Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

“Un bambino cresciuto troppo in fretta” di Gino Rannesi 1° Capitolo

Iniziamo oggi a pubblicare il 1° Capitolo del tanto atteso romanzo di Gino Rannesi:  

 

 

Un bambino cresciuto troppo in fretta

                                                                                                                               Girolamo Rannesi  

 

 

Questo racconto è un’opera di fantasia, qualsiasi analogia con fatti e persone sono assolutamente casuali. (I personaggi sono tutti frutto della fantasia, il protagonista è un bambino cresciuto troppo in fretta).

 

Dedicato a Nicholas

 

Primo capitolo

C’era una volta un bambino vivace ma buono:

era nato a Montezuma, una città del profondo sud, era molto vivace ma anche buono, gentile e molto educato. Sino all’età di 5 anni era cresciuto con l’innocente spensieratezza che tutti i bambini dovrebbero avere. Viveva in un quartiere brutto, c’erano poche case tutte di colore grigio, le strade non erano ancora asfaltate e tuttavia era un bambino felice. Il suo papà si chiamava Alfio,  non le fece mai mancare nulla, tutti i giorni andava alla pescheria dove era titolare di un posto per la vendita di frutta e verdura, guadagnava abbastanza.

A quel tempo quasi tutti gli abitanti del quartiere erano poverissimi, non sempre avevano da mangiare, la mamma del bambino vivace ma anche buono, che si chiamava Concetta, invitava spesso tutti i bambini del quartiere nella propria casa i quali accorrevano felici. Infatti la signora Concetta dava da mangiare a tutti loro, arancini, schiacciate, focacce e  frittelle piene di ricotta, una vera delizia per i compagnetti del bambino vivace ma buono. Lui infatti era orgoglioso dei suoi genitori che non li facevano mai mancare nulla, inoltre fiero del fatto di essere il figlio della signora Concetta e del signor Alfio, i quali si prodigavano per aiutare i più poveri. Ogni sabato pomeriggio a casa del bambino vivace ma buono era gran festa, essendo una delle poche famiglia del quartiere a possedere un televisore tutti i bambini erano ospitati a vedere il film di Stanlio e Olio. All’età di 6 anni il bambino vivace  ma buono iniziò a frequentare la scuola, dalla prima elementare alla quinta tutto andò bene. Il bambino venne promosso ogni anno con ottimi voti. All’età di 11 anni iniziò a frequentare le scuola media e da subito si accorse che le cose non stavano più come prima. Infatti ai bambini del quartiere che lui conosceva bene se ne erano aggiunti degli altri provenienti dai quartieri confinanti. Questi ultimi erano mal sopportati da tutti i bambini del quartiere e più di ogni altri dal bambino vivace ma buono. Li riteneva chiassosi, maleducati e invadenti. Il bambino vivace ma buono iniziò a conoscere le prime scazzottate e con sorpresa si rese conto del fatto che lui nel menare con le mani era particolarmente bravo. Ragion per cui diventò ancor più vivace, ma fondamentalmente rimase buono. Il bambino vivace ma ancora buono diventò l’idolo di tutti gli altri bambini del quartiere e già  lui riusciva a tenere a bada gli invasori. Erano chiassosi, maleducati, invadenti e molto aggressivi, ma lui a turno li aveva picchiati tutti. Gli invasori però mal sopportavano il fatto che uno solo di essi si era ribellato alla loro arroganza sonandogliele di santa ragione. Gli invasori resisi conto del fatto che uno per volta contro il bambino vivace ma buono non sarebbero mai riusciti a vincere, decisero di tendergli una trappola. Una mattina il bambino vivace ma buono, chiese alla sua mamma il permesso di poter rimanere in casa, quella mattina proprio non voleva saperne di andare a scuola. La sua mamma allora lo interrogò: -Perché  stamattina non vuoi andare a scuola? Che succede?

