Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

41 bis: che fare? Denunciamo!… di Giuseppe Mainardi

Già una volta ci eravamo imbattuti in Giuseppe (Peppe) Mainardi, nell’ambito della rubrica “Da dentro a dentro” (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/10/09/da-peppe-a-carmelo/).

Oggi pubblico un testo di Giuseppe Mainardi, detenuto a Sulmona, che ritorna sui temi del 41 bis.. ovvero ritorna sui temi di un sistema che è -andando al sodo e senza edulcorazioni o giri di parole- tortura.

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La legittimità del secondo comma dell’art 41 bis O.P., fu sancita dalla Corte Costituzionale con le sentenze 349/93, 351/96, 376/97 e con quest’ultima la Consulta ribadì il principio per il quale le misure adottabili a seguito di provvedimento  ministeriale non potevano consistere  in restrizioni ulteriori rispetto a quelle già inerenti lo stato di detenzione: <<Non vi è dunque, precisava la Corte nel 1997- una categoria di detenuti  individuati a priori in base al titolo di reato, sottoposti ad un regime differenziato:  ma solo singoli detenuti, condannati o imputati per delitti di criminalità organizzata, che l’amministrazione ritenga, motivatamente e sotto il controllo dei Tribunali di Sorveglianza, in grado di partecipare, attraverso i loro collegamenti interni ed esterni, alle organizzazioni criminali e alle loro attività, e che, per questa ragione sottopone -sempre motivatamente e con il controllo giurisdizionale- a quelle sole restrizioni che siano concretamente idonee a prevenire tale pericolo, attraverso la soppressione o la riduzione delle opportunità che in tal senso discenderebbero dall’applicazione del normale regime…”

Al fine di dare piena attuazione delle sentenze della Corte Costituzionale, fu emanata, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, una circolare ministeriale con una esplicita  rivisitazione delle prospettive trattamentali, doverose e costituzionalmente imposte, per i detenuti sottoposti a regime detentivo speciale, di cui all’art. 41 bis comma 2 O.P., nella quale è dato leggere: <<un altro aspetto  significativo nella sentenza più recente riguarda l’illegittimità di restrizioni in materia di osservazione e trattamento>>.  Si legge nella sentenza in questione: <<… l’applicazione del regime differenziato ex art. 41 bis comma 2, non comporta e non può comportare la soppressione o la sospensione delle attività di osservazione e trattamento individualizzato previste dall’art. 13 O.P., né la preclusione alla partecipazione del detenuto ad attività culturali, ricreative, sportive e di altro genere, volte alla realizzazione della personalità, previste dall’art. 27 dello stesso O.P.>>.

Da siffatta giurisprudenza tesa ad assicurare le esigenze di praticabilità di un percorso di recupero e di tutela della dignità del detenuto, di qualunque gravità fossero le colpe di cui egli si fosse macchiato, in linea con la difesa di quei valori fondamentali della persona umana che costituiscono il cardine della nostra Carta Costituzionale e dell’intero ordinamento- è nato dunque l’obbligo cogente, per l’amministrazione, di assicurare le condizioni per le quali le attività di trattamento ed osservazione potessero effettivamente esplicarsi, pena la definitiva declaratoria di incostituzionalità dell’istituto>> (Circ. Dap. 20 febbraio 1998 n.3470/5920). Nella circolare citata si precisa che <<per quanto concerne le attività in comune in ogni sezione… devo essere OBBLIGATORIAMENTE predisposte uno o più sale per attività in comune di tipo culturale e ricreativo e sportivo. L’adeguamento, in questo senso, del regime detentivo, trova la sua motivazione anche nel rispetto dell’esplicito dettato della giurisprudenza costituzionale. La sala o le sale dovranno essere all’uopo attrezzate e potranno altresì contenere la biblioteca di sezione. Per quanto concerne le attività sportive, anche qui si tratta di uno degli elementi di trattamento e rieducazione esplicitamente indicati come essenziali dalla giurisprudenza costituzionale; ove all’interno della sezione non sia possibile attrezzare locali per le attività previste dall’art. 12 O.P., dovranno essere utilizzati locali di altre  sezioni (…). In ogni caso, l’uso del campo sportivo  potrà essere consentito per un’ora la settimana (…)>>.

Con la citata circolare il Ministero della Giustizia si è messo “a posto”. Peccato però che nell’attuazione della circolare in questione, ogni Direzione, o meglio dire i G.O.M., l’hanno stravolta arbitrariamente mantenendo le loro “leggi”. Ma la cosa più grave è che i Magistrati di Sorveglianza – che per legge (artt. 5 e 75 D.P.R. 230/2000) devono vigilare sullo svolgimento  del trattamento dei detenuti, sono a conoscenza della segregazione in cui si trovano i reclusi al 41 bis, rendendosi complici delle violazioni che  da decenni persistono in tali sezioni speciali.

Pertanto, in attesa di attività di trattamento e di osservazione, quindi di attività culturali, ricreative, sportive e di altro genere e, se si considera la riduzione delle ore d’aria (con l’ultima modifica al 41 bis de 2009) la detenzione si concretizza in un sostanziale e continuo isolamento che i decreti ministeriali finiscono con l’imporre, in spregio ai principi costituzionali.

Vogliamo dare un nome a tutto ciò? TORTURA!!!

Vogliamo renderci complici dei TORTURATORI? NO!!!

Dunque, uniamoci, troviamo il modo per far valere la nostra denuncia. Non dobbiamo avere paura. Siamo dalla parte della ragione! E soprattutto, della legalità!!!

Giuseppe Mainardi –    carcere di Sulmona

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2 pensieri su “41 bis: che fare? Denunciamo!… di Giuseppe Mainardi

  1. Pina in ha detto:

    Ben detto Giuseppe , mettiamoci al lavoro , perché , tutto questo male venga spazzato da una immensa
    mandria umana , che dissolva e metta fine pena mai , e al suo posto crescano tanti fiori chiamati LIBERTA…

  2. mary in ha detto:

    scusatte per lavoro sono spesso fuori e non riesco a leggere tutti gli articoli come posso cancellarmi grazie mary.

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