Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Archive for the tag “Rosa Federici”

Ancora sul caso Aldo Scardella

 
Ritorniamo sul caso Aldo Scardella (di cui già si era parlato nel post.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/11/23/il-caso-aldo-scardella/) sempre attraverso una lettera del fratello Cristiano. Come premettevo in quel post la vicenda di Aldo Scardella fece parlare di sé a suo tempo, essendo la classica vicenda “inquietante”, dove troppe cose non quadrano e il sentore che resta è quello di abusi e ingiustizie.
Aldo Scardella era un giovane studente universitario. Venne arrestatato per l’omicidio di un commerciante. Morì dopo sei mesi.. mentre era in isolamento in carcere.. Sembra sia stato “fatto morire”. E che ci fossero interessi e “convenienze” a che questa morte avvenisse. Va detto, come scrive in questa sua seconda lettera Cristiano, che Aldo fu trattato con accanita rigidità. Basti pensare che ai famigliari fu consentito di vederlo solo 4 volte in 6 mesi.
 
Ma le “stranezze” non finirono con la morte di Aldo. Ma continuarono. E tutto questo lo leggerete nella lettera di Cristiano che oggi pubblichiamo.
 
Queste cose devono essere conosciute. Perchè? Perchè è giusto. E questo basta.
 
———————————————————————————————————————————-
 
—————–
Non ho mai voluto credere ai fenomeni paranormali anche perchè così si vive meglio; tuttavia la  mia amica professoressa Alessandra Vigliotti è convinta che nel mio caso le vie per arrivare alla verità sono infinite come quelle del Signore, anche se per percorrerle tutte, anche le più impensabili, ci vuole coraggio.
 Ed essendo io come un leone dignitoso,fiero, temerario e coraggioso, la mia amica mi dice di  ascoltare il mio cuore: nel silenzio delle mie parole mai pronunciate, ma comunque scritte, troverò le risposte…..
 Poco tempo fa una giornalista Emiliana per telefono mi dice: “Ho davvero voglia di vederti e parlare con te…..poi chissà, magari tuo fratello Aldo (con il suo maglione scuro) ha qualcosa da dirti”.
 E sono tornato indietro nel tempo, a quel maglione scuro di mio fratello Aldo sequestrato dalla polizia per essere sottoposto ad esperimenti giudiziali, ma mai più ritrovato: scomparso nel nulla..
Fu arrestato innocente nel dicembre 1985 per una tentata rapina culminata con un omicidio di un commerciante di bibite e sottoposto al regime d’isolamento e trovato morto dopo sei mesi in circostanze ancora oscure, il 2 luglio 1986.
Uno degli elementi più forti a sostegno del magistrato De Nicola era il fatto che mio fratello la mattina presto dopo  il delitto comprò il quotidiano locale e per De nicola parve
strano quella sete di notizie.
L’isolamento fu totale divieto di incontri con l’avvocato e solo dopo 4 mesi diedero il permesso ai familiari di vederlo ma solo 4 volte in sei mesi..
Fu trattato peggio dei boss di “cosa nostra” e morì dimenticato da Dio e dagli uomini.
Dodici anni dopo un noto boss della malavità Cagliaritana confessò il suo coinvolgimento al delitto per il quale fu accusato Aldo, portando in causa altre persone e successivamente condannate in via definitiva.
Ma l’amarezza fu tanta perchè in quel processo è emerso che malavita e giustizia sapessero dell’innocenza di Aldo.
 Il magistrato Enrico Altieri, il titolare delle indagini sulla sua morte, entrò nella sua cella accompagnato da un sottufficiale della scientifica.
Si presuppone che abbia rilevato qualcosa, ma nelle carte processuali non risulta niente: il magistrato come nel personaggio Del tenente Colombo, che veniva sempre consigliato  dalla
moglie, tempo dopo,  veniva consigliato anche lui dalla moglie dandogli elementi per ricordardargli del  famoso maglione scuro..
 Tra i detenuti interrogati su delega sua vi era anche Attilio Fanari il quale non disse nulla di rilevante sulla morte di Aldo.
Tre anni dopo, Altieri fece la requisitoria  in un processo in cui era imputato Attilio Fanari  per tentata truffa e in quella circostanza parlarono del “suicidio”di Aldo.
Fanari sostenne che Aldo simulò il suicidio per  uscire dall’isolamento, ma sbagliò tempo e calcoli e ci rimase secco, ma in quel dibattimento, della deposizione di Fanari del 1986 non vi è
traccia.
L’inviato del Ministero Giangiacomo Della Torre piombato a Cagliari dopo la morte di Aldo disse: “è una questione troppo delicata non posso  rilasciare dichiarazioni”..senza lasciarsi sfuggire la minima indiscrezione, cordiale ma poco disposto a fornire anticipazioni dando l’impressione di avere avuto un ampio mandato (come si scoprirà più avanti).
 In passato si era occupato di fatti scottanti.
Iniziò la suainchiesta sulla scia delle interrogazioni parlamentari su Aldo.
 Anni dopo, Della Torre, nelle vesti di presidente di tribunale per  il delitto del commissario Calabresi dove era imputato Adriano Sofri,  fu accusato da una donna che faceva parte della giuria di aver cercato di influenzare il suo voto.

