Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il terremoto in carcere (terza parte).. di Giovanni Lentini

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Il diciassette novembre 2012 e il diciotto gennaio di quest’anno ho pubblicato le prime due parti di un testo scritto da Giovanni Lentini -detenuto ad Opera- sull’impatto che un terremoto può avere su chi è condannato in carcere (vai al link  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/01/18/il-terremoto-in-carcere-seconda-parte-di-giovanni-lentini/ e https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/11/17/il-terremoto-in-carcere-prima-parte-di-giovanni-lentini/)

Oggi pubblico la terza parte.

Ma non  è un semplice resoconto. Ci sono momenti come questo..

“Alle 11.15 salimmo in sezione sembrava una festa, le celle nuovamente aperte…,fuori la tragedia, morti,feriti, chiese rase al suolo…e noi felici di avere le celle aperte, vi rendete conto quanto basta per fare felice un detenuto e per fargli dimenticare la condanna che ha sulle spalle e il dramma del terremoto?”

A volte i momenti estremi.. sono una sorta di apertura della breccia, e la paura.. paradossalmente.. rompe la quotidianità e fa sentire un senso di libertà.

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Terza parte                                    

09/02/2013

Terremoto in testa e in carcere

Ed ecco che un grave evento sismico, con morti e feriti e con interi paesi  rasi al suolo, si trasforma in un evento “VIVACE”. Celle aperte e libertà di movimento nella sezione in cui eravamo ristretti. Confusione totale, da una cella uscivamo e in un’altra entravamo…Non andavamo più nemmeno all’aria…

Ognuno mostrava la sua cella, come si fa fuori in libertà quando arrivano ospiti a casa…Avete presente sì?

Facevamo colazione in dieci in una cella, si pranzava in dieci … così  a cena e così durante la notte … Anarchia assoluta…spaghettate alle due di notte…Non si riusciva più ad avere un momento di “privacy”… eppure ci sentivamo più al “sicuro” nonostante il caos…volevamo goderci quei momenti  come se fossero gli ultimi… da un momento all’altro poteva arrivare l’ennesima scossa o l’agente di turno che ci chiudeva le celle…per questo non stavamo mai fermi e non scendevamo più all’aria…Volevamo vivere pienamente quegli ultimi momenti…Sembravamo zombie che vagavano nel buio, bambini in gita scolastica che girovagavano per i corridoi dell’albergo ed entravano nelle altre camere.

Dopo tre o quattro giorni ecco che arriva l’ordine di chiudere le celle…il rischio sismico è terminato, non c’è più pericolo di altre scosse…vi siete comportati benissimo e ne terremo conto, ma ora dobbiamo tornare alla normalità… (così ci disse il comandante)…Festa finita, celle chiuse, l’incubo del terremoto, però non è terminato, anche perché le scosse si percepivano ogni mezz’ora, ogni ora, di notte e di giorno…Ci dicevano di stare tranquilli, erano solo scosse di assestamento, non potevano più lasciare le celle aperte, l’emergenza era passata…

Questo mi stava dicendo l’agente di turno quando alle nove di mattina mentre aspettavo per andare a scuola…sentii un forte colpo al tavolo e le pareti oscillare…sembrava di essere sul “Tagadà” in giostra, avete presente? Sii?

E’ durato molto meno della prima scossa e di magnitudo inferiore, ma vi posso assicurare che è stato terribile, forse perché eravamo tutti svegli e coscienti di ciò che stava accadendo o forse perché  ancora impauriti dalla scossa della settimana prima, sta di fatto che abbiamo avuto tutti più paura, tant’è che pensavamo fosse stata una scossa di magnitudo maggiore della scossa precedente…

Scendemmo tutti all’aria con le gambe tremanti e con i volti sconvolti…una volta giù nei passeggi eravamo tutti con gli occhi in su con lo sguardo in alto…ci rendemmo conto subito che se fosse venuto giù il carcere eravamo in una trappola mortale, saremmo rimasti schiacciati da tre piani di cemento armato…L’unico posto in ci saremmo potuti salvare sarebbe stato il campo sportivo, ma eravamo all’aria e solo lì potevamo stare…Eravamo diventati tutti esperti di terremoto, riuscivamo persino a indovinare di che grado erano le scosse…io e Santo, (così si chiama uno dei miei compagni di sventura) scommettevamo il caffè…devo ammettere che ne ho vinti parecchi … (Se legge questo scritto la dottoressa  Lucia Musti dell’antimafia bolognese, sapete cosa dice? “Vedete  ancora gioca d’azzardo”).                              

Scusate per la parentesi e per la breve ironia … nella drasticità!

Alle 11.15 salimmo in sezione sembrava una festa, le celle nuovamente aperte…,fuori la tragedia, morti,feriti, chiese rase al suolo…e noi felici di avere le celle aperte, vi rendete conto quanto basta per fare felice un detenuto e per fargli dimenticare la condanna che ha sulle spalle e il dramma del terremoto?

