Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il giovane Luca… di Santo Barreca

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La nostra Grazia ci ha girato questo meraviglioso racconto che Santo Barreca -detenuto a Nuoro- le ha inviato.

C’è un grande Cuore di Fuoco nell’animo di ogni Uomo.

Tiratelo fuori.. ovunque voi siate.. chiunque voi siate.

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IL GIOVANE LUCA

Chi si prefigge una meta avrà tutte le possibilità per raggiungere lo scopo.

Gli inizi sono difficili per chiunque, ma solo chi è tenace e non si arrende alle avversità che inevitabilmente si presenteranno, riuscirà a superare gli ostacoli e ad avanzare su quel cammino che un giorno lo ripagherà di tutti i sacrifici ai quali è stato costretto a sottoporsi.

Nessuno regala niente, e tutto deve essere conquistato, solo allora la soddisfazione colmerà ogni lacuna e proietterà coloro che erano partiti alla conquista della gloria in quel mondo che già dal giorno dopo li renderà protagonisti, concedendogli quel posto al sole tanto atteso. Le comodità condizionano la gente e la spingono a non rischiare. Gli interessati non si accorgono che crogiolandosi nella bambagia non fanno altro che condizionare la loro crescita interiore, mettendo a dura prova i loro geni che, anche se predisposti alla conquista, restano inattivi e cedono il passo ad altri, certamente utili ma sicuramente meno nobili.

Può apparire strano, ma l’evoluzione della specie avviene in maniera sistematica con la nascita di ogni nuova generazione. Se cento anni fa i nostri avi erano dei guerrieri, oggi i discendenti possono al massimo esercitare l’attività del calciatore, ma il resto…

Chi non si è laureato svolge una professione che gli consente di vivere, facendo cose lontane dalle lotte corpo a corpo. I tempi sono cambiati, ecco perché ciò che è definito progresso ha popolato il mondo di ragionieri che, proprio per quel principio di dispersione dei geni nobili, offendono sistematicamente le loro stirpi ogniqualvolta si ritrovano a piangere per cose futili.

Chi ha conservato lo spirito combattivo avrà sempre una marcia in più.

Forse soffrirà più degli altri perché mai pago e sarà sempre alla ricerca di un nuovo sogno, ma ciò che riuscirà a conquistare sarà la prova che darà la speranza a coloro che vorranno ripercorrere quel cammino che appariva un’utopia.

“Sono arrivato!” continuava a ripetersi Luca Giusti.

Vent’anni prima nessuno aveva puntato su di lui, eventi drammatici avevano travolto la sua vita, ma la sua caparbietà aveva prevalso e tutti gli ostacoli erano stati abbattuti. Gli inizi erano stati molto duri, ma anche nei momenti più bui sapeva che un giorno avrebbe raggiunto la cima. Le circostanze lo avevano costretto al sacrificio e con determinazione si adattò ai lavori più umili ed appena poteva mettere da qualche parte un soldo si augurava di poterlo spendere per ciò che aveva sempre sognato: conseguire la laurea in legge.

Aveva ottenuto la maturità classica col massimo dei voti ed aveva tutte le carte in regola per un roseo futuro. L’aspirazione di continuare gli studi lo aveva sempre fatto distinguere tra gli altri alunni, ma quando giunse il momento d’imboccare la via che lo avrebbe portato in alto, successe un fatto che lo segnò per tutta la vita. Sino a quel fatidico giorno era stato un ragazzo diligente e laborioso. Sapeva del grande sacrificio che faceva suo padre per mantenerlo agli studi ed egli, per non deludere le aspettative, si era sempre impegnato ed ogni anno regalava ai suoi genitori il più bel premio che un ragazzo nelle sue condizioni potesse fare: la promozione.

Tutto intorno a lui sorrideva e sebbene le modeste condizioni economiche della famiglia non gli permettessero lussi, col suo operato aveva dato grandi soddisfazioni ai suoi cari al punto che, ripagati dal suo impegno, si prodigavano con immensi sacrifici per favorire le sue inclinazioni.

Era la gioia di sua madre e l’orgoglio di suo padre.

