Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

L’istruzione… di Antonio Gallea

spagna 2009 073

Pubblichiamo oggi un altro testo di Antonio Gallea, detenuto a Secondigliano.

E’ sempre tramite la nostra cara Monica che ci giunge.

A volte in carcere alcune persone sviluppano una capacità di riflessione e di autonalisi, e una acutezza di sguardo, una capacità di penetrazione delle cose, che continua a sorprendere.

Antonio Gallea è una di quelle persone in cui questo avviene. E inoltre sa scrivere molto bene.

In questo pezzo educazione, istruzione e relazione.. sono strettamente inrtecciate.. come d’altronde dovrebbe essere sempre. L’istruzione diventa poi peculiare quando avviene in carcere, dove gli stessi docenti decidono di farsi “parzialmente” incarcerare, per la scelta di un contesto diverso in cui operare.

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“La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso scuro e in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che donano il sapere e offrono così orientamento per la nostra traversata”.

“Chi educa fornisce a chi viene educato gli strumenti per esprimere liberamente la propria individualità.”

Secondo Garcia Hoz, il fine dell’educazione consiste nella perfezione dell’uomo che si manifesta nel compimento della sua tendenza fondamentale a partecipare alla verità, al bene e alla bellezza e, conseguentemente, ad essere felice.Egli insiste sul fatto che la felicità, in quanto bene assoluto soggettivo, è il punto di riferimento del fine dell’educazione, nel senso cioè che non è essa stessa il fine dell’educazione ( il fine generale dell’educazione è la capacità di compiere liberamente il bene morale riconosciuto come tale), ma bensì è la conseguenza di una educazione ben riuscita.

Le manifestazioni dell’aspirazioni dell’uomo alla felicità e la strada per conseguirla danno origine alle grandi finalità della persona e della vita umana.

Nel definire il posto dell’uomo nel mondo, si ricorda che l’uomo non realizza le sue aspirazioni da solo ma in un contesto di relazioni con l’ambiente fisico, con gli altri uomini e con Dio. La natura sociale dell’uomo ( il motivo per cui egli è persona e non semplice individuo) fa sì che nel perseguire i fini principali dell’educazione si debbano tenere sempre presente tre bisogni fondamentale della persona umana in tutte le fasi della sua esistenza: la sicurezza, il rispetto della propria dignità e la solidarietà. Si tratta di tre diritti dell’educando, che l’educatore deve sempre garantire e promuovere; nello stesso tempo sono tre doveri dell’educando verso la natura e la società che I’educatore gli deve continuamente fare interiorizzare e ricordare.

L’istruzione in carcere:

chi scrive ha iniziato a studiare in circuiti carcerari del tutto speciali, e in circostanze particolari della propria vita. “Più I’uomo viene messo alla prova più è capace di dare il meglio di se stesso.” Quindi, riorganizzando le forze nel mio pensiero ho trovato quella voglia di sapere insita nell’animo di ogni essere umano senza la quale non sarebbe stato possibile raggiungere un primo obiettivo come tappa intermedia del fine ultimo e provare gioia nel migliorare il proprio bagaglio culturale e la qualità della propria vita.

La gioia e la felicità, essendo aspirazioni universali, stanno alla base di ogni motivazione umana. Ma l’esperienza del fatto che la felicità non si può ottenere in modo assoluto non estingue nell’uomo l’aspirazione a unirsi al bene nella misura cui questo è possibile ( Bussate e vi sarà aperto ..chiedete e vi sarà dato… questo appello è per i detenuti).

Anche in carcere si può studiare e questa Possibilità non va sprecata. L’aiuto dei bravi professori che ivi operano non vi  mancherà. Basta un poco di buona volontà e si può uscire da quell’ignoranza che più delle volte è causa primaria del male di tutto.

Una delle funzioni della scuola in carcere consiste nel recuperare quei ragazzi che la stessa scuola ha perso per strada e, come diceva Don Milani: nessuno torna a cercarli. L’educazione dura tutta la vita, non è mai troppo tardi per imparare.

Insegnare negli “Istituti di Pena” comporta delle difficoltà di adattamento per i docenti. Sappiamo che non è facile per chi viene dall’esterno, con una storia personale diversa, affrontare la particolare realtà che il carcere impone.

Soltanto un grande spirito comunitario che permette di migliorare la società attraverso la sua opera di educazione e la vocazione per l’insegnamento può rendere possibile l’adattamento in questa struttura grigia “disegnata da sbarre e cemento”.

Il fatto che siano disposti a passare parte della loro esistenza “imprigionati” con noi, attivando un processo di scambio e di dialogo per creare uomini liberi a partecipare alla vita
con un nuovo ruolo sociale. È questa un’ impresa che apprezziamo immensamente. Il carcere offre materia “dura da modellare” spesso con gravi difficoltà di apprendimento e quindi lo sforzo dei docenti è immane.

Rapportarsi con persone adulte che hanno già una propria immagine della vita implica una capacità nel trasmettere il proprio sapere anche attraverso una grande responsabilità nei gesti, nel linguaggio e nel comportamento. Tanti sono provenienti da altre regioni del paese portano con loro un parallelo di regole implicite relative alla propria regione di appartenenza, che più delle volte sono diverse a quelle condivise dalla regione di accoglienza, dove, in quanto sconosciute, finiscono con l’essere soggette ad errori di interpretazione. Conoscere sia da parte dei docenti che dei discenti coinvolti in situazioni didattiche gli “impliciti culturali” di ciascuno è il primo passo per rendere fluide le comunicazioni e le relazioni all’interno di una classe. L’aula è “l’agorà” il luogo dove i greci esercitavano liberamente la democrazia.

La scelta di insegnare in carcere è dettata dal cuore e chi 1o segue porta con se una coltre densa di umanità capace di far esercitare 1o spirito alla libertà, libertà di apprendimento che annulla il tempo e fa dimenticare di essere trattenuti dalle mura. Si ringrazia a Dio, la vostra presenza qua ci porta affetto, amicizia ma e soprattutto “sapere” per la capacità di scoprire gli aspetti positivi di tutta la realtà e di reagire con gioia in qualsiasi momento e circostanza della vita.

 

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Un pensiero su “L’istruzione… di Antonio Gallea

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    E’ vero Antonio, scrivi molto bene, e soprattutto mi piace questa tua sensbilità verso coloro che dedicano del tempo all’interno del carcere:-)

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