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05
gen
13

Dai detenuti dell’AS1 di Parma

Parmas1

Tramite il nostro Giovanni Mafrica -tra i detenuti trasferiti, a fine luglio, da Spoleto, dopo lo smantellamento della sezione AS1 di Spoleto- ci ha inviato questa lettera collettiva dei detenuti AS1 di Parma. Una lettera rivolta al provveditore regionale penitenziario per l’Emilia, Dr Pietro Buffa, nella quale si prende in particolare attenzione la questione dei colloqui.

Cito un passaggio, prima di lasciarvi a questa lettera.

“Vorremmo che ogni colloquio fosse la realizzazione di una giornata dedicata all’incontro tra papà, nonni, zii e i loro figli e nipoti. E’ una richiesta a cui aspiriamo e nella quale ci proiettiamo  con sguardo curioso perché vorremmo osservare lo sviluppo attraverso i loro giochi, i loro gesti, le loro parole, i loro desideri.”

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LETTERA APERTA AL PROVVEDITORE REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA DR. PIETRO BUFFA

Innanzitutto vorremmo presentarci. Siamo detenuti nella sezione A.S.1 della casa di reclusione di Parma.

Abbiamo scelto consapevolmente di farci sentire, poiché vogliamo portare la nostra voce laddove si discute di problematiche penitenziarie e i ricercano nuovi strumenti con cui applicare una comunicazione fattiva e concretamente responsabile.

Il nostro status di detenuti non può, noi certamente non lo vogliamo, impedire il riconoscimento di alcuni fondamentali diritti.

In questo istituto la mancanza del regolamento interno nega l’applicazione di regole e diritti di cui l’ordinamento penitenziario decreta la legittimità e si impone un regime coatto, alienante e scarsamente attento alle regole base che regolamentano la quotidianità. Ovviamente sappiamo dell’esistenza di referenti precisi , quali ad esempio il magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, sappiamo che le nostre istanze devono seguire un percorso burocratico preciso. Quello che vorremmo discutere con Lei è qualcosa d’altro, poiché auspichiamo di non essere esclusi dalle questioni che ci riguardano, poiché se si compone una maggiore sensibilità sul problema della vita carceraria, si potrà meglio capire l’urgenza sociale della questione carcere.

Nella “nostra” sezione A.S.1, le attività trattamentali e di formazione che potrebbero favorire il reinserimento della persona nella società non l’hanno mai riguardata, anzi, ne è parlato, ma fino ad oggi nulla è stato concretizzato. Infatti, siccome le persone detenute presso la suddetta casa circondariale, sono in gran parte condannate a lunghe pene, compreso l’incivile “FINE PENA MAI”, si continua a rinviare l’applicazione delle attività trattamentali. Per meglio dire, l’ufficio educatori svolge il suo lavoro, ma i successivi ostacoli pregiudizievoli risultano insuperati all’atto delle analisi delle sintesi trattamentali.

Seconda questione. Abbiamo sollecitato la Direzione, attraverso un documento, chiedendo un miglioramento dei colloqui, una maggiore attenzione ai rapporti famigliari e sensibilità nell’accoglienza (è indubbio che, in presenza di situazioni non ottimali, vada in primo luogo salvaguardato il rapporto bambino-genitore, non solo nella prospettiva dei diritti di quest’ultimo, ma anche e soprattutto nella prospettiva dei diritti del bambino … CIRC. D.A.P. 8 luglio 1998  n. 3478).

Vorremmo che ogni colloquio fosse la realizzazione di una giornata dedicata all’incontro tra papà, nonni, zii e i loro figli e nipoti. E’ una richiesta a cui aspiriamo e nella quale ci proiettiamo  con sguardo curioso perché vorremmo osservare lo sviluppo attraverso i loro giochi, i loro gesti, le loro parole, i loro desideri.

I rapporti famigliari di cui sollecitiamo continuamente lo sviluppo, sono espressione di vita, di speranza, sono la ragione del’essere di ogni uomo e di ogni donna detenuti.

I colloqui qui svolti non permettono a noi detenuti di giocare coi nostri bambini. Nella sala colloqui, infatti, non sono presenti angoli dedicati a giochi e non è permesso consumare pasti insieme alle famiglie, in contrasto con quanto previsto dall’art. 61 comma 2, Lett.b (…) con il permesso di consumare un pasto in compagnia, fermo restando le modalità previste dal 2° comma dell’art. 18 O.P. E’ vero che per i bambini è stata predisposta una saletta a parte, ma questo vuol dire allontanarli dai genitori, nonni e zii; vuol dire non dare corpo alla fantasia insieme a loro.

Quello che osserviamo è la sensazione palpabile di oppressione, il disagio visibile negli occhi delle nostre famiglie.

Auspichiamo allora ci sia un impegno da parte Sua ad intervenire sollecitando un cambiamento per porre fine alle infiniti pregiudiziali della cultura emergenzialista che crea un perpetuo affanno. Proseguire la carcerazione in queste condizioni è cosa che cerchiamo di scongiurare.

Noi ci proponiamo, contemporaneamente ci auguriamo, di trovare in Lei il desiderio di opporsi all’ineluttabilità del carcere.

Con la speranza di essere stati esaustivi, così da avere sollecitato la Sua attenzione, Le inviamo i nostri più Cordiali Saluti e Le auguriamo buon lavoro e auspichiamo ci onori di un futuro incontro.

I detenuti firmatari.

 

31
dic
12

Dai detenuti del carcere di Parma

parmas

Pubblico oggi una lettera collettiva dei detenuti della sezione A.S.1 del carcere di Parma. Lettera che  è stata inviata ad alcune istituzioni e che riguarda il tema dei colloqui con i famigliari.

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Alla Magistratura di Sorveglianza di Reggio Emilia

Al Provveditore Regione Emilia Romagna

Al Garante dei detenuti Regione Emilia Romagna

Siamo un gruppo di detenuti del reparto AS1 della Casa di Reclusione di Parma e abbiamo consapevolmente scelto di portare questo documento alla vostra attenzione, poiché riteniamo che la ricerca del pensiero può e deve essere considerato da un lato, quale rivelazione di comportamenti lucidi e, dall’altro, quale manifestazione del grado di civiltà dell’individuo.

L’argomento che abbiamo deciso di trattare riguarda le modalità con le quali vengono organizzati i collo qui familiari nella struttura penitenziaria di Parma.

Nel nostro ordinamento penitenziario, tra gli elementi del trattamento, sono inseriti i rapporti affettivi stabili con i familiari e lo specifico art. 28 L. 26.07.1975 n. 354 dispone che: particolare cura è dedicata a mantenere, migliorare o ristabilire le relazioni dei reclusi con le famiglie. Questa particolare cura è specificata nel Reg. Esec. della legge penitenziaria: nella concessione di colloqui che consentono di trascorrere, insieme a coloro che sono ammessi ai colloqui, parte della giornata in appositi locali e di consumare un pasto insieme, fermo restando il controllo visivo del personale di sorveglianza (vedi art. 61 R.E. rapporti con la famiglia e progressione del trattamento).

Nel carcere di Parma le modalità con le quali vengono fatti svolgere i colloqui non corrispondono alle indicazioni espresse nella legge penitenziari: il riferimento è indirizzato alle lunghe ore di attesa all’interno di una sala di aspetto piccola e scarsamente idonea ad accogliere in nuclei familiari autorizzati all’ingresso in istituto. Un ambiente sovente affollato le cui condizioni di vivibilità, soprattutto per bambini ed anziani, sono da considerare inadatte.

Le sale colloqui, di cui un è ancora provvista di bancone divisorio, limitano l’espressione autentica di affetto tra le persone. La legge penitenziaria assegna alle sale colloqui il ruolo di accoglienza e condivisione di affetti; luoghi in cui i bambini, attraverso i giochi, la lettura di favole e la condivisione nel consumo della merenda assieme al loro papà, nonni, zii possano esprimere la loro creatività  superando, così, il trauma che il carcere, per sua natura, determina in ogni essere umano che ne supera la soglia d’ingresso.

Qui al carcere di Parma, a noi detenuti è consentito, a tutt’oggi, portare una bottiglia d’acqua, poche caramelle con involucro trasparente e nient’altro!

Per la sola presenza di ogni bambino è concessa una merendina oppure un succo di frutta, per tutti gli altri ospiti, niente!

Motivo di tali limitazioni: “esigenze di controllo”.

I soli motivi legati alle esigenze di controllo non possono impedire l’applicazione dell’art. 61 comma 2, lett. b (possibilità di consumare un pasto) la cui applicazione, insieme alla concessione all’interno della sala colloqui di giochi adatti per i bimbi, migliorando il rapporto di reciproco rispetto con il personale di sorveglianza chiamato spesso a valutazioni difficili e discrezionali molto eterogenee, secondo la mentalità di chi è chiamato a gestirle.

Quindi occorre valutare la pretesa di una costante sorveglianza sui detenuti con il rispetto di una esigenza naturale del mantenimento dei rapporti familiari.

Concludiamo la nostra esposizione con il riferimento estratto dall’ord. n. 14762012 emessa dalla Magistratura di Sorveglianza di Firenze.

Scrive il Magistrato: “si deve riflettere sul fatto che l’affermazione del principio di sorveglianza interviene in un luogo che è espressione della sorveglianza nelle sue mura, nella organizzazione degli spazi, che è sostanza e simbolo della sorveglianza perché in questo quadro di sicurezza, aggiunge l’inibizione di relazioni affettive il più normale possibili”".

Alla luce di quanto esposto nella presente, auspichiamo ci sia la volontà da parte di tutti gli eminenti giudici che operano presso la Magistratura di Sorveglianza di Reggio Emilia, del Provveditore della regione Emilia Romagna, Dr Pietro Buffa, del garante dei detenuti, Avv.ssa Desi Bruno, la volontà e il desiderio di migliorare le condizioni e le modalità d’ingresso e permanenza nelle sale colloqui, per fare di questi luoghi siti di accoglienza, dove chi vi entri ritrovi, in quelle poche ore, il desiderio di continuare, con più serenità, relazioni affettive sane, cordiali, e armoniose.

Sperando di essere stati esaustivi, di avere sollecitato la vostra attenzione, chiediamo un intervento istituzionale, affinché le modalità con cui vengono disciplinati i colloqui abbiano il carattere che la legge penitenziaria indica nei suoi articoli, così da favorire le relazioni affettive dei detenuti con i loro familiari.

I detenuti firmatari.

 

28
ott
12

Giovanni Mafrica… continua a Parma la violazione dei diritti dei detenuti

Giovanni Mafrica è uno dei diciotto ergastolani, che, a partire dalla fine di luglio sono stati sballottati come pacchi postali in mezza Italia, in seguito allo smantellamento della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto.

Coloro che hanno avuto la sorte peggiore, sono quelli finiti nel grigio carcere dormitorio di Badu e Carros in Sardegna e nel famigerato carcere di Parma, su ormai esiste praticamente una letteratura di testimonianze, documentazioni, interventi esterni, che gli permettono di fregiarsi dello squallido primato di esssere uno dei peggiori carceri d’Italia. E va dato atto della coerenza… nel mantenere, nel corso degli anni, l’appartenenza nella lista dei peggiori.

Giovanni Mafrica fin dall’arrivo nel carcere di Parma, si è trovato bruscamente regredito nella prosecuizione del trattamento, ed ostacolato nella sua concreta dinamica esistenziale.

In lettera del 17 agosto segnalava come veniva bruscamente troncato il suo cammino scolastico, e reso inefficace il suo diritto allo studio, non essendoci a Parma alcun corso scolastico (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/17/da-giovanni-mafrica-trasferito-nel-carcere-di-parma/).

In lettera del 3 ottobre chiedeva che fosse garantito il suo diritto alla salute, permettendogli di fare una visita medica di cui aveva bisogno (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/10/03/ricorso-di-giovanni-mafrica-al-magistrato-di-sorveglianza/).

Nel post pubblicato da Nadia il 22 ottobre era fatto presente come Giovanni fosse stato messo in isolamento perché rifiutava la cella a due, in quanto detenuto ergastolano, e i detenuti ergastolani.. per chi non lo sapesse.. hanno diritto alla cella singola (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/10/22/salviamo-giovanni-mafrica-dallassassino-dei-sogni-di-parma/).

Oggi pubblichiamo parte della sua ultima lettera giuntaci, seguita da una istanza al Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria Regione Emilia Romagna (e per conoscenza ad altri soggetti) dove chiede il rispetto del suo diritto, in quanto ergastolano, alla cella singola.

Nella lettera che pubblichiamo prima dell’istanza, veniamo a conoscenza del fatto che, dal 3 ottobre, Giovanni Mafrica è sottoposto a continue misure di isolamento. E che, anche per questo, aveva fatto dieci giorni di sciopero della fame e di sospensione della terapia.

Giovanni Mafrica viene punito… questo deve essere chiaro.. e sottoposto a misure di continuo isolamento perché sta chiedendo una cosa stabilita dalla legge.. ovvero il diritto per gli ergastolani alla cella singola. L’art. 22 del c.p. stabilisce l’isolamento diurno per i detenuti ergastolani.

