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	<title>Le Urla dal Silenzio</title>
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	<description>La speranza non può essere uccisa per sempre.</description>
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		<title>Non lasciate morire Gerri Giuffrida</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:10:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"> <a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/sangue-mano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8595" title="sangue-mano" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/sangue-mano.jpg?w=655" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alcune settimane fa una persona che stimo molto, Ebe Quaranta, mi parlò della situazione drammatica di un ragazzo, che da più di quattro mesi stava in isolamento nel carcere di Opera. E le cui condizioni fisiche, e soprattutto mentali, erano arrivate al limite. Fui naturalmente d’accordo con lei che bisognava saperne di più e parlarne. E lei mi mise in contatto con la madre, Angela Fuma.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il ragazzo si chiama Gennaro Giuffrida, detto “Gerri”. Ha 32 anni ed è nativo di Brindisi. Di lui la madre dice “Gerry,  un ragazzo come tanti, sognatore, appassionato di moto da strada,determinato ,socievole ,con un forte temperamento, facilmente influenzabile ,come tutti ha anche degli aspetti meno piacevoli ,come l&#8217; essere superbo ,prepotente nei confronti della vita , ma anche insicuro su quello che riguardava l&#8217; aspetto della sua famiglia, solo dopo aver subito il fatto e con grande rammarico (compiango i famigliari della vittima), ha capito il vero valore affettivo della vita dato che di figli ne ha due e una compagna che gli è accanto”.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lo stesso Gerri nella lettera che ha inviato al Presidente della Repubblica scrive “Sono sempre stato un tipo debole, incapace di dire  no alla gente che mi chiedeva piccoli favori, ma questa mia bontà mi ha portato ad una vera e propria tragedia. Da quando avevo 17 anni ho iniziato a prendere psicofarmaci per ansia e attacchi di panico, ma la cosa che mi faceva stare ancora meglio era l’amore della mia famiglia. Nel tempo, però, gli psicofarmaci che prendevo aumentavano. Purtroppo il troppo amore della mia famiglia ha peggiorato la mia situazione, perché anche se facevo dei piccoli sbagli, loro  mi proteggevano fino alla morte”. Il riferimento all’ansia, agli attacchi di panico  e agli psicofarmaci, aiuta a comprendere la particolare fragilità di questo ragazzo, e la situazione delicatissima che già viveva, che poi il carcere, e il modo in cui è stato fatto valere nei suoi confronti, ha enormemente esasperato. In carcere infatti, così denunciano Gerri e la madre, sono avvenuti episodi brutali e intollerabili che sono andati a colpire una psiche già fragile ed insicura.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il mio primo intento era pubblicare la lettera integrale che Gerri ha scritto al Presidente della Repubblica, nella quale ricostruisce tutta la sua vicenda, raccontando di come si svolgeva la sua vita, e di cosa lo ha condotto in carcere, per poi parlare di come si è svolta in buona parte la sua detenzione. Ma ho deciso di procedere in modo diverso. Essendo una lettera molto lunga… e dicendo la madre, in una lettera di accompagnamento, una serie di cose gravissime. Mettendo tutto insieme, si rischiava che non fosse data dovuta attenzione ad ogni aspetto della questione.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E le cose che scrive la madre sono troppo gravi per metterle in appendice ad una lunga lettera, rischiando che adesso qualcuno non le consideri come meritino.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quindi procederò così.. inizierò citando alcuni stralci finali della lettera di Gerri, per poi pubblicare in buona parte la lettera che la madre Angela Fuma, mi ha inviato. In una successiva (e vicina) occasione, pubblicherò la lettera integrale che Gerri Giuffrida ha inviato al Presidente della Repubblica dove ricostruisce ciò che lo ha portato in carcere.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Che poi, ciò che veramente conta, ai nostri fini, è l’ingiustizia che Gerri subisce, a prescindere. La subirebbe anche se non fosse innocente. Lui e la famiglia affermano che è innocente, e noi diamo voce alla loro voce che afferma un’altra verità sostanziale rispetto a quella processuale. Ma su questo punto non possiamo certo dire noi ciò che è realmente avvenuto, possiamo solo augurarci che le ulteriori prove che adesso sembrano essere “utilizzate”, vengano prese in considerazioni, magari portando ad una riapertura del processo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ma quello su cui non facciamo sconti e su cui chiediamo chiarezza e giustizia totale.. E’ IL RISPETTO DELLA DIGNITA’ UMANA DI GERRY GIUFFRIDA. Il dovere morale che si faccia chiarezza sulla sua vicenda processuale, che si sappia  se abbia subito brutalità intollerabili, e che, soprattutto si intervenga ORA, perché ora si comprenda la situazione che sta vivendo Gerri, e si faccia in modo che questa non porti a un punto di non ritorno.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gerri è in isolamento da mesi. Le sue sensazioni di panico ed ansia, e di debilitamento fisico, frutto di un percorso carcerario che è stato un calvario, rischiano di esplodere nella soffocante situazione dell’ isolamento che gli impostogli nel carcere di Opera. Le sue lettere ormai rivelano disperazione e pensieri suicidi.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Bisogna fare in modo che la sua vicenda diventi pubblica.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E pensavo anche che si organizzare un invio collettivo di lettere a Gerri, per sostenerlo psicologicamente ed emotivamente.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Adesso pubblicherò un brano finale tratto dalla lettera di Gerri al Presidente della Repubblica, e poi la lettera che la madre mi ha inviato, una lettera drammatica e disperata che racconta cose che, se fossero confermate, rappresenterebbero un’altra pagina nera della realtà del carcere in Italia.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La prossima volta pubblicherà per intero la sua lettera al Presidente della Repubblica.</strong></p>
<div style="text-align:justify;">
<p><strong>Comunque la si pensi, questo ragazzo si sente sole e sta soffrendo. Stiamogli vicino.</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
</div>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8211;Uno dei frammenti finali della lettera di Gerri Giuffrida al Presidente della Repubblica..</strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>“Cinque mesi fa la Cassazione mi confermò la pena, e riuscirono ad ammazzarmi per la terza volta. Aspettavo solo i carabinieri che venissero a prendermi, e addirittura li chiamai io perché tardavano, e quella attesa, nel vedere la mia compagna e mio figlio forse per l’ultima volta, era tormentosa. Decisi che in carcere l’avrei fatta finita.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L’8 giugno mi portarono nel carcere di Villa Fastiggi, dove, come in ogni altro carcere, trovi appuntati che ti trattano come ad un animale. E a me non andava giù, perché ritenendomi ancora innocente, non potevo accettare le cose che loro mi chiedevano di fare, e quindi venivo punito.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Dopo una decina di giorni mi trasferirono al carcere di Fermo. Carcere infernale dove non c’è neanche lo spazio per fare due passi all’aria. I dottori mi visitarono. In dieci giorni avevo perso circa 8 kg, avevo attacchi di ansia e panico, e chiamavo sempre gli appuntati perché chiamassero il dottore, che si trovava solo dalle 11 del mattino alle 19 della sera. Poi se chiami una guardia e dici che stai male, c’è qualcuno che addirittura ti risponde, che quando muori poi ci si pensa.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ora sono arrivato a perdere 25 kg in 4 mesi e 15 giorni, e il mio avvocato ha chiesto un periodo, che va dai sei mesi ai tre anni, agli arresti domiciliari, in modo da potere essere curato, dato che sono adesso 14 anni che, oltre all’aiuto della terapia, ho bisogno della gente a me vicina. Sto malissimo e piango e basta. Non ho più voglia di vivere. Non riesco nemmeno a vedere la televisione perché ci sono solo cattiverie.</strong></p>
