Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Intervista autobiografica a Pasquale De Feo

Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- è uno dei protagonisti storici di questo Blog.

Oggi pubblico una intervista, che fa parte di un ciclo di interviste autobiografiche che accompagneranno favole scritte da detenuti, per un progetto di libro di “favole dal carcere” che sta portando avanti la nostra preziosa Grazia Paletta.

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Luogo e data di nascita: sono nato a Pontecognano (Salerno) il 27/01/1961.

Note sulla tua famiglia: dieci figli, sei maschi e quattro femmine, mia madre è deceduta nel 2001. Ha tredici nipoti, tre pronipoti e un quarto arriverà per la fine del mese.

Il gioco quotidiano quando eri piccolo: erano tre. Uno era il calcio, nel mio rione c’era uno spiazzo e giocavamo partite interminabili, a piedi nudi. L’altro gioco che facevamo, e credo che siano stati  gli americani sbarcati a pochi km d dove abitavo a lasciarlo in eredità, consisteva nel disegnare due cerchi nella terra, formare due squadre e poi, con dei bastoni di circa un metro, ricavati dalle scarpe e altri due di venti centimetri appuntiti alle estremità, si batteva a una delle estremità per farlo saltare e al volo con l’altro si colpiva per mandarlo nel cerco avversario. Ricordo che spesso ci rompevamo la testa, quando non eravamo attenti, il bastoncino piccolo (in dialetto PIVESO) ci poteva finire in testa o addosso con molto dolore. La sera giocavamo a nascondino.

La tua storia preferita: ce ne sono tante che mi piacciono, sia da bambino che da grande, sceglierne una mi viene difficile.

In quale personaggio ti immedesimavi preferibilmente?: in tutti i personaggi dei libri che leggo.

Avevi un amico immaginario?: no, ma quando leggevo, mentalmente dialogavo e parteggiavo con qualcuno dei protagonisti.

A quanti anni hai ritenuto di essere diventato  adulto?: forse troppo presto, questo ti allontana dai ragazzi delle tue età e ti può far commettere deglli errori.

Quali erano i tuoi progetti di vita per il futuro?: normali.. una famiglia dei figli e diventare benestante, creando una azienda. Per arrivarci ho preso le scorciatoie che ti fanno arrivare subito, ma la caduta è molto dolorosa e piena di sofferenze.

Inizio detenzione: 20 agosto 1983, questa carcerazione. La prima volta fu il 15 agosto 1975, feci meno di due mesi e fui scarcerato il 9 ottobre 1975.

Descrivi le tue emozioni durante il primo mese di carcere: nei primi giorni, nel primo mese e nei primi mesi, pensi che presto tornerai a casa. Quando sei giovane hai il delirio di onnipotenza e pensi di essere più forte di ogni cosa e che il mondo ti appartenga.

Il tuo pensiero felice, quello che ti aiuta a volare via: l’amore, i ricordi, episodi di felicità. Solo il passato può farci sognare. Sono ergastolano, non ho presente né futuro, solo il passato.

Il tuo pensiero felice, quello che ti aiuta  rimanere dove sei: non ci può essere nessun pensiero felice che mi possa aiutare a rimanere in questo luogo. Nei primi anni c’è la speranza, poi subentra la rassegnazione e in ultimo l’abitudine, la peggiore. In questi passaggi diventi duro e forte, a un certo punto lo sei così tanto da poter affrontare qualsiasi avversità.

Descrivi il luogo immaginario dove ti rifugi per stare bene: il luogo dove sei stato felice, quello rimane il tuo paradiso. Quando ero bambino ho trascorso dai nonni, momenti che non potrò dimenticare: la casa e il paese dei nonni sono nel mio cuore, ora ci abita mio padre dopo che è morta mia madre. Anche da adulto ho trascorso momenti indimenticabili, quando viaggio con  la mente penso al paese nel Cilento e questo mi dà serenità. Il mio luogo immaginario è un piccola isola disabitata nei Caraibi, dove viviamo io e una donna, liberi e felici.