Il bambino vistosi incalzato dalle domande che la mamma le faceva con insistenza sbotto: -Ho fatto un brutto sogno. Ho sognato di essere stato aggredito da tanti cani, erano tutti neri con gli occhi rossi. La mamma allora gli sedette accanto, gli accarezzò il viso e disse: –Stupidino! Era solo un sogno, su,vai a scuola, non fare i capricci e, se ti può tranquillizzare, la mamma rimarrà fuori dal portone mentre vai via,  nel caso in cui si dovesse avvicinare qualche cane lo prenderà a legnate. Il  bambino vivace ma buono, tranquillizzato dalle parole della sua mamma, saltò giù dal suo lettino e nel giro di pochi minuti era già in strada, zainetto in spalla si avviò verso la scuola. Era una bellissima giornata di primavera,  il sole gli appariva come un grande girasole. La strada che il bambino percorreva per andare a scuola era costeggiata da ginestre e mandorle in fiore, il bambino vivace era felice di tutto questo, il suo quartiere era il più bello di tutti i quartieri del mondo e poco gli importava se le strade non erano ancora asfaltate. Quel giorno però la lezione gli sembrò più lunga del solito, il bambino non vedeva l’ora di tornare a casa, era angosciato e ancora scosso dal sogno che aveva fatto durante la notte. Pensava e ripensava a quei cani neri con gli occhi rossi che lo avevano aggredito, e poi perché all’improvviso il cielo si stava oscurando? Qualche saetta qua e la illuminò la piccola aula dove il bambino seguiva la lezione, il girasole era scomparso, al suo posto nuvoloni brutti e pieni di rabbia, era forse il preludio che qualcosa di brutto stava per accadere?

 

Finalmente suonò la campanella, il bambino molto velocemente mise a posto lo zainetto e si avviò verso l’uscita. Appena fuori dalla scuola incrociò un gruppetto di invasori, uno di questi per attirarlo nella trappola che gli stessi avevano pensato di tendergli cercò di condurlo con l’inganno presso una piccola campagna che si trovava appena fuori dal quartiere e gli disse:

Vieni,c’è un gattino arrampicato su un albero che non riesce a scendere, è lì da ore.

Il bambino vivace ma buono si precipitò sul posto che gli era stato indicato. Corse fortissimamente, lui era vivace ma buono, tanto buono che non aveva ancora capito che stava per cadere in una trappola: correva, correva, lui doveva salvare il gattino. Arrivato sul posto che gli era stato indicato da quel maledetto invasore, si rese subito conto del fatto che non c’era nessun gattino da salvare. Si ritrovò invece circondato da una decina di invasori, alcuni di questi impugnavano dei bastoni, altri delle pietre. Un vento umido le accarezzò il viso, il cielo già scuro per via delle nubi cariche di pioggia che da lì a poco si sarebbe scaraventata sul terreno, si illuminò con una serie di lampi e saette a forma di lance lo squarciarono. Era il preludio di una battaglia che da lì a poco avrebbe certamente avuto inizio. Il bambino vivace ma ancora buono, che di anni ne aveva ormai 13, si scandalizzò del fatto che quei suoi coetanei stavano per saltargli addosso tutti insieme, non era corretto, era sleale. Il bambino ormai ragazzino, sempre più vivace ma ancora buono,  era allibito, non sapeva che fare, voleva scappare ma non poteva, avrebbe fatto la figura del codardo, poi si ricordò di una frase che il nonno amava ripetere:

Meglio un giorno da leone che cento da pecora. Iniziò a cadere la pioggia, cadde con tanta violenza che in un baleno furono tutti bagnati fradici, i lampi illuminarono i bastoni che gli invasori impugnavano facendoli apparire agli occhi del ragazzino ancora più minacciosi. Pensava velocemente: –Che fare, che fare! Con sorpresa si accorse di non aver paura, decise di attaccare per primo, il ragazzino vivace ma ancora buono pensò di scagliarsi su quello che lui riteneva il più forte degli invasori, questo era alto e robusto e impugnava un grosso bastone, con uno scatto fulmineo riuscì a colpirlo con una serie di pugni in faccia, poi con una mano lo afferrò per i capelli e con l’altra cercò di strappargli quel grosso bastone dalle mani: ne nacque una brevissima colluttazione ma, prima che riuscisse a strappargli quel maledetto bastone, subì la reazione degli altri invasori che, ancora increduli per il coraggio mostrato dal ragazzino vivace ma buono, lo colpirono ripetutamente con pietre e bastoni. Il ragazzino vivace ma adesso molto arrabbiato con un morso alla mano costrinse quel bastardo di un invasore a mollare il bastone, il bambino vivace ma ormai arrabbiatissimo cominciò ad agitare quel grosso bastone così come gli aveva insegnato Angelo. Angelo era una persona adulta che di mestiere faceva il pecoraio. Questo abitava di fronte alla casa del ragazzino vivace ma ormai super arrabbiatissimo. Angelo da molti anni ogni domenica aveva impartito al ragazzino vivace, lezioni su come maneggiare il bastone. (Infatti è notorio come i pecorai siano maestri nel maneggiare il bastone che può diventare un oggetto d’attacco molto offensivo). Forte di quegli insegnamenti, il ragazzino seppe come usare quel bastone, lo fece roteare come le pale di un elicottero mettendo perciò in fuga tutti gli invasori, ai quali aveva procurato una miriade di bernoccoli in quelle testacce vuote, maleodoranti e puzzolenti. Il ragazzino vivace, ma ormai incattivito, restò segnato da quella bruttissima esperienza. Aveva imparato a sue spese che non ci si poteva fidare di nessuno, meno che mai dagli invasori, quei quartieri confinanti agli occhi del ragazzino incattivito apparivano così ostili, brutti e cattivi.

Il ragazzino buono ma incattivito, finì di frequentare le scuole medie, non prima però di aver subito un’altra grande ingiustizia. Stavolta però perpetrata da parte di chi invece avrebbe dovuto dare il buon esempio su quelli che dovrebbero essere i principi e i valori dell’onestà, della lealtà e dell’etica morale. I professori dell’istituto scolastico durante l’anno avevano operato una selezione per scegliere gli alunni più forti su alcune discipline di atletica leggera, i quali successivamente, poco prima della chiusura dell’anno scolastico, si sarebbero confrontati in una sorte di finale con gli alunni di altri istituti. Ebbene durante le selezioni della maratona il ragazzini vivace ma buono risultò di gran lunga il più forte di tutti. Ragion per cui i professori chiesero l’autorizzazione ai genitori perché il bambino potesse partecipare alla gara che, per l’occasione si sarebbe disputata all’interno dello stadio della città. Ma l’amara sorpresa per il ragazzino arrivò poco prima dell’inizio della gara che visti i tempi che lo stesso aveva realizzato durante le selezioni sarebbe stato certamente tra i possibili vincitori. Era tutto pronto per l’inizio della gara, il ragazzino sentiva già la tensione, era tonico è forte, d’un tratto però gli si avvicinarono due dei professori che avevano preparato gli alunni per la gara, questi rivolgendosi al ragazzino gli dissero: – Tu non puoi partecipare sei la riserva, il titolare è Pasquale. Il ragazzino sconcertato rispose: – Ma durante le selezioni Pasquale è arrivato sempre ultimo, mentre io sono sempre stato il più veloce.

I professori ignorando le contestazioni fatte dal ragazzino rivolgendosi al figlio dell’assessore dissero: –Pasquale sei pronto?

Avete capito bene! Pasquale era il figlio dell’assessore. Quest’ultimo esercitava il suo mandato proprio nel comune dove risiedeva anche il ragazzino vivace, ma adesso si era rotto i coglioni di essere buono. Iniziò la gara, tre chilometri che il ragazzino vivace avrebbe sbranato. Pasquale arrivò ultimo, roba da non crederci in un sol colpo quei professori erano riusciti a umiliare due ragazzini. Certo Pasquale non aveva nessuna colpa, ma il padre di questo altro non era che un gran pezzo di merda. Per vanità aveva preteso che il figlio partecipasse ad una gara che non avrebbe potuto vincere neanche se fosse stato alla guida di un motorino. Il ragazzino al rientro a casa dopo quella giornata avvilente non aveva nessuna voglia di parlare con nessuno. Alla madre che gli aveva chiesto come fosse andata la sua gara rispose: – Non c’è stata nessuna gara, hanno rinviato tutto al prossimo mese. Ma, la signora Concetta che conosceva bene il proprio figlio capì che il suo bambino era rattristato: – Gioia mia, dimmi che succede, dai tuoi occhi vedo che sei triste, perché non hai vinto?