<div style="text-align:justify;">
<p><strong>E’ venuto un mio medico di parte, che mi ha visitato e ha descritto le mie precarie condizioni fisiche. Il magistrato ha chiesto il parere al dirigente sanitario del carcere che non mi ha mai visitato.”</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
</div>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8211;Lettera della madre di Gerri Giuffrida</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>(…..) Dopo la condanna definitiva della Cassazione è stato portato al carcere di Pesaro provvisoriamente, perché lì non tengono detenuti con condanne definitive superiori  ai dieci anni. La stessa settimana è stato trasferito al carcere di Fermo. Lì fu un periodo infernale, cominciò a dimagrire vertiginosamente. Mandai subito la psichiatra accompagnata da una psicologa. Lo trovarono gravissimo, sia fisicamente che psicologicamente. Non aveva più muscolatura e non reagiva più agli stimoli (un marocchino nella cella si prese cura di lui, cercava di farlo mangiare cucinandogli un po’ di riso e lo copriva perché lui si stava lasciando morire).</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quindi accertarono  che avrebbe potuto fare un gesto inconsulto. Subito dopo, il nostro perito ha fatto una relazione che certificava le condizioni di mio figlio. L’avvocato ha mandato l’istanza con questa relazione al Tribunale di sorveglianza, chiedendo per un breve periodo i domiciliari, per dargli le giuste cure, ma l’istanza è stata rigettata per ben due volte. Alla terza volta lo hanno trasferito a Roma, in un carcere dove c’è un reparto in cui curano i detenuti ammalati. Il trasferimento avvenne a sua insaputa. Lo svegliarono di notte, dicendogli di vestirsi che doveva essere trasferito. Mio figlio fu preso dal panico, cominciò a piangere e a supplicare le guardie di lasciarlo lì perché stava vicino alla compagna e a suo figlio, e aveva paura di restare solo. Ma per tutta risposta lo picchiarono senza pietà, a calci e pugni in testa, e a calci nello stomaco e nei fianchi. E senza soccorrerlo lo portarono in quello stadio pietoso a Regina Coeli. Era messo così male che, quando arrivò, gli fecero firmare che si trovava già in quello stato e che loro non c’entravano niente. Poi lo chiusero per due giorni nudo per terra, in un buco al buio. Lì dentro non si respirava, mancava l’aria. Ci ha raccontato che cercava di respirare da una fessura. E a me che sono la madre, ogni volta che lo ricordo mi sanguina il cuore. Quando siamo stati avvisati per vie traverse del suo trasferimento, siamo partiti subito io e una mia amica per andarlo a trovare. Ci avevano preavvisato che non l’avemmo trovato in buone condizioni e che le guardie c’erano andate giù pesanti. Arrivammo a Roma col cuore in gola, disperate. Ma io non entrai, perché avevamo anche il bambino che aveva solo tre anni. Non potevamo fargli vedere il padre in quelle condizioni, perché mia nuora aveva capito la situazione critica. Puoi immaginare con che angoscia rimasi fuori. Infatti, quando mia nuora entrò vide che era pieno di ematomi giganti in tutte le parti del  corpo. La testa non si riconosceva, la faccia rovinata, sanguinava ancora dalla bocca, e tremava e piangeva. Non poteva muoversi né mangiare.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Avevamo deciso di denunciare tutto, ma siccome hanno minacciato mio figlio che avrebbe passato, in quel caso, guai ancora maggiori, visto che sarebbe dovuto tornare al carcere di Fermo, timorosi decidemmo di non denunciare più. Un mese dopo l’hanno riportato a Fermo. Quel mese  non è stato neanche un istante bene, non facevano altro che fargli raggi dalla testa ai piedi, e imbottirlo di medicinali, anche per la bronchite, che gli avevano fatto venire tenendolo in quello stato. Quel mese si è cibato solo di medicinali. Potete immaginare le conseguenze. Una volta arrivato al carcere di Fermo, le condizioni non miglioravano. Ormai era arrivato a pensare 49 kg tutto vestito, perdendo 25 kg del suo peso iniziale. Per cui decisero di trasferirlo ad Ascoli Piceno (sbattuto da un carcere all’altro come fosse un sacco di patate), dove sarebbe dovuto essere curato dato che lì c’erano i medici tutto il giorno (medici mai visti o quasi). Qui le condizioni peggiorarono ulteriormente, cominciarono ad aumentare le fobie, gli attacchi di panico, ed il bisogno d’aria, perché si sentiva soffocare. Per la disperazione ha scavato nel muro, ma subito dopo si è reso conto di quello che aveva fatto, ed i suoi compagni di cella hanno tentato di coprire il danno con una tenda, ma durante la perquisizione quel buco è stato scoperto e lui  è stato accusato di evasione. Lui non voleva scappare dal carcere, anche perché sapeva che era impossibile. E soprattutto c’era la speranza, se tutto andava bene, che da lì a poco lo avrebbero preso al carcere di Gorgona, dove avevano capito i suoi problemi ed erano disponibili ad aiutarlo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quindi, non considerando i problemi di mio figlio, lo sbattono ad Ancona, nel carcere di Montacuto. Ogni spostamento per lui era un trauma. Questo carcere era invivibile, si stava in condizioni pietose e lui chiedeva continuamente di essere spostato, altrimenti l’avrebbe fatta finita. Grazie ai nostri frequenti colloqui e alle lettere, siamo riusciti  a togliergli parzialmente questa idea dalla testa, anche se nella sua mente il pensiero ricorre continuamente. Il suo sfogo è stato quello di danneggiare la cella, forse sperando di farsi spostare da quel carcere infernale. Viene nuovamente accusato di danneggiamento di beni impropri, e spedito al carcere di Opera-Milano. Qui viene messo in punizione, con sei mesi di isolamento con il 14 bis. E la sua condizione ora è davvero drammatica. Nelle lettere continua scrivere che sta malissimo, e alla sua compagna continua a dire che si vuole ammazzare, che non ha senso vivere così. Noi siamo angosciati e viviamo con il terrore che da un momento all’altro possiamo ricevere una brutta notizia.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Voglio salvare mio figlio. Vorrei poterlo tenere a casa, per dargli  le cure di cui ha bisogno, perché con il nostro amore potrà venire fuori da questa depressione, pur scontando la sua pena. Se non è possibile tenerlo ai domiciliari, aiutatemi per una comunità riabilitativa idonea.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Non si può lasciare morire così un ragazzo tanto fragile, e per giunta innocente. Cosa possiamo fare di più di tutto quello che abbiamo fatto? Perché nessuno ci capisce?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Vi supplico. E’ il cuore di una mamma che vi scrive. Mio figlio se continua a stare in carcere muore. Aiutatemi a salvarlo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Angela Fuma</strong></p>
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		<title>Senza respiro&#8230; di Antonio Dragone (undicesimo capitolo)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 00:34:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Continua la pubblicazione di Senza respiro.. il romanzo di Antonio Dragone, detenuto a Rebibbia. Siamo arrivati all&#8217;undicesimo capitolo. Una storia questa non esattamente autobiografica, anche vi sono ispirazioni tratte dalle sue vicende personali. Ogni successivo capitolo, esprime sempre di più la sensazione di progressivo accerchiamento e di inevitabile disfatta che grava sul protagonista fin da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8586&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/merces.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8589" title="merces" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/merces.jpg?w=655" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Continua la pubblicazione di <em>Senza respiro</em>.. il romanzo di Antonio Dragone, detenuto a Rebibbia.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Siamo arrivati all&#8217;undicesimo capitolo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Una storia questa non esattamente autobiografica, anche vi sono ispirazioni tratte dalle sue vicende personali.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ogni successivo capitolo, esprime sempre di più la sensazione di progressivo accerchiamento e di inevitabile disfatta che grava sul protagonista fin da quando, da piccolo, fu costretto a intraprendere non il suo destino, ma il destino che il padre aveva scelto per lui.