Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Proposte di riforma carceraria (seconda parte).. di Domenico Papalia

rifos

Pubblico oggi la seconda e ultima parte del progetto di riforma carceraria stilato da Domenico Papalia, detenuto da alcuni mesi a Nuoro (per vedere la prima parte vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/03/proposte-di-riforma-carceraria-prima-parte-di-domenico-papalia/).

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Sarebbe opportuno un Regolamento che valesse per tutte le carceri italiane, mentre ogni carcere ha un proprio regolamento interno e poiché il detenuto è soggetto a continui trasferimenti, si trova spesso che ciò che gli viene consentito  in un carcere gli è precluso in un altro. Un esempio banale: sono 15 anni che non posso mangiare un fico, ecc, ecc., in quanto capito in carceri dove non sono consentiti. Senza nessun motivo, solo perché  la Direzione li considera un frutto privilegiato.

Con la legge n. 354/75 nelle carceri italiane è stata istituita le figure dell’educatore, assistente sociale, Psicologo. Il loro compito dovrebbe servire il detenuto per un periodo dai 3 ai 9 mesi di osservazione e formare una Equipe sotto la presidenza del Direttore e con la presenza del Dirigente Sanitario nonché del Cappellano, che a fine osservazione dovrebbe esprimere indicazioni sul percorso trattamentale e rieducativo del soggetto, previsto dall’art. 1 e 13 legge n. 354/75 e 28 e 29 dell’Ordinamento Penitenziario DPR n. 230/2000. Purtroppo,  la carenza di organico non soddisfa questo adempimento da parte degli operatori penitenziari e dell Magistratura di Sorveglianza, per cui anche il Magistrato di Sorveglianza dovrebbe vigilare su carcere e conoscere il detenuto attraverso periodici colloqui  che spesso lo stesso detenuto chiede.  Ma nessuno esaurisce le sue richieste e allora succede che un condannato chieda un beneficio, gli operatori non lo conoscono e chiedono informazioni al personale di polizia penitenziaria. Quindi, lo stesso Magistrato di Sorveglianza che concede il beneficio non ha mai parlato con il detenuto. Per cui, allo stesso è stato fatto un trattamento superficiale che on corrisponde alla realtà della sua personalità. In questo modo può succedere che il Magistrato rigetti il beneficio ad un detenuto che lo meritava, oppure lo concede ad uno che non lo meritava che poi questo, durante il beneficio, magari commette qualche reato amplificato dalla stampa, e la colpa viene data alla legge Gozzini, mentre la responsabilità sta nella mancanza di una seria osservazione sul soggetto.

Dal 1986 al 1992 vi sono stati gli anni di applicazione prima della legge Gozzini e quindi le carceri erano state portate ad una vivibilità di civiltà penitenziaria molto avanzata, venivano concessi i benefici ed applicato in pieno il principio previsto dall’art. 27 c.III della Costituzione che prevede la finalità rieducativa della pena. Il numero dei detenuti si era ridotto a circa 25000. Oggi le carceri sono sul punto di esplodere e siamo arrivati alla soglia dei 70000 detenuti.

In tutti gli anni del governo Berlusconi non si è fatto un provvedimento di politica carceraria, dimostrando soltanto disprezzo per la popolazione detenuta, facendo in questo modo aumentare la popolazione detenuta che è più che triplicata rispetto a quella del 1990. Nei 223 istituti penitenziari i posti sono 41000 circa. Per cui ci sono circa 30000 detenuti in più e vi lascio immaginare come può essere la nostra vivibilità.

Il carcere come luogo di punizione secondo me è fallito ed il nostro legislatore dovrebbe sforzarsi a lavorare più di fantasia per trovare una forma alternativa al carcere che sia più educativa e remunerativa per la società.

Tenere il detenuto “a vegetare”, chiuso in cella 22 ore su 24, fa male a lui, ma fa tanto male alla società, mentre si dovrebbe fare in modo che possa rendersi utile alla collettività, facendogli fare lavori socialmente utili o azioni risarcitorie nei confronti della vittima del reato, nonché opera di volontariato. La pena oggi non ha più una funzione rieducativa finalizzata all’inserimento del soggetto nella società, in quanto detta finalità è stata svuotata di significato con tutte le leggi di emergenza. Tutto il processo rieducativo del reo ha perso il suo senso. Dicevo prima che il Governo uscente ha dimostrato poca sensibilità per e carceri, tanto che il DPR n. 230/2000 prevedeva che entro il settembre 2005 tutti gli istituti avrebbero dovuto essere dotati di acqua calda e di doccia nelle celle, nonché abbattere i muri divisori nelle sale colloqui. Ciò è stato attuato in alcuni istituti.  A causa del sovraffollamento e delle disperate condizioni di vita, nel 2011 ci sono stati circa 60 suicidi nelle carceri italiane, senza che il Ministero della Giustizia si scomponesse.

