a conoscenza); e soprattutto tale attività non prevede l’interpello di alcuno (non della Procura o DDA, mai citate dall’art 58 ter, né del giudice competente richiamato solo per i collaboratori).

Poiché come si deduce dall’art. 4 bis OP, l’accertamento sull’inesigibilità  della collaborazione ex art. 16 quater L. 82/96 (che assicura sconti di pena processuali, l’accesso al programma di protezione e l’ammissione ai benefici penitenziari sotto la soglia minima di pena ordinariamente richiesta.

L’accertamento ex art. 58 ter OP nella sua “ordinaria” applicazione, prevede che il Tribunale di Sorveglianza interpelli il giudice competente per i reati in ordine ai quali è stata prestata la collaborazione (non le Procure o DDA tassativamente non nominate).

In tale ipotesi il Tribunale di Sorveglianza si limita a richiedere dal giudice interpellato, la conferma dell’avvenuta collaborazione. Non arriva a stabilire se tale collaborazione sia stata completa e veritiera o abbia contribuito alla condanna degli accusati. Ne prende solo atto. Poiché non si tratta di una “prestazione da risultato”.

L’accertamento d’inesigibilità della collaborazione ex art. 4 bis OP, segue tutt’altro percorso e fine, e riguarda solo i fatti ritenuti in condanna, come stabilisce tassativamente l’articolo citato.

Altro è il fine, altro deve pretendersi.

Con tale accertamento, infatti, non si ottiene l’ammissibilità ai benefici penitenziari sotto la soglia minima di pena prevista, ma solo l’ammissione nei termini ordinariamente previsti.

Di conseguenza sarebbe irragionevole pretendere lo stesso tipo di comportamento  e “contributo” nei casi del collaboratore e non-collaboratore.

Come sarebbe un errore l’applicazione tout court dell’art. 58 ter OP per accertare l’inesigibilità della collaborazione  ex art. 4 bis OP, che resterebbe viziato di illogicità.

Sarebbe illogico, per esempio, richiedere il parere del Giudice competente previsto ex art. 58 ter OP, per verificare se abbia collaborato, poiché non si tratta di un collaboratore; come sarebbe illogico interpellare il Giudice competente per sapere se a parere dello stesso il non-collaboratore possa essere in possesso di conoscenze su fatti diversi da quelli per i quali è stato condannato, un parere non previsto neanche per l’accertamento di collaborazione avvenuta ex art. 58 ter OP, poiché  tale verifica deve riguardare solo i reati in ordine ai quali è stata prestata la collaborazione. Né tale accertamento dei fatti di condanna per declarare  l’inesigibilità della collaborazione.

(FINE PRIMA PARTE)

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Un pensiero su “In diritto- la rubrica giuridica del Blog

  1. Mari in ha detto:

    Spero solo che sia davvero una cosa da poter dare la possibilità a chi davvero vuole chiudere con tutto e tutti e vuole iniziare daccapo… e dare la possibilità a chi si è convertito di coscienza no solo a chi si converte X secondi fini X lo scambio della loro libertà mettono al loro posto un’altra persona . Giusto d’accordo X L’ inesigibilità da dare a tutti coloro che sono pentiti di coscienza . E non darla a chi non la merita e a chi la merita la rigettano . Lo spero !!!!

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