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Capitolo 11°</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Passarono otto mesi e Lidia si dovette ricoverare all’ospedale Sant’ Arcangelo di Trezzi, per prepararsi al parto. Nonostante mancassero ancora quaranta giorni per il termine della gravidanza, in quegli ultimi giorni ebbe forti fitte all’addome e Tina, per essere più tranquilla, insistette affinché si ricoverasse, per stare sotto l’osservazione dei medici. Era la prima gravidanza per Lidia, quindi potevano nascere complicazioni inaspettate, come il caso volle.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lorenzo lo venne a sapere tramite il suo autista Pino l’Orso, che teneva i contatti diretto fra lui e la sua famiglia ma nemmeno il tempo che Pino finisse di spiegare, Lorenzo si fiondò in macchina con Sandro per condursi dritto in ospedale.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Arrivato sul posto, si camuffò con un berretto e un paio di occhiali scuri per nascondere il suo volto, mentre Sandro rimase in auto nei parcheggi dell’ospedale. Entrato nel policlinico, chiese indicazioni per condursi nella camera della sua amata e mentre saliva le scale, udiva gli schiamazzi dei neonati. Sul piano chiese a un infermiera del reparto, dove poteva trovare Lidia e questa, molto garbatamente lo informò che Lidia era in sala parto, pronta per partorire. In quel momento si sentiva un’ansia addosso talmente forte, che non riusciva nemmeno a immaginare la sua reazione di fronte a quella creatura che stava per nascere. Si precipitò nella sala d’attesa, dove vide Tina con i genitori di Lidia seduti ad aspettare il lieto evento. Lorenzo si accomodò nella poltrona affianco dove era seduta Tina e lei non lo notò nemmeno, ma appena le accarezzò le mani, che stringeva vicino al petto, si voltò improvvisamente e capì subito, che quel ragazzo seduto al suo fianco era il suo Lorenzo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Lo sentivo che saresti arrivato!” sussurrò Tina.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Potevo mai mancare alla nascita di mio figlio?” rispose Lorenzo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Certo che no! Tuo padre però, mi ha detto di riferirti che sarebbe meglio che tu partissi dal paese con Lidia e la piccola creatura che sta per nascere, finché non uscirà lui per mettere le cose apposto con le altre Famiglie.”</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lui, orgoglioso com’era, strinse con più forza le mani della mamma dicendole:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Mamma, sono gli altri che devono avere paura di me. Io prima che papà esca, salderò il conto e tutto si risolverà nel migliore dei modi, ma se qualcuno vuole la guerra e allora che guerra sia.”</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tina lo ascoltò sconfortata, Lorenzo non era più quel ragazzo rispettoso della vita e verso il prossimo, lo vedeva cambiato nei suoi modi di fare, quasi non ragionasse più, lasciandosi guidare solo dalla sua ira. Pasquale ancora non aveva capito chi era quel ragazzo che mormorava con Tina e avvicinandosi ai due, con la scusa di chiedere l’ora a Tina, cercò di capire di chi si trattasse. Fu Lorenzo a svelarsi togliendosi gli occhiali e il berretto.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Ancora non mi avete riconosciuto?”disse Lorenzo, con tono ironico.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Pasquale rimase impietrito dalla sorpresa e senza aggiungere nulla lo abbracciò chiamando Teresa, per farla avvicinare e salutarlo. Intanto, dalla sala parto si udì il primo urlo di Lidia, al quale se ne susseguirono altri, mettendo Lorenzo in forte agitazione. In quegli attimi, non sapeva come reagire a quella sofferenza che Lidia stava provando, ma nemmeno il tempo di riflettere, che quelle urla furono rimpiazzate dal pianto del loro bambino.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“È nato mamma! È nato mio figlio!” esclamava Lorenzo, mentre i suoi occhi si inumidivano dalla gioia.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La porta della sala parto si aprì e la prima a uscire fu la ginecologa Gaspare, che si era occupata di Lidia in tutti quei mesi di gravidanza. Con molta soddisfazione, per l’esito positivo del suo lavoro, comunicò a Tina e Teresa della nascita del loro nipotino, invitandole  a seguirla per conoscerlo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Posso venire anch’io?” chiese Lorenzo, intervenendo alla conversazione fra le tre.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Continuando “Sono il padre!”</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Mi scusi, non l’avevo conosciuta, allora mi segua” rispose la dottoressa.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Arrivati nella stanza delle vaccinazioni, Lorenzo ebbe un blocco emotivo davanti a quel gomitolo d’uomo, che se ne stava tranquillo, accovacciato a pancia in giù su un materassino. L’infermiera nel vederlo emozionato,alzò il piccolo e glielo porse fra le sue braccia. Un brivido intenso lo percorse dal capo ai piedi, un’emozione grande che non aveva mai sentito prima. Le sue gambe cominciarono a tremare e da lì, capì quanto fosse importante per lui quel bambino. Poi si voltò verso sua madre e i suoceri, che erano aldilà della vetrata della camera, e mostrò con molta fierezza il suo bambino. Anche la dottoressa si commosse nel vedere quel ragazzone tanto emozionato, di fronte a quella piccola creatura.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“È la prima volta che mi succede di commuovermi in occasioni simili, eppure, ormai dovrei essere abituata nel vivere questi momenti. Tu sarai un bravo papà, ne sono sicura” affermò la ginecologa, con voce spezzata dalla commozione. E asciugandosi le lacrime, lo invitò a seguirla con il bambino, per portarlo da Lidia che, stremata dal travaglio, era sdraiata sul letto della sua camera debole e stanca. Appena vide entrare dalla porta Lorenzo con il piccolo, si animò improvvisamente alzandosi con l’aiuto delle sue braccia per mettersi comoda e dopo aver dato un bacio sulla bocca del suo compagno, si fece porgere il piccolo che lo appoggiò sul suo petto. I tre nonni lì raggiunsero, per dare il loro ben venuto in famiglia al primo nipotino. Tina, commossa quanto non mai, chiese a Lidia se poteva prenderlo in braccio e quando lo issò in alto, notò subito la sua somiglianza a Lorenzo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Avete deciso come chiamarlo?” chiese ai due neo genitori.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Il suo nome è Leonardo” risposero i due genitori contemporaneamente.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Si fece buio e Sandro preoccupato dell’insolito ritardo di Lorenzo, pensò di andare a controllare personalmente, ma come mise piede davanti all’ingresso del policlinico, intravide Lorenzo che da lontano lo stava per raggiungere con un sorriso stampato sulle labbra.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Non mi dire che è già nato?” domandò Sandro, in lontananza.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Prepariamo una festa al casolare, perché dobbiamo brindare alla nascita di mio figlio Leonardo” rispose Lorenzo mentre gli andava incontro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Insieme si apprestarono a raggiungere l’auto parcheggiata, per fare ritorno al loro rifugio. Giunti al bivio che diramava Ranella dal casolare, i due furono visti di sfuggita da Francesco, il  nipote di Toni Schina, che per puro caso si trovava in quella zona per incontrare un suo vecchio amico.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Dall’auto riconobbe Sandro, che aveva conosciuto a casa dello zio Toni alcuni mesi addietro. Senza pensarci sopra decise di inseguirlo, sperando che potesse condurlo dritto al rifugio del suo capo, senza mai immaginare che Lorenzo fosse proprio in quella macchina. L’auto si fermò in un vecchio casolare che sembrava quasi fosse abbandonato e Francesco, si accostò con la sua macchina almeno un centinaio di metri prima per non destare sospetti. Aspetto per più di mezzora, controllando che la situazione fosse tranquilla, prima di fare ritorno a casa per avvertire lo zio Toni, portargli la splendida notizia. Sandro prese nuovamente l’auto e si avviò verso il paese, per comprare qualcosa da mangiare per i festeggiamenti e per rintracciare tutti gli altri, per invitarli alla cena organizzata da Lorenzo. Il vecchio Schina, quando apprese la notizia resa dal nipote, fu contentissimo come una pasqua e fece radunare i suoi uomini, per scovare Lorenzo dal suo rifugio. Nel casolare intanto, aleggiava aria di festa. Tutti erano impegnanti nei preparativi e mentre Stefano imbandiva i tavoli fuori sulla veranda, Lorenzo, aiutato dallo zio Giovanni, imbottigliava un po’ di vino estratto dalle vecchie ed enormi damigiane, poste nella cantina sotterranea. Sandro riuscì a riunire tutti i suoi compagni e insieme, dopo aver fatto un po’ di acquisti per preparare una buona cena, si avviarono verso il rifugio.