Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Quale emergenza… di Giovanni Arcuri (prima parte)

Giovanni Arcuri -di 54 anni e detenuto a Rebibbia- è uno degli amici del Blog emerso questo anno.

Ha scritto tre libri (di cui due pubblicati), è prossimo alla laurea in lettere, ed è divorato da una sete di conoscenza, che investe soprattutto argomenti di frontiera. 

Ha impersonato Cesare nel film dei fratelli Taviani, “Cesare deve morire”, vincitore dell’orso d’oro al festival di Berlino del 2012.

Oggi pubblico la prima parte di questo suo interessante testo sui temi dell’emergenza.

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Cari amici, ho sospeso per un paio di mesi l’invio di articoli per il fatto che ho dovuto completare la correzione del mio ultimo libro, Aspettando un nuovo giorno, che spero di pubblicare nel trascorso del 2013 e perché ho dovuto preparare degli esami per l’università. Ho riflettuto in questi giorni su alcune cose che mi accingo a proporvi.

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Quale emergenza?

Dobbiamo riconoscere che il nostro codice penale e di procedura penale del 1992 non era poi così male. Vuoi o non vuoi siamo stati la culla del diritto e la Storia del diritto romano non è stata cosa da poco…

Improvvisamente, ma non poi così tanto visto gli individui all’epoca del governo, sono arrivate le leggi emergenziali dovute alle stragi. Sono state promulgate leggi speciali mai viste prima con un automatico inasprimento delle pene per determinati reati e con immense difficoltà per ottenere i benefici di legge. Nei tribunali, dovuto all’arbitrarietà, sono state compiute forzature ideologiche e modifiche inammissibili in uno Stato di diritto. La politica ha invaso chiaramente il campo della giustizia e viceversa. 

Si è aperto quel famoso doppio binario che ha permesso valutazioni sui reati senza precedenti, con la conseguenza di uno stravolgimento delle pene e poi della stessa legge Gozzini che, dovuto al 4 bis, non viene applicata come dovrebbe inserendo paletti a volte insormontabili (se non attraverso un atto collaborativo 58 ter) sul piano dei benefici. I “mandarini” della giustizia dimenticano, e purtroppo nessuno glielo impedisce, che l’art. 30 ter sui permessi per esempio è una legge generale e l’art 4 bis, essendo una legge speciale, non dovrebbe e potrebbe prevaricarla. 

Avviene esattamente il contrario. Si parla di riforme, indulti e amnistie, misure alternative, applicazione dei parametri europei, ecc. Ma quella più importante che tornerebbe quantomeno a dare più dignità  e speranze al detenuto che vuole rifarsi una vita e non perdere gli affetti, sarebbe proprio  l’eliminazione del 4 bis. Si continua a parlare di emergenza, ma in uno Stato democratico ove si applicano le leggi e si amministra la giustizia diligentemente non dovrebbero esistere leggi di tale tipo.

Certamente possono accadere dei fatti che per un tempo limitato, giustificano il ricorso a provvedimenti particolari ma proprio per determinate situazioni lo Stato ha l’obbligo di studiare e approvare leggi volutamente repressive una volta superato il periodo. L’opinione pubblica (di tradizione forcaiola, ahimé..) ignora comunque, ed i media ne sono complici, che sono i gruppi cosiddetti mafiosi, di particolare spessore, ubicati nelle quattro regione calde del Sud Italia, hanno ormai perso quelle caratteristiche che fecero scattare la repressione e di conseguenza l’emergenza venti anni or sono.

I sistemi di controllo da parte dello Stato, la tecnologia acquisita, gli studi comparativi e l’informatizzazione, hanno trasformato  il lavoro di polizia e magistratura, permettendo un cambio sostanziale nelle investigazioni. Ciononostante, fa comodo a continuare a imbellettare quei metri emergenziali e inquisitori che hanno trascinato il nostro Paese nel non rispetto dello Stato di diritto. Un cittadino comune ha perso le garanzie sufficienti per essere giudicato in base alla legge per la quale resta innocente fino a prova contraria e fino all’ultimo grado di giudizio.

Purtroppo l’esito dei processi permette di asserire che con troppa facilità e su prove labili o su teoremi precostituiti si emettono mandati di cattura per i supposti reati di cui agli art. 74 del DPR 309/90 e per il 416 bis. Le pene sono le più alte d’Europa sempre dovute a questa fantomatica emergenza. L’ordinamento penitenziario non viene applicato  secondo i principi informatori delle norme vigenti, a causa delle inadeguate strutture penitenziarie nell’ottanta per cento delle carceri italiane.

Assistiamo a carriere costruite sull’onda dell’emergenza, del giustizialismo e della politica. Se si dovesse eliminare l’emergenza cosa accadrebbe? La risposta è semplice ed evidente: buona parte dei dipendenti del Ministero della Giustizia, dei lavoratori dei distinti Centri Penitenziari, gli addetti a scorte e traduzioni di detenuti di impiegati di tribunali e a vario titolo, ecc… forse sarebbero esuberanti e quindi dovrebbero essere riciclati per altre mansioni.

Questa è la realtà e con la crisi in cui si trova il Paese dubito che con la loro “alta professionalità” potrebbero trovare lavoro.

(FINE PRIMA PARTE)

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2 pensieri su “Quale emergenza… di Giovanni Arcuri (prima parte)

  1. icittadiniprimaditutto in ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. rossana in ha detto:

    bentornato Giovanni 🙂 … anch’io torno a scrivere nel blog dopo aver fatto un trasloco fai da te che non finiva mai 🙂 e ora eccomi qui. Complimenti per tutte le belle cose che hai fatto nell’ultimo periodo e sono curiosa in merito al tuo terzo libro che ho più tempo per poter comprare, gli altri due invece me li regalerò a natale. Prima non posso ma pregusto già il piacere di leggere quanto hai scritto e scrivi.. ti ringrazio di queste tue riflessioni sull’emergenza e aspetto la seconda parte.. in bocca al lupo per tutto.. a presto 🙂 ciao.. Rossana

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