La cella singola per gli ergastolani ha anche un evidente fondamento morale. Una pena estrema, come quella che può durare un’esistenza o comunque, tanti anni, per la sua estrema durezza, deve essere accompagnata da quel minimo di “respiro” rappresentato dal potere almeno avere uno spazio esistenziale più idoneo, con una stanza singola, maggiore libertà di azione quindi, momenti per stare in silenzio, per avere uno spazio vitale un po’ più decente.

Giovanni Mafrica sta solo reclamando un diritto e conducendo una battaglia per la legalità.

Ha il nostro sostegno, e ci attiveremo per contribuire alla sua battaglia.

Di seguito lo stralcio della sua lettera e la sua istanza.

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Parma 17.10.12

Caro Alfredo (..) Qui è un casino.

Ti informo che dal 3 ottobr sono sottoposto a continuo isolamento. Ho fatto 10 giorni di sciopero della fame. Per protestare contro l’ubicatura della mia persona in stanza in 2. Le ragioni le troverai nell’allegata istanza.

Questo è stato voluto, Alfrdo, perché scrivo e lotto per avere riconosciuto ciò che statuisce la Carta Costituzionale, ovvero diritti.

Hanno trovato il cavillo per isolarmi, che schifo!

Ho mandato un telegramma a Nadia per informarla dello sciopero della fame e altro. L’ha ricevuto? Fammi sapere.

Altresì, nello stesso giorno, ne ho fatto uno anche all’onorevole Rita Bernardini. Possibile sapere se l’ha ricevuto?

(…) Gli organi di vigilanza non vigilano. Ma non demordo! Sto scrivendo a tutti. Se puoi chiama il garante dei detenuti della regione Emilia Romagna. Per informarti della situazione. L’ho incontrata il 6 ottobre e le ho spiegato il tutto.

Pensa che l’istanza di trasferimento del 2 agosto, sai quando l’hanno inviata? Il ottobre, sic! Fallo sapere al garante, se la senti. Intervite come associazione? Si configura come abuso d’ufficio un tale ritardo?

Aspetto tue… chiudo così la spedisco oggi.

Un caro abbraccio.. a presto..

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Al provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria Emilia Romagna- dott. Piero Buffa

e p. c.

al Presisdente della Repubblica,

al Ministro della Giustizia,

al Magistrato di Soverglianza di Reggio Emilia,

all’onorevole Rita Bernardini,

Al Garante dei diritti del detenuto- regione Emilia Romagna- avv. Desi Bruno,

Al’Ufficio educatori,

Il sottoscritto Giovanni Mafica, ristretto presso il reclusorio di Parma, denuncia quanto segue:

Che in data 3 ottobre veniva messo in stato di isolamento preventivo, poiché lo scrivente non acconsentiva ad ubicarsi in stanza in 2. Per questo fa presente al suo ufficio che lo scrivente ha intrapreso lo sciopero della fame e il rifiuto della terapia. Forma di proteta pacifica. In quanto la Direzione vuole imporgli l’ubicazione in stanza a 2, non tendendo conto che lo scrivente, essendo ergastolano, deve essere ubicato in stanza singola, applicando l’isolamento notturno contenuto nell’art. 22 Codice Penale. Per altro norma di elgge tassativa, che non prevede forme di deroga da parte dell’Amministrazione Penitenziaria.

Che la stanza in 2 persone non rispetto il metraggio statuito dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Altresì, fa presente che la detta stanza ha il bagno piccolisimo, senza finestra per dare aria e non consente alcuna privacy, tenuto conto che bisogna lavarsi, farsi la barba, con la prota aperta. Diversamente, per la ristrettezza delo stesso bagno, tale porta non si chiude o, nel caso in cui si chiudesse, sarebbe praticamente impossibile rispettare quanto appena detto nel pieno rispetto della dignità del singolo.

Ritenuto che ciò lede i diritti primari della persona,

CHIEDE:

Alla S.V. di volere intervenire affinché allo scrivente non vengano riservati trattamenti non conformi ai parametri, sia dell’Ordinamento Penitenziario, sia della Costituzione.
Ciò perché, il detenuto, in qualità di inividuo e cittadino, gode di diritti inalienabili e imprescindibil, ed ogni forma di ingerenza o sopruso è indegna ed immorale, oltre che contraria alle leggi della Repubblica.

Fiducioo in un  suo diretto intervento le invio doverosi saluti.

Parma 04.10.2012

In fede,

Giovanni Mafrica

07
ott
12

Dopo che mi hanno strappato mio fratello… di Giuseppe Barreca

Essere privati di un pezzo della propria anima.

La cosa che più fa male della lettera di Giuseppe Barreca – che pubblico oggi – è proprio questo.

Mentre ci abituiamo a scorrere le lettere e i testi quasi velocemente, visto il loro ammontare e i tanti venuti nel tempo, ricordiamo sempre di “distinguere”. Tante cose sono importanti, tante cose sono dolorose, tante cose sono emozionanti.. ma non sempre allo stesso “livello”.

E’ doloroso (ad es.) se subisco un rapporto disciplinare, ma infinitamente più doloroso se “perdo” un fratello. Pensateci. Sono in carcere da anni e anni. Un’esperienza, comunque la si pensi, traumatica e devastante. La mia vita sociale esterna è andata a rotoli, la mia vita familiare compromessa. I miei unici contatti sono solo le persone più care che nei giorni di colloquio vengono a trovarmi. Anche quando i colloqui possono avvenire regolarmente (in molti casi non è così) si tratta comunque di qualche ora strappata di tanto in tanto. E che lascia sempre una fame.. quasi disperata.. al suo concludersi.

In questo contesto ho UNA persona cara con cui vivere la quotidianità. UN FRATELLO. In questo contesto, un affetto già di per sé importantissimo, diventa VITALE. E’ mio fratello cazzo. E’ una persona a cui voglio bene fin da bambino. E’ la mia famiglia.. In questo carcere posso vivere almeno una “parte” di famiglia.

E dopo un bel po’ di anni me lo togli.

Possiamo anche discutere, come farebbero alcuni dell’opportunità che due fratelli detenuti siano ristretti nello stesso carcere. Io non ci vedo nulla di male. Ma, posso anche ammettere che si discuta di questo. Ma, una volta che, in un modo o nell’altro, quei fratelli si sono trovati, per anni, a stare nello stesso carcere e a condividere anche, per certi aspetti, il loro percorso trattamentale è UN DELITTO separarli. Gettando così, proprio dopo anni di riconosciuto impegno e di positivo trattamento, due persone nello scoramento più totale, invece di incentivarle con maggiori momenti affettivi, aperture di socialità e ricadute di fiducia.

Che messaggio invii alla loro  mente, alla loro anima, al loro cuore? Che dopo tanti anni di vero impegno e di crescita umana… il tuo modo di “apprezzarli” è spaccare il cuore ad entrambi, e mandare uno di essi NELLO SQUALLIDO CARCERE DORMITORIO DI  NUORO, che, rispetto a Spoleto, a come un ritornare nel Paleolitico.

Dopo lo smantellamento, avvenuto alcuni mesi fa, della sezione Alta Sicurezza 1 del carcere di Spoleto, i vari detenuti lì presenti sono stati sballottati come tanti pacchi postali per le carceri di mezza Italia. Senza alcune considerazione del trattamento e del percorso pregresso. Alcuni hanno avuto destinazioni fondamentalmente “buone”, come Carmelo Musumeci a Padova, altri destinazioni “tollerabili” o peggio che tollerabili, ma comunque non “pessime”. E altri invece sono stati scodellati presso destinazioni pessime. Come Giovanni Mafrica nel famigerato carcere di Parma e Salvatore Pulvirenti, Domenico Papalia, Santo Barreca (il fratello di Giuseppe, di cui Giuseppe cita una lettera in questo post..) e anche altri credo… in un posto che viene descritto come una sorta di squallido e mortifero dormitorio, un posto dove farsi imbalsamare corpo, mente e cuore. Il carcere di Badu e Carros. A Nuoro.

Se leggete questa lettera di Giuseppe con quegli occhi che portate dentro, quelli che hanno ancora addosso lo sguardo della libertà, sentirete tra le righe un pianto, nel vedere l’amato fratello strappato da lui e buttato nella discarica Badu e Carros.

E poi.. i libri…

Perché rovinare, strappare.. OFFENDERE i libri di Santo Barreca?

Santo usa la parola giusta.. OFFENDERE…

Questa cosa OFFENDE..

OFFENDE non solo quei libri. E non solo Santo. Ma OFFENDE anche me. E, ne sono certo, OFFENDE anche noi.

Vi lascio alla lettera di Giuseppe Barreca.

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Ciao Alfredo, come stai?

Da tempo non mi faccio vivo. In verità sono un po’ confuso per via dell’improvvisa, quanto ingiustificata, deportazione di mio fratello e di tutti i ragazzi della sezione A.S.1 del carcere di Spoleto.

Come sai mio fratello studiava ed era al secondo anno di SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, presso l’ateneo perugino. Per me è stata una vera tragedia. Non riesco proprio a mandarlo giù. Mio fratello qui era tutto e credimi, non riesco a capire quale ne sia stata la ragione.

Non intendo essere patetico, ma mi viene spontaneo pensare a chi giova e serve tutto ciò! E’ come infierire su un toro già trafitto nell’arena che, sanguinante e in agonia, viene trascinato via da impietosi cavalli guidati da impietosi e divertiti uomini, pronto per essere macellato.

Che senso ha deportare una persona a Nuoro lontano da ogni affetto. Da ogni logica di recupero; peraltro già brillantemente avviata presso il carcere di Spoleto. PERCHE’? Mi scrive mio fratello di Nuoro: “… qui a Nuoro manca tutto, ma forse la cosa che si avverte dannatamente nell’aria è la mancanza di speranza. Ancora non ho sentito il cinguettio di uccelli, pur trovandomi  quasi  nelle prossimità di un bosco (… il carcere è costruito a ridosso di una collinetta). Che anche loro abbiano perso la speranza e hanno deciso di andarsene? BHO! Sento e vedo solo neri uccellacci che volteggiano nel cielo come avvoltoi nelle savane africane pronti a picchiare sulle carcassa di una carogna che leoni ormai sazi hanno appena abbandonato. Anche l’aria è strana, pesante. La solitudine trasuda dalle pareti.

Negli occhi dei mie compagni leggi il disagio di chi è ormai rassegnato, stordito da una quotidianità senza senso. Lo sguardo di ognuno è vuoto, cupo, cieco, sordo e rassegnato. Nessuno sorride qui. Non perché non si ha voglia di sorridere, ma perché nessuno ha la forza di farlo. Già! A che serve sorridere!!! 

Sai… ho ricevuto i pacchi che Spoleto mi ha inviato con dentro la mia roba personale. Tutto era in ordine. L’unica cosa che ho trovato in disordine erano  libri, libri che avevo sistemato dedicandogli molta più cura delle altre cose. Ho provato a chiedermi le ragioni de perché solo i libri erano in uno stato pietoso; addirittura in alcuni mancano delle pagine. Mi sono fermato un attimo per cercare di capire quali mani avessero ridotto così i miei libri. PERCHE”!

E allora ho pensato alle parole di un grande della storia. Gramsci. Egli scriveva: “… Il personale carcerario detesta che i detenuti vengano istruiti, perché finché ignoranti essi sono loro schiavi, perché sanno che la conoscenza è la chiave della libertà”. 

Ho annuito e non ho nemmeno chiesto quale fosse la ragione che aveva spinto mani cieche a OFFENDERE i miei libri…

Scusa fratello caro se mi sfogo on te che sei la mia vita, ma sto vivendo come in un film. Un film in bianco e nero dove l’unico colore che riesco a distinguere è il colore giallo paglierino delle chiavi con cui mani impietose aprono il cancello svariate volte al giorno. E’ il rumore che rompe il grigio silenzio di un luogo senza tempo, senza ragione, senza speranze, senza sogni…”.

Non continuo a raccontarti le parole che mi fratello Santo scrive. Proprio perché vanno contro ogni più elementare logica della immaginazione e della razionalità. Leggo le sue lettere ed è come se ripercorressi le storie di alcuni miei racconti. Scriverò un libro per questa vicenda assurda ed ho già trovato il titolo.. “NUORTO”.

(..)

Un messaggio per Nadia.

Ciao Nadia! Come stai? Spero di “incrociare” il tuo sorriso. Ho un tatuaggio virtuale nel cuore; vi è scritto “Never give up!” (Non mollare mai!). Solo così possiamo rendere onore ai nostri ideali e sogni di libertà. Guarisci presto. Un affettuoso abbraccio. Grande NADIA.

Giuseppe Barreca

Spoleto, 20 settembre 2012

 

 

03
ott
12

Ricorso di Giovanni Mafrica al Magistrato di Sorveglianza

Dopo lo smantellamento -avvenuto alcuni mesi fa- della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto, i componenti di quella sezione sono stati sballottati come pacchi postali in mezza Italia. Alcuni hanno avuto destinazioni “decenti” -come Carmelo Musumeci nel carcere di Padova-, altri destinazioni pessime, come Marcello Dell’Anna, Salvatore Pulvirenti, Domenico Papalia nel famigerato carcere di Badu e Carros a Nuoro.. e Giovanni Mafrica nel carcere di Parma.