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Schina era convinto che anche Lorenzo si nascondesse in quel casolare e ordinò ai suoi adepti di portare con sé le armi e di ucciderlo assieme ai suoi uomini, senza nessuna esitazione. Dalla sua abitazione partirono due auto e a bordo otto dei suoi uomini migliori, tra cui suo nipote Francesco, inesperto negli agguati  ma con tanta voglia di imparare a diventare un killer di tutto rispetto.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La cena ebbe inizio e tutti, allegri per la nascita di Leo, mangiavano e brindavano irrefrenabilmente nella spensieratezza.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Le due auto nere si fermarono a pochi metri dal casolare, scesero solo due uomini, che mimetizzandosi nelle alte vegetazioni, riuscirono ad avvicinarsi al casolare senza farsi vedere. Ed è lì, che appurarono che fra tanti, c’era anche Lorenzo Leone. Così si affrettarono a ritornare dagli altri per avvisarli, dando il via all’imboscata.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Stefano, per condividere la gioia di Lorenzo, si propose di fare un brindisi e alzandosi dal tavolo, con un bicchiere di vino e la mano issata verso il cielo, cominciò il suo discorso che però, un rumore assordante strozzò all’istante. Erano spari da arma da fuoco che proveniva da tutte le direzioni. Molti si sdraiarono a terra, altri sotto i tavoli per schivare quella pioggia infernale di proiettili. Lorenzo invece, riuscì con un balzo felino a rientrare in casa e impugnare la sua pistola, posta nella tasca della sua giacca, ma non ebbe nemmeno il tempo di caricarla che era già tutto finito. Il frastuono delle armi lasciò spazio alle grida sofferenti dei suoi compagni. Lorenzo uscì subito e notò che c’erano molti feriti a terra, tra cui Sandro, mentre Stefano era riverso a pancia in giù tutto insanguinato.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Si accinse a soccorrerlo ma era già troppo tardi, alcuni proiettili gli avevano perforato l’addome e i polmoni senza dargli tregua. Quando lo alzò tra le sue braccia, emise un urlo di rabbia talmente forte, che il suo eco entrò nelle case di tutto il comprensorio e giurò sul cadavere del suo amico, che chi aveva programmato quella vigliaccata sarebbe morto e con sé tutti quelli che gli stavano vicino.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Da lì a poco, giunsero sul luogo  quattro autovetture dei carabinieri seguite da due autoambulanze, avvisate molto probabilmente da persone del posto che avevano sentito quegli spari assordanti, immaginando che qualcosa di brutto fosse accaduto. Lorenzo e Pino l’Orso furono prelevati dai carabinieri e portati nella questura di Ranella per essere interrogati, mentre gli altri, dopo essere stati soccorsi e identificati, furono rilasciati nell’immediatezza. Furono tante le domande poste  dagli agenti di polizia a Lorenzo ma lui, con lo sguardo assente e fisso al muro non disse una parola. Era talmente nervoso che la sua gamba destra non smetteva di tremare, sembrava quasi fosse elettrica. Pino invece, sfogò la sua rabbia sbattendo contro le pareti dell’ufficio, dove fu sottoposto a un’assidua interrogazione, quattro poliziotti che insistentemente volevano sapere chi fosse stato a fare quell’agguato. Dopo tre ore d’incessante interrogatorio, Lorenzo fu rilasciato mentre per Pino scattarono le manette, arrestato per aggressione a pubblico Ufficiale, ma poche ore dopo fu rilasciato anche lui. Dell’efferato agguato, lo seppero anche le altre Famiglie della cupola che, meticolosamente, condannarono a priori il colpevole che aveva programmato una vigliaccata simile.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lorenzo capì che era arrivato il momento di agire e non di aspettare come invece, suo padre gli aveva raccomandato di fare. Aspettò che si celebrassero i funerali di Stefano, per mettere in atto un piano che aveva già in mente di realizzare, facendosi circondare da quei pochi uomini valenti, che non lo abbandonarono a dispetto dei tanti altri che, per paura, si resero irreperibili andando via dal paese. Sandro fu incaricato a preparare due auto bomba da parcheggiare vicino all’entrata dell’abitazione di Schina, facendole esplodere quando il vecchio boss sarebbe rincasato.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Franco Renna, che era un uomo molto astuto e intelligente, capì che era arrivato il momento di placare l’animo di Lorenzo, sicuramente infuocato dall’odio verso chi avesse programmato quell’agguato mortale nei suoi confronti. E per prevenire che si potesse scatenare  una tremenda faida, che non avrebbe risparmiato nessuno, cercò di far rintracciare Lorenzo per convincerlo a fermarsi un istante e ad aprire gli occhi ormai chiusi dal dolore.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quando i due uomini di Renna raggiunsero Ranella,furono immediatamente bloccati da due auto nelle quali vi erano Sandro e i suoi amici che con le armi in pugno, gli ordinarono di scendere dall’auto e di salire nelle loro senza fare resistenza, come un sequestro lampo. Lorenzo appena seppe della notizia, si avviò alle campagne sperdute del paese, armato di fucile e pistola. Arrivato sul posto, vide i due imbavagliati e legati nei tronchi di due alberi, con Sandro seduto che lo aspettava per capire cosa farne.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Chi sono!” domandò Lorenzo, con tono rabbioso.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“E che sono venuti a fare qua?” ribatté Lorenzo, mentre li guardava da debita distanza.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Hanno detto di essere venuti per portarti un messaggio da parte di Renna”.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lorenzo si avvicinò a uno dei due e togliendosi il bavaglio dalla bocca, gli domandò:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Che cazzo dovete dirmi tu e il tuo amico?”.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L’uomo prese fiato e rispose:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Se siamo venuti a Ranella, è perché Renna voleva portarti un messaggio di pace, non per combattere contro di voi, altrimenti venivamo armati.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Non Credi?”</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Non lo erano? Le loro auto sono pulite?” domandò Lorenzo, voltandosi verso Sandro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>”Si sono pulite” replicò Sandro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lorenzo guardò l’uomo negli occhi per capire se stesse bleffando ma nel vederlo tanto tranquillo, pensò che forse, dietro a quelle parole si nascondesse un briciolo di verità.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Adesso ti faccio slegare, ma se provi a scappare uccido il tuo amico senza pensarci due volte” disse Lorenzo, senza mai abbassare lo sguardo dai suoi occhi.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Sandro armato di coltello, tagliò le corde per slegarlo, levandogli anche il bavaglio che aveva attaccato al collo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Dopo due sospiri profondi, l’uomo si presentò a Lorenzo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>“Io mi chiamo Federico e vengo per conto della Famiglia Renna”. Continuando “ Franco mi ha detto di riferirti, che è molto dispiaciuto che vi è successo ma devi assolutamente sapere, che la maggioranza delle Famiglie sono dalla tua parte, tutte con l’intento di cercare i responsabili e fargliela pagare. Franco tiene molto a te e a tuo padre, quindi vorrebbe cercare di farti capire che se continui così, ti potresti fare tanti nemici senza giuste ragioni. Noi siamo con te pronti a darti una mano, ma credimi, fare solo e esclusivamente di testa tua non ti porterebbe a nessuna vittoria e non avrai mai la vendetta che cerchi. Franco vorrebbe parlarti di persona se tu lo vorrai.”</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lorenzo nell’udire quelle parole, si rilassò un attimo e riflettendogli sopra, capì che molto probabilmente la sua ira lo stava trascinando a commettere errori senza ritorno. Così accettò l’invito di Renna e dopo aver fatto slegare anche l’altro uomo, li fece accompagnare alla loro auto per fare ritorno a casa.</strong></p>