Il ragazzino stizzito ribadì: – Mamma non c’è stata nessuna gara. La sera durante la cena il ragazzino si aspettava che anche il padre gli facesse delle domande su come fossero andate le cose allo stadio. Invece no, nessuna domanda. Il signor Alfio per il  proprio figlio ebbe più attenzioni del solito. Lo abbracciò continuamente, lo elogiò per gli ottimi voti che aveva avuto durante l’anno scolastico. Stringendolo a  se lo sbaciucchiò per tutta la sera. In realtà il signor Alfio aveva saputo tutto, ed era molto arrabbiato. Ce l’aveva con quei lecchini dei professori, e soprattutto con l’assessore. Quella notte il signor Alfio non chiuse occhio pensava e ripensava a come si potesse sentire il proprio figlio dopo aver subito quell’atto gratuito da parte di chi invece aveva il compito tra le altre cose di “educare”. Alfio prese una decisione, darà soddisfazione al figlio. Il giorno seguente intorno alle ore 10 Alfio invitò il figlio ad andare con lui per fare delle compere. Papà al volante della sua FIAT 600 imboccò la strada principale e dopo qualche centinaio di metri si fermò vicino la piazzetta del quartiere dove in fondo alla stessa vi era il Municipio. Rivolgendosi al figlio disse: –Adesso verrai con me ed entreremo nel municipio perché voglio che tu assista a una cosa che papà farà.

Scesi dall’auto i due entrarono nel municipio salirono al primo piano dello stabile, Alfio senza bussare aprì una porta di colore blu e all’interno di quella stanza indovinate un po’ chi vi si trovavano intenti a discutere? L’assessore e i due professori che vigliaccamente avevano fatto fuori il ragazzino dalla maratona per compiacere il cosidetto Assessore.

I tre alla vista di Alfio sbiancarono in volto, l’assessore con un certo imbarazzo rivolgendosi a Alfio chiese: –Ha bisogno di qualche cosa? Alfio rispose: – Oggi sono fortunato, cercavo uno stronzo e invece ho trovato tre pezzi di merda, cornuto! Quello che voglio lo sai già: chiedi scusa a mio figlio per l’azione indegna che hai fatto nei suoi confronti e dopo chiedi scusa anche a tuo figlio. Muoviti pezzo di merda chiedi scusa a mio figlio.

L’assessore rosso per la vergogna rivolgendosi al ragazzino disse: -Ti chiedo scusa, io non volevo, non sapevo, scusa, scusa.

Alfio apparentemente soddisfatto per le scuse rivolte al proprio figlio, non riuscì a non fare una cosa che aveva pensato di fare durante tutta la notte. Sputò in faccia all’assessore e lo ammonì: -Cornuto, impara a vivere. Rivolgendosi poi ai professori con tono ironico disse: – In quanto a voi galantuomini del cazzo, dotti e acculturati, vergognatevi, non siete degni di insegnare in una scuola. Padre e figlio andarono via soddisfatti. Che dire, forse il comportamento tenuto da Alfio potrebbe essere discutibile, avrebbe potuto fare quello che aveva fatto anche in assenza del figlio. Invece no, Alfio così agendo ha voluto dire al figlio che papà c’è e non permetterà a nessuno che ti manchi di rispetto.

 

Il ragazzino avrebbe voluto continuare le scuole: – Da grande voglio fare l’elettricista. Così diceva ai suoi genitori, i quali sarebbero stati ben felici di accontentarlo, ma una serie di eventi negativi hanno fatto sì che il ragazzino vivace ma buono non potesse frequentare quel corso, che a quel tempo durava 5 anni. …

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

9 pensieri su ““Un bambino cresciuto troppo in fretta” di Gino Rannesi 1° Capitolo

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Sai una cosa? Da bambina sognavo spesso dei cani che mi rincorrevano, a volte io non riuscivo a muovermi per scappare, a volte correvo senza risultato, li avevo sempre dietro e cercavano di mordermi.
    Non sapevo che nella vita poi ne avrei trovati tanti di quei cani. E ancora adesso ce li ho alle calcagna, ma mi rendo conto che fanno solo un gran chiasso, tanto rumore per nulla. Coraggioso quel padre e la frase ….che ti devo dire….mi piace tantissimo, e mi si addice, ogni volta che vado al lavoro, mi succede così, cerco uno ……. e trovo …….. ciao Gino. Aspetto il seguito…. ti abbraccio con l’affetto che sai, ormai è come se ti conoscessi personalmente.

