Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il carcere non è riabilitazione ma mortificazione.. di Marcello Dell’Anna

Pubblico oggi un altro testo di Marcello Dell’Anna.

Marcello è il simbolo della totale mancanza del rispetto dei principi del trattamento da parte del D.A.P.

Marcello era tra i detenuti collocati nella sezione dell’AS.1 di Spoleto, prima che fosse smantellata intorno a fine luglio, e i suoi membri recapitati, come pacchi postali, nelle carceri di mezza Italia, senza nessuna considerazione del percorso intrapreso da ciascuno di essi, in anni di detenzione. Marcello è finito “in esilio” in Sardegna, nel carcere di Badu e Carros a Nuoro.

Ora cito un passaggio dalla sua ultima lettera che abbiamo pubblicato (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/12/26/fatemi-scontare-i-mio-fine-pena-mai-vicino-alla-mia-regione-di-marcello-dellanna/) che sintetizza bene tutto l’assurdo di questa vicenda..

“Il perché sono stato “deportato” qui in Sardegna? Perché sono “colpevole” di avere avuto il coraggio e la volontà, nel corso di questi lunghi anni di detenzione, di prendere le dovute distanze dal mondo criminale, recidendo ogni rapporto col passato. Perché sono “colpevole” di essere stato insignito con diversi Encomi per comportamenti distinti. Perché sono “colpevole” di avere scritto due libri ed avere donato in beneficenza il ricavato. Perché sono “colpevole” di avere studiato in tutti questi anni, con sacrifici e difficoltà, conseguendo il Diploma e poi la Laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti. Perché sono “colpevole” di essere uscito in permesso per 14 ore, libero e senza alcuna scorta di polizia, in occasione della mia recente Laurea e, invece di scappare, sono puntualmente rientrato in carcere, sapendo di avere buone probabilità di uscirne solo da morto. Ecco, sono “colpevole” di avere dimostrato a tutti, specialmente ai nostri dirigenti che, almeno IO oggi, la Legge la rispetto… Per questo mio percorso rieducativo di ammirevole straordinarietà, il Dipartimento mi ha ritenuto COLPEVOLE per essere riuscito a diventare una persona diversa e migliore, riservandomi così la Sua speciale “ricompensa”, quella di trasferirmi in Sardegna, privandomi così degli affetti più cari”.

Vi lascio ora a questo testo di Marcello Dell’Anna.

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In questi ultimi anni le condizioni di detenzione sono andate peggiorando in tutti gli istituti di pena. E ciò fondamentalmente a causa della politica criminogena dagli ultimi governi, nonché della loro gestione economizzatrice, che hanno trasformato le carceri in reclusori umani, senza le cose minime indispensabili.

Le modifiche intervenute sin dagli anni ’90 combinano, in una morsa stringente, il principio della punizione spietata e inflessibile e quello opposto dei premi incentivanti e elastici. Il primo applicato ai detenuti “magari ravveduti e recuperati”, il secondo ai collaboratori di giustizia “magari rimasti delinquenti e pericolosi”. Come l’inferno dantesco, la legge del ’92 porta scritto: lasciate ogni speranza voi ergastolani; dal carcere si esce solo con la collaborazione. Ecco, quindi, lo spirito umanizzatore, la morale della legge. Secondo la propaganda dello Stato, invece, è finito il carcere afflittivo. Il carcere sarebbe diventato il punto di partenza per il progetto di recupero del condannato. E la pena lo strumento di risocializzazione (sic!).

Ebbene la pretesa  trasformazione dei mezzi di coercizione in strumenti di recupero sociale è raffinata ipocrisia. Nella società attuale la pena è essenzialmente vendetta: strumento repressivo della classe dominante a difesa dei propri interessi e privilegi. Il carcere oggi non è un luogo di riabilitazione ma di mortificazione. Basti pensare che il nuovo regolamento carcerario varato nel 2000 dedica al trattamento penitenziario 109 dei 136 articoli complessivi. Lo scopo dichiarato deve essere quello di <<aprire il carcere all’interno>> e di dare ai detenuti la possibilità di <<formarsi e di apprendere un mestiere>>. Esso fa sfoggio di buoni propositi.