Abbiamo già pubblicato due contributi di Giovanni Mafrica dopo il suo trasferimento.

Oggi inserisco questo ricorso che Giovanni Mafrica ha inviato al Magistrato di Sorveglianza per non avere ricevuto la visita medica, dopo avere fatto richiesta di visita medica, chiedendo -con questo ricorso- che venga garantito il suo diritto alla salute.

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Al Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia

e per conoscenza:

Al Senatore Ignazio Marino.

Al Garante dei detenuti Regione Emilia Romagna Avv.ssa Desi  Bruno.

All’On. Rita Bernardini.

Il sottoscritto Giovanni Mafrica, nato a Condofuri Marina (RC), il 23.08.1970. Ristretto presso questo reclusorio, fa presente quanto segue:

PREMESSO:

Che nei giorni 18, 20, 21 CM si è segnato a visita medica e non è stato chiamato per essere visitato.

Che l’art. 11 O.P. L. 26 luglio 1975 n. 354 comma 6 dispone che il sanitario deve visitare  sia gli ammalati sia coloro che ne facciano richiesta.

Che la circolare D.A.P. 24 novembre 1990 n. 643295/12 recita “Il diritto alla salute deve essere ugualmente garantito ad ogni persona, sia essa in stato di libertà o detenzione o comunque sottoposta a misura restrittiva della libertà personale, nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione (…)”.

Che la salute è stata annoverata tra i beni primari dell’uomo, in quanto condizione indispensabile ed imprescindibile affinché ogni individuo possa esprimere compiutamente e liberamente la propria personalità ed è, in questo senso, il formale riconoscimento di un diritto fondamentale della persona, nonché di un interesse della collettività, vale a ricondurre l’affermazione cristallizzata nell’articolo 32 della Costituzione tra i principi fondamentali dell’Ordinamento costituzionale della Repubblica.

Ritenuto che il relativo diniego da parte della Direzione sanitaria di non garantire allo scrivente la visita medica lede quindi  un diritto costituzionalmente garantito spettante a tal fine.

CHIEDE:

Al Magistrato di Sorveglianza di riferimento di volere intervenire, affinché all’istante sia garantito il diritto alla visita medica secondo le disposizioni stabilite dall’art. 11 OP L. 26 luglio 1975 n. 354 comma 6, al fine di impedire la reiterazione del diniego di quanto esposto e che le problematiche relative al sovraffollamento alla carenza di struttura, alla carenza di personale medico sanitario non possono e non devono essere delle mere giustificazioni dinanzi a delle inadempienze del servizio medico o della semplice visita medica ogni qualvolta il detenuto ne faccia richiesta.

Fiducioso in un suo intervento invia cordiali saluti.

Giovanni Mafrica

Parma 22.05.2012

28
ago
12

Un’altra lettera di Giovanni Mafrica

Il diciotto agosto avevo già pubblicato una lettera di Giovanni Mafrica, dalla sua nuova “sede” nel famigerato carcere di Parma, dopo lo smantellamento della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/17/da-giovanni-mafrica-trasferito-nel-carcere-di-parma/). Quella lettera era accompagnata da una istanza al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per chiedere il trasferimento.

Richiesta su cui Giovanni ritorna in questa lettera, dove esprime la sua volontà di potere continuare gli studi, possibilità che dovrebbe essere garantita ad ogni detenuto, ma che, nei fatti, gli viene negata a Parma.

Noi non possiamo che appoggiare la sua battaglia.

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Caro Alfredo,

come credo già saprai, da Spoleto ci hanno trasferiti a tutti, causa chiusura del circuito A.S.1.

A mi è toccato Parma. Non mi dilungo a scriverti tutte le storture e assurdità di questo reclusorio. Poiché sono talmente  demenziali che rischierei di non essere creduto. SIC!

Mi chiedo solo come faccia il Ministro della Giustizia a tutelare questo agire di non stato di diritto. Sì, perché ritegno sia praticamente impossibile che senza una copertura dall’alto, questa Direzione, nel suo insieme, potrebbe amministrare un luogo -ci tengo a precisare, non privato, ma di stato. Quindi di tutti- in maniera così irrispettosa dei precetti contenuti sulla carta costituzionale…

Forse accecati dal velo dell’ignoranza pensano che sulla Costituzione ci sia scritto che tendere alla risocializzazione vuol dire consistere in trattamenti contro i diritti primari propri della persona in stato di prigionia.

Ecco, bisogna spiegare loro che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, perché tenere delle persone in stato di prigionia -avendo alle spalle più lustri di detenzione già scontata e per di più con prospettiva di fine pena mai- 20 ore su 24, senza che a questi gli si dia ciò che l’ordinamento penitenziario prevede, e cioè lavoro, studio, insomma tutte quelle offerte tese alla risocializzazione e all’affermazione di una dimensione da cittadino.

Significa tradire i precetti  a cui loro stessi giurano di essere fedeli e di rispettare. Ma ripeto, questo agire li relega in una dimensione vergognosa e mi colpisce il fatto di come sia radicato, nella stragrande maggioranza di costoro, il concetto di afflizione, di esclusione sociale. Comportamenti caratteristici dell’indifferenza che risultano irrispettosi in una società che basa la propria visione democratica e civile proprio sulla carta costituzionale. Questo per farti un quadro della situazione.

Qui purtroppo non c’è alcun corso scolastico motivo, per cui ho subito inoltrato richiesta di trasferimento in altra sede. Le disposizioni relative ai trasferimenti in questo caso statuiscono che, per coloro che sono iscritti a scuola, nel caso in cui dovessero essere trasferiti, comunque gli deve essere garantito il prosieguo della frequenza a scuola.

Tutto ciò, una volta  che sono stato portato in questo girone carcerario, non mi è garantito. Ma io continuerò a cercare una soluzione che sia vantaggiosa per il proseguimento del mio percorso scolastico. 

In questo senso, vorrei se ti fosse possibile mettermi in contatto con qualche associazione del tessuto sociale di Parma o indirizzarmi, a cui possa rivolgermi per fare valere le mie ragioni.

Parlane anche con Antigone..

Insomma, fatemi sapere.

Un abbraccio, e a presto

17
ago
12

Da Giovanni Mafrica.. trasferito nel carcere di Parma

Dopo lo smantellamento in blocco dell’intera sezione Alta Sicurezza 1 del carcere di Spoleto, i membri della sezione sono stati sballottati per mezza Italia, come pacchi postali, senza alcuna attenzione ai percorsi di trattamento e di studio portati avanti negli anni, dei legami con la famiglia e di ogni altra considerazione “umana”.

Uno di coloro che ha avuto la destinazione peggiore è Giovanni Mafrica, che è stato trasferito nel carcere fogna di Parma, in assoluto uno dei carceri peggiori d’Italia, da anni un autentico modello di inefficienza e dannosità. Troverete diversi testi su questo carcere “gioiello” nell’archivio.

Oggi pubblico l’istanza di trasferimento inviata da Giovanni Mafrica.. facendola precedere da una lettera che, lo stesso Giovanni Mafrica, ha inviato a Carmelo Musumeci.

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Parma 07.08.12

Caro Carmelo,

la fortuna non è mia amica. Non mi appartiene come vedi. Con tante destinazioni, ho beccato la più schifosa, sotto tutti gli aspetti.

E’ inutile che ti descriva tutte le storture di questo carcere. Perché rischierei davvero di consumare chili di carta.

Anzi, te ne racconto una che per quanto banale, è rivelatrice dell’ambiente schizofrenico. E’ indicativa proprio per capire il buio istituzionale che predomina in questa realtà carceraria. Pensa che la TV la spengono, ancora alle 2 di notte e la aprono alle 7 di mattina. Per ribadirti la mentalità ristretta con cui abbiamo a che fare.

Ritengo vergognoso e incredibile che le varie associazioni tutelanti i diritti dei detenuti non intervengono per chiedere la chiusura di questo luogo di non stato di diritto.

Ritengo indecente, oltre che immorale, che il Ministro della giustizia, continui a tutelare e tenere in piedi un sistema così afflittivo nei confronti di persone in stato di prigionia.

Credo che il D.A.P. avrebbe dovuto chiudere questa A.S.1 e non quella di Spoleto. Proprio perché l’illegalità di stato, la mancata applicazione dei diritti contenuti nella Costituzione, vengono calpestati palesemente, senza che nessuno, preposto a tutela degli stessi, se ne curi.

In ogni modo, visto che non sono un dormiente, ho inoltrato istanza di trasferimento presso il D.A.P. proprio perché qui non c’è alcun corso scolastico che garantisca il prosieguo degli studi.

A riguardo, assieme a questa mia, ti mando l’istanza, in modo che tu possa divulgarla in ogni dove. Qualora fosse possibile fare una interpellanza sulla questione di cui siamo stati oggetto. Segnala anche la questione relativa alla scuola, motivando la cosa, come nel mio caso, che, nonostante fossi iscritto a scuola, sono stato trasferito, disapplicando gli artt. 83 e 42 O.P., in un carcere in cui non gli viene garantito il prosieguo degli studi e, per giunta, afflittivo e irrispettoso, dei diritti soggettivi. Insomma, vedi tu, fanne buon uso…

Informami di tutte le iniziative volte alla campagna di sensibilizzazione contro la pena dell’ergastolo. Mandami se ti è possibile l’indirizzo di Ornella Favero, così, qualora dovrò scrivere qualche documento atto a far sapere il degrado di questo reclusorio, lo farò pervenire alla redazione di “Ristretti”. Mimì è anch’esso con me, senza computer siamo rovinati e, a quanto pare, non ne vogliono sapere per nessuna ragione…

Abbiamo parlato dell’iniziativa ai compagni per aderire a questa campagna volta a dare e restituire civiltà giuridica a questo Paese.

Oh scusa, ho scritto una pagina e mezza, e non ti ho chiesto come stai. So che lì si sta “bene”, nel senso che ci sono aperture e la possibilità di costruire tante cose.

Scusa, inoltre, sia per la penna che fa le bizze, sia per la calligrafia un po’ particolare. Ma non essendo più abituato a scrivere con la penna, mi viene difficile scrivere. Anzi è una fatica, ho già le dita che mi bruciano, sono uno sfaticato hahaha. Salutami i miei paesani e Agostino.

Nell’attesa di leggerti ti avvolgo in un forte abbraccio. Ti saluta tanto Mimì. Ti ha scritto e spero che tu l’abbia ricevuta. A presto.

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Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- Direzione Generale dei detenuti e del trattamento- Ufficio II- Sezione II- Reparto II

E per conoscenza

- Al Presidente della Repubblica,

- Al Ministro della Giustizia,

- All’Onorevole Rita Bernardini,

- Al Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia

Bisogna sempre applicare la legge. Nel non farlo si agisce illegalmente.

L’art. 42 della L. n. 354/1975 O.P. dispone che “i trasferimenti sono disposti per gravi e comprovati motivi di sicurezza, per esigenze dell’istituto, per motivi di giustizia, di salute, di studio e familiari”.

Nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie.

Che alla luce del positivo percorso scolastico che ha contrassegnato negli anni la lunga detenzione patita dallo scrivente, la presente istanza finalizzata alla tutela dei diritti primari propri, si appalesi meritevole di positiva valutazione e conseguente accoglimento.

- L’art. 83 del D.P.R. n. 239/2000 O.P. dispone “nei trasferimenti per motivi diversi da quelli di giustizia o di sicurezza. Si tiene conto delle richieste espresse dai detenuti e dagli internati in ordine alla destinazione”.

Che essendo iscritto al 4° anno scolastico nell’istituto d’arte nella casa di reclusione di Spoleto. Con questo trasferimento viene impedito il mio diritto allo studio, dato che in questo nuovo reclusorio non c’è alcun corso scolastico.

Chiedo di essere assegnato in una sede dove posso proseguire il mio percorso di studio, riconoscendo a questo percorso scolastico un ruolo importante, la cui finalità di formazione rappresenta lo strumento per una preparazione professionale adeguata.

Nell’attesa di un vostro riscontro, confido nell’accoglimento, e spero che accadrà prima nell’inizio scolastico di settembre.

20
lug
12

Non vita nel carcere di Parma.. un’altra lettera di Michelangelo Cataldi

Il 10 giugno pubblicammo una lettera appello di Michelangelo Cataldi che raccontava le disumane condizioni che lui e altri detenuti si trovavano a vivere nel carcere di Parma (vai al link… http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/06/10/lettera-appello-dal-carcere-di-parma/).

Oggi pubblico quest’altra lettera che Michelangelo ha inviato a Carmelo Musumeci. Ma è soprattutto il post lettera che voglio segnalarvi e di cui adesso cito..