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		<item>
		<title>Gino Rannesi risponde ai vostri commenti</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 13:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelanima</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi nella bottiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[ In una domenica di gennaio, Gino Rannesi ci scrive alcuni suoi pensieri e risponde a coloro di voi che hanno lasciato commenti ai suoi post: SCHITTINO. Povero Schittino, tutti a rimproverargli tra le altre cose il fatto di essere stato un vigliacco. È scappato. La questione etica morale gli avrebbe imposto di rimanere a bordo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8582&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/gino-rannesi2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8583" title="Gino Rannesi" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/gino-rannesi2.jpg?w=655&#038;h=476" alt="" width="655" height="476" /></a></strong></p>
<p><strong></strong> <strong>In una domenica di gennaio, Gino Rannesi ci scrive alcuni suoi pensieri e risponde a coloro di voi che hanno lasciato commenti ai suoi post: </strong></p>
<p><strong>SCHITTINO.</strong></p>
<p><strong>Povero Schittino, tutti a rimproverargli tra le altre cose il fatto di essere stato un vigliacco. È scappato. La questione etica morale gli avrebbe imposto di rimanere a bordo della nave…</strong></p>
<p><strong>Eppure l’Italia è piena di schittini. Di uminicchi che scappano davanti alle proprie responsabilità ne ho conosciuti parecchi. Certo, c’è modo e modo di abbandonare la nave che affonda… È buio…</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dopo l’esibizione teatrale avvenuta il 16 dicembre scorso all’interno dell’istituto in data odierna tutto il gruppo si è ritrovato nell’apposita saletta.</strong></p>
<p><strong>La regista raggiante come non mai ha fatto i complimenti a tutti gli attori.</strong></p>
<p><strong>La regista<em>: E’ ora di decidere sul da farsi per il prossimo teatro, se qualcuno di voi ha delle idee su quelle che potrebbero essere alcune scene, esponga pure.</em> Qualcuno ha fatto delle proposte. Anch’io ho esposto la mia:<em> Vorrei descrivere la scena di un ergastolano che si reca al tribunale per chiedere un permesso…</em></strong></p>
<p><strong>Ho posto la questione nel modo pi soft possibile. La regista: <em>Bene, scrivila, sabato prossimo me la consegnerai.</em></strong></p>
<p><strong>Gino Rannesi. Gennaio 2012.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Enzo –Ciao carissimo Enzo, tra gli ultimi scritti tra gli altri eccone uno tuo. Il 15 gennaio scrivi: <em>oggi parlando con gli amici al solito bar del nostro quartiere…</em></strong></p>
<p><strong>Il fatto che tra le altre cose parlate anche di me e del sito in cui scrivo non può che farmi piacere.</strong></p>
<p><strong>Con tanto affetto ricambio i saluti a Isidoro e a Silvestro. Ascolta, con riferimento a Silvestro più volte in passato ho trovato qualche suo scritto. In questi mi chiedeva di rispondergli, cosa che io ho fatto, ma temo che Silvestro legga sul sito sbagliato. Vedi un po’ tu…</strong></p>
<p><strong>Bene, nell’attesa di rivederci quanto prima di presenza, con la stima di sempre ti abbraccio caramente. Gino.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LA GAZZA LADRA – Ladra, rieccoci. Ho ricevuto quanto hai scritto il 15 e il 17 gennaio.</strong></p>
<p><strong>Con piacere vedo che inizi a capire qual’era il tessuto sociale in cui visse il ribellino. Scrivi: <em>però a  difesa del ribellino devo dire il senso del rispetto che la famiglia gli ha insegnato…</em></strong></p>
<p><strong><em>Quando deve agganciare la morettina usa la spavalderia tipica dei ragazzi della sua età accentuata dalla sicurezza di essere già un uomo navigato… </em>Beh, oserei dire che lui si sentiva un vero malandrino. Era sicuro di se, forse troppo.</strong></p>
<p><strong>Scrivi:<em> certo che vivere in un contesto così particolare rende difficile tutto e se non ti sai difendere soccombi alla legge del più forte… </em>DAMA!!!</strong></p>
<p><strong>Anche se si tratta di un racconto di fantasia, quanto hai affermato sopra è maledettamente vero.</strong></p>
<p><strong>Non affezionarti troppo al ribellino, non vorrei che poi alla fine…</strong></p>
<p><strong>Bene, parliamo d’altro. Ultimamente a scuola mi sono superato. 8 in matematica. Prima non ero mai andato oltre il 7. 9 in fisica. Questa è una materia che mi piace tanto. 9 in italiano. A giorni me la vedrò con il disegno geometrico e disegno dal vero, e poi ancora Massaccio,  Botticelli ecc. Ciao Gazza. A presto. Baci Gino.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>CARLA FRANCESCONI –Ciao Carla, sintetica nell’invero simile, ecco, tu saresti stata il mio tipo. Amo le persone di poche parole. So per esperienza vissuta che queste sono maledettamente concrete.</strong></p>
<p><strong>Esattamente! A presto. Gino.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>SALVATORE – Ciao Salvatore, oggi domenica 22. Rileggo il tuo ultimo scritto, quello del 15 gennaio.</strong></p>
<p><strong>Scrivi: <em>oggi sono felice anzi strafelice… </em>affermi ciò dopo aver letto la “cronaca” su quello che è stato il teatro. Certo, immagino. Immagino perché tu sai chi sono, conosci le persone che amo e soprattutto conosci Nicholas. Vedo che l’emozione di quei momenti è stata contagiosa.</strong></p>
<p><strong>Sì, stai tranquillo il senatore Ferrante è uomo di parola. Ma tu stai doppiamente tranquillo perché siamo vicina ad una svolta. L’ho già detto allo scritto precedente, questo è l’anno decisivo. Vivere o morire… con riferimento al mio racconto scritto hai detto delle cose mi hanno fatto piacere.</strong></p>
<p><strong>La tua analisi genuina e sincera mi conforta.</strong></p>
<p><strong>Per quanto riguarda ai (forse) che amo menzionare di sovente, non farci caso. Io sono quello che sono. Nessuno dovrebbe giudicare se stessi, gli altri diranno:<em>  Gino è… Gino sarebbe… ecc.</em></strong></p>
<p><strong>E poi non ho sempre detto che a mio avviso le persone vanno valutate per quello che fanno e non certo per quello che dicono?&#8230;</strong></p>
<p><strong>Turi, il tuo modo di esprimerti lo conosco molto bene. Certo, quest’ultimo tuo, scriba, lo evidenzia in modo plateale. Ma che fine ha fatto il “vecchio” scriba? Salutamelo. Turi, sta maturando, a breve a gran voce: DAMA! Desiderandoti sempre in ottima forma,  ti abbraccio caramente. Baci,  tuo Gino.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>PINA –Ciao femmina ribelle.</strong></p>
<p><strong>Premesso che di donne ribelline qualcuna l’ho conosciuta. Beh, devo dire che non sono poi così male, anzi tutt’altro. Una in particolare la ricordo con molto piacere. Questa era indipendente, gestiva un salone da parrucchiere per donna. Ci vedevamo solo la sera al rientro a casa. Il sabato sera però, pretendeva che io la portassi in discoteca. La domenica poi voleva uscire a tutti i costi. <em>Andiamo su l’ETNA, portami a Taormina, </em>e poi ancora… ma io almeno la Domenica volevo riposare. Lei aveva ragione, dopo una settimana di intenso lavoro voleva svagarsi un po’. Io invece dopo una settimana di stressante lavoro, almeno la domenica volevo riposare in santa pace. <em>Alzati,sono le nove… alzati sono le dieci… </em>Una domenica dopo l’ennesima chiamata mi scaraventò addosso una secchiata di acqua gelida… mi arrabbiai come un matto…</strong></p>
<p><strong> Savà bien! Per il momento ti abbraccio caramente. A presto. Gino.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>NESSUNO – Ciao nessuno, ma siamo proprio sicuri di essere nessuno?</strong></p>
<p><strong>Perennemente impegnato nel reiterare richieste di permesso, impegnato con lo studio, con il lavoro, con il teatro… Eppure, come te sarei nessuno?</strong></p>
<p><strong>Cazzo! Vero è, sono proprio nessuno. Se non si ha la libertà si è nessuno.</strong></p>
<p><strong>Stamattina innanzi allo specchio: <em>se non ti sbrighi ad uscire presto sarai dimenticato. Datti una mossa. Guardati bene, sono le 7 del mattino e già appari stanco!</em></strong></p>
<p><strong><em>-Appuntato!&#8230; </em></strong></p>
