Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Ricordando Nicola Ranieri… Le sfide della vita

NAVAS

Eccoci con un altro testo di Nicola Ranieri, il nostro amico morto a settembre del 2011. Ecco il link del post che scrivemmo il giorno dopo la sua morte (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/). In questo post troverete una breve sintesi degli ultimi dolorosi anni della sua vicenda umana.. quando una grave patologia (sembra “curata” in modo barbaro) portò ad una sua scarcerazione, seguita a pochi mesi di vita in compagnia della famiglia, prima della morte. 

La sorella Mina, qualche mese fa ci ha inviato una raccolta di testi di Nicola presenti nel suo computer che il carcere le aveva rimandato indietro.

E da quel momento abbiamo iniziato una pubblicazione periodica di testi per ricordare il nostro amico.

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Nella società antiche c’era chi godeva di tutti i diritti e chi non ne aveva nessuno: gli schiavi, vinti in guerra o debitori insolventi, erano privati della libertà  e di ogni altro diritto, costretti ai lavori più pesanti , da sempre in balia di padroni che potevano disporre a loro piacere della loro vita e della loro morte. Solo con la Rivoluzione Francese parole come libertà, eguaglianza e fraternità sono divenute per la prima volta realtà. Per la prima volta nella storia si è vittoriosamente combattuto perché gli uomini fossero uguali e avessero gli stessi diritti alla va, alla libertà di pensiero e di credo religioso, all’eguaglianza di fronte alla legge… A partire da quel momento  il numero dei diritti considerati necessari è progressivamente aumentato, seguendo l’estendersi dei bisogni di una società sempre più complessa. Alla semplice difesa delle libertà naturali si è aggiunta l’esigenza di garantire una serie di beni ormai indispensabili:

il lavoro, la casa, l’istruzione, la salute.

Purtroppo, nonostante le “dichiarazioni universali” e le proclamazioni ufficiali dei vari organismi internazionali, ancora oggi i diritti più elementari (alla vita, alla libertà) sono sistematicamente violati in paesi fin troppo vicini. Non solo: neanche nella nostra società, a dispetto degli enormi progressi compiuti, è riuscita a realizzare una vera eguaglianza di diritti. La società  del benessere non è tale per tutti: nonostante le parole della nostra Costituzione, di fatto non tutti siamo uguali e non tutti abbiamo le stesse opportunità di realizzarci nella vita sociale e affettiva.

Esistono, nelle nostre moderne metropoli, i “cittadini di serie B”: cittadini esclusi  dal sistema, “inutili” dal punto di vista dell’efficienza e della produttività. che, pur avendo in teoria gli stessi diritti degli altri, non hanno le stesse possibilità e le stesse garanzie degli altri.

Al limite estremo si trovano coloro che si trascinano quotidianamente ai margini della sopravvivenza, le migliaia di persone “senza fissa dimora”, “invisibili” per l’anagrafe e per il registro delle imposte: barboni, minori abbandonati, ex cassintegrati, anziani soli, stranieri, tossicodipendenti. Uomini e donne che in seguito ad un’iniziale situazione di difficoltà -non sempre e non solo di natura economica- (un’esperienza giudiziaria, un lutto improvviso, un fallimento affettivo o lavorativo) arrivano a perdere ogni legame personale e sociale e finiscono con l’isolarsi in maniera assoluta  con il rimanere esclusi dalle normali condizioni di vita. Ma anche senza arrivare a queste forme di “povertà assoluta”, esiste una diffusissima “povertà relativa”, quantificabile in base al reddito: in una società basata sulla produzione e sul consumo, chi non produce o non può spendere come gli altri è considerato “povero”: chi ha perso il lavoro e non riesce a trovarlo, chi lavora saltuariamente o in “nero”, chi non può raggiungere  un livello di istruzione adeguato, chi non può permettersi le cure migliori dal punto di vista sanitario, chi non può adeguarsi allo standard medio di consumi…

Oltre alla povertà materiale esiste infine una specie di povertà “spirituale”, dovuta alla mancanza di beni immateriali ma non per questo necessari: la possibilità di realizzare in pieno se stessi anche se in forme diverse dalla norma, di avere pari opportunità anche se scoraggiati dagli handicap, di continuare a “vivere” socialmente anche con l’aids, di non trascorrere gli ultimi anni della propria vita nell’abbandono  e nella solitudine affettiva.

