Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Ridha Chtorou dal carcere di Siena

Ridha Chtorou è uno degli amici storici di questo Blog.

A volte scompare per lunghi periodi, ma poi ritorna sempre.

L’ho spesso chiamato “un mistico vestito da carcerato”, per la sua capacità di immergersi nell’estremo dolore, senza restare perenne specchio del dolore, ma innalzandosi fino ad accalappiare un sole che rende intrepidi nello stare in piedi in una dignità sofferta. Tutto il suo scrivere è una perenne tensione tra caduta e trascendente bellezza.

Recentemente è stato trasferito dal carcere di Sollicciano in quello di Siena.

Ridha sostiene che il suo trasferimento sia avvenuto perché avrebbe preso posizioni scomode nei confronti della Direzione; posizioni che chiedevano il rispetto della legge e dei regolamenti, e la tutela della dignità del detenuto.

Di seguito leggerete due sue splendide poesie e un frammento (che le precede) della lettera che le accompagnava.

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“(…) sono stato trasferito nella C.C. di Siena per motivi di ordine e sicurezza (..). Dicevo per motivi d’ordine e sicurezza. Forse per avere messo a nudo e smascherato la verità su una cupola che sbandierava falsa propaganda su il loro approccio al fine di lenire le sofferenze dei detenuti. Forse per esercitare le mie mansioni di portavoce dei detenuti e membro fisso della commissione. Forse per chiedere che siano rispettati i diritti più elementari. Forse per combattere per un urgente intervento nel caso di un mio compagno che sta rischiando la totale paralisi nell’arco di pochi mesi. E, in ultimo, forse per chiedere che siano applicate le ultime direttive d’una circolare ministeriale e prendere una posizione  netta nei confronti d’una Direzione, che fino ad oggi non ha mai  smesso di ignorare le nostre richieste e di essere incapace di gestire certi avvertimenti (…). Stai però sicuro che non spegneranno mai la fiamma che è dentro di me, non verrà mai meno il mio credo, che esiste ed esisterà una giustizia riparativa, che sia umano o divina non importa. Basta credere che, malgrado l’ingiustizia che subiamo, le sofferenze, le vite inquinate e usate ch’abbiamo vissuto, c’è sempre una stella che illumina il tuo percorso, ed è anche la tua guida che ti accompagna all’inizio del tuo finale”.

VITA E MORTE

Lì tra le pietre della sua rovina

certe volte, l’uomo canta

una vaga fantasia

in cui già non credeva.

Lì tra gli animi lacerati

alcune volte, nell’uomo si spegne

un fuoco, che porta in sé

il denudarsi, nell’aria illuminata.

Lì tra l’arma di un’amore,

molte volte l’uomo osserva

un’alba, priva di un tempo

che non si illumina d’improvviso.

Qui, in questo oscuro calore, d’arcobaleno ucciso

apro i cancelli d’aria alla speranza

e un mazzetto d’immagine mi appare

come omaggio del sole al suo nascere.

Qui dove persiste l’ultimo strato di nero

sull’umido passo, testimone di sofferenza

scoprì il segreto dell’angelo

che dice vicino parole d’amore.

Qui dove candidi fili d’acqua non tessono 

verdi speranze  che nuotano per l’aria

mi vesto di suoni di gioia

che dilaniano nel fondo dell’anima.

Da qui, da queste mura lebbrose

 vi vedo, coloro che vanno per la morte

con visi sgraffiati dall’unghia del tempo

vi imploro d’uscire dalla tomba

al fine che s’alza la luna ed illumina

il bianco cartello che avverte,

trova le perle d’una vita smarrita

che da sepoltura nasce, germoglia

e continua nel suo circolo

di vita, morte, gravidanza e addii.

07-07-2012

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DENUDARSI DELL’IO

Addio, addio amato io

via, spero per sempre

non rimpiangerlo anima mia

se ora l’ io è solo rovina.

Fra i miei dolori preferirei restare

piuttosto che tra gli angeli dell’io

che nell’urlo della morte s’inabissa.

Come puoi volere 

ormai pallida luce

senza fuoco, calore e sostanza

colmare la notte del nulla.

Come puoi volere

ormai mera identità

placare la mia sete di luce.

Non dolerti anima, se l’io si infrange

non voglio andare tra l’ombra

di Ghandi o Gibran

spento dal fuoco d’una nuova vita

sospinto pone, nel cammino tra quelli

che ancora sono e non pone mai stati

verso il futuro, che diventa vita.

Prendo in prestito un fresco

alito di vita risorta

in un libero individuo legato

al mio essere, ch’adess vostro diventa.

Getto al suolo la mia spoglia mortale

ch’alimenta il pallore d’amore acceso.

Con voi divido l’arte d’amore

ch’estende la forza del no e del voi.

Te, che scorgo lo scritto

di chi uomo ha nome

osserva quanto l’amore è profondo,

là riposa il ricco fiorire dei tuoi ssensi.

Unisciti allora, alla forza d’amore

dell’anima, la dolce libera oppressione

fa germogliare il seme dell’amore

laddove è breve il corso della vita.

Ora sottraggo l’io al sudore mortale

pagando il pegno degli antichi dolori

d’un nuovo amore che arranca

verso la vita, del filo della vita.

25-09-2012

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Un pensiero su “Ridha Chtorou dal carcere di Siena

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Lì tra le rovine del dolore nasce un’anima bella come la tua, che Dio ti faccia resistere e…vincere.

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