P.S.: caro Carmelo, ti chiedo altresì gentilmente di volere fare presente a tutti questi cari signori che, oltre a te, hanno preso a cuore il mio caso che mi trovo da oltre un mese al reparto di isolamento per il motivo che ti ho già detto nella precedente lettera e che, oltre alla branda e ad un materasso, non vi è altro, se non le lenzuola di carta che si rompono durante la notte e che, nonostante tutto, me le cambiano ogni settimana. Non mi viene concesso di acquistare nemmeno i prodotti dei detersivi  per potermi lavare gli indumenti che indosso. Non mi è concesso di poter leggere un libro qualsiasi dalla biblioteca. Non mi è concesso NULLA, solo con il mirato intento di spaventarmi affinché io ritorno nei reparti, cosa che non farò MAI, se non quello di uscire dalla cella ove mi trovo per infilarmi nel furgone che a sua volta mi porti via da questo maledetto inferno e da tutti  coloro che lo hanno trasformato in un luogo di tortura psicofisico. Ti invio la scheda della spesa che mi è permesso di acquistare. Pochi prodotti e null’altro. Nuovamente ti abbraccio

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Quale mai deve essere la condizione di (in)vivibilità di un carcere per spingere un detenuto a preferire di essere tenuto in isolamento perenne, per sperare prima o poi di essere inviato altrove, piuttosto che ritornare nei circuiti ordinari.

Comunque, riguardo alle limitazioni che Michelangelo ha.. o meglio.. avrebbe (la lettera risale al 23 giugno) a livello di spesa,  in pratica, gli oggetti che Massimo può acquistare sono di cinque categorie.. tabacchi (varie marche di sigarette o sigari)… francobolli… acqua.. fazzolettini..cancelleria varia (buste, block notes, penna, ecc.)… alcuni prodotti per l’igiene (dentifricio, spazzolino, shampo, bagnodoccia). Nient’altro..

Ed è vero che questa persona non può neanche ricevere un libro dalla biblioteca?

Vi lascio alla lettera di Michelangelo Cataldi, da quel luogo triste e famigerato tra la popolazione detenuta.. che è il carcere di Parma.

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29-06-2012

Caro Carmelo,

ho ricevuto oggi, 29 giugno, la tua ultima lettera, unitamente alle varie risposte all’esposto denuncia da me scritta e che, dopo avermi visto “vietato”  l’invio, te l’ha spedita a te grazie ad una persona che ti conosce bene e che è stata lei a suggerirmi di scriverti a Spoleto, perché io non lo sapevo che ti trovavi lì nel reparto Alta Sicurezza e comunque dirti grazie sin da ora, a prescindere di come andrà a finire, e che io mi auguro naturalmente in modo positivo e che finalmente paghino nel modo esemplare. Anche se  tutto ciò ci credo poco.

Ti sto scrivendo con il groppone in gola perché, quanto mi hai spedito, prima di iniziare a scriverti, l’ho letto e l’ho riletto più volte ed inevitabilmente mi sono emozionato e, nel mentre ti sto scrivendo ha gli occhi gonfi e lacrimanti ma, credimi caro Carmelo, che non è un atto di debolezza, che tra l’altro non mi appartiene, ma di rabbia e sdegno verso gli “aguzzini” che operano con il cinismo e pregiudizi all’interno di questo infermo che chiamarlo inferno, che chiamarlo inferno, senza volere esagerare, forse è poco!

Caro Carmelo, ti ripeto nel dirti che non lo so sei riuscito a ricordarti di me, ma ti ricordo che, nel lontano 1992, mangiavamo insieme nel carcere di Pisa, nei mesi  tra aprile e la fine di maggio, quando poi io andai al processo in Corte d’Assise e mi scarcerarono, perché all’udienza  preliminare il G.I.P. aveva disposto la carcerazione ma il pm si era opposto a tale decisione, che poi fu riconosciuta legittima al processo, che però poi è andata come non doveva andare.

E comunque, mettendo da parte i ricordi, mi ripeto nel dirti grazie all’infinito dell’impegno in cui ti stai prodigando verso di me.Qualunque sarà l’esito te ne sarò ugualmente grato a vita, e allo stesso tempo auguro a te un domani, e che esso sia presto migliore e pieno di soddisfazioni, non solo per te, ma anche per tutta la tua famiglia.

Ti faccio inoltre presente che anche il signor Mario Pontillo si sta prodigando tramite il garante della regione Lazio (Dott.ssa Cristina Cecchini) per farmi trasferire da questo inferno e, credimi, non importa dove, ma ovunque arriverò ti scriverò facendoti  sapere dove mi trovo.

Ora, non avendo altro da aggiungere, concludo inviandoti tanti cari e sinceri  saluti e, permettimi anche un fortissimo e affettuoso abbraccio.

Michelangelo Cataldo

P.S.: caro Carmelo, ti chiedo altresì gentilmente di volere fare presente a tutti questi cari signori che, oltre a te, hanno preso a cuore il mio caso che mi trovo da oltre un mese al reparto di isolamento per il motivo che ti ho già detto nella precedente lettera e che, oltre alla branda e ad un materasso, non vi è altro, se non le lenzuola di carta che si rompono durante la notte e che, nonostante tutto, me le cambiano ogni settimana. Non mi viene concesso di acquistare nemmeno i prodotti dei detersivi  per potermi lavare gli indumenti che indosso. Non mi è concesso di poter leggere un libro qualsiasi dalla biblioteca. Non mi è concesso NULLA, solo con il mirato intento di spaventarmi affinché io ritorno nei reparti, cosa che non farò MAI, se non quello di uscire dalla cella ove mi trovo per infilarmi nel furgone che a sua volta mi porti via da questo maledetto inferno e da tutti  coloro che lo hanno trasformato in un luogo di tortura psicofisico. Ti invio la scheda della spesa che mi è permesso di acquistare. Pochi prodotti e null’altro.

Nuovamente ti abbraccio

 

10
giu
12

Lettera appello dal carcere di Parma

Ci sono alcune carceri che sono un classico del cinema Horror.

Il carcere di Parma gode da sempre fama di carcere… fogna.. senza offesa per le fogne.

Anche noi, nel nostro piccolo, ci siamo trovati ad occuparci del carcere di Parma e del suo illuminato funzionamento (vai ai link..   http://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/02/03/sciopero-della-fame-per-essere-trasferito/ - http://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/03/17/carcere-di-parma-fuorilegge-lettera-dei-detenuti/ - http://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/04/17/appello-per-un-detenuto-in-depressione/ - http://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/04/20/cronache-da-parma/ - http://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/05/08/carmelo-tripodi-in-sciopero-della-fame-carcere-di-parma-ancora-fuorilegge/ - http://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/08/15/nel-carcere-di-parma-il-sole-non-nasce-mai-lettera-aperta-a-pasquale-de-feo/ - http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/02/25/trattamento-da-cavia-nel-carcere-di-parma/).

Carmelo Musumeci ci ha fatto pervenire una documentazione giuntagli da Michelangelo Cataldi, detenuto a Parma. 

Quello che adesso leggerete è la lettera-appello inviata ad una serie di direttori di giornali, ed una istanza -da parte dello stesso Michelangelo Cataldi- al Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia.

Prima di questi due atti,  ho premesso un estratto della lettera che ci ha inviato Carmelo Musumeci, e un estratto della lettera che Michelangelo Cataldi ha inviato a Carmelo.

Io sto preparando una lettera per il carcere di Parma, di cui proporrò un invio collettivo. Chiunque di voi volesse sottoscriverla, mi scrivi a questo indirizzo email.

erasmuszed77@yahoo.it

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Caro Alfredo,

credo che nel carcere di Parma stia avvenendo qualcosa di brutto.

Capita spesso tra noi ergastolani ostativi con un un fine pena che ci scambiamo parole di conforto, più per loro che per noi, perché non si può ricevere nessun conforto quando non sai il giorno, il mese e l’anno di quando finirà la tua pena. E poi molti uomini ombra preferiscono restare soli con il proprio dolore, le proprie paure e debolezze senza dividerle con nessuno perché si sentono diversi da tutti gli altri prigionieri che hanno la speranza, un giorno, di uscire. Eppure spesso alcuni detenuti con il fine pena mi scrivono  per sfogarsi con me, illudendosi che io possa fare qualcosa, non rendendosi conto che anch’io  sono prigioniero e posso solo chiedere aiuto per loro a voi del mondo dei vivi.

Dal lager di Parma dove sono stato tanti anni fa, ho ricevuto questa lettera e questa documentazione. Ti prego, fate qualcosa, perché se no mi sentirei un vigliacco  e non riuscirei a dormire la notte, se i miei compagni stanno più male di me. Ti ando un affettuoso sorriso tra le sbarre.

Carmelo Musumeci

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Caro Carmelo, chi ti scrive è un detenuto che ha condiviso, se pur per brevissimo tempo, la cella con te! E anzi, scusami se ti do’ del tu.

Innanzi tutto spero che tu stia bene, allo stesso modo posso dirti di  me. 

(…) E comunque, caro Carmelo, non è solo per questo che ti sto scrivendo. Come potrai notare dall’indirizzo, mi trovo nel carcere di Parma dove i detenuti vivono la gogna quotidiana e sono alla totale mercé del personale di polizia penitenziaria prima, e soprattutto della Direzione poi, per gli abusi di ogni genere che siamo costretti a subire in modo passivo, per tutte le angherie, non solo quelle immaginabili, ma anche quelle inimmaginabili, vedendoci violati con proposito i diritti del detenuto, con preclusioni, prevaricazioni, subendo minacce di ogni tipo dalle persone citate qualora protestiamo civilmente per le cose più elementari che ci vengono negate, senza spiegazione o giustificazione che dir si voglia. 

Non mi dilungo oltre, anche perché so che ribadirei le stesse cose finora dette, ma ti mando un esposto denuncia che avevo tentato di inviare ai quotidiani. senza successo, sperando che almeno tu possa riuscirci a farli arrivare a pubblicare, in modo che si sappia quanto i detenuti nel carcere di Parma sono costretti a subire, vedendosi violati i pochi diritti che gli rimangono una volta varcato il cancello che li divide dalla libertà (…)

P.S.: La spesa è sempre la stessa per tutto l’anno, nel senso che non ci viene permesso di acquistare altri prodotti oltre a quelli elencati, nemmeno tramite le domandine mod. 393, se non per farmaci, con l’autorizzazione del Dir. sanitario. Ad esempio, non ci è permesso l’acquisto della frutta e della verdura di stagione, oltre a quella elencata che è valida tutto l’anno senza variazione.

Michelangelo Cataldi

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Al Sig. Direttore de La Gazzetta di Parma

Al Sig. Direttore de La Repubblica

Al Sig. Direttore del Corriere della Sera

Al Sig. Direttore de La Stampa

Al Sig. Direttore de Il resto del Carlino

Al Sig. Direttore de Il secolo decimonono

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Egregio Sig. Direttore

Sono un detenuto, in espiazione da circa vent’anni. Con la presente, sperando vivamente che lei ed i suoi colleghi vogliate pubblicare in modo integrale quanto mi accingo a denunciare. 

Si parla spesso degli istituti di pena del nostro paese come hotel a cinque stelle, come luoghi di villeggiatura o addirittura come oasi di pace e di paradiso.

Chi divulga notizie di questo tipo, non solo scinde la propria professione, ma si macchia di coscienza se una coscienza c’è. I carceri d’Italia sono a dir poco paragonabili a quelli della Tailandia o addirittura a quelli del terzo mondo. Atteggiamenti questi indegni per un paese come il nostro che, a seconda delle circostanze, si ritiene di essere un paese civile e democratico, quando invece è incivile, indifferente, fascista e forcaiolo fino all’inverosimile.

La civiltà, egregio signor direttore, la vera civiltà si misura a favore degli emarginati reintegrandoli nel tessuto della società, dandogli altre possibilità di rifarsi una nuova vita onesta con un lavoro e creandosi una famiglia tutta sua in piena autonomia. Di tutto ciò se ne parla soltanto, mai fatti concreti non arrivano mai e, così facendo, tra meno di un decennio, l’Italia si troverà cn un ‘emergenza carceri da gestire con più 100/200 mila detenuti.

La società esterna che sa, come detto all’inizio, che il cittadino detenuto in carcere sta bene, vive bene, quando la realtà è ben altra. Il detenuto vive la giornata di detenzione sotto ricatto, con atteggiamenti arbitrari che sanno di dittatura fascista. I detenuti sono minacciati, sono ricattati, con il solo intento di incutergli timore.

Per non parlare dei pestaggi gratuiti da parte degli agenti di polizia penitenziaria. Notizie queste, egregio Sig. Direttore che non trapelano mai, se non per qualche singolo detenuto eccellente seguito dai propri legali e che possiedono disponibilità economiche e amicizie importanti.

