Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La mia disperata situazione.. di Angelo Massaro

DOLORS

Angelo Massaro è uno dei nostri ultimi amici.

Il due febbraio ho pubblicato il suo primo testo in questo Blog (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/02/gli-stessi-diritti-degli-animai-di-angelo-massaro/).

Angelo Massaro è un nuovo amico, che ci scrive dal carcere di Catanzaro.

E’ in galera dal 1996, per una condanna di anni 30.

La sua vera tragedia è il non potere incontrare la moglie e i figli da più di quattro anni. 

I loro figli sono stati traumatizzati da questo. Cito a tal proposito un brano tratto dal testo che tra poco leggerete:

“Il più piccolo soffre di chinitosi e di gravi stati d’ansia, al punto che aveva difficoltà e malori negli spostamenti per farmi visita anche nel breve periodo in cui fui assegnato provvisoriamente nel carcere di Taranto nel 2008, a solo 15 km da casa. Le visite specialistiche hanno attestato l’assoluta impossibilità del ragazzino  a viaggiare. Non è esente da problemi di salute anche mio figlio più grande, colpito da depressione al pari del fratellino, sempre a causa della mia lontananza, e dal non avermi potuto incontrare per lunghissimo tempo, come accertato dal Tribunale per i minorenni di Taranto che, nel 2007, ha dichiarato la necessità di apporto psicologico da parte dei servizi sociali in favore di entrambi i ragazzi.”

Questi ragazzi sono stati devastati dalla lontananza dal padre. 

Una carcerazione non deve ma provocare lo stupro emotivo degli innocenti, specie bambini.

Questa carcerazione sta provocando stupro emotivo.

E il D.A.P. con la sua totale indifferenza agli appelli di Angelo per un trasferimento in un carcere dove i contatti con i famigliari potrebbero riprendere (Taranto) è complice di questo stupro emotivo.

Vi lascio alla sua lettera in cui racconta la sua storia.

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Scrivo per vedere pubblicata questa mia lettera e sulla mia situazione, dandomi ospitalità per perorare la mia causa e per una corretta informazione all’opinione pubblica che non conosce la realtà carceraria, dove ancora oggi in Italia si torturano i detenuti fino a portarli volontariamente al suicidio.

Mi trovo in carcere da oltre 16 anni e ho subito vari trasferimenti. Da ormai quasi quattro anni mi trovo nel carcere  di Catanzaro e sono quasi quattro anni che i miei figli non mi incontrano. La mia storia detentiva è ben nota a chiunque si occupa di carceri ed è una storia tragica che non può non essere raccontata. Sottoposta innumerevoli volte al ministero di giustizia e al ministro stesso.

Salvo un periodo di due mesi trascorsi a Taranto nel 2008, ho sempre trascorso la mia detenzione lontano dal  luogo di residenza dei familiari. La lontananza dei miei figli minori, ora 16 e 18 anni, ha implicato l’impossibilità di vederli, con indubbie conseguenze rispetto allo sviluppo emotivo e relazionale dei miei figli. Il più piccolo lasciato che aveva solo 45 giorni di vita e visto pochissime volte causa lontananza.

Infatti, è impossibile per i familiari spostarsi, sia per motivi economici, sia a causa dei motivi di salute dei ragazzi.

Il più piccolo soffre di chinitosi e di gravi stati d’ansia, al punto che aveva difficoltà e malori negli spostamenti per farmi visita anche nel breve periodo in cui fui assegnato provvisoriamente nel carcere di Taranto nel 2008, a solo 15 km da casa. Le visite specialistiche hanno attestato l’assoluta impossibilità del ragazzino  a viaggiare. Non è esente da problemi di salute anche mio figlio più grande, colpito da depressione al pari del fratellino, sempre a causa della mia lontananza, e dal non avermi potuto incontrare per lunghissimo tempo, come accertato dal Tribunale per i minorenni di Taranto che, nel 2007, ha dichiarato la necessità di apporto psicologico da parte dei servizi sociali in favore di entrambi i ragazzi.