<p><strong><em>-Chi è? </em></strong></p>
<p><strong><em>-Nessuno, andrei a lavorare… </em></strong></p>
<p><strong><em>A</em>mara a pecura cad dari a lana!</strong></p>
<p><strong>Nessuno.</strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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			<media:title type="html">angelanima</media:title>
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			<media:title type="html">Gino Rannesi</media:title>
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	</item>
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		<title>Dialogo tra due diavoli all&#8217;inferno- capitolo secondo (nuova versione)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 11:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfrhaed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Musumeci]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[Gerti Gjenerali]]></category>
		<category><![CDATA[lettori]]></category>
		<category><![CDATA[nuova stagione]]></category>
		<category><![CDATA[spoleto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 13 gennaio Carmelo Musumeci e Gerti Gjenerali hanno dato inizio alla &#8220;nuova stagione&#8221; del loro dialogo, il Dialogo tra due diavoli all&#8217;inferno.  Questa stagione si baserà sulle domande che verranno dai lettori del Blog  o comunque da altre fonti &#8220;esterne&#8221;. Nel capitolo che pubblico oggi&#8230; Carmelo e Gerti rispondono a cinque domande che ho [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8578&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/pazzi1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8579" title="pazzi" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/pazzi1.jpg?w=655" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il 13 gennaio Carmelo Musumeci e Gerti Gjenerali hanno dato inizio alla &#8220;nuova stagione&#8221; del loro dialogo, il <em>Dialogo tra due diavoli all&#8217;inferno</em>. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Questa stagione si baserà sulle domande che verranno dai lettori del Blog  o comunque da altre fonti &#8220;esterne&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nel capitolo che pubblico oggi&#8230; Carmelo e Gerti rispondono a cinque domande che ho inviato io loro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Amici.. adesso tocca a voi.. avanti mandate le vostre domande che le farò avere ai nostri due diavoli.. <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Dialogo tra due diavoli all&#8217;inferno</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Di Gerti Gjenerali e Carmelo Musumeci</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Capitolo secondo della nuova veersione.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Domande di Alfredo Cosco</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alfredo: Si dice che il carcere è sempre distruttivo e negativo, ma nel vostro caso no si potrebbe pensare che abbia avuttoa nche degli effetti benefici. Tu, Carmelo, avresti conosciuto lo studio e ti saresti messo a studiare con volontà forsennata, anno dopo anno, senza il carcere? Avresti scritto racconti e fiabe? Avresti lavorato sulla tua personalità fino a renderla luminosissima? E tu Gerti&#8230;. saresti arrivato a leggere centinaia di libri&#8230; anche quattro a settimana, a crearti un ricco mondo interiore, e una grande capacità di comprensione, senza la situazione creata dal carcere? La domanda è.. il carcere è sempre totalmente negativo? O ci sono dei casi in cui può, suo malgrado, portare degli effetti positivi?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Carmelo: Alfredo, l&#8217;ho detto tante volte, il carcere non è la medicina, ma è piuttosto la malattia. Il male e il bene si possono fare sia dal carcere che da fuori, ma c&#8217;è una differenza. La galera è cancerogena, ti abbrutisce e ti fa diventare cattivo. Alfredo, il carcere non fa mai bene, fa male, molto male, e fa male sia a chi ci sta che alla stessa società che ci tiene dentro. Si  è vero, probabilmente se non fossi stato in carcere non avrei studiato, ma non avrei neanche fatto soffrire i miei figli, la mia compagna, e avrei vissuto  senza sopravvivere come sto facendo da più di venti anni. Alfredo, con il male e la sofferenza non si migliora nessuno, piuttosto lo si peggiora. Credo che se se non fossi stato tutti questi anni in carcere, ora sarei sicuramente una persona migliore. Alfredo, purtroppo per sopravvivere con l&#8217;Assassino dei Sogni sono diventato molto più cattivo di quando sono entrato. Alfredo, come si fanno  migliorare delle persone in squallide conigliere come sono le celle delle nostre patrie galere? E pi, come si possono educare delle persone che non dovrebbero mai uscire dal carcere? Il figlio di un grande direttore di un carcere in un suo libro ha scritto: &#8220;Il carcere non serve a niente, è solo crudele vendetta di una società primitiva&#8221;. (Eugenio Perucati).</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gerti: In linea di principio il carcere è negativo. E&#8217; un modo che hanno i potenti per spaventare la gente. Sarebbe un&#8217;ottima medicina se l&#8217;autorità cercasse di recuperare i detenuti, ma purtroppo non sono così illuminati. Ci sono due modi di vivere la crudeltà del carcere, o la subisci o la combatti. Cercano con il loro stile ben organizzato di annichilirti il cervello, i burocrati grigi e senza anima. E&#8217; una battaglia silenziosa gente, almeno così la concepisco io. Poi se qualcuno di noi è cambiato, è perché era scritto nel suo cammino evolutivo. C&#8217;è gente che cambia vita dopo avere letto un libro, o dopo avere visto un tramonto, o magari dopo avere perduto il proprio grande amore. E c&#8217;è gente qui che è cambiata perché nel suo cuore ha capito che per guarire da una malattia spaventosa non devi fare altro che lasciarti ferire. Sono migliore perché ho letto quattro libri? Questo non lo so, visto che non ho l&#8217;opportunità di dimostrarlo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8212;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alfredo: Le professoresse in carcere ricevono spesso tanti complimenti, perché sono brave, o perché sono donne?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Carmelo: Alfredo, questa è una domanda per il mio amico diavolo, io ormai sono anziano e si può dire che ho raggiunto la pace dei sensi. Ti posso però ugualmente dire che anche per me vedere una donna in carcere è come vedere un bel fiore in un deserto di cemento armato. Alfredo, vedere una donna in carcere ti strappa un sorriso e ti fa sentire ancora un uomo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gerti: In questi anni che ho frequentato la scuola, ho visto che tante professoresse erano molto preparate e professionali. Qualcuna ha lasciato un bellissimo ricordo (umanamente parlando), ottimo e pieno di stima, invece  altre sono sparite come delle ombre. Ricevono dei complimenti? Penso perché sono brave, ed è grazie alla loro pazienza che noi abbiamo &#8220;imparato&#8221; come si sopravvive in questo mondo triste. Senza di loro eravamo &#8220;perduti&#8221; e piangevamo come dei bambini spaventati. Dio, che aiuto evolutivo e spirituale ci hanno dato! Ma la verità Alfredo è che siamo in carcere e i detenuti fanno i complimenti per un solo motivo: perché sono donne, &#8220;suppongo&#8221;, ovviamente, visto che sono straniero e non capisco tante cose.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8212;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alfredo: E&#8217; vero che molti detenuti che in carcere promettono eterna amicizia, quando escono fuori non scrivono neanche una cartolina? E se questo avviene, perchè?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Carmelo: E&#8217; vero! Ma penso che questo avviene anche fuori ed è la malattia della modernità e di questa nuova società. E poi non bisogna generalizzare perché normalmente ognuno ha l&#8217;amicizia che si merita. Penso che per essere amato bisogna amare per prima. L&#8217;importante è essere amico di qualcuno. Ed ha meno importanza si quel qualcuno ti è meno amico.