Per quanto mi riguarda, egregio Signor Direttore, mi trovo, come detto, in espiazione ininterrotta ormai dal lontano 1992 e, in tutti questi anni, ho girato varie carceri d’Italia. Qui, nel carcere di Parma, mi trovo dal 29 settembre 2011, ed è tra i più brutti istituti di pena d’Italia, se non il più brutto e squallido in assoluto. Non per niente negli ultimi 5/6 anni è spesso sulla cronaca della televisione e dei giornali per notizie che riguardano suicidi, tentati suicidi, autolesionismo ed altri gesti che ne decimano il fisico per il resto della loro vita. E tutto ciò è causa di istigazione, provocazione, indifferenza, mancanza ingiustificata di professionalità, ecc.

Nel carcere di Parma il detenuto non ha diritto di protestare civilmente rivendicando i pochi diritti che gli restano, una volta varcato il cancello che lo divide dalla libertà. E, qualora, per mera sfortuna, lo fa, chiedendo gentilmente e civilmente una qualsiasi cosa, che rientra nei canoni  della legittimità, viene immediatamente portato nel reparto di isolamento, dove a sua volta viene percosso fisicamente con ferocia selvaggia e inaudita violenza, non da uno o due agenti di polizia penitenziaria, ma da dieci e più persone e, per completare l’opera, viene spogliato, nudo come madre natura l’ha fatto e tenuto in queste condizioni per giorni.

Questo per quanto riguarda uno dei tanti ed infiniti aspetti negativi che hanno caratterizzato questo istituto in vent’anni di vita (da quando è stato aperto). Per non parlare di tutti gli aspetti xenofobi che influiscono negativamente sullo stato psichico del detenuto per il resto della propria esistenza. Ad iniziare dalle ore d’aria, che non vengono rispettate, come dovrebbe essere in base all’Ordinamento Penitenziario. 

Il vitto è di scarsissima quantità e di pessima qualità, per il solo motivo che nella cucina dove vengono preparati i pasti per i detenuti, vi sono persone non in grado di portare a compimento la loro mansione e, di conseguenza, i detenuti, sono costretti a rivolgersi all’impresa del sopravvitto, dove i prodotti non solo sono esigui, ma quei pochi costano il doppio rispetto a quello che dovrebbe essere e che vengono controllati dalla polizia urbana.

L’istituto di Parma viene indicato dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria come centroclinico, ma questa dicitura non risponde al vero. Infatti, ogni singolo affetto da qualche patologia seria, che potrebbe mettere a repentaglio la propria vita, deve attendere un semestre o più per potere essere visitato dai medici specialistici, presso l’ospedale esterno di Parma. L’esistenza medica e sanitaria all’interno dell’istituto  è pressocché inesistente, anche quando si tratta di emergenze che possono risultare letali per il soggetto in questione.

Di tutto ciò, egregio Sig. Direttore, i signori Magistrati di Sorveglianza, che dovrebbero essere i cosiddetti vigilanti dell’andamento del carcere, ne sono a conoscenza e ben consapevoli, ma allo stesso tempo fanno finta di niente, per non creare pericolosi precedenti che potrebbero mettere in discussione il loro operato, e più ancora la loro professionalità e credibilità. Perché sono di parte e non imparziali come dovrebbero essere e poco serve avanzare richieste per essere ricevuti e denunciare quanto ognuno di noi tranne i pochi subiamo gratuitamente; perché le richieste nonostante le motivazioni, non vengono prese in considerazione o addirittura vengono cestinati.

Per quanto mi riguarda, egregio Sig. Direttore, anche il sottoscritto ha inviato un esposto denuncia al signor Procuratore capo, presso la procura di Parma, chiedendo altresì un colloquio con un sostituto e mettere a verbale su carta scritta quanto ho subito ingiustificatamente, che mi hanno danneggiato non di poco. Ma a tutt’oggi, nonostante una ulteriore richiesta, questa volta avanzata tramite l’ufficio della matricola del carcere, la Procura e i magistrati non si sono fatti vedere né sentire. Gli operatori carcerari, e mi riferisco ad educatori, assistenti sociali, psicologi, ecc… sono sempre assenti, ma ben presenti quando al detenuto deve essere inflitta la sanzione disciplinare se magari ha commesso qualche infrazione  trasgredendo le regole, giuste o sbagliate, che il carcere “impone”.  Atteggiamenti di questo tipo non fanno  altro che innescare nella psicosi del detenuto effetti devastanti di due tipi, trasformarsi in una macchina violenta da guerra o abbandonarsi a se stesso, riducendosi in una larva umana senza reazione se non quella del suicidio.

Egregio Sig. Direttore, potrei dilungarmi ancora chissà per quanto, ma il finale e la conclusione sarebbero sempre gli stessi e cioè che la speranza del detenuto è che le nostre istituzioni politiche, giudiziarie altre, si decidano finalmente una volta per sempre, che anche a chi ha sbagliato debbano essere salvaguardati i diritti e, allo stesso tempo, dargli la possibilità di riscattarsi e rifarsi una vita nella società, senza pregiudizi e indifferenza.

Non avendo altro da aggiungere, e sperando nello stesso tempo di  non essere stato ripetitivo sugli argomenti da me elencati, di non averla infastidita o annoiata, che non era certamente nelle mie intenzioni.

Mi scuso sin da ora degli eventuali errori che Lei potrebbe riscontrare nella presente, anche perché il sottoscritto non un laureato un diplomato, ma sicuro di avere fatto recepire a lei e agli altri suoi colleghi delle altre testate, quando avrei voluto.

Mi ripeto nel dire, affinché vogliate pubblicare in modo integrale o le parti più significative della presente, informando i signori lettori di come e in che condizione il detenuto è “costretto” a vivere il quotidiano della detenzione, in modo particolare nella casa circondariale di reclusione di Parma, che più parte viene equiparato al carcere Killer silenzioso per i modi e per la durezza che spingono poi il detenuto sconosciuto a gesti i quali il più delle volte portano al suicidio.

Mi congedo inviando i più vivi, sinceri e cordiali saluti, estendendoli ai suoi colleghi delle altre testate.

Con osservanza,

Parma 05-04-2012

Michelangelo Cataldi

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AL SIG. MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA DOTT.SSA MIRANDOLA, UFFICIO DI SORVEGLIANZA PRESSO IL TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA

Gentile Dott.ssa Mirandola,

con la presente le comunico, per informarla che dopo il colloquio con lei, il 29 febbraio scorso, si sono verificati altri fatti che stanno ulteriormente danneggiando la mia persona con proposito e premeditazione da parte di un gruppo ben assortito agli agenti graduati della polizia penitenziaria prima, e del signor Direttore Dott.ssa Lucia Monastero, continuando con il solo e mirato intento di incutere timore e, oserei dire, “terrore” ai detenuti che protestano civilmente contro le vessazioni, le angherie ed altro ancora, che stanno caratterizzando questo istituto in vent’anni di vita.

Non per niente, l’istituto di Parma, da qualche quinquennio a questa parte è spesso teatro di suicidi, tentati suicidi, autolesionismo ed altro ancora e che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma sta a guardare passivamente, senza intervenire per porre fine a questo stillicidio e a questa violenza psicologica nei confronti di chi non riesce a fare arrivare la sua voce dove vorrebbe.

Non mi dilungo oltre, ma “chiedo” umilmente e nella più limpida trasparenza delle regole, il suo intervento tramite gli organi competenti affinché venga avviata un’indagine conoscitiva con sopralluogo all’interno del carcere di Parma con un sopralluogo tramite gli organi competenti e qualora si trovassero riscontri ai fatti sopracitati, che i responsabili siano perseguiti nelle sedi di competenza e giudicati secondo la legge.

P.S.: in data odierna ho avanzato una nuova richiesta per conferire oralmente con lei direttamente, sperando che ciò avvenga appena il tempo glielo permetterà. 

Concludo inviando sinceri e cordiali saluti.

Parma, 12-03-2012

Con osservanza,

Cataldo Michelangelo

06
feb
12

Diario di Pasquale De Feo 22 dicembre – 21 gennaio

Eccoci con uno degli appuntamenti più importanti di questo Blog. Il diario mensile di Pasquale De Feo.

Ogni mese Pasquale ci invia l’insieme delle sue annotazioni, riflessioni, considerazioni, raccolte giorno per giorno. E ciò che ne viene è un piccolo libro, carico delle curiosità, delle indignazioni, dei sogni, dei drammi, delle rabbie, delle intuizioni, e delle speranze di un uomo.

Anche se il carcere resta sullo sfondo, e lambisce sempre ciò di cui si parla, tuttavia il suo scrivere non è uno scrivere “istituzionalizzato”, ovvero da detenuto normalizzato dall’istituzione carceraria, e reso sempre più accondiscendente, più pigro, più apatico.

Qualcuno naturalmente pensa che Pasquale non si abbastanza “maturo”, che i 32 anni scontati (sommando ogni detenzione) non bastano, che ha bisogno magari di.. qualche altro decennio? Pasquale avrà le sue rigidità come tutti. Avrà opinioni anche più che contestabili, come tutti. Ciò non toglie che è altro che devi vedere per valutare il percorso e le prospettive di un uomo.  Capire l’essenza di una storia, di uno studio, di una approccio; e vedere all’opera una volontà e un cuore, e.. immaginare il futuro. 

Davvero lui ha ancora qualcosa da fare là? Non vedete quanta esplosione aha dentro di dare, fare, osare, amare.. lasciare un segno suo nella vita, stringere un parente, vivere una stagione di dignità? Per voi non è abbastanza? O è sempre meglio non esporsi con valutazioni troppo positive, specie con detenuti “scomodi”. Ance con una valutazione positive il suo  percorso avrà altri ostacoli, ma almeno è già qualcosa. 

Certo non è docile, e non sarà l’anima della festa.. ma non è questo che dovete valutare. Non è questo che è vostro dovere valutare. Ma l’Uomo che adesso è, la sua coerenza interiore, il suo impegno, la sua volontà di dare. Questo è un cavallo che scalpita, e rischia di non potere MAI fare UNA corsa. E sta anche a chiunque può fare una valutazione e dire UNA parola, prendersi la responsabilità di ciò che accade ad un essere umano. Tre parole… una frase..  da ricordare.. PRENDERSI UNA RESPONSABILITA’.. basterebbe questo, alle volte.

In genere, prima di dare il via al testo del diario, cito una seri di momenti, ma stavolta non cito niente. Stavolta lo spazio della premessa ho voluto tutto dedicarlo a questa piccola lancia spezzata per Pasquale.

Il denaro è quello che avete imparato a conoscere, ricco di ispirazioni, dove la dignità degli armeni si accompagna all’elogio delle tecnologie alternative, lo sguardo crudo sulla politica  ai meccanismi dementi della burocrazia penitenziaria, la pedofilia nella chiesa al Mullah Omar in Afghanistan e tanto altro.

Ho detto che non avrei fatto alcuna citazione  stavolta. Ma una.. una voglio farla.

Si tratta di un momento che Pasquale ha dedicato al grande Padre Celso, una vera istituzione in un carcere famigerato -e con un bel pedigree di brutalità, inefficienza, e ottusità accumulato nel corso degli anni- quale è il carcere di Parma. Padre Celso è una figura amatissima, sempre presente, e che si è conquistata la gratitudine e l’ammirazione di tutti i detenuti. In occasione del suo compleanno, si è voluto pubblicare un libro contenente lettere scritte, per lui, da circa duecento persone che lo hanno conosciuto e gli vogliono bene.

Questa è la “lettera” di Pasquale che verrà inserita in quel libro:

“Mio caro brigante, conoscerti è stato un generoso dono della vita, una luce nel buio del mio quotidiano. Le tue visite condite da dibattiti non puerili, stimolavano la mia perseveranza a continuare ad essere me stesso. La tua costante presenza alimenta da una fede genuina teneva vivi i miei sentimenti, che dopo tanti anni il luogo tende ad appannarli, la tua persona era diventata un punto fermo, ma il trasferimento ha spezzato l’incantesimo. Rimani lo stesso uno dei miei pilastri, con un posto speciale nel cuore e vivrai in eterno nel mio cuore. Sei un grande, meriteresti gli altari, perché un grande lo è nella costanza del quotidiano, nell’aiutare tutti, principalmente gli ultimi della scala sociale. Ti auguro di passare tutti gli anni che ti restano in salute e nella continuità della tua opera. Auguri di buon compleanno. Ti terrò sempre nei miei pensieri migliori, e presente nelle mie decisioni, ti stimerò sempre come uomo e ti vorrò bene come amico. Ti abbraccio forte con fraterno affetto e che la pace di Gesù che ti anima, rimanga sempre nel tuo cuore. Tuo amico, Pasquale”. (27 dicembre)

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. detenuto a Catanzaro.. mese di dicembre.

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Il 17 dicembre avevo scritto dell’ultima circolare del Ministero, riguardando le celle aperte nei reparti dei detenuti comuni “media sicurezza”.

I colori che classificano i detenuti con la nuova circolare non sono tre come ho scritto, ma bensì quattro: bianco, verde, giallo e rosso. Avevo dimenticato il giallo che avevo confuso con il rosso.

I bianchi sono aperti.

I verdi altrettanto, con qualche distinguo.

I gialli possono essere tenuti aperti dopo attenta osservazione.

I rossi devono restare chiusi.

Hanno creato altra burocrazia.