“ Mi dispiace Scardella”, scrisse tempo dopo il noto intelletuale, anche quel signore è morto.
La procura di Roma rispondeva che non era configurabile un rapporto di causalità fra la morte di Aldo e un’eventuale condotta omissiva dei magistrati..fragilità emotiva, psicosi,o  forme di autosuggestione sono il presupposto, secondo loro, di quel tragico episodio di suicidio.
 D’ altronde cosa ci si poteva aspettare dall’uomo che per primo si occupò di Ustica……..e sappiamo benissimo come è andata.
 Un medico Piemontese, tra l’altro un radicale storico, fece un esposto al C.S.M. ravvisando dei gravi reati anche dalla Cassazione.
 Continuò nella sua battaglia, dicendomi “ne vale la pena, come sempre nella storia dell’umanità, perchè la lotta continua contro le sopraffazioni e la violenza del potere: anche se non porta
 risultati per il caso personale e familiare, anche se apparentemente si è sconfitti, serve e servirà sempre per altri, per tutta la società”
 Nell’inchiesta ministeriale i magistrati sardi rimasero sgomenti e attoniti per la morte di Aldo, nulla, a loro dire,  faceva presagire un atto del genere anche perchè nè dall’avvocato e nè da lui vi sono state istanze che potessero far intuire o presupporre una sua fragilità psichica.
Ma nelle carte processuali emerge tuttaltro: Aldo e l’avvocato cercarono di richiamare e di sensibilizzare la cosiddetta giustizia così come fece il mio amico Marco Pannella con un interrogaziione parlamentare, ma la risposta in Parlamento, non fu fedele alla realtà dei fatti.
 Peccato perchè  se ci fosse stato un po’ di buon senso avrebbero permesso a Marco Pannella oltre a salvare una vita umana, di evitare che si creasse il caso Scardella con tutte le conseguenze ai danni della magistratura sarda.
 Ancora oggi sto aspettando gli atti dell’inchiesta del mitico procuratore Caselli, piombato a Cagliari come inviato del C.S.M.  per poter avere una valutazione serena e globale di
quell’ incresciosa vicenda.
 Il plenum del C.S.M. fece figurare che il magistrato De Nicola, colui che arrestò mio fratello svolse l’indagine sommaria nei termini consentiti, quando, nella realtà, la oltrepassò, eccome!!
Negli atti non appare  che per una settimana Aldo non ebbe la possibilità di nominare un difensore di fiducia e nemmeno quello di ufficio.
Infine non è menzionato che non gli fecero passare la biancheria personale  incorrendo in questo caso in atti contro l’umanità, un crimine che mai si prescrive.

