Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Istanza al D.A.P… di Giovanni Mafrica

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Dopo lo smantellamento della sezione A.S.1 di Spoleto -avvenuta intorno a fine luglio- Giovanni Mafrica è stato, tra i componenti di quella sezione, uno di coloro che hanno avuto la sorte peggiore, venendo spedito (il termine “spedire” è voluto, perché queste persone sono state trattate come pacchi postali) presso uno dei peggiori carceri italiani, quello di Parma (per leggere la prima lettera che Giovanni ci ha inviato dopo il trasferimento vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/17/da-giovanni-mafrica-trasferito-nel-carcere-di-parma/).

Da quel momento Giovanni iniziò subito una battaglia per la tutela dei suoi diritti, in particolare quello allo studi. Abbiamo pubblicato altri 4 post dedicati alle sue battaglie e alle sue riflessioni, dopo la prima lettera da Parma, sopra citata.

In questo post pubblico una istanza che Giovanni inviò a D.A.P. il 29 settembre, dove chiedeva la tutela del suo diritto  a proseguire gli studi intrapresi nelle precedenti case di reclusione (Biella, Parma), e anche (la tutela) di una vera possibilità di trattamento penitenziario, e quindi di prospettiva di risocializzazione. Non mancano indicazioni critiche sul modo di operare del carcere di Parma.

Pare che il D.A.P. a questa istanza abbia risposto con un diniego delle richieste di Giovanni e.. quanto alla prosecuzione dei suoi studi.. abbia suggerito che potrebbe procedere come privatista.. No comment.

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Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – Direzione  Generale dei detenuti e trattamento – Ufficio II – Sezione II – Reparto II.

E per conoscenza:

Al Presidente della Repubblica; Ministro della Giustizia; Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria dott. Pietro Buffa; Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia; On. Rita Bernardini; al Presidente del movimento “Science for peace” dott. Umberto Veronesi; Garante dei diritti del detenuto regione Emilia Romagna avv. Desi Bruno; direttore di Ristretti Orizzonti dott. Ornella Favero; all’associazione Antigone; all’Ufficio educatori della C/R di Parma.

Il sottoscritto Giovanni Mafrica, attualmente ristretto  presso il reclusorio di Parma, si rivolge a questo ufficio per espor quanto in appresso.

Premesso:

che in data 2 agosto 2012, lo scrivente ha inoltrato istanza di trasferimento presso altro istituto per motivi di studio, in quanto nella sez. A.S.1 del suddetto istituto penitenziario non è istituito alcun corso scolastico che possa dare seguito a tale percorso intrapreso negli istituti di provenienza -Biella -Spoleto. Tanto detto

Richiede

Venga vagliata la su citata istanza per i motivi contenuti nella stessa. Diversamente, nel caso in cui questo ufficio non dovesse accogliere, per motivi di opportunità o altro, la presente istanza, in subordine

chiede

Alla S.V. di volere quantomeno, con le modalità che riterrà opportune, intervenire presso la Direzione di Parma, affinché venga garantita una qualità di vita detentiva dignitosa, rispettante dei parametri contenuti nell’Ordinamento Penitenziario e nella Costituzione. Tenendo, altresì, in considerazione che lo scrivente, essendo ergastolano, non gli viene, in qualità di condannato, consentito: alcuna iniziativa testa alla risocializzazione; ad impegni, ai sensi del’art. 77 O.P. D.L. luglio 1975 n.354, di dibattiti, incontri culturali con il tessuto sociale locale e nazionale.

Che, inoltre, essendo l’istante impegnato attivamente sulla tematica relativa all’abolizione della pena inumana e degradante corrispondente all’ergastolo ostativo (in proposito vorrei fare/vi una domanda di vero cuore e cioè <<una pena perpetua, che relega all’oblio, in sostanza che esclude dal consorzio sociale per tutta la durata della vita, è compatibile con il senso di umanità contenuto nell’art. 27 della Costituzione?>> Ed ancora: <<Può dirsi finalizzata al reinserimento quando questa, se conseguita, sarà inservibile in una vita, quella in carcere, priva di qualsiasi rapporto con l’ambiente sociale?>> Mi scuso per questa digressione e per il cambio del registro linguistico, ma vorrei tanto una risposta concreta in merito), le restrizioni e le limitazioni arbitrarie di spazi di ogni genere imposte da questa direzione (come ad es. il diniego di tenere in stanza il personal computer per motivi di studio, autorizzato allo scrivente negli altri istituti di provenienza; si chiede perché questa disparità di trattamento- utile per una crescita culturale, altresì vantaggioso per una più chiara esposizione di pensieri, confronto e altro) impedisce e preclude anche tale attività di carattere sociale, di dovere morale in violazione dell’art. 2 della Costituzione. In vero ciò dipende anche e soprattutto dalla mancanza, in questo reclusorio, di un regolamento interno (art. 16 L. 26 luglio 1975 . 354 O.P.), volto ad impartire quei nobili criteri contenuti nell’illuminato D.P.R. 30 giugno 2000/230, oltre all’innegabile disposizione culturale atta all’annullamento della personalità detenuta che denota e contraddistingue il carattere punitivo di questa direzione nel suo insieme.

In attesa di un positivo riscontro, invia cordiali saluti.

Parma 29.09.2012

In fede

Giovanni Mafrica

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