Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di Pasquale De Feo a Bruno Vespa

Questa è una lettera che Pasquale De Feo scrisse a Bruno Vespa, in risposta a un suo editoriale su Panorama, più di un anno e mezzo fa. Ma credo che abbia mantenuto inalterato il suo interesse.. dato che la madre dei banalizzatori, dei disinformatori.. o semplicemnte di chi parla di quello che non conosce.. è sempre gravida…

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Egregio dott. Vespa

Sono un detenuto ristretto da 25 anni. Ho letto il suo articolo su Panorama del 23 ottobre. Le scrivo perché il suo articolo contiene delle errate affermazioni.

1- Non è vero che l’ergastolo in Italia non esiste.

2- Non è vero che quando una persona viene condannata a 30 anni di carcere in realtà la si condanna a soli 15 anni.

3- Non è vero che in Italia c’è l’automatismo dei benefici.

4- Non è vero che in Italia non c’è la certezza della pen, a parte per gli ergastolani.

In Italia l’ergastolo esiste e si sconta, addirittura i Giudii in alcune sentenze lo scrivono: “fino alla morte del reo”.

Ironizzare che non lo sconta nessuno, ed è solo nelle nostre teste, è aberrante.

Se l’ergastolo non lo sonta nessuno e nei fatti non esiste, perché non abolirlo?

Purtroppo la dceria che esiste solo sulla carta ha convinto pure molti giudici, e per questo motivo gli ergastolani negli ultimi 15 anni sono lievitati. Noi ergastolani chediamo la certezza della pena, ma purtroppo siamo esclusi da questo “beneficio”; non abbiamo un fine pena.

In Italia le condanne si scontano, e sono pochi i fortunati che gli ultimi anni li scontno con un beneficio della Legge Gozzini. Per iniziare il percorso del trattamento per ottenere un beneficio, bisogna essere prima nei termini di legge, he su 30 anni sono 15 anni, e i fortunati che escono alcuni anni prima del fine pena sono molto pochi.

Riguardo al caso Maso, se lei avesse fatto i conti, avrebbe saputo che gli restano da scontare circa 5 anni di pena. In Italia non esiste l’automatismo dei benefici penitenziari. Purtroppo, come tante altre mistificazioni, anche questa è alimentata ad arte. I termini per i benefici sono solo l’inizio del percorso per accedere ad essi, ma tutto è sempre facoltativo.

Riguardo alla certezza della pena, ormai è uno slogan che politici e giornalisti in cerca di applausi e consensi richiamano ad ogni occasione. Le pene si scontano, si scontano fino all’ultimo giorno, e con rigore scientifico, può capitare un giorno in più, ma mai uno in meno. Se la politica funzionase come la certezza della pena, gli svizzeri potrebberro venire ad imparare da noi come gestire la cosa pubblica.

Assisto da anni alla mistificazione della realtà penitenziaria, purtroppo non c’è mai nessuno che possa rispondere e smentire le tante dicerie che vengono ripetute e sritte. Noi non veniamo mai interpellati, né tanto meno gli assistenti soiali e i volontari. Assistiamo impotenti a processi mediatici, senza avere la possibilità di poter dire realmente come stanno le cose. Gli ascoltatori e i lettori metabolizzano la realtà virtuale e rimangono con la convinzione che quella sia la realtà. Il linguaggio mediatico sulle sofferenze di migliaia di persone e delle loro famiglie non è eticamente orretto. Gli “addetti ai lavori” (politici, giornalisti, ecc..) dovrebbero documentarsi affinché i messaggi rispecchino la realtà.

Uno stato democratico e di diritto deve proteggere la popolazione dai cittadini che infrangono le reole, ed è giusto che paghino per i loro errori, però la società non deve assumere le sembianze di un gigante he divora i propri figli, ma deve accogliere nel suo seno coloro che ne sono usciti.

Con l’ergastolo si è costretti a convivere con la più crudele delle torture: la speranza.

Nel sito Informacarcere dell’associazione Pantagruel di Firenze (all’epoca non c’era “Le Urla dal Silenziio”) lei potrà prendere visione circa la realtà dell’ergastolo, la certezza della pena, e le carceri.

In ogni essere umano c’è del buono, perché nessuno nasce delinquente, pertanto non bisogna uccidere la speranza di nessuno, neanche del più feroce assassino, perché ogni uomo è una infinità possibilità.

Mi scuso per il tempo che le farò perdere, ma la ringrazio per il tempo che dedicherà alla mia lettera.

La saluto cordialmente

Pasquale De Fero

Parma – 11 dicembre 2008 (attualmente trasferito nel carcere di Catanzaro)

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2 pensieri su “Lettera di Pasquale De Feo a Bruno Vespa

  1. penso che con questa bellissima è commovente lettera , nel visualizzare la vera realta , del carcere , non ci sarà state nessuna risposta..
    Questa lettera è stato troppo pesante , per uno che vive libero ,
    con tutti quei bei privilegi che noi cittadini gli permettiamo di avere ,dato che è di destra il partito dell’amore..
    Ma lui il senso dell’amore non l’ho sà ,forse l’ho ingniora , eppure si insegnia alla scuola materna ….
    Tra verità e falsità c’è un abisso , ma questo e così evidente nel caso degli ergastolani , che non hanno nessun privilegio anzi vengono sottoposti a continue mortificazzione , uso questo termine , perchè non voglio aggingere altro …
    Un coraggio , per continuare la lotta ….

  2. Anna Maria Zanotti in ha detto:

    Già, anch’io avevo queste errate certezze riguardo all’ergastolo……..
    Ma quando e come si potrà divulgare queste verità, visto che nemmeno la maggior parte dei detenuti comuni sa dell’ergastolo ostativo……..immaginarsi poi chi è libero….
    Molto stanno facendo siti e blog come questo……..ma ancora non basta……

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