Da notare che nel plenum faceva parte anche  Caselli.
 Il giudice istruttore Carmelina Pugliese che non interrogò mai Aldo,nonostante una norma del codice di procedura penale glielo imponesse,  12 anni dopo la sua morte, in seguito alla riapertura dell’inchiesta dell’omicidio del commerciante per il quale fu accusato mio fratello,  ha dichiarato in un’intervista che preferiva non pronunciarsi sull’argomento: ha infatti dichiarato: “se parlo scoppia la guerra” dando a intendere che se avesse aperto bocca per molti all’interno del palazzo e non solo all’interno sarebbe stato pericoloso
 E non disse nulla su ciò che avvenne il giorno prima della morte di mio fratello: arrivò una telefonata al suo ufficio  dalla direzione del carcere.
Si sa che con la telefonata si confermava l’ isolamento, ma non si capisce per quale motivo avvisarono il giudice.
 Circa 5 anni fa ho fatto delle istanze alla procura generale di Cagliari, richiedendo atti riguardanti la relazione intercorsa tra la stessa procura e il Ministero della Giustizia e i documenti  nei quali  erano specificate le motivazioni del pubblico ministero Sergio De Nicola a non rivelare il luogo in cui era ristretto Aldo.
 Le istanze vennero rigettate perchè ritenettero gli atti da me richiesti di natura politica…
Non capisco il motivo per cui io non abbia il diritto di essere informato sulle motivazioni del P.M. De Nicola…
 Un signore che è stato amico di Aldo e che fa parte dell’intellighenzia cagliaritana sostiene che la giustizia si è accanita contro di lui perchè  apparteneva ad un movimento politico in quegli “anni  molto difficili”
 Dopo la morte di Aldo scrissero una lettera al Giornale: una settimana dopo, uno di loro a a causa di questa iniziativa fu arrestato e in carcere tentarono di ucciderlo con un punteruolo….
 Questo signore dice che non vuole esporsi non perchè sia vigliacco, ma perchè non può cambiare la storia e poi per loro è solo un pezzo della sua vita che non tornerà comunque..si sente l’ultimo bersaglio di chi non so chi rimasto..non crede al suicidio di Aldo, in quanto molto forte psicologicamente e nutre dei forti dubbi per un altro amico trovato suicididato.
 Queste dichiarazioni trovano riscontro nelle interrogazioni del P. M. Sergio De Nicola che chiese ad un testimone, amico di Aldo, se era a conoscenza dei movimenti politici e come fossero stati  messi in contatto lui e Aldo..Inoltre Aldo giustificò la sua tensione per il fatto che varie volte aveva subito violenze da parte della polizia..
Nel novembre del 2009  la polizia fece irruzione a casa mia senza mandato, dopo aver preso un abbaglio, convinti che avessi tentato una rapina peggiorando lo stato di salute di mia madre affetta da alzheimer..
Il responsabile dell operazione mobile Oreste Barbella avrebbe dichiarato ad un giornalista del quotidiano dell’Unione Sarda che non sapeva nulla dell’irruzione in casa mia e che probabilmente potevano essere state le volanti.
 Ma che c’entrano le volanti???  Credo e voglio sperare siano sempre coordinate dalla mobile stessa!!!
 Infine, quando vi è un reato come una tentata rapina tutto finisce sul suo tavolo: a sostegno delle accuse fatte nella denuncia, presentata a gennaio del 2010 alla procura di Cagliari
contro la squadra mobile dove chiedo di controllare i tabulati telefonici delle utenze del dott. Barbella, dell’ Unione Sarda e di me medesimo dal 20 al 28 novembre 2010.
 Questo commissario procedette alla perquisizione in casa mia 25 anni fa, poichè una fonte anonima, mai registrata dalla polizia e dall’autorità giudiziaria, dichiarò al dirigente che vide Aldo due o tre  giorni prima del delitto, passare con altri due nei pressi del supermarket (d’altronde dove avrebbe potuto passare se era il passaggio obbligatorio per tornare a casa?)
Nel processo di archiviazione di Aldo e degli altri indiziati la fonte parrebbe, che venga figurata come testimone e si sa che un testimone ha più rilevanza processuale..una fonte non viene mai considerata in un processo..il mago era il P.M. Mario Marchetti
 Si denuncia il fatto che mio fratello Mario che non aveva nesssuna colpa se non quella di essere fratello dell’indiziato Aldo Scardella,  fu sottoposto anche lui ad un esperimento osceno: un cane doveva annusare il copricapo incriminato ed individuarne il proprietario.
 L’umiliazione fu lacerante, in quanto era un brigadiere della guardia di finanza: non resse a tale umiliazione: 12 mesi dopo la morte di Aldo,  Mario morì di leucemia.