L’insorgere dei problemi psicologici dei ragazzi risale al mio periodo detentivo trascorso nel carcere di Carinola (CE) dove per oltre due anni i miei figli non hanno avuto la possibilità di vedermi. In oltre 5 anni (2006-2011) ho potuto vedere i miei figli per 20 ore circa complessivamente e solo nel carcere di Taranto.

Nonostante la vicenda è stata sottoposta all’attenzione dell’amministrazione penitenziaria, dagli stessi ho ricevuto solo indifferenza per la salute dei miei figli e implicitamente mi è stato detto di suicidarmi poiché a loro non importa della mia situazione, nonostante il mio comportamento sempre corretto durante la detenzione.

I miei appelli rimangono inascoltati. Bella umanità in una società “civile”.

La verità è che nell’istituto di Trento non mi “desiderano” perché uso la penna nel chiedere i miei diritti e vengo punito con l’allontanamento solo per farmi desistere dal denunciare ulteriore soprusi. Tanto che lo stesso istituto di Taranto mi ha allontanato con una nota informativa riservata “ufficiosa” del tutto mendace riportando che avrei sobillato la popolazione detenuta (per acquistare della frutta) e che avrei atteggiamenti oppositivi e arroganti (perché chiedo i miei diritti sarei arrogante e oppositivo). Mentre lo stesso istituto, alla richiesta di relazionare sul mio comportamento da parte del Magistrato di Sorveglianza di Potenza, ha risposto testualmente riportando che fin dal mio trasferimento ad altra sede e nei miei successivi rientri per motivi di giustizia nell’istituto, quindi dal 1998 al 2008, si cita nel rapporto: “per quanto concerne i periodi di permanenza a Taranto sopra indicati, si segnala complessiva regolarità di condotta, e rispetto delle regole interne di disciplina”.

E non mi “desiderano” solo perché nel 1999-2000 ho denunciato l’istituto  in quanto non mi versano gli interessi sul mio peculio, quindi soldi miei che il carcere non voleva darmi.

E per questo si sono “vendicati” allontanandomi, e il D.A.P. accontenta il carcere rendendosi complice di una vendetta nei miei confronti.

Ma quale società “civile” e democratica procura dolore e sofferenza a dei bambini solo per vendicarsi del proprio padre che chiede il rispetto delle leggi? E lo Stato ha i mezzi per controllarmi ovunque mi trovi.

Né può torturare psicologicamente me e i miei figli per vendicarsi, perché una società democratica non risponde con la violenza alla richiesta di diritti, alla richiesta di applicare la legge, quella legge che è la voce imperativa della coscienza sociale e che quando in passato l’ho violata ho sbagliato e ora pago le conseguenze con la mia detenzione.

Termino dicendo che lo Stato ci ha tolto da tempo la “famosa palla al piede”, ma in una detenzione come la mia che è disumana, che so i miei figli stare male a causa dei miei errori commessi in una vita sbagliata e che lo Stato mi impedisce di incontrare, quella “palla” mi è stata posta “nell’anima”.

In Italia c’è ormai una degenerazione del diritto e delle qualità della persona.

Spero che queste urla di dolore e di giustizia oltrepassino queste mura che soffocano ogni appello e possa io finalmente essere trasferito nel carcere di Taranto che è l’unico istituto dove posso incontrare i miei figli, anche in isolamento se vogliono vendicarsi di me. Ma in questo caso la loro vendetta ricade solo su di me e non anche sui miei figli.

Mi assumo ogni responsabilità di quanto affermato e posso dimostrarlo con atti giuridici.

Catanzaro

IN FEDE

Angelo Massaro

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5 pensieri su “La mia disperata situazione.. di Angelo Massaro

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Io vorrei tanto trovare le parole per commentare queste situazioni, ma non ne trovo mannaggia… non ne trovo.