Un giorno mentre erano a tavola, il genitore gli disse: “Vederti crescere è stata la più grande letizia a cui un uomo può aspirare e saperti così buono e riconoscente mi fa affermare che sei il più bel dono che Dio abbia potuto farci. Non mi stancherò mai di ringraziarlo e tu hai saputo ripagare le nostre fatiche. Quale tristezza albergherebbe nelle case se i figli non rispettassero i genitori? Sono un uomo fortunato e se tu sei ciò che sei, qualche merito l’avrò anche io”.

Il figlio lo guardò con rispetto e commozione. Si sentì lusingato dalle sue parole e disse: ”Il merito è solo vostro, tuo e della mamma, vedrete che presto non vi toccherà più lavorare, perché sarò io a pensare a voi, ancora pochi anni di sacrificio e poi avrete tutto il tempo per godervi una serena vecchiaia”.

Il dialogo con il figlio gli diede la forza di ricordare la sua giovinezza e rammentò che aveva sempre sperato di riscattare i sacrifici di suo padre che allora non gli avevano permesso di poter studiare.

Volle quel figlio con tutta l’anima, proprio per consentirgli di ricompensare le fatiche di una stirpe.

Provò una forte emozione a quel pensiero e rispose: “Nel mio destino c’era scritto che saresti arrivato tu per darmi gioia. Durante la mia infinita lotta per la sopravvivenza, le mie preghiere sono state esaudite e considerando tutto, non potevo pretendere di più. Tu hai colmato ogni lacuna, grazie figlio mio che Dio te ne renda merito”.

Qualche volta la vita riserva sorprese che, oltre ad essere inattese, palesano il loro regalo nella maniera più cruda e terribile, lasciando i destinatari dello stesso in una prostrazione che si perpetrerà nel tempo.

La disperazione e il pianto fanno parte di un quotidiano condiviso da molti, ma chi non saprà reagire ad un evento nefasto subirà un ulteriore danno consequenziale che inevitabilmente lo travolgerà.

E’ triste guardare al domani rimpiangendo ieri, perché chi si lascerà coinvolgere dal ricordo è destinato a patire ciò che si manifesta nel presente, con tristi prospettive per il futuro. Non c’è alternativa all’irreparabile, ma solo rassegnazione alla volontà di Dio.

La consapevolezza di riconoscere la realtà dopo il danno consente a coloro che hanno voglia di vivere di affrontare le ostilità con quel piglio determinato che li condurrà al sacrificio e li allontanerà da quel rimorso che altrimenti li avrebbe spinti alla decadenza. Se la felicità oggi ci sfugge, non dobbiamo credere che ci mancherà per sempre ma dobbiamo cercare il modo per alleviare il dolore del momento, guardando al futuro con speranza. Chi avrà la maturità di comprendere tutto ciò che è fatica è un dono di Dio, avrà sempre la forza di ricominciare e non si lascerà mai trascinare da quel vortice che avrebbe tenuto vivo il compianto. Era estate e un caldo particolare mortificava le piante e gli uomini. Doveva essere un giorno di vacanza, sia per il periodo che per l’elevata temperatura, ma la necessità spinse il padre di Luca all’eterno sacrificio e fu costretto ad andare al lavoro. L’insopportabile afa lo costrinse ad un affanno mai conosciuto prima, era alle porte di un collasso e anche se ne avvertiva i sintomi, non se ne curò.

Il male aveva intrapreso il suo cammino con passo spedito e, quando sopraggiunse, non gli diede il tempo nemmeno di rendersi conto di cosa gli stava succedendo.

Un trapasso indolore lo catapultò nella luce e lo condannò all’eterno sonno.

L’unica fonte di sostegno venne a mancare e Luca oltre a convivere con il dolore e il vuoto incolmabile che aveva lasciato la scomparsa di suo padre, si ritrovò a rinunciare alle sue ambizioni. Uno sconforto costante lo attanagliava e dopo varie riflessioni decise che avrebbe comunque conseguito la laurea: per sé stesso e per suo padre.

La sua determinazione comportava una presa di posizione radicale e fu costretto ad allontanarsi da casa.