Qual è il libro più bello che hai letto e perché lo ritieni tale?: “Un uomo” di Oriana Fallaci, il protagonista, realmente vissuto, ha subito le torture e il carcere, senza mai abbassare la testa, lottando contro la tirannia e l’ingiustizia.

Il tuo sogno ad occhi aperti: fermare il tempo, per vivere una vita non vissuta.

Il tuo primo pensiero quanto ti svegli: ecco un altro giorno uguale a ieri.

Il tuo ultimo pensiero quanto stai per addormentarti: penso alla mia vita sprecata.

Immagina di parlare con il bambino per il quale hai scritto la tua storia, digli quello che vuoi e spiegagli come fare per costruire un ponte “dentro/fuori”: gli direi che le parole costruiscono il mondo, pertanto d’impararle, con l’istruzione e la lettura, in modo da poter capire e avere la consapevolezza di come funziona la società in cui si vive. Di guardare tutti gli esseri umani allo stesso modo, di lottare sempre contro le discriminazioni, per l’affermazione dei diritti per tutti, perché quando una parte della società viene esclusa, si calpesta la civiltà e il principio universale dell’eguaglianza. Gli rammenterei che la civiltà i un paese si misura dalle sua carceri e i muri che le costituiscono non devono escludere le persone che vi sono rinchiuse, perché esse sono membri effettivi della società.

…E ora dagli un consiglio per far sì che il suo diventare adulto sia un muro crollato ogni giorno: fai prevalere la ragione sulle certezze, affinché la tua vita sia costruita su basi solide e non su schermi di allevamenti in batterie, come i polli.

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6 pensieri su “Intervista autobiografica a Pasquale De Feo

  1. Pina in ha detto:

    Belle parole come sempre mio caro amico , ecco come io ti vedo un personaggio delle fiabe , dove no so perché ti hanno fatto questo “stortura” ,pur sapendo mi piace immaginarti cosi , evitando cosi di essere catapultata fuori, e di perdere la mia rotta …So che cammino nel giusto e li la mia direzione , vedere gli uomini capirsi e soprattutto volersi bene , ricordando sempre che si può tutto rimediare , anche l’irrimediabile …quando si dice questo lo stiamo perdendo ,eppure, accorrono delle forze , che ti lasciano vivere e essere ancora qua…neanche la scienza può dare una risposta …Apriamo gli occhi e vediamo il nostro mondo , non è questo perché in effetti , tutti i personaggi sono reali e fanno più male del fiabesco,, privi di sentimenti e cosi ammalati…perché sono sicura , che qua c’è lo zampino di una forza potente che è l’uomo stesso.
    Forse come dici tu mio caro amico , l’istruzione ti insegna e ti valorizza nel vivere civile …basta i pregiudizi.
    o forse occorre quel bastone , costruito a mano con scarpe vecchie per capire come la vita e tutto un gioco, ma senza farci del male …Ciao Pasquale 😉

  2. icittadiniprimaditutto in ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
    Add your thoughts here… (optional)

  3. pamela in ha detto:

    a me piace leggere te…

  4. Alessandra lucini in ha detto:

    Ti ho letto di corsa, come sono sempre in questi giorni, ma aspetto a risponderti al mio ritorno. A più tardi amico mio.

  5. Alessandra lucini in ha detto:

    Ciao pasquale eccomi di nuovo qui a leggerti, lo sai quanto lo faccio volentieri e quanto aspetto i tuoi scritti, sono sempre , sai cosa dico quando parlo di te ai miei amici? “Io se avessi vent’anni di meno chiederei a Pasquale di sposarmi anche se non l’ho mai visto” Davvero dico così…. bè intendiamoci, tu potresti dirmi di no, e faresti bene a dirmi di no. ti abbraccio Pasquale con tanta, tantissima stima

  6. Alessandra lucini in ha detto:

    Scusa ho scritto Pasquale con la minuscola, rimedio subito PASQUALE.

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