Ma questi buoni propositi restano lettera morta, in quanto per realizzare i servizi assicurati, bisognerebbe rifare l’intero sistema carcerario, che è stato costruito per segregare il detenuto, per farlo soffrire e per umiliarlo. La verità è che la situazione carceraria è una realtà di progressiva invivibilità in quanto per realizzare i servizi assicurati bisognerebbe rifare l’intero sistema carcerario, che è stato costruito per segregare il detenuto, per farlo soffrire e per umiliarlo. La verità è che la situazione carceraria è una realtà di progressiva invivibilità in quanto la politica penitenziaria del potere è ispirata alla tolleranza zero, al potenziamento degli strumenti di coercizione. Si parla che il lavoro in carcere è più di un importante elemento del trattamento penitenziario, quando invece le retribuzioni sono miserevoli e vergognose da rasentare lo sfruttamento e il ricatto; o di clima più aperto quando i detenuti, in alcuni istituti, sono ammassati e chiusi nelle loro celle 22 ore al giorno. Quindi si tratta di sonore prese in giro.

E poi si nascondono le difficoltà reali: ad esempio, il mancato rispetto del principio della territorialità della pena (secondo il quale i detenuti devono essere ristretti in prossimità della regione di residenza) comporta la totale impossibilità di avere regolari rapporti con i propri famigliari, con la propria madre, con la propria moglie e figli, magari minori di età, dal momento che i loro mariti, padri, fratelli, vengono trasferiti in carceri posti a centinaia di chilometri lontano.

Dunque, con la pretesa di umanizzazione della realtà interna al carcere, il nuovo regolamento copre il nuovo livello di disumanizzazione e credibilità verso cui procede ogni giorno la realtà carceraria. Nel nostro sistema, per esempio, non solo le pene sono elevatissime, ma si scontano ancor prima della condanna; per non parlare poi della pena dell’ergastolo ostativo ai benefici penitenziari. Condanna quest’ultima che mura vive le persone nelle loro celle e per sempre, con buona pace della pena di  morte che l’Italia…. dice di avere abolito… solo sulla carta!!!

Questi aggravamenti, quindi, altro non sono che una misura di furore punitivo contro tutti i detenuti sospinti alla galera permanente e di meschinità corruttiva destinata all’imbarbarimento ulteriore della vita sociale. Le carceri oggi sono piene di giovani senza lavoro, di extracomunitari, di tossicodipendenti, ladruncoli, rapinatori, ecc., che di norma scontano tutta la loro pena senza che gli venga concessa nessuna misura alternativa. Il carcere è certo l’istituzione di massima violenza fisica e psichica ove le sofferenze inflitte sono quotidiani e vengono alla luce solo nei casi più gravi. C’è un peggioramento evidente. Il sovraffollamento, i suicidi, i dispotici trasferimenti, le discriminazioni, le leggi criminogene del ’92 e quelle successive, la mancanza di assistenza sanitaria, sono solo alcuni aspetti di questo peggioramento. Maggioranza e opposizione temporeggiano a concordare un provvedimento di clemenza (sono necessari, si badi, condono e amnistia!) in quanto  nessuna delle due coalizioni vuole perdere voti, dato che le nuove elezioni sono ormai alle porte. Quindi, hanno accantonato ogni progetto di misure di clemenza, arroccandosi nel proprio cinismo punitivo. Questa è la posizione tipica di un apparato repressivo che dimentica la giustizia di cui parlano non è giustizia gusta ma una macchina oppressiva e iniqua. Lo stato non deve pensare oggi a costruire nuove carceri ma bensì a dare un posto di lavoro a chi esce dal carcere. Oggi il carcere è un inferno, i reclusori sono affollati e invivibili non per una distorta politica della giustizia ma per l’applicazione di una giustizia criminogena a dispetto della conclamata finalità rieducativa della pena.

Casa Circondariale di Nuoro 01 novembre 2012

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3 pensieri su “Il carcere non è riabilitazione ma mortificazione.. di Marcello Dell’Anna

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Quanta ragione hai Marcello 😦

  2. Pina in ha detto:

    Quello che hai scritto e un quadro perfetto 😉

  3. Giuseppe Rotundo in ha detto:

    Caro Marcello,mi sto nutrendo delle tue lezioni di vita civile……….
    ti abbraccio forte forte…..
    Giuseppe dei cavalli!

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