  2. una bellissima storia , inventata si , ma questa è la verità , non si può essere buoni , e se lo sei , fanno di tutto per farti cambiare …mettendoti davanti una realtà , che fa spavento , la corruzione , in tutti i settori
    E il papà di quel bambino ha dimostrato coraggio , nell’affrontare , la situazione , alquanto penosa , di questi galantuomini , che non si sono affatto comportati bene …hanno usato l’inganno e la loro autorità …falsando tutto …
    Xrchè , diciamoci la verità , questo , e ciò che succede , tutti i giorni , gli ( scecchi ),vanno avanti , e i veri bravi .., restano indietro … xkè xkè xkè.
    Così cresci in fretta , vedi cosa c’è in giro , fa solo spavento , i raccomandati , che non sanno adempiere a niente …questo….è grave in tutti i settori …
    C’e ne vorrebbero di uomini , come quel papà , per dimostrare , quanto amore si ha ,difendendo il proprio figlio .
    Ti ringrazio x la tua storia …ti aiuta , ad andare avanti …almeno sai che tutto o quasi tutto e corrotto …
    L’uomo ha creato tutto questo …

  3. giuseppe in ha detto:

    ciao gino come stai ? i tuoi racconti sono belli. un abbraccio, a risentirci. ciao!

  4. la gazza ladra in ha detto:

    ciao Gino 🙂 il tuo racconto è bello e si legge tutto di un fiato.. l’immagine di questo bambino vivace ma buono rappresenta tutti i bambini che sono cresciuti per strada e che si sono dovuti difendere dalle aggressioni verbali e fisiche di chi voleva prevaricare gli equilibri esistenti.. leggendo mi hai ricordato mio figlio, alle sue lotte fisiche per non permettere agli invasori come li chiami tu di interferire nel quartiere e nei loro giochi, mi hai ricordato i bernoccoli, le magliette strappate e i miei tentativi continui di riportarlo all’ordine.. e ti dico grazie perchè leggendoti ho capito che immenso sforzo ha fatto mio figlio per difendersi dalle angherie dei più grandi, dalle ingiustizie che la vita non a caso gli propinava, grazie per avermi fatto comprendere quanto ci si poossa incattivire quando senti contro di te tutto e tutti….. e che dirti Gino? sei bravo e aspetto il seguito per trepidare insieme a questo bambino vivace, buono ma incattivito dalla vita e dall’insistenza ignorante degli invasori e vedere come andrà :-)ciao 🙂

  5. SPERANZA in ha detto:

    Ciao Gino,come stai?spero bene.
    Scrivo questo messaggio per ringraziare Salvatore che con i suoi numeri 20-24.25-26 mi ha fatto vincere 100€ al 10 e lotto .
    Sono contenta
    Ci sentiamo più avanti
    Un abbraccio

  6. Un saluto da Paolo Montecatini Terme. Spero che l’udienza del 22 sia andata come speravi. In ogni caso, anche se non fosse così, bisogna continuare a lottare e sperare.
    Un saluto
    Ciao
    A presto.

  7. Pina in ha detto:

    e troppo interessante la tua storia , mio caro amico , l’ho letto prima e l’ho riletta anche adesso , perché di tutto quello che c’è scritto , mi suona bene , quel nome , dato dal padre del bimbo buono gentile , e garbato, a quei mascalzoni , che si sono meritati ,il nome di ( stronzi ) … Umiliante e spregevole , e meritato .
    Per questo oggi siamo a questo punto , non e importate , che uno e bravo o buono , tanto non passa , mentre gli stronzi hanno la meglio , vedasi , che scenario abbiamo , di gente incapace in tutti i settori …VIVA IL PROGRESSO
    E CHE PROGRESSO …di asini e asinelli …e tutti ben vestiti ,che fanno mostra della loro ignoranza.
    Ciao amico continua , non è finita qua , mi voglio godere il resto …………

  8. alessio in ha detto:

    ciao zio gino hai scritto un racconto bellissimo e significativo,mi è piaciuto molto…tvb a presto!

  9. alfio in ha detto:

    zio sei speciale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: