Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il terremoto in carcere (prima parte).. di Giovanni Lentini

La nostra cara Mita, ci ha inviato questo testo di Giovanni Lentini -detenuto ad Opera- uno degli amici storici del Blog.

Nessuno ha mai riflettuto su cosa sia vivere l’esperienza di un terremoto.. dal carcere…

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ll terremoto in carcere e in testa

Venti giorni prima sentivo la branda vibrare. Chiedevo quotidianamente al mio amico Leo se anche lui sentisse il suo letto tremare. Mi diceva sempre di no. A volte quando glielo chiedevo mi guardava strano e poi sorrideva. Probabilmente pensava: “Questo sta impazzendo davvero, avrebbe bisogno di una visita psichiatrica o dello psicologo”. Percepivo questo suo pensiero.

Alle 4 di mattina del 20 maggio sentii un colpo forte contro la mia branda, pochi attimi dopo colpi a ripetizione, e sempre più violenti… Mi alzai di scatto e rimasi seduto sul mio letto, cercavo di capire se si trattasse di un brutto sogno o fosse la realtà… Leo dormiva… non volevo svegliarlo… Se fosse stata solo una mia impressione mi avrebbe preso per pazzo e non avrebbe avuto torto… Quando sentii il pavimento muoversi sotto i miei piedi e le pareti che oscillare cominciai a gridare… “Leooo. Leoooo. Leooo. Alzati! Il terremoto! Il terremoto, cosa facciamo?”.

Lui impassibile come sempre; cercava con gli occhi un posto dove potevamo ripararci… Il blindato si muoveva rumorosamente come se qualcuno lo scrollasse violentemente… un’energia strana nell’aria… rumore di vento… grida strazianti degli altri detenuti chiusi come noi in cella… Eravamo in trappola come dei topi…

Non esiste una via di fuga o un poste dove puoi ripararti quando sei chiuso in una cella; quando sei un carcerato devi stare lì… nessuno può aiutarti, nessuno può aprirti il blindato (la porta).

Non si può… Bisogna aspettare ordini “dall’alto”!

Non puoi scendere per strada per salvarti e per soccorrere qualcuno che è messo peggio di te… Devi solo aspettare l’imprevedibile; la scossa successiva, che magari è quella fatale, quella che in un istante potrebbe seppellire ogni speranza…

Fine prima parte.

Giovanni Lentini

Carcere di Bologna, maggio 2012  

 

(attualmente Giovanni Lentini si trova nel Carcere di Opera)

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5 pensieri su “Il terremoto in carcere (prima parte).. di Giovanni Lentini

  1. icittadiniprimaditutto in ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
    Add your thoughts here… (optional)

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Uomini e topi, più topi che uomini in questo caso, ma i topi hanno una via di fuga, sono veloci e sanno come salvarsi, per gli uomini non c’è niente da fare se non pregare…. deve essere tremendo.

  3. Pina in ha detto:

    Ogni tanto sento dire cosa si deve fare in caso di terremoto, ma io mi chiedo chi e chiuso in trappola, dove ripararsi , se non c’è via di scampo. Cavolo che fine si fa, morte viva con paura, se hai il tempo di assistere , altrimenti sepolto vivo , fine orrenda..ma se rimani sotto le macerie e sei ancora vivo , aspetti i soccorsi, che
    avvolte , parliamoci chiaro arrivano tardi , e sei stecchito …

  4. Laura Rubini in ha detto:

    So cosa vuol dire sentire il terremoto, sono di perugia, da noi fece la scossa tremenda nel 1997.
    Ma non posso immaginare l’esperienza di rimanere intrappolati………..certamente è orribile la consapevolezza di non avere vie di fuga……………
    Laura R. (amica di Mita)

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