Niente di niente, le celle aperte e tutto passa in secondo piano…, schegge impazzite.

Dopo un po’ arrivò in sezione un frate francescano, lo mandarono per sedare gli animi, lì capimmo che la situazione era più grave di quanto immaginavamo…in sei o sette ci radunammo nella saletta insieme al frate e recitammo i Salmi;  fu un momento molto bello, sembravamo veramente tutti fratelli …

ci  vuole la tragedia, il terrore,  per sentirci umani, fratelli? Come è strana la vita!

Dopo questi momenti di preghiera insieme al frate, è tornato il caos dei giorni precedenti, da una cella si usciva e dall’altra si entrava…Ogni tanto arrivava il comandante per rassicurarci…L’ultima volta che lo vidi disse: “Qualcuno di voi verrà trasferito” BELLA NOTIZIA…OLTRE AL PANICO DEL  TERREMOTO  SI AGGIUNGE QUELLO DEL TRASFERIMENTO…RASSICURANTE VERO?

Poi arrivò ( non ricordo bene quando), il ministro della giustizia ”Severino”…naturalmente prima del suo arrivo prepararono le segnaletiche per evacuare e ci dissero  che in caso di nuove scosse ci avrebbero portati al campo sportivo … La Signora Severino ordinò di lasciare le celle aperte di tutte le strutture penitenziarie dell’Emilia Romagna… In realtà noi le avevamo aperte dal primo giorno che ci fu il terremoto, e vi sembrerà strano

dopo uno o due giorni della sua visita ci chiusero definitivamente le celle …

Dopo qualche giorno cominciarono i primi trasferimenti, iniziarono dalle sezioni comuni…dopo una o due settimane toccò a noi ergastolani, tutti a Opera.

Un altro dramma, ancora storditi dal terremoto ci siamo trovati a dover affrontare il repentino trasferimento. Pensate come ci siamo potuti sentire e quali traumi post-traumatici possono svilupparsi … ansia, panico, perdita della memoria…

Amici perdonatemi se mi sono dilungato un po’ troppo e scusatemi se nel raccontarvi il tragico evento ho scritto qualcosa di ironico, l’ho fatto per sdrammatizzare… Dopo tutto ciò , mi chiedo cosa potrà accadere alla mia psiche…mi è capitato di leggere un articolo sul Corriere della sera (4novembre 2012 pag. 39 Salute) forse potete leggerlo sul web www.corriere.it/salute , che mi turba moltissimo.

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C’è una squadra di medici che stanno studiando per trovare un rimedio alle patologie provocate dai traumi acuti. Tipo gravi eventi, come può essere una guerra o un terremoto.

Io mi chiedo :”Cosa accadrà alla mia mente, visto che  ho subito un grave evento sismico, un agguato che si potrebbe paragonare ad un’azione di guerra, dove sono rimasto vivo solo per miracolo Divino…e in più vivo una condizione di vita da prigioniero perpetuo … Ce la farò?  Speriamo!

Alla prossima e grazie ancora per avermi letto.

Giovanni Lentini

12/02/2013     Opera

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Un pensiero su “Il terremoto in carcere (terza parte).. di Giovanni Lentini

  1. Pina in ha detto:

    Mio caro amico , vedi la tua sfumatura ironica e quel che ci vuole , in ogni momento, essa aiuta a supera, tutte le amarezze e le brutture che incontriamo nella nostra vita .
    Nel tuo caso e dei tuoi fratelli non che compagni di camera cosi la chiamo per renderla più allegra , hai tutte le ragione , vivere rinchiusi e vivere nel terrore, rappresentano gravi disturbi celebrali che annullano tutte le funzione , portando l’essere alla pazzia …Spero solo che …….. quella non si deve perdere …per non restare sospesi , annullati , come corpi inesistenti , lottare lottare sempre , sperando che il vero terremoto sia quello umano , nel cambiare e voltar pagina , Siamo stanchi anche noi , le terra trema e tremerà , e questo che vogliono ..cosa hanno in testa , non lo sapremo , ma visto i tempi e quel che sta accadendo , anche i ciechi lo avvertono è nell’aria .
    Coraggio amico la giustizia ingiusta e poco tollerante , crollerà e con lei crollerà il sistema …vivremo meglio ma anche qua scopriamolo da soli . L’uomo deve ancora subire per comprendere, ma messo in croce e intollerante
    e inaccettabile in un era come la nostra , avanziamo in tecnologia ….e indietreggiamo in quel processo naturale che è l’amore ….quando ci sarà questo allora potremo parlare di gabbie aperte strutturate diversamente …..aria aria aria ….ciao Giovanni 😉

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