Il pensiero di lasciare sua madre lo avviliva, ma le esigenze alle quali aspirava, non lasciavano spazi ai sentimentalismi e così un giorno prese coraggio e le disse: “Con grande dolore devo lasciarti, ma ti prometto che con l’aiuto di Dio troverò la mia strada e allora verrò a prenderti e staremo sempre insieme”.

La frattura causata dalla morte del marito aveva costretto la donna ad aggrapparsi all’unico bene che le restava: il figlio. Ma sentendo le sue intenzioni, con un’espressione afflitta rispose: ”Anche tu vuoi lasciarmi? Come farò a vivere sapendoti lontano chissà dove?”.

La consapevolezza di darle un altro dolore lo prostrò. Voleva essere rassicurante e disse: “Non preoccuparti, tu sarai sempre con me perché ti porto nel cuore ed io con te per lo stesso motivo. Non piangere, vedrai che presto avremo le consolazioni che meritiamo”.

Lo guardò con orgoglio e dolore, ma si arrese alla sua volontà perché confidava nel suo buon senso e gli diede la benedizione.

Partì qualche mese dopo per una destinazione sconosciuta. Pensò di allontanarsi il più possibile dal luogo natio, come se la distanza potesse alleviargli il dolore.

Si fermò a Trento e considerando che era partito da Trapani, il tratto era notevole quanto la nostalgia che pochi giorni dopo s’impadronì di lui. Il cambiamento di clima lo mise in serie difficoltà, così come l’ostilità dei trentini nei confronti dei meridionali. Ma si era prefissato uno scopo e sopportò tutto.

Appena ebbe i primi soldi, s’iscrisse all’università.

Il pensiero di raggiungere la meta non lo abbandonò mai, lavorava e studiava nella misera stanza in affitto dove l’umidità aveva annerito i muri ma non il suo spirito. Ogni tanto telefonava alla mamma per rassicurarla che stava bene. La vita in città comportava molte spese, ma egli non sprecava nulla, spendeva solo il necessario con la speranza che un giorno tutte quelle privazioni alle quali si sottoponeva, gli avrebbero garantito la gloria. Nemmeno la madre conosceva il suo segreto e grande fu la sorpresa ed il pianto commosso dal più autorevole dei sentimenti, quando le comunicò che stava preparando la tesi di laurea.

Si laureò con lode e diritto di pubblicazioni. Quel giorno il professore che sostenne la lezione, oltre a complimentarsi con lui, aggiunse: “Erano anni che non vedevo tanto impegno e tanta bravura. Tuo padre sarà orgoglioso di te”.

Quella affermazione lo riportò indietro nel tempo, ma quel dolore che lo aveva sempre accompagnato fin da quel giorno fatidico, come per incanto, svanì.

Gli fece un sorriso e rispose: “Mio padre è morto e per poter studiare ho esercitato i mestieri più umili. Ma riguardo il mio genitore ha pienamente ragione, è orgoglioso di me. Mi sono laureato per me ma soprattutto per lui. Noi non lo vediamo, ma sono sicuro che ci starà guardando”.

Il professore notò la sua grande maturità e la devozione che nutriva per la sua famiglia.

Provò un brivido lungo la schiena e rammentò il suo passato con orgoglio e nostalgia. Si rivide in quel ragazzo che gli stava davanti e fu felice di dirgli: “Mi ero accorto che non avevi mai frequentato le lezioni ed ogni volta mi sorprendevo perché eri più preparato di quelli che stazionavano in classe con assiduità. Non ti ho mai detto nulla al riguardo, ma ho sempre sperato di farlo, ora ho capito e so che meriti un premio. Prenditi qualche giorno di vacanza, poi vieni a trovarmi, come vedi sono un po’anziano ed ho bisogno di un giovane come te nel mio studio”.

La lunga e faticosa attesa stava premiando la sua tenacia. Il sacrificio lo stava ripagando di ogni umiliazione subita. Cercò d’immaginare il suo futuro e ne fu orgoglioso, guardò sua madre e le disse: “Hai sentito mamma? La vita torna a sorriderci, non sei contenta?”.

Ella, che con il cuore in gola aveva ascoltato il dialogo, si commosse e rispose: “E me lo chiedi? Ho sempre saputo che eri speciale, ma ora so che lo sei anche per gli altri, sono orgogliosa di te, Luca”.