Purtroppo che scrivono queste circolari neanche lo conoscono il carcere. La maggior parte di loro hanno solo contribuito a riempirli, essendo dei PM.

Se in una sezione ci sono i detenuti di tutti e quattro i colori, immagino la confusione e la discriminazione che si creerà.

Invece di semplificare le cose, non fanno altro che complicare. Se volevano fare un progetto fatto bene, dovevano aprire tutte le celle, senza lacci e lacciuoli, non solo la media sicurezza, ma anche l’alta sicurezza composta da AS-1,-2,-3.

I carceri stanno scoppiando, ci sono delle situazioni da creare vergogna di fronte all’Europa, invece di agevolare l’apertura del sistema, non solo delle celle,  ma delle carceri in generale, creano complicazioni e alimentano la discriminazione tra detenuti.  -  22/12/2011

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La Norvegia ha 5 milioni di abitanti, nelle sue carceri ci sono 3200 detenuti. Lo Stato spende due miliardi di euro ogni anno.

In Italia i detenuti sono 69.000, più di 20 volte quelli della Norvegia, il nostro Stato spende 2,2 miliardi di euro l’anno, la stessa cifra della Norvegia.

Il confronto con la Norvegia è mortificante. Lo Stato italiano dovrebbe spendere più di 40 miliardi di euro l’anno per parificare la cifra norvegese.

Inoltre la maggior parte dei 2 miliardi vengono impiegati per pagare gli stipendi, un esercito che tra polizia penitenziaria e impiegati civili superano i 69.000 unità dei detenuti.

Purtroppo la realtà non viene mai a galla, perché i media riportano pari-pari quello che vogliono i detentori del potere effettivo  al Ministero della Giustizia, che non sono né i ministri né i sottosegretari di turno.

Questa situazione sia di sovraffollamento e di mancanza di fondi adeguati, dovrebbe agevolare e consentire delle forme moderne e aperte, invece prevale solo il contenimento, la repressione e l’esclusione, con l’onnipotente “sicurezze”, tutto ciò nel tempo alimentano la recidiva, come in una catena di montaggio. Fino a quando al Ministero daranno la possibilità di far comandare sempre le stesse categorie di persone, non cambierà mai niente.  -  23/12/2011

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Stamane è passato il Commissario della polizia penitenziaria per gli auguri di Natale, siamo rimasti tutti sorpresi, perché quando passa non saluta mai nessuno, né i detenuti né gli agenti. A noi non ci cambia la vita il suo saluto, ma queste forme di educazione per affermare una civile convivenza servono in ogni comunità, e fanno stare bene a tutti. L’educazione e le regole sono la base della rieducazione, ma queste devono essere rispettate da tutti, viceversa pretenderli solo dai detenuti e imporglieli soo come doveri e tramutare i diritti  in concessioni, non fanno che alimentare rabbia contro il mondo intero.  -  24/12/2011

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Oggi è Natale. L’ultimo che ho trascorso a casa, nel 1979, risale a 32 anni fa. Ricordo che eravamo tutti a tavola e c’era la solita confusione.  Mia sorella, la più piccola, aveva tre anni. Ora ha due figlie, di cui uno quasi diciottenne. Mia madre, come al solito, indaffarata alla cucina. Lei era felice ogni volta che ci teneva tutti sotto i suoi occhi, e ci  rimpinzava per tenerci a tavola il più possibile. Mi sembra un secolo, la cosa più strana è che diventano un vago ricordo le sensazioni che provavo durante le feste. Credo che un giorno che le rivivrò, salterà il tappo che le tiene soffocate, sarà come i fuochi d’artificio, ed esploderanno in tanti colori.  -  25/12/2011

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Ci hanno dato tre giorni di socialità il 25 e 26 dicembre e il 1° gennaio-Capodanno. Siamo in otto a mangiare, perché insieme ai miei compagni andiamo nel camerone che sono in cinque. La socialità è caratterizzata per quattro persone, andando tre di noi nel camerone, siamo in regola. Sono state due belle giornate, anche se ho mangiato tanto. Ma quando si sta in compagnia non pensi alle calorie che mandi giù, pensi esclusivamente a stare bene e a passare le ore concesse di socialità in armonia e allegria; per avere la spensieratezza di non pensare al luogo in cui ti trovi, almeno per quelle poche ore. L’anno scorso sparavano tanti botti, quest’anno  si sente la crisi economica anche in questo. Si sentono pochi botti. Forse è un buona cosa, meno danni alle persone e alle cose, inoltre la gente può usare i soldi per cosi utili.  -  26/12/2011

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Mi ha scritto Padre Celso, il parroco del carcere di Parma. Le sue parole sono molto belle, mi ha ringraziato per la lettera per il compleanno, che è stata  inserita nel libro che i volontari di Parma hanno creato con le lettere di duecento  persone, tutti quelli che gli vogliono bene. Gli ho scritto questa lettera che riporterò. Lo chiamo “brigante” in modo simpatico, e lui mi chiama delinquente.

“Mio caro brigante, conoscerti è stato un generoso dono della vita, una luce nel buio del mio quotidiano. Le tue visite condite da dibattiti non puerili, stimolavano la mia perseveranza a continuare ad essere me stesso. La tua costante presenza alimenta da una fede genuina teneva vivi i miei sentimenti, che dopo tanti anni il luogo tende ad appannarli, la tua persona era diventata un punto fermo, ma il trasferimento ha spezzato l’incantesimo. Rimani lo stesso uno dei miei pilastri, con un posto speciale nel cuore e vivrai in eterno nel mio cuore. Sei un grande, meriteresti gli altari, perché un grande lo è nella costanza del quotidiano, nell’aiutare tutti, principalmente gli ultimi della scala sociale. Ti auguro di passare tutti gli anni che ti restano in salute e nella continuità della tua opera. Auguri di buon compleanno. Ti terrò sempre nei miei pensieri migliori, e presente nelle mie decisioni, ti stimerò sempre come uomo e ti vorrò bene come amico. Ti abbraccio forte con fraterno affetto e che la pace di Gesù che ti anima, rimanga sempre nel tuo cuore. Tuo amico, Pasquale”.  -  27/12/2011

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Ho telefonato a casa, mio Padre ha passato Natale con dodici nipoti, due mie sorelle e una cognata, ne sono stato felice. A me piacciono le tavolate con tutta la famiglia, ricordo che l’ultima Pasqua trascorsa fuori –nella casa dei nonni- eravamo quarantasei, fu una bellissima giornata. Mia madre fece andare a tutto vapore il forno  legna, dove cucinò alcuni agnelli, pasta al forno e altre cibarie. Dopo mangiato, andammo a fare un lungo giro nelle campagne circostanti. Mi divertii tanto, l’unico rammarico è che non pensammo di portare una macchina fotografica  per le foto, per averne un ricordo anche visivo. Tempi belli perché il male non ci aveva ancora toccati.  -  28/12/2011

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La Francia ha emanato una legge. E’ passata a larga maggioranza. In essa on soltanto riconosce il genocidio degli armeni –d’altronde lo aveva già fatto nel 2001- ma diventa anche reato anche il fatto di negarlo. Reato punito con il carcere fino ad un anno e con una multa fino a 45.000 euro. La Turchia ha fatto subito fuoco e fiamme, ritirando l’ambasciatore e minacciando sfraceli commerciali. Il genocidio degli armeni da parte dei turchi c’è stato. Una montagna di documentazione, tra cui filmati, nell’identico modo del genocidio degli ebrei. Questa negazione non ha motivo di essere, anche se per circa sessant’anni è calata una censura tipo stile sovietica. La Turchia dopo il genocidio degli armeni fece la pulizia etnica dei greci, e in ultimo continua tutt’ora contro quello dei curdi. I curdi, essendo circa quindici milioni, il problema non può essere risolto dai turchi come essi avevano fatto con gli armeni e i greci, sterminandoli e cacciandoli.

Usano l’arma della repressione e il genocidio culturale. Hanno distrutto migliaia di villaggi curdi, e la popolazione è stata deportata nelle periferie delle città turche, alimentando baraccopoli sterminate. Era reato parlare curdo, vietato festeggiare le loro feste, e disconoscevano il popolo curdo chiamandoli  “turchi di montagna”. La Turchia, se non risolve questi problemi, il riconoscimento del genocidio armeno, la questione di Cipro, quella dei curdi, la libertà religiosa e modernizzi il suo codice penale, credo che avrà serie difficoltà ad entrare nell’Unione Europea.  -  29/12/2011

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Erano oltre trent’anni che non giocavo a tombola, l’avevo visto fare in TV, ma dal vivo è tutta un’altra cosa. Ieri, con tutta la sezione, in un’aula della scuola, abbiamo giocato a tombola, organizzata da due volontari. Ho passato circa tre ore a giocare a tombola, mi sono accanito come un bambino, è stato molto bello. Sono piccole cose per chi sta fuori, ma qui dentro diventano un evento particolare. Ho fatto una tombola e ho vinto un piccolo panettone, un calendario di Barbanera e una confezione di gel doccia. Abbiamo fatto tre tombole, su diciotto premi ne ha vinto quattordici un compagno di sezione, una fortuna spacciata, qualcosa fuori dal comune. Sarebbe bello poterla fare una volta a settimana tra di noi in sezione, nella saletta della socialità. Proverò a fare una richiesta alla Direzione, non dovrebbe essere un problema, perché è in gioco come un altro. Abbiamo una specie di monopoli che non piace e nessuno ci gioca. La tombola sarebbe diversa.  -  30/12/2011

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In Gran Bretagna c’è la Camera dei Lord che non è elettiva, ma i cui membri sono nominati dalla regina e nella maggior parte dei casi un diritto acquisito per via dinastica. Alla luce del sole, in modo esplicito, in Europa, non ci sono realtà simili. Il vicepremier britannico ha presentato una legge per abolire questo privilegio secolare, perché lo ritiene un affronto alla democrazia, essendo che legiferano in nome del popolo, ma non sono eletti dal popolo e non rispondono agli elettori. Auguro ai politici di vincere questa lotta eliminando questa vergognosa consuetudine aristocratica. Per il nuovo anno mi auguro che tutti questi privilegi, in ogni Stato del mondo, che calpestano la dignità dei cittadini, vengo aboliti.  -  31-12-2011

 

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Un’altra giornata passata in compagnia. Stavolta eravamo in sette, perché Gianfranco era stato trasferito, aveva finito il processo ed è ritornato al carcere dove è assegnato, anche se potevano fargli trascorrere il Capodanno qui; non cascava il mondo. Ora inizia la lotta per perdere i kg presi in questi giorni. Il paradosso è che ci sono miliardi di persone che patiscono la fame, invece in Occidente c’è l’inverso, si magia troppo, si ingrossa, e poi si cerca di dimagrire.  -  1/1/2012

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Ho finito di leggere il libro “Fine pena mai”, scritto da Paola Fereoli e Annalisa Pelosi. Sono racconti di persone che hanno subito un omicidio volontario  in famiglia. L’Unione Europea ha emanato indirizzi per la tutela delle vittime, per i risarcimenti e l’aiuto morale da parte dello Stato. L’Italia è l’unico Paese che non le ha inserite nel suo ordinamento. Le famiglie che sono vittime devono pagarsi tutto, l’avvocato, i dottori, e anche il psicologo, ma quello più grave è che vengono lasciate sole dallo Stato. Questi eventi tragici sfasciano le famiglie, sia di chi subisce la tragedia, e sia di chi commette il reato. La nostra politica come al solito si fa conoscere per la propria inettitudine, bravi solo a fare chiacchiere. L’unica nota stonata nel libro, che ormai è diventata una consuetudine per colpa delle bugie dei media, è quella per la quale in Italia non ci sarebbe certezza della pena e che non si sconta l’ergastolo. Una delle poche certezze è che la pena si sconta fino all’ultimo giorno; se i politici italiani avessero la serietà del 10% della certezza della pena, l’Europa ci invidierebbe i nostri politici. L’ergastolo si sconta e si esce solo da morti nella stragrande maggioranza. Non passa settimana senza che si ricevano notizie di ergastolani morti, che per vecchiaia, malattie e suicidi, ci sono anche coloro che perdono la testa. Lo Stato finanzia i fondi che interessano le lobby, quando si tratta del popolino neanche lo pensa, possono subire qualunque soperchieria, non vede e non sente.  -  2/1/2012

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In questi giorni ci sono stati altri morti nelle carceri, due suicidi e due detenuti abbandonati a se stessi, morti per malattia. In questo tragico corteggio, dimenticano che ci sono morti tutti i giorni, e non solo quelli che hanno risonanza mediatica, o quando vogliono tenere alta la tensione sui carceri.