Voglio sperare che il nuovo governo faccia una politica seria sulle carceri e senza “doppi binari”, in quanto per tutti i detenuti dovrebbe valere il principio stabilito dall’art. 27 della Costituzione, anche per chi è stato condannato  per reato associativo e rientra nell’art. 4 bis della legge n. 354/75 (articolo che esclude alcune tipologie di reati dai benefici). Anche chi rientra in queste categorie di detenuti ha diritto di essere recuperato, di fare autocritica, di rientrare nel consorzio civile, una volta che accetti di essere sottoposto all’osservazione scientifica sulla personalità, a meno che non si pensi che il carcere non debba avere una funzione educativa. Ormai gli stessi esperti -psicologi, filosofi e conoscitori del settore- sono convinti che il carcere ha fallito in quella che dovrebbe essere la sua funzione. Ma se si vuole mantenerlo, se si vuole fare in modo che la pena possa soddisfare le finalità previste in costituzione, allora andrebbero affrontati le modifiche alla legge penitenziaria che indico in questa proposta.

PROPOSTA

1) Abolizione dell’art. 4 bis della legge penitenziaria n. 354/75 e di tutti quelli ad esso collegati che seguitano a penalizzare anticostituzionalmente una categoria di detenuti.

2) Abolizione del regime di cui al famigerato art. 41 bis O.P. o, perlomeno, umanizzarlo in quanto il regime del 41 bis impedisce, in relazione alla norma costituzionale, la finalizzazione della pena stessa alla rieducazione e al reinserimento sociale del condannato.

3) Abolizione dell’ex legge Cirielli (L. 5.12.2005 n. 251) approvata dal governo Berlusconi.

4) Regionalizzazione dell’esecuzione della pena. Cioè, ogni detenuto sconti la pena nelle carceri della Regione di appartenenza della propria famiglia, affinché i familiari possano essere agevolati nei colloqui. Infatti, il colloquio con le persone care agevola il reinserimento sociale attraverso la valorizzazione dei legami personali e, nel contempo, attenuare la solitudine che accompagna i detenuti durante il periodo di espiazione della pena. “Interrompere il flusso dei rapporti umani significa separare l’individuo dalla sua stessa storia personale, significa amputarlo di quelle dimensioni sociali che lo hanno generato, nutrito e sostenuto” (dott. Claudio Ceraudo, Presidente Medici Penitenziari).

5) Aumentare l’organico della Magistratura di Sorveglianza e degli operatori penitenziari (educatori, psicologi, ecc.). Oggi, per 223 istituti e circa 70 mila detenuti, ci sono 551 educatori e 400 psicologi. Per cui non può essere fatta un’attenta osservazione scientifica del detenuto, per cui, un basso livello qualitativo dell’osservazione psicologica e del trattamento penitenziario per mancanza di organici mortifica il piano rieducativo individualizzato del soggetto detenuto.

6) Approvazione del nuovo codice penale, con meno reati  ed ancor meno carcere, insieme ad un umano abbassamento delle pene ed alla conseguente automatica abolizione dell’ergastolo.

7) Innalzamento a 120 giorni all’anno del beneficio della liberazione anticipata, senza alcuna limitazione  in merito ai reati commessi ed applicazione automatica della Direzione del carcere.

8) Prestare più attenzione all’edilizia penitenziaria.

9) Diritto di voto  per i detenuti, come già pronunciatasi con sentenza favorevole la Corte Europea, in un ricorso di un cittadino inglese contro la Gran Bretagna.

10) Istituzione del Difensore Civico per i detenuti a livello nazionale.

11) Ampliamento delle misure alternative per tutti i reati, rafforzando le sanzioni per chi non rispetta le regole durante i benefici, e la previsione di forma di lavoro socialmente utile che potrebbero essere una forma di risarcimento nei confronti della società.

12) Affettività in carcere (o sesso, o come lo si voglia chiamare) che, in mancanza di strutture, potrebbe essere attuata con la concessione regolare dei permessi premio. Questo eviterebbe la distruzione di tante famiglie e consentirebbe di esercitare la responsabilità della funzione genitoriale.

13) Rivedere la discrezionalità della Magistratura di Sorveglianza, in relazione alla concessione di benefici, stabilendo certi parametri e requisiti che, una volta acquisiti, facciano scattare automaticamente il beneficio. Altre proposte ci sarebbero; ma chiudo questo capitolo, con l’augurio che il nuovo governo se ne faccia carico.

Livorno 14/12/2011

Domenico Papalia

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