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gerti: Succede a volte che uno fa mille promesse e poi si perde nella vita frenetica della libertà. Come ogni rapporto umano, l&#8217;amicizia è una forma di amore, specialmente in questi posti di sofferenza. L&#8217;amicizia è come un ciclo, se è superficiale e meschino, finisce immediatamente alla prima difficoltà,, se invece è profonda e basata su principi sani e giusti, dura un ciclo intero cioè tutta la vita. Il carcere è un luogo crudele e l&#8217;amicizia qui è una cosa molto seria, almeno per me. Nel silenzio di una cella cerco di capire e soprattutto di vedere gli amici per come sono realmente nel momento del bisogno, e non come pretendono o &#8220;promettono&#8221; di essere ai miei occhi.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alfredo: La mensa del carcere fa schifo come si dice, o  è in parte una leggenda?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Carmelo: La sbobba in carcere fa veramente schifo, e solo chi è disperato e non ha una lira è costretto a mangiarla. Io preferisco farmi tutte le sere un piatto di spaghetti, anche in bianco, piuttosto di  mangiare la schifezza che passa l&#8217;Assassino dei Sogni.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gerti: Non è una leggenda! Fa schifo sul serio, fai conto che spendono solo tre euro (colazione, pranzo e cena) per ogni detenuto. Triste, specialmente per gli stranieri che sono lontani dalle loro famiglie. Del resto cosa vogliono questi detenuti bastardi.. c&#8217;è crisi la fuori e non ci sono fondi, se non vi piace di mangiare.. ammazzatevi.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8212;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alfredo: Se di un detenuto si scopre che è gay, i compagni come lo trattano?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Carmelo: Io credo che le persone dovrebbero essere giudicate su mille cose, ma non certo sulle loro tendenze sessuali, ma purtroppo non è così né dentro né fuori. E ti devo dire la verità, in carcere i gay sono emarginati e trattati male sia dai compagni che dalle guardie. Per questo chi lo è non lo dichiara. E chi invece lo dichiara è messo in sezioni particolari.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gerti: In tanti anni di carcere non ho mai visto un detenuto che si dichiarasse gay. So che quelli che si dichiarano li mettono in sezioni ghettizzate, dove stanno i cosiddetti &#8220;malati&#8221;. Un pò come gli emigranti fuori in questi centri d&#8217;accoglienza. Siamo nel 2012 e la gente va ancora a giudicare cosa fa uno nella sua stanza da letto. Triste, molto triste, che c&#8217;è questa mentalità fondamentalista nel paese della cultura, della grande poesia e dei grandissimi navigatori.</strong></p>
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		<title>Un pasticcere a Catanzaro- ricette di Fabio Valenti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 18:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfrhaed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[cannoli]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[dolci fritti]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Valenti]]></category>
		<category><![CDATA[pasticcere]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco altre ricette del nostro Pasticcere di fiducia&#8230; Fabio Valenti, detenuto a Catanzaro. L&#8217; appuntamento di oggi è dedicato ai dolci fritti, tra cui vi sono i famosissimi cannoli. &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; DOLCI FRITTI &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; CIAMBELLINE (sfinci) In una terrina sciogliete, con pò di acqua tiepida, 20 g. di lievito di birra. Aggiungete 500 g. di farina [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8571&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/cannolo-siciliano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8574" title="cannolo-siciliano" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/cannolo-siciliano.jpg?w=655" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ecco altre ricette del nostro Pasticcere di fiducia&#8230; Fabio Valenti, detenuto a Catanzaro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217; appuntamento di oggi è dedicato ai dolci fritti, tra cui vi sono i famosissimi cannoli.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><strong>DOLCI FRITTI</strong></p>
<p style="text-align:center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:justify;"><strong>CIAMBELLINE (sfinci)</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>In una terrina sciogliete, con pò di acqua tiepida, 20 g. di lievito di birra. Aggiungete 500 g. di farina e 500 g. di patate lesse e passate al setaccio, la buccia di un limone grattugiata, un pizzico di sale e di cannella. Impastate con le mani, aggiungete altra acqua tiepida -poca- fino ad ottenere un composto morbido e un po appicicoso. Copritelo e lasciatelo lievitare per un&#8217;ora circa. Scaldate l&#8217;olio e portatelo a punto per la frittura. Bagnatevi le mani, prendete un pò di impasto (tipo una cucchiaiata), fate un buco al centro e tuffatela nell&#8217;olio caldo. Continuate così fino all&#8217;esaurimento della pasta. Passate le frittelle (sfinci) su carta da cucina e poi nello zucchero oppure  potete passarle nel miele fuso.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>BOMBOLONI</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>600 g. di farina manitoba,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>200 g. di acqua,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>65 g. di zuchero,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2 pizzichi di sale,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>30 g. di lievito di birra,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1 grosso  uovo (oppure a piccoli),</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>20 g. di burro morbido,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>la buccia di un limone grattugiata,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1 bustina di vanillina,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Per guarnire:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- crema pasticcera.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- zucchero semolato.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- olio per friggere.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Procedimento:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1) Sciogliete il lievito in 10 g. di acqua tiepida , aggiungete 100 g. di farina e un cucchia di zucchero. Mescolate così, in qualsiasi cucchiao di legno. Poi coprite con la pellicola da cucina e fate lietivare per 30 minuti circa o fino a a quando il volume della pista non sarà raddoppiato.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2) Quanto la pasta sarà lievitata unite la farina rimasta, poi tutti gli altri ingredienti della ricetta. Lavorate il tutto amalgamando per bene l&#8217;impasto, al fine di renderlo morbido.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>3) Mettete l&#8217;impasto dentro una capiente ciotola o contenitore di plastica. Coprite e lasciata lievitare per un&#8217;ora circa. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4) Infarinate il piano di lavoro, appoggiateci sopra la pasta lievitata e stendetela con il mattarello, alto un centimetro circa, poi con il tagliapasta, ricavate tanti dischi di pasta.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>5) Trasferiteli sopra un panno bianco, copriteli e lasciateli lievitare per 30 minuti circa. Nel frattempo mettete a scaldare l&#8217;olio per friggere i bomboloni. Preparate la crema pasticcera.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>6) Friggete i bomboloni e abbiate cura di girarli spesso. Quando saranno dorati tirateli fuori dall&#8217;olio, appoggiateli su carta da cucina e poi nello zucchero semolato. Infine farcite i bomboloni con crema pasticcera.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>P.S.: voi che potete acquistarla, usate la farina manitoba. Renderà questi bomboloni ancora più soffici e buoni. Nella frittura è importante che l&#8217;olio non superi 180° C. Se l&#8217;olio inizia  a &#8220;fumare&#8221;, ovvero a emanare fumo, avrà seminato i 200°, e diventa dannoso per il nostro organismo (così dicono). Questo vale per tutte le fritture.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I CANNOLI SICILIANI</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ingredienti;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>500 g. di farina,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>45 g. di zucchero,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1 presa di sale,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>10 g. di cacao amaro,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1 uovo + 1 tuorlo,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>90 g. di burro,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4 cucchiai di caffè (liquido),</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>vino bianco qb,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1,5 l. circa di olio per friggere.