Mi hanno informato che sono morti due anziani ergastolani nel 41 bis di Viterbo. Negli anni ne sono morti molti. In questi ultimi 20 anni sono morti alcune migliaia di persone, uccisi o lasciati morire. Pertanto negli ultimi 10 anni non sono circa 2000, ma molti di più, ed è lo Stato che li ha uccisi in vari modi. Non viene fatto nessun programma per attuare delle riforme radicali per sanare la situazione, ed evitare tutti questi morti. Si sentono solo proclami, li faceva Alfano, lo stesso Palma, ora li fa Severino. L’impressione è che non vogliono risolvere il problema. Credo che le resistenze provengono  maggiormente dalla burocrazia  del Ministero, si sono cementati tutti i poteri che la compongono –i PM, funzionari, polizia penitenziaria e sindacati- questo blocco impedisce ogni riforma. I politici, anche se avessero buone intenzioni, non riuscirebbero a fare niente. Nella loro viltà ritengono più utile per loro associarsi e vivere tranquilli, rifacendosi anche la verginità con la lotta antimafia.  -  3/1/2012

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Leggendo tante notizie sulle tecnologie ambientali a impatto zero, mi sono convinto che ci sono tutti i presupposti per mettere in moto la rivoluzione  che auspica Jeremy Refkin, un mondo senza carburante fossile. Tra eolico, fotovoltaico, geotermico, energia cinetica (un brevetto italiano riesce a recuperare circa il 50% di energia consumata dagli ascensori, ci sono anche metropolitane, poste varie, ecc.). Anche in mare è possibile produrre energia, con le onde, con l’osmosi alla foce dei fiumi (mischiando l’acqua dolce con l’acqua salita si produce energia), pale eoliche galleggianti (dove non possibile impiantarle), sfruttare le correnti minime e le maree. Ci sono gli allevamenti di animali, dal letame si produce biogas. In varie forme e con un mix di tutte queste energie alternative è possibile cambiare il modo di produrre energia, purtroppo i detentori delle riserve dei combustibili fossili, e le multinazionali del settore, rallentano il cambiamento con la forza del potere economico che dispongono. Anche se il problema maggiore è la politica, perché se non prendono una decisione per un cambiamento radicale della politica energetica, la rivoluzione non sarà a breve. Il mio augurio che l’Unione Europeo dopo l’indirizzo energetico del 20-20-20: 20% di produzione di energia o emissione zero; 20% di risparmio energetico- entro i 2020, nella data del 2020 prendono una decisione  per una totale conversione di energia o emissione zero, iniziando la rivoluzione verde che non può essere ritardata.  -  4/1/2012

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Stavo prendendo il vocabolario sopra l’armadietto, mi è cascato in testa facendomi un bozzolo, essendo molto corposo, pesa circa due kg. Ho pensato che la colpa di questa situazione è del ministero e delle direzioni delle carceri, perché oggi con un e-book che pesa neanche mezzo kg, puoi tenerci dentro millecinquecento libri, dizionari, codici, romanzi, saggi, ecc. Sarebbe utile per noi detenuti ma anche per la polizia penitenziaria. Per noi che eliminiamo tutti i volumi e il cartaceo, in più impariamo ad usare le nuove tecnologie per quando usciamo e rientriamo nella società e nel mondo del lavoro. Per la polizia penitenziaria, che avrebbe meno oggetti da perquisire durante le visite di controllo nelle celle; meno oggetti nei trasferimenti; meno pacchi e buste postali per i libri, e di conseguenza meno burocrazia. Tutto il pianeta si sta uniformando al mondo digitale e alla navigazione nella rete, anche gli inglesi, pur essendo  molto conservatori, hanno messo il dizionario  sul WEB, come anche la Treccani lo sta facendo. Invece nelle carceri dobbiamo per forza rimanere lontani dal progresso, in più ci stanno preparando ad essere i nuovi analfabeti dal futuro. La stragrande maggioranza dei detenuti è in carcere perché era analfabeta e di conseguenza ignorante. Oggi questo handicap per buona parte è stato superato. Ora creano il brodo di cultura per ritornare nel girone dantesco del nuovo analfabetismo, quello digitale.  -  5/1/2012

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Oggi è il giorno della festa della befana, ho smesso di pensarci da oltre quarant’anni. Condizionato da tv, quotidiani e riviste varie, penso molto alle tecnologie digitali che sono di uso quotidiano, PC, E-book, tablet, Ipad, ecc., che agevolano molto la vita. Il futuro dipende dalla conoscenza di questo nuovo mondo che si sta creando. In alcune carceri, tra cui Catanzaro, hanno una visione miope in questo senso, e non comprendono quanto siano importanti per il trattamento rieducativo e di conseguenza per il futuro reinserimento nella società. Ci stano escludendo dal futuro deliberatamente, alimentando la fabbrica di recidiva che viaggia alla media del 70%. Chiederei alla befana di illuminare questi burocrati dell’amministrazione penitenziaria, affinché agevolassero l’uso delle nuove tecnologie in tutte le carceri, senza distinzioni, come purtroppo succede oggi. Mi auguro che la befana faccia il miracolo di convertire sulla via di Damasco questi signori.  -  6/1/2012

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I peggiori nemici dei detenuti sono i detenuti stessi. L’ideologia occupa ogni pensiero di chi ne è vittima, legittimando qualunque arbitrio. I romani conoscevano bene l’arte del potere.. “dividi et impera”.. una massima che è ancora applicata da chi gestisce il potere. La propaganda mediatica è come una goccia che ti entra nel cervello e lo devasta, in alcuni casi per sempre. Primo Levi che conosceva bene questo infame repertorio, avendolo vissuto sulla propria pelle, scrisse “quante sono le menti umane capace di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni”. Negli ultimi 30 anni sono stati creati degli stereotipi. Sono stati facilissimi da creare, ma sarà difficilissimo distruggerli. Ora raccontano questa realtà artificiosa che hanno creato e ci vorrà più di qualche generazione per liberarcene. Quando la disumanità accompagna la pena da scontare, si diventa delle vittime, perché lo Stato è diventato più criminale di chi vuole combattere. Nei giorni scorsi sono arrivati i post del Blog. Ho letto una dura critica, o forse è più esatto dire un attacco feroce imbevuto della più cieca ideologia su una mia idea.. “rendere automatica l’applicazione della legge Gozzini”. Premesso che non c’è nessun partito che abbia il coraggio di fare una riforma garantista e di uguaglianza del genere, come altre riforme che necessiterebbero nel sistema penitenziario. La legge Gozzini è diventata un guscio vuoto. Su 70.000 detenuti in pene alternative, ce ne sono solo 900. Comprendo che, per natura negli esseri umani prevale l’egoismo a scapito del bene comune. Capisco che tutti quelli che la pensano come noi, ne abbracciamo subito i loro discorsi, e li condividiamo. Come ho scritto sopra, il dividere e l’imperare è applicato dal potere sotto ogni forma, e ciò avviene anche nelle carceri, con i vari regimi che la burocrazia ministeriale crea. Ogni decennio, con nuovi nominativi, questa volta sono stati più schematici: AS-1; AS-2; AS-3. Le nuove categorie servono per dividere e possibilmente mettere in conflitto, “una guerra tra i poveri” per imperare. Il famigerato art. 4 bis, in cui non rientrano solo i reati, ma ci si può rientrare anche con un’aggravante, applicato a qualsiasi reato. Si tratti dell’art. 73, spaccio di stupefacenti, ricettazione e anche un semplice furto. Questo consente alla burocrazia di collegarti nell’AS-3, classificandoti mafioso. Questo è il termine usato comunemente.

Quel poco di legge Gozzini che è rimasta, è improntata nella più assoluta discrezionalità, questo alimenta l’abuso di potere e una burocrazia che somiglia  a una ragnatela come quello dei campi di lavoro sovietici, dove solo se ti prostituivi lodandoli e prostrandoti potevi essere considerato rieducato. Per eliminare la discrezionalità tipica delle dittature, bisognerebbe rendere automatiche certe leggi, in modo che diventiamo uguali davanti alla legge e alla società. Noi detenuti siamo tutti uguali. Tranne i malati che vanno curati, come i tossicodipendenti, pedofili, cleptomania, ecc. Se ciò non lo capiamo prima noi, non possiamo farlo comprendere alla società esterna. Discriminare tra noi detenuti sarebbe paradossale, perché diventiamo un gregge di pecore. Non siamo nati né delinquenti né cattivi, siamo il prodotto di un disagio sociale, pertanto avallare le categorie come nell’apartheid sudafricana, che ci impongono all’interno del carcere, significa l’appiattimento totale auspicato dal potere politico e dal sistema penitenziario.  -  7/1/2012

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Nelle repliche al mio diario nel Blog, ce ne sono un paio di Laura Rubini, a cui voglio rispondere, perché ho compreso di avere dato una errata impressione del mio pensiero sulla Chiesa. Premetto che non credo nelle gerarchie vaticane, lo ritengo un potere politico e affaristico simile al nostro Parlamento. La mia Chiesa sono quei religiosi che tutti i giorni consacrano la loro vita al prossimo, ma principalmente agli ultimi, i paria della società, come i detenuti. Credo nel messaggio di pace e amore di Gesù, come in quello di Gandhi, Mandela, San Francesco d’Assisi, e in tutti quelli che pensano, si comportano e agiscono come loro, contro la violenza, e a favore dell’eguaglianza degli esseri umani e nell’armonia universale.

In merito alla pedofilia dei religiosi, è una malattia, una certa distorsione può provenire anche da traumi subiti dall’adolescenza. Don Mazzi dichiarò in TV che lui è da tanti anni che va ripetendo che il male va estirpato alla radice, e pertanto bisognerebbe chiudere i seminari dove si innescano dinamiche pedofile, che tante vittime ha causato, anche per l’omertà imposta dal Vaticano, con semplici trasferimenti. Sono convinto che i religiosi sposati  darebbero di più alla collettività, perché capirebbero di più i problemi, e abbatterebbero tanti scandali sessuali. Il sesso è natura, la castità è contro natura, ed è stata decisa dalla chiesa, pertanto è un precetto delle autorità ecclesiastiche. Riguarda le donne, tutte le religioni sono maschiliste, quelle più estremiste sono  quella islamica e cattolica. La più aperta e quella anglicana, dove ci sono preti e vescovi donne. I miliardi di euro che il vaticano  incassa in vari modi, vanno solo in una piccola parte alle opere pie. In questi giorni ho letto su un quotidiano che un prete nel Veneto ha dovuto chiudere la chiesa perché le elemosine non bastano a mandare avanti la parrocchia. I cardinali-principi della Chiesa, sono uomini ricchissimi. Il sacro e il profano vanno a braccetto. Non scrivo avendo un pregiudizio, ma cerco di elaborare un mio pensiero sull’attualità e i fatti in generale, tra cui anche la religione.  -  8/1/2012

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I cinesi stanno iniziando a mettere in campo le loro capacità e le loro tecnologie. Nei TG hanno dato notizia che in una città vicino Shangai in Cina. Hanno costruito  in quindici giorni, che sarebbero 360 ore, un albergo di trenta piani, con tutti gli arredi. Qualcosa di veramente fenomenale. Credevo che i sette giorni che servivano alla trasmissione EXTREME MAKEOVER HOME EDITIONE su La5, per costruire una casa, fosse un risultato difficilmente da superare. Oggi devo constatare che non sono niente n confronto al grattacielo che hanno costruito i cinesi. Tutti i record sono fatti per essere superati. Credo che sia una buona cosa per il futuro, perché milioni di persone nel mondo hanno bisogno di cose, e questa velocità nella costruzione consentirà di soddisfare tutte le richieste.  -  9/1/2012

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Le ideologie politiche, e i fondamentalismi religiosi, e i nazionalismi millitari hanno la capacità di legittimare qualunque mostruosità. Tutti i genocidi, pulizie etniche, repressioni varie e guerre, hanno sempre avuto un avallo morale dai fanatismi citati. Tutto ciò viene purificato da libri scritti da pennivendoli che vendono l’anima per il loro successo, e da scribacchini salariati che non hanno neanche l’anima, lo fanno solo per il loro benessere, consapevoli delle sofferenze che causano con i loro articoli. Gli estremisti dovrebbero essere combattuti nelle scuole, inseguendo fin dalle primarie  che in ogni caso bisogna essere moderati ed avere rispetto di tutti. Purtroppo questi piccoli uomini, adoperati da chi gestisce il potere, vengono usati per martellare, infangare e infliggere sofferenze. Tenere lontano queste ottusità con un controllo costante su se stessi, senza mai lasciarsi condizionare qualsiasi problema.  -  10/01/2012

