Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Fatemi scontare i mio “fine pena mai” vicino alla mia regione… di Marcello Dell’Anna

Celses

Marcello Dell’Anna, è uno di quei detenuti che, dopo lo smantellamento, a fine luglio, della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto, sono stati sballottati come tanti pacchi postali nelle carceri di mezza Italia.

Marcello Dell’Anna è finito a  Nuoro, nel carcere di Badu e Carros. E lì sono finiti anche Salvatore Pulvirenti, Domenico Papalia, Santo Barreca.

Il carcere di Badu e Carros ha sempre avuto una fama famigerata. Marcello però in questa, come in altre occasioni, ci ha fatto capire che Badu e Carros è un carcere che, adesso, rispetto al passato, cerca di garantire un trattamento dignitoso ai detenuti. Attualmente vi sarebbe un autentica volontà rieducativa. Che però si scontra con tanti ostacoli di “sistema”, come la mancanza di adeguati finanziamenti.

Resta però il fatto che un ergastolano come Marcello dell’Anna, è costretto a stare in una cella con altri detenuti, in violazione totale della legge (art. 22 Codice Penale, che impone l’isolamento diurno per i condannati all’ergastolo). E il trasferimento in Sardegna gli rende praticamente impossibile avere colloqui con la moglie e con i figli.

Sebbene ogni trasferimento di questo genere è contestabile, con Marcello siamo addirittura al delirio.

Si tratta di uno di quei detenuti che, negli anni della detenzione, ha effettuato un percorso letteralmente straordinario, come scrivo anche nella prima lettera che, dal carcere di Badu e Carros, Marcello ci ha inviato (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/09/17/e-cosi-che-il-dap-tratta-i-detenuti-meritevoli-lettera-di-marcello-dellanna/).

Ma voglio riportare un brano del suo testo che pubblico oggi, dove, tramite la forma del definire ciò di cui è “colpevole”, riporta alcuni “argomenti” che rappresentano una sintesi di alcuni suoi importanti raggiungimenti:

“Il perché sono stato “deportato” qui in Sardegna? Perché sono “colpevole” di avere avuto il coraggio e la volontà, nel corso di questi lunghi anni di detenzione, di prendere le dovute distanze dal mondo criminale, recidendo ogni rapporto col passato. Perché sono “colpevole” di essere stato insignito con diversi Encomi per comportamenti distinti. Perché sono “colpevole” di avere scritto due libri ed avere donato in beneficenza il ricavato. Perché sono “colpevole” di avere studiato in tutti questi anni, con sacrifici e difficoltà, conseguendo il Diploma e poi la Laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti. Perché sono “colpevole” di essere uscito in permesso per 14 ore, libero e senza alcuna scorta di polizia, in occasione della mia recente Laurea e, invece di scappare, sono puntualmente rientrato in carcere, sapendo di avere buone probabilità di uscirne solo da morto. Ecco, sono “colpevole” di avere dimostrato a tutti, specialmente ai nostri dirigenti che, almeno IO oggi, la Legge la rispetto… Per questo mio percorso rieducativo di ammirevole straordinarietà, il Dipartimento mi ha ritenuto COLPEVOLE per essere riuscito a diventare una persona diversa e migliore, riservandomi così la Sua speciale “ricompensa”, quella di trasferirmi in Sardegna, privandomi così degli affetti più cari”.

Come dissi nel post di cui sopra ho riportato il link… “E’ così che il DAP tratta i detenuti meritevoli”.

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Se lo Stato mi ha “condannato a morte”, almeno fatemi espiare questo “fine pena MAI” in prossimità della mia regione