  2. Pina in ha detto:

    Anche io , non trovo parole , e scoprirmi inerme per ciò che chiedi , non è troppo …

  3. Jonathan in ha detto:

    Dalla lettura di quanto scritto da Angelo Massaro ne sono rimasto immediatamente molto colpito, non comprendendo i motivi di tanto accanimento nei suoi confronti. Ma proprio perché colpito dalla sua vicenda e anche per via della mia spiccata curiosità, ho cominciato a fare ricerche in rete ed alla fine ho scoperto molte cose che hanno radicalmente e

    completamente stravolto la storia descritta da Angelo Massaro.
    Massaro chiede di poter avere “Gli stessi diritti degli animali” ma dopo quanto ho scoperto forse è bene ricordargli altri due diritti degli animali, ossia il diritto a non essere uccisi e il diritto ad una giusta sepoltura, in quanto la legge vieta, in caso di decesso del nostro amico animale, l’abbandono o lo scarico nel cassonetto dei rifiuti. Quindi, mi chiedo, perchè lui si è sentito in diritto per ben due volte di togliere la vita a due esseri umani, facendone sparire il corpo?
    Peraltro non permettendo MAI di poterne ritrovare i corpi?? (uno dei due é stato trovato per puro caso il giorno di pasquetta in un pozzo). Come pensa di espiare per una colpa tanto tanto grave, anzi doppiamente grave?? Potendo svolgere normalmente le normali funzioni di un qualunque altro essere umano?
    Questa sarebbe giustizia???

    E’ disperato perchè da quattro anni non vede più i suoi figli, ma un giorno potrà comunque rivederli. COSA CHE LUI HA IMPEDITO, e stavolta PER SEMPRE, ai genitori e ai parenti delle persone a cui ha tolto la vita, i sogni e le speranze, negandogli addirittura una tomba su cui piangere il proprio figlio?

    Perchè un essere umano dovrebbe ascoltare le urla di uno che ha ucciso un altro essere umano, facendone sparire il corpo? Perchè dovrebbe ascoltare le urla di uno che dopo aver ucciso una persona impedisce anche il ritrovamento del suo corpo?
    Visto che si è partiti in questo ragionamento dai diritti degli animali, è bene ricordare che gli animali pericolosi, ovvero quelli che uccidono, in questo caso anche in maniera reiterata, vengono poi soppressi.

    Qual’è la pena più grave?? Quella a cui la Giustizia ha sottoposto Massaro per i gravissimi crimini commessi e per i quali è stato condannato, o quella a cui
    Massaro ha sottoposto le famiglie delle persone a cui ha sottratto la vita????? Pertanto davanti alle parole del Massaro, mi viene solo da dire VERGOGNA!!!!!

    Prima di cercare la sua tranquillità, dovrebbe pentirsi del male che ha causato e che continua a causare e dare un po’ di pace alla famiglia della persona che ha ucciso rivelando il luogo dove é stato, spero, sepolto.

    In virtù di questo, stringo virtualmente la mano al personale penitenziario.

    Grazie

  4. Angelo in ha detto:

    Massaro Angelo chiede , giustamente,di poter scontare la sua pena,giusta o ingiusta che sia, nel carcere di Taranto vicino alla sua famiglia per incontrare i figli. Esattamente come dice la LEGGE .La società civile non può né deve rispondere con la vendetta ,altrimenti non è migliore di chi sconta la sua condanna, e prevale l’idea della forza e della prepotenza a quella della giustizia. Oppure diventate carnefici e condannate alla pena di morte tutti i detenuti diventando così simili a chi volete punire.

  5. Jonathan in ha detto:

    E’ comodo, molto comodo, quasi fastidioso, sentir parlare di Legge, di Giustizia e di Diritti, proprio da chi la Legge l’ha infranta pesantemente (riferimento alle condanne ricevute) e che è stato carnefice nonchè omicida, anche in forma recidiva.
    Anche Dio perdona, purchè ci sia un pentimento o un ravvedimento.
    Non mi sembra questo il caso.
    Ad maiora

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