Ma in tutte le sue forme e manifestazioni, la povertà, così come il disagio e l’emarginazione, sono sempre una violazione dei diritti, riconosciuti in teoria e negati dalla pratica. Sono il costo -inevitabile?- del benessere che noi tutti godiamo. Comportasi allo stesso modo con tutti e pretendere da tutti la stssa cosa significa mascherare da perfetta uguaglianza la più profonda delle ingiustizie. Per questo impegnarsi nella lotta contro la povertà -a maggior ragione nelle società “opulente”- non significa agire per beneficenza, o per compassione, ma compiere un semplice atto di giustizia. Non si tratta di sopperire con la buona volontà e il buon cuore alle mancanze delle istituzioni, ma di promuovere i diritti di tutti, deboli o forti, ricchi o poveri che siano. Senza distinzioni di serie o di classe.

Ranieri Nicola

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4 pensieri su “Ricordando Nicola Ranieri… Le sfide della vita

  1. pina in ha detto:

    a dopo amico , adesso ho fretta , ma ti leggerò 😉 oggi e il mio compleanno Giuseppa , e una festa grande , ed io sono piccola 😉

  2. pina in ha detto:

    Mio caro Nicola come vedi eccomi , senza perdere altro tempo , la chiamata per me è questa , sollevare un po il morale , sicura vien gradita .
    Come ti dicevo , oggi San Giuseppe , il mio nome che me stato dato appena nacqui , capovolta in giù dalle mani della Levatrice che a quei tempi veniva in casa seguendo le gestanti ….un grido e poi eccomi qua, viva e vegeta pronta sempre a dare e ricevere sorrisi ….per me basta , sono sufficienti per andare avanti nella direzione dritta ma se occorre posso curvarla , quello che conta è raggiungere uno dei tanti traguardi .
    Non siamo ancora pronti , anche io non sono per niente entusiasta , se prima eravamo schiavi , oggi lo siamo ancor di più , chi comanda sono sempre quelli , anzi son più violenti , basta vedere , sentire le grida per strada , o nei locali dove seduti discutono , ma quale libertà , quale uguaglianza ,quale fratellanza , si legge nei loro volti amarezza , e inquietudine segni di una società , malsana , su tutti i fronti , dalla politica , ai sevizi sociali , ospedalieri , pensioni ,religione , gente che non arriva più a vivere finendo su strada o togliendosi la vita , e loro banchettano, gestendo sempre la società nel male affare .
    Non ci sarà mai uguaglianza , e si muoverà ne sono certa a farci solo del male , le previsione io le vedo così, ma tu non temere , sei uno spirito libero , e sai già per tue esperienza che la lotta continua , deve continuare , la vita vale molto di più che da morto .
    Oggi il sole era alto e sorridendo mi ha dato il buon giorno , cosi a te , e scesa la sera ed io con queste poche righe , ti ho portato un po dei suoi raggi ricevuti e rimandati ad un buon amico , tutto meritato 😉 perché sono contenta di avere un amico come te , grazie di tutto 😉

  3. pina in ha detto:

    Mio caro amico , so che mi senti , come vedi ti ho scritto, come se tu fossi ancora qua , tra noi , perché in fondo non sei mai scomparso….vivrai sempre nei nostri cuori ….riposa e sappi che le tue scritture , vengono lette e commentate , penso che ne sarai contento , ovunque tu ti trivi …

  4. Alessandra lucini in ha detto:

    E’ un bel modo di rendere omaggio e onore ad una persona che oltre ad aver pagato duramente e ad avero sofferto è mancato ai suoi cari soffrendo ancora nel fisico e nell’anima, eri davvero una persona intelligente Nicola, e i tuoi scritti lo dimostrano, così come dimostrano che sono molti i cattivi in fondo stanno fuori dalle mura, solo che per il semplice fatto di essre fuori vengono scambiati per buoni e rispettabili, io credo che l’umanità e la bontà sia presente dentro le mura nella stessa misura in cui è presente fuori, quando ce ne renderemo conto tutti quanti forse si potrà vivere più umanamente.

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