Nei giorni scorsi, precisamente lunedì 22 ottobre, un nutrito numero di senatori della Repubblica, facenti parte della “Commissione straordinaria del Senato per la tutela e la promozione dei diritti umani”, ha visitato il carcere di Badu e Carros. La valenza e la rilevanza di questa autorevole visita ha avuto senza dubbio una positiva risonanza nel panorama politico italiano e regionale, ma anche una buona copertura mediatica. E’ importante però che chi dispone di un diritto ispettivo lo eserciti appieno. Infatti, chissà perché, mi sorge il dubbio che questi tour non avranno i risvolti sperati. Nel’occasione della visita ho avuto modo di parlare con alcuni Senatori, che hanno sostato per pochi minuti dietro alla mia cella (con buona pace della “tutela e promozione dei diritti umani”, dato che parlare dietro a delle sbarre non ha nulla di “diritto umano”), ed ho voluto sollevare il problema della territorialità della pena, nonché il diritto di espiare la pena dell’ergastolo in celle singole e non multiple, atteso che uno deve starci per tutta la vita. Chi scrive è stato per vent’anni ristretto in celle singole “perché ritenuto pericoloso” e, credo, che non si può essere considerati pericolosi “a convenienza”, dal momento che oggi, per esigenze di struttura  dell’istituto di Nuoro, vengo allocato in cella multipla con altre persone, con conseguenze psicologiche ben immaginabili. Delle due l’una: o sono pericoloso o non lo sono più!! Infatti, mi ha fatto sorridere uno di loro, quando, nell’andar via, mi ha sussurrato: “..Dr Dell’Anna ha ragione! Molto spesso anch’io voglio stare da solo a casa… perché non sopporto nemmeno mia moglie…”. L’Ill.mo Capo del Dipartimento dovrebbe comprendere che non si può espiare una condanna a morte in una cella multipla condivisa con altri ergastolani, e lontani dalla propria famiglia senza effettuare i colloqui a notevole distanza. Mi verrà pretestuosamente risposto come al solito che la causa è il sovraffollamento. Ebbene, allora dico, gentili Senatori tutti, gentili parlamentari che visitate le prigioni, non ci servono le vostre passeggiate e i vostri tuor se non fate mea culpa e stracciate a prima le leggi criminogene che hanno prodotto questi livelli indecorosi di sovraffollamento e vi decidete ad approvare in tempi brevi un provvedimento di clemenza, mettendo fine ai numerosi “suicidi” che avvengono nelle nostre carceri. Il sovraffollamento rende intollerabili le condizioni di vita nelle carceri. E sebbene i problemi sono evidenti, Badu e carros, bisogna dirlo, è oggi un carcere proiettato a dare concreta attuazione al principio rieducativo e non a quello repressivo/vendicativo, e la Direzione  è sempre più aperta alla creazione di progetti, corsi culturali, laboratori artigianali, sebbene si necessita di finanziamenti per dare concretezza al principio rieducativo. Per contro, il personale di  polizia penitenziaria è in una condizione di abbondono e sottorganico di decine di unità. Le ferie dei poliziotti in alcuni istituti non sono nemmeno assicurate. Le ore di servizio prolungate portano a livelli di stress inimmaginabili e incivili per uno Stato democratico.

Chi vi scrive? Io sono un detenuto ergastolano, un “vivo-già-morto” recluso  nel carcere di Badu e Carros da appena 90 giorni. Il perché sono stato “deportato” qui in Sardegna? Perché sono “colpevole” di avere avuto il coraggio e la volontà, nel corso di questi lunghi anni di detenzione, di prendere le dovute distanze dal mondo criminale, recidendo ogni rapporto col passato. Perché sono “colpevole” di essere stato insignito con diversi Encomi per comportamenti distinti. Perché sono “colpevole” di avere scritto due libri ed avere donato in beneficienza il ricavato. Perché sono “colpevole” di avere studiato in tutti questi anni, con sacrifici e difficoltà, conseguendo il Diploma e poi la Laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti. Perché sono “colpevole” di essere uscito in permesso per 14 ore, libero e senza alcuna scorta di polizia, in occasione della mia recente Laurea e, invece di scappare, sono puntualmente rientrato in carcere, sapendo di avere buone probabilità di uscirne solo da morto. Ecco, sono “colpevole” di avere dimostrato a tutti, specialmente ai nostri dirigenti che, almeno IO oggi, la Legge la rispetto… Per questo mio percorso rieducativo di ammirevole straordinarietà, il Dipartimento mi ha ritenuto COLPEVOLE per essere riuscito a diventare una persona diversa e migliore, riservandomi così la Sua speciale “ricompensa”, quella di trasferirmi in Sardegna, privandomi così degli affetti più cari, impedendomi di continuare la mia formazione accademica e facendomi regredire nel trattamento. Qui non potrò mai effettuare colloqui con mia moglie e mio figlio per la distanza e le difficoltà economiche.

Casa Circondariale di Nuore 25 ottobre 2012

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2 pensieri su “Fatemi scontare i mio “fine pena mai” vicino alla mia regione… di Marcello Dell’Anna

  1. icittadiniprimaditutto in ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Non ho parole, non ne trovo di fronte a questi fatti, è abominevole ma succede…

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