“Ed io di te, mamma” le disse.

Poi guardò il professore e con sorpresa aggiunse. “Non trovo le parole per poterle esprimere il mio entusiasmo, ma la ringrazio di vero cuore”.

Lo fissò negli occhi e con un’espressione di gioia disse: “Sentendoti parlare ho ripercorso i miei primi i anni di studio. Anch’io come te mi sono mantenuto da solo e sino ad oggi non avevo mai incontrato nessuno che avesse fatto altrettanto malgrado lo abbia cercato. Ora goditi questo momento in compagnia della tua mamma e non dimenticare la mia proposta. Vedrai che ci intenderemo”.

Lo salutò, fece un inchino ossequioso alla donna e andò via.

Rimasti soli, si ritrovarono a confrontarsi con le nuove prospettive e con il dispiacere di non avere il capofamiglia al loro fianco per festeggiare insieme. Le emozioni erano identiche, perché entrambi in passato avevano subito lo stesso dolore, mentre ora per motivi diversi percepivano la stessa gioia.

Rimasero in silenzio per un tempo indefinito, ognuno immerso nei propri pensieri, poi si guardarono, si abbracciarono e scoppiarono a piangere.

 

Quando partì con la valigia piena di sogni, sapeva di dover affrontare una scala ardua, ora che aveva raggiunto la vetta, doveva confrontarsi con una realtà lontana dalle sue abitudini e sapeva che non poteva deludere le aspettative del suo professore. Il duro lavoro lo aveva temprato e reso immune dal vizio, conosceva i vari codici a menadito e quando si presentò all’appuntamento con il suo maestro fu accolto come un figlio.

Gli fu subito affidato un lavoro riguardante beghe amministrative e in breve sbaragliò ogni ostacolo e si conquistò la fiducia dei clienti e del professore che provava soddisfazione anche solo a guardarlo.

Coloro che avevano avuto l’opportunità di essere difesi da lui, con regolarità si ripresentavano allo studio per congratularsi col professore lodando le qualità del giovane allievo.

Era un portento.

Aveva sempre una contromossa vincente, la brama di emergere che lo aveva costretto ad estenuanti ore di studio ora gli permetteva di raccogliere i frutti. Era arrivato.

Le umili origini erano state l’ancora che lo aveva tenuto con i piedi piantati per terra. Di sovente pensava a suo padre, ai suoi consigli e alla sua onesta opera e pensando al suo passato migliorava il suo presente.

Non era mai sceso a compromessi. Era un avvocato famoso, ma principalmente era un uomo onesto.

Ogni qualvolta fiutava l’imbroglio, declinava l’invito con sincerità e fastidio, dicendo una frase che era un tormentone per i delusi: “Sono un professionista serio e non mi farò mai ricattare dalla vostra stupidità” e se ne andava lasciando sbigottiti gli avventori di turno.

Il ricordo del padre era costantemente nei suoi pensieri e quando era solo piangeva e gioiva per tutto ciò che gli aveva insegnato.

Fu in una di queste circostanze che ad alta voce disse.:“Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto”.    

(Santo Barreca)

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Un pensiero su “Il giovane Luca… di Santo Barreca

  1. Pina in ha detto:

    Una storia raccontata , nella sua sottigliezza piuttosto disagiata , ma il trionfo rende tutto grazie ad un impegno personale e quello di soddisfare la sua famiglia per tutto il lavoro fatto per la sua crescita , sacrifici e tanto dolore che raccoglie le lacrime versate , ma non viste , nessuno sa ,ma chi lo scopre , non può che essere un anima buona che alla fine si mostra e gli da il suo giusto valore , nientemeno il suo professore .
    Che si vede in lui , tanto disagio si ma buona volontà di fare ,per inserirsi nella società col rispetto, orgoglio di se e delle sue prospettive che hanno dato frutti .
    Mi è piaciuta , scusami il ritardo , ma ho tante cose da fare e molti restano sospesi , ma pian piano riesco con la mia buona volontà a prenderle e toccarle e sfiorarle e poi lasciare una piccola impronta , come queste poche righe e dirti grazie Santo 😉

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