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E’ ritornato un compagno di sezione da Secondigliano (NA), ci è andato per qualche giorno perché era deceduto il padre, e l’hanno portato per tre ore a casa. Ci ha raccontato che a Secondigliano hanno i computer e stampante in cella, caricano e scaricano programmi, scritti, canzoni, video, ecc., e stampano tutto ciò che vogliono. Al carcere di Fossombrone (Pesaro), dove ho comprato computer e stampante, era lo stesso. Altrettanto succede nelle sezioni di AS-1 di Spoleto, Livorno, Padova, ecc. Hanno una serra dove una decina di detenuti coltivano la verdura per tutte la sezioni. Ci sono corsi veri che impegnano tutti i detenuti della sezioni. Il computer e la stampante a Scondigliano (NA) sono stati autorizzati dal Ministero dietro la richiesta dei detenuti. Mi chiedo perché a Secondigliano il ministero ha dato l’autorizzazione, e qui a Catanzaro ancora si attiene alla barzelletta della Direzione che, per motivi di sicurezza non ci può essere dato computer e stampante, come se fossero bombe pericolose per la sicurezza nazionale. Inoltre indicare il vecchio computer che abbiamo in una stanza della sezione, regalato da qualche ufficio per non pagare la tassa di rottamazione, privato di tutte le linee periferiche che rende normale un computer: linea per la stampante, per caricare i CD con programmi scritti, canzoni, video, ecc. Hanno lasciato solo la linea del floppy disk per scaricare gli scritti universitari di un detenuto, che stampa la sua educatrice quando ha tempo, è come raccontare una favola per bambini. Ogni volta che si parla con gli operatori, ci rispondono che non può essere vero che raccontiamo sugli altri carceri. A me sembra strano, perché basta che alzano il telefono  e si informino sugli altri carceri. Quello che non riesco a capire è perché non vogliono che usiamo i computer e stampante, ostinandosi a negare l’evidenza. Non voglio pensare che persone istruite credono che vietare, limitare e comprimere i diritti, serva a rieducare e formare delle persone migliori; è come credere che con il male si può costruire il bene.  -  11-01-2012

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Il Mullah Omar, la guida spirituale dei talebani, nemico numero uno insieme a Bin Laden dell’America, all’improvviso non lo è più. E’ stato cancellato dalla lista. I talebani sono stati creati dagli americani con l’aiuto dei pakistani. Gli servivano  per pacificare l’Afghanistan, perché l’interesse delle multinazionali petrolifere gli oleodotti petroliferi che dovevano passare sul territorio afghano. Con il caso che c’era dopo la ritirata dei russi, non era possibile. Anche Bin Laden era una creazione degli americani, usato per combattere i russi in Afghanistan. Gli americani non vogliono pace e stabilità nel mondo, ma perseguire esclusivamente con ogni mezzo i propri interessi, come faceva l’impero romano, anche se ciò causa stragi, distruzioni e rovine. Ora la convenienza degli americani è ritirarsi  dall’Afghanistan, pertanto qualunque modo è lecito, anche scendere a patti con chi ancora oggi stanno combattendo.  -  12-01-2012

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In Olanda era stata istituita una commissione d’inchiesta indipendente nel 2010, dalla Conferenza Episcopale Olandese, per indagare  sulla pedofilia nella Chiesa cattolica. Il rapporto stillato  è stato sconvolgente,, dal 1945 al 2010 sono stati migliaia i bambini che hanno subito abusi sessuali da parte dei sacerdoti e da laici all’interno di istituzioni cattoliche. Gli autori sono stati 800, di cui 150 tutt’ora viventi. Quello più scioccante è che gli abusi sono stati sistematicamente coperte dalla Chieda Cattolica. I vescovi olandesi sono rimasti sconvolti, e si sono scusati con la popolazione e con tutte le vittime degli abusi, dichiarando che si vergognavano e tutto ciò li riempiva di dolore. L’Olanda è sempre un passo avanti, credo che una cosa del genere non succederà in Italia.  -  13/01/2012

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Nel Regno Unito, l’organo di Stato preposto, ha deliberato che la pillola del giorno dopo, poteva essere distribuita gratuitamente dietro semplice richiesta telefonica, durante il periodo delle feste. Hanno fatto anche uno spot, un po’ malizioso. Per ottenere il contraccettivo di emergenza bastava registrare le generalità su un sito Web e parlare per un quarto d’ora con un’infermiera. La pillola arrivava per posta con una scorta di preservativi. Non essendoci nessun controllo, anche le minori potevano usufruirne. Immagino gli strali dei bigotti nel nostro Paese, per questo motivo non siamo mai primi in qualsiasi cosa, dobbiamo sempre aspettare che cosa succede negli altri paesi europei.  -  14-01-2012

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Con tutti i problemi economici che abbiamo, la green economy continua a fare passi da gigante. Leggo su un quotidiano che siamo primi nel mondo per l’energia prodotta da pannelli fotovoltaici. La Germania sembrava irrangiungibile, invece nel giro di qualche anno l’abbiamo superata, e tutti gli altri paesi ci vengono dietro, tra cui cinesi e americani. Credo che se la politica facesse un programma energetico  serio e con certezze, l’economia verde potrebbe rivoluzionare il nostro Paese, creando posti di lavoro, alimenterebbe il circuito economico, e abbatterebbe l’inquinamento. Non si capisce perché non viene fatto, chi ha interesse a frenarlo?  -  15/01/2012

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Hanno costruito un computer da 25 dollari, piccolo come una carta di credito. Il sogno di Nicolas Negroponte, di dare un computer a ogni bambino, è diventata realtà. Lui non era riuscito  a fare un computer da 100 dollari, si era fermato a 200 dollari, con tutto ciò ne ha distribuito oltre un  milione. E’ stata la fondazione Rospberry Pi a inventarlo e l’ha chiamato con lo stesso nome. Il computer costa 25 dollari, quello più sofisticato costa 35 dollari. Credo che con questo prezzo, cambieranno molte cose nel mondo tecnologico. Purtroppo il mondo va avanti, e qui a Catanzaro, siamo ancora con la penna bic (le altre sono pericolose) e la carta per scrivere.  -  16/01/2012

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Il Presidente del Cile ha fatto cambiare nei sussidiari scolastici, la dicitura dei diciassette anni di dittatura di Pinochet, con un semplice regime militare. La dittatura di Pinochet, protetta e coperta dagli americani con l’avallo morale della Chiesa, è stata feroce e criminale, senza Parlamento, libertà civili e politiche, persecuzioni, omicidi politici, desaparecidos e violazione dei diritti umani. Questa dittatura nacque  con un colpo di Stato nel 1973, finanziato dalla C.I.A., uccidendo il Presidente Allende liberamente eletto dalla popolazione. La censura della storia è l’atto più infame che si possa commettere, anche in Italia ne sono successi alcuni. Il genocidio fisico, economico e culturale perpetrato nel Meridione con l’annessione, colonizzazione e il saccheggio selvaggio di 150 anni fa. L’oblio per cinquant’anni delle foibe, dove furono buttati migliaia di italiani dopo la guerra dai comunisti della ex Yugoslavia di Tito, e in alcuni casi con l’aiuto dei comunisti italiani. Nei dizionari era scritto alla parola foibe: “cavità carsiche”. Questo perché c’era la censura del partito comunista. Prima e durante la seconda guerra mondiale, l’esercito italiano commise tanti crimini contro l’umanità nei Balcani e in Africa, ma tutto è stato coperto con la barzelletta “italiani brava gente”.  -  17/01/2012

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In questi giorni ho seguito l’affondamento nei pressi dell’isola del Giglio, della nave da crociera più grande del mondo. Ormai non ci possono essere più dubbi. Tutto è stato causato dall’incompetenza del capitano. Dalle manovre che ha fatto, dall’atteggiamento avuto e dalla vigliaccheria dimostrata. Ha sbagliato accostandosi troppo alla casta con un gigante del genere, aggravando le cose con manovre che neanche  un principiante avrebbe fatto. L’atteggiamento di incertezza ha causato le vittime, perché per un’ora ha cercato di rassicurare la gente di stare tranquilli mentre la nave stava affondando. Si è superato scappando per prima con quasi tutti gli ufficiali, abbandonando centinaia di persone, l’atto più vile che possa commettere un capitano. In una telefonata con la capitaneria di Livorno, gli veniva intimato di ritornare a bordo, ma lui con mille scuse non ci è ritornato. Non voglio addentrarmi nella questione penale, ma in quella della marineria. Ha ridicolizzato  la marineria italiana, che ha secoli di eccellenza con il suo comportamento. Credo che gli organi della marina dovrebbero intervenire per ritirargli la patente di capitano e degradarlo a marinaio semplice, altrettanto i suoi ufficiali che sono scappati con lui, in modo che dovrebbe iniziare di nuovo da marinaio. Premiare l’unico ufficiale che è rimasto a bordo, e insieme a lui premiare tutti i camerieri, cuochi e baristi che lavoravano a bordo, che hanno aiutato a trarre in salvo centinaia di persone.  -  18/01/2012

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L’Unione Europea ha intimato all’Italia che se non si risolve lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, la sanzionerà con una multa di 500.000 euro al giorno. Con tutti i soldi che sono stati spesi a Napoli, dovrebbe avere lo smaltimento all’avanguardia in Europa, ma 15 anni di Antonio Bassolino hanno portato il disastro attuale. Tutti i rifiuti sono riciclabili, solo una piccolissima parte non è possibile con le normali procedure di smaltimento. Anche a questa piccola percentuale c’è una soluzione, creare fornaci ad alta temperature, dove vengono trasformati in solidi, come le rocce della lave dei vulcani. Si potrebbero creare dei centri regionali, dove verrebbero convogliati tutti gli scarti che la società produce: rifiuti vari, speciali, scarti delle industrie, quelli degli ospedali, laboratori, acque reflue. Questo consentirebbe una visione totale del riciclo e di tutto ciò che dovrebbe essere smaltito. In Italia vengono riciclati solo 750.000 tonnellate di rifiuti, sono una piccola parte in confronto ai 15 milioni di tonnellate dalla Germania, questo dimostra che il problema è l’organizzazione della raccolta differenziata e del riciclo. A Brindisi, un comune di provincia di Salerno, la differenziata arriva al 70%, gli oneri con i deschi, sono andati in visita per coprire il sistema e portarlo nel paese. Gli esempi del riciclo sono vari; una sarta a Palermo, riadatta i capi di biancheria che sono passati di moda, e con questa crisi la gente trova anche il modo di risparmiare. A Roma si sono inventati le piastrelle riciclandogli schermi delle TV. Al carcere di Secondigliano (NA) fanno la raccolta differenziata, cosa che potrebbe essere fatta in tutte le carceri italiane. Ho letto tanti esempi di riciclo, e sono giunto alla conclusione che il 90% dei rifiuti possono essere riciclati in tanti modi. Un altro problema da risolvere sarebbero i troppi imballaggi, che alimentano a dismisura i rifiuti, bisognerebbe ridurli. Inoltre bisognerebbe che tutto ciò che si produce fosse riciclabile, senza scorti non riciclabili. Nelle scuole bisognerebbe  insegnare che la differenziata è un dovere che è incluso nel nostro senso civico. Ci sono tutte le tecnologie e le conoscenze per risolvere alla radice il problema dei rifiuti.  -  19/01/2012

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Hanno chiuso per restauro un padiglione del carcere di Livorno, in cui  c’era anche la sezione AS-1. I detenuti della sezione sono stati divisi nelle varie sezioni AS-1 sul territorio nazionale. Qui ne sono arrivati due. Ci hanno raccontato che avevano computer e stampante in cella, come del resto tutta la sezione AS-1 di Livorno. Ora hanno entrambi computer e stampante depositati nel magazzino del carcere di Catanzaro, d’altronde dove sono anche i miei. Quello che non capisco è perché qui a Catanzaro fanno tante difficoltà per darci i computer e le stampante. Non posso neanche pensare che è una questione del Sud, perché a 300 km da qui, a Secondigliano (NA) hanno computer e stampante in cella, e hanno le porte delle celle aperte tutta la giornata. Pertanto il problema è Catanzaro; il blocco di potere che comanda il carcere impedisce alla Direttrice di modernizzare ed aprire l’isitituto. Però, siccome la Direttrice è  il comandante in capo dell’istituto, l’ultima parola spetta sempre a lei, inizio ad avere qualche dubbio che abbia veramente intenzione di darci computer e stampante.  -  20/01/2012

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Ogni volta che li vedevo in TV suscitavano sempre tanta curiosità. Mi riferisco alla popolazione dell’India di religione SIKH, che hanno turbante e barba. Leggendo un articolo su di loro, ho appreso alcune cose sulla loro religione. I tre pilastri sono:

1)Ricordare il creatore in ogni momento.

2)Guadagnare lavorando onestamente.

3)Condividere il guadagno.

Hanno principi che osservano. Non riconoscono le caste, non adorano idoli, né fanno rituali. E’ proibita ogni tipo di dipendenza: alcool, tabacco, ecc. Non possono mangiare qualsiasi tipo di carne, pesce ed uova. Devono considerare la moglie di un altro come una sorella o una madre. Devono considerare la figlia di un altro come fosse la propria. Le donne hanno la stessa anima dell’uomo e pertanto godono degli stessi diritti. Le donne partecipano alle congregazioni religiose e recitano gli inni sacri nei templi, come fanno gli uomini. Pensando a come devono comportarsi,  e a tutte le cose che devono osservare, mi sono ricordato che non ho mai incontrato uno di loro in carcere, né ho mai letto nelle cronache che qualcuno di loro avesse commesso comportamenti scorretti o qualsiasi tipo di reato. Ora comprendo perché sono così ricercati dalle aziende, principalmente di allevamenti. Perché rispettano molto i bovini, sono operai scrupolosi, seri e affidabili sul lavoro.  21/01/2012




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