 E anche un altro fratello di nome Franco è morto in mare:  pare per un malore, mentre si trovava con la canoa in una splendida giornata d’estate.
Durante i soccorsi mia madre senti una voce che chiamava: mamma sono qua..e mia madre indicò il punto in cui sentì la voce del figlio..e li fu trovato…
 La polizia non aiuta a capire come mai non ha trasmesso un rapporto alla procura in cui vi erano coinvolti delle persone che anni dopo sono state indagate e uno condannato per il delitto del commerciante,  infine,  pare veramente grottesco che alcuni dipendenti del negozio abbiano identificato dopo 12 anni alcuni amici e parenti degli indagati.
Da poco mi hanno detto di non nominare i poteri forti e di accontentarmi di quello che mi offrono.
Non è mica colpa mia se negli esposti che ho fatto figurano anche quei personaggi:  cosa vuol dire “accontentarmi” ????
 Dovrei barattare forse la mia vita incambio della verità???
Vorrei solo ricordare che negli ultimi tempi, dopo aver chiesto la riapertura dell’inchiesta, soprattutto perchè non mi hanno ancora spiegato come mai nella cartella clinica i medici stabilirono quantità e dosaggi di una terapia metadonica inesistente e aver incaricato l’ avvocatessa Rosa Federici del foro di Foggia, ho ricevuto, oltre la visita della polizia, l avviso che verrò socialmente ucciso se non avessi fatto quello che volevano loro da qualcuno che non si è esposto
Inoltre un avvocato di Cagliari , che tra l’altro c’era già 25 anni fa in questa vicenda, si è spacciato per il mio legale e ha frugato negli atti della mia istanza per la riapertura del caso di mio fratello.
Cancelliere e due mie amiche testimoni: per il resto è silenzio assoluto, Procura compresa, senza contare che in molti posti in cui vado per lavoro non venga più riconosciuto..nonostante li conosca da più di venti anni..
 Infine un “vigliacco”, non potendosela prendere con me, ha sparso di grasso la lapide di mio fratello.
 Mi sono sempre fatto gli affari miei, le mie uscite in genere, da quando mi ricordo, sono per andare in parrocchia e mi sono trovato in una storia, come dice qualcuno, più grande di me.
Mi chiedo quanto mi dovrà ancora costare quel loro giustificato, ma allo stesso tempo inquietante silenzio dei cosidetti compagni e dello “Stato” ?
Non si è mai voluto far chiarezza in questa vicenda..la mia è un esigenza di far chiarezza  di giustizia: quella giustizia che non si vede sulla terra..mio fratello è morto da tanto..io sto benissimo..la mia coscienza è in pace..dà fastidio perchè non hanno argomenti per chiudere..
 Conclude la giornalista Emiliana: “Aldo stai bene, tu non hai nessuna colpa e non devi sentirti responsabile..i responsabili sono intoccabili,  ma presto non lo saranno più e tra breve ti farò tutte le carte che ti servono”.
Già, pensai,e inchioderanno gli assassini!!!
 Il peso di questa storia  può significare una grave penalizzazione per chi la subisce diventando il bersaglio di uomini senza coscienza.
 In tempi non sospetti ho segnalato alle più alte cariche del mondo… Chi dopo 12 anni sarebbe piombato in casa mia tentando di intimidire me e mia madre e chi qualche tempo dopo si è preso la gentilezza di avvisarmi che verrò ucciso socialmente??
A distanza di 25 anni si attende ancora giustizia per uin ragazzo morto innocente a causa di un accanimento processuale ingiustificato ecrudele.
Una morte che chiede chiarezza,la pretende l’uomo, la esige la storia, poichè la verità processuale di questo caso significherebbe una svolta per correggere un sistema sbagliato che ha fatto molte vittime e ancora ne sta facendo.
Mi rivolgo a tutta la società..vi chiedo di riflettere su questaaffermazione:
 “il tempo prescrive tutto, ma la memoria di un uomo vittima di una grave ingiustizia è sempre attuale, e come tale senza tempo”
  
CRISTIANO SCARDELLA

Post Navigation

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 236 follower