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Farcitura:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>75o g. di ricotta,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>350 ml di panna fresca montata,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>300 g. di zucchero,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>200 g. di cioccolato fondente,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>scorza di un limone grattugiata,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1 bustina vanillina,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>zucchero a velo e ciliegie condite per decorare.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Procedimento:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1) Sul piano di lavoro versate la farina, setacciata, a fontana, assieme al cacao e allo zucchero. Al centro mettete l&#8217;uovo, il burro ammorbidito e il caffè e impastate tutti gli ingredienti, utilizzando tanto vino bianco quanto è necessario (quello che l&#8217;impasto si prende) per ottenere una pasta liscia ed elastica.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2) Lasciate riposare per circa 3 ore.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>3) Tirate una sfoglia piuttosto sottile, dalla quale ricaverete dei quadrati di circa 10 cm per lato.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4) Avvolgete ogni quadrato di pasta su un cilindretto in metallo, inumidite con po d&#8217;acqua i due angoli e sigillata premendo con le dita.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>5) Friggeteli poco per volta nell&#8217;olio caldo finché non prendono un colore dorato. Fate raffreddare su carta da cucina e sfilate dal cilindretto.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>6) Completata questa operazione, sistemate dentro una capiente ciotola della carta da cucina, poneteci sopra i cannoli, copriteli bene e fateli riposare almeno per una notte in modo che scarichino l&#8217;olio di frittura.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>7) Sciogliete a bagnomaria il cioccolato e rivestite l&#8217;interno dei cannoli.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>8) La farcitura: asciugate per bene la ricotta con carta da cucina. Poi la passate al setaccio. Aggiungete lo zucchero, la vanillina, la buccia del limone grattugiata. Aggiungete e mescolate il tutto con una frusta a mano per cinque minuti circa. In un&#8217;altra ciotola, montate la panna bene ferma e la unite alla crema di ricotta, amalgamando per bene. Riempite i cannoli, decorate con zucchero a velo e una mezza ciliegia ogni cannolo o con listerelle di scorzette di arancia candita.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>P..S.: una delle migliori ricette dei cannoli. Molto importante per la buona riuscita della cialda è il riposo della pasta, così come il rivestimento di cioccolato della cialda. Questo permetterà di avere una cialda più croccante  e magari da consumare dopo diverse dopo diverse ore dalla farcitura, in quanto lo stesso cioccolato non permetterà che la cialda si inumidisca. La panna renderà la ricotta più cremosa e  gustosa al palato. Se volete, potete arricchire la farcitura con ulteriore cioccolato, o scaglie di frutta candita.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>STRUFFOLI</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>450 g. di farina,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4 uova,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2 cucchiai di zucchero,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1,25 dl di liquore (Strega o Anisetta),</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>un pizzico di sale,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>5 dl di olio per friggere,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>200 g. di miele,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>70 g. di zucchero,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>30 g. di codine di zucchero colorato per ghermire.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Procedimento:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- In una ciotola fate amalgamare la farina con le uova, lo zucchero, il liquore e il sale, e lavorate il composto fino ad ottenere una consistenza morbida. Lasciate riposare 2 ore.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- Prendete l&#8217;impasto e appoggiatelo su un piano da lavoro infarinato. Con le mani riducetelo in tanti bastoncini dallo spessore di una marita.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- Tagliate ogni bastoncino a pezzetti lunghi 1 cm. Tuffateli nella padella dell&#8217;olio già caldo e friggeteli pochi per volta, finché non saranno dorati. Scolateli  con la chiumaiola e poneteli ad asciugare su carta da cucina.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- In un tegame largo fate scaldare il miele con lo zucchero. Continuate la cottura fino a quando lo zucchero non si sarà sciolto. Aggiungete gli struffoli e mescolate delicatamente per farli ricoprire di miele. Trasferite su uno o più piatti da portata e decorate con codine di zucchero dorato. Potete aggiungere cioccolato a scaglie, 1-2 cucchiai di frutta candita mista.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>PALLINE DI PANE FRITTE</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>100 g. di pane raffermo,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>100 g. di latte,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>80 g. di farina,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1 ovo,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>70 g. di zucchero,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>30 g. di burro,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>25 g. di cacao amaro,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>un cucchiaino di scorza di arancia grattugiata,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>cannella in polvere,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>mezzo cucchiaino di lievito per dolci,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>olio per friggere.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Procedimento:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- Spezzettate il pane, mettetelo in una ciotola, bagnatelo col latte e lasciatelo ammorbidire. Strizzatelo leggermente, mettetelo nel mixer, aggiungete la farina, il lievito, 60 g. di zucchero, il cacao, il burro, l&#8217;uovo  e azionate l&#8217;apparecchio alla massima velocità fino a ottenere un composto omogeneo e liscio (se non avete il mixer, fate tutto a mano, ci vorrà più tempo ma il risultato è uguale).</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- Trasferitelo dentro una ciotola e incorporatevi la scorza grattugiata dell&#8217;arancia e un pizzico di cannella, mescolate con cura. Formate tante paline grosse quanto una noce, rotolandole nei palmi delle mani.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>- Versate, in una capiente pentola, l&#8217;olio e portatelo a temperatura. Tuffatevi le pallina e friggetele fino a quando saranno dorate. Scolate su carta assorbente da cucina e servitele calde, spolverizzate con lo zucchero rimasto miscelato con un pizzico di cannella.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>P.S.:  il composto  deve risultare sodo; ma se così non fosse, aggiungete ancora un po di farina e cocco.</strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Lettere dal di fuori.. da Mario a Carmelo</title>
		<link>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/26/8566/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 22:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfrhaed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere dal di fuori]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Pontilio]]></category>
		<category><![CDATA[spoleto]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la rubrica Lettere dal di fuori -nata da un&#8217;idea di Carmelo Musumeci- pubblico questa lettera di Mauro Pontilio a Carmelo. &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; Roma 27/05/2011 Ciao Carmelo, rispondo alla tua graditissima lettera dal 13/05. Tu non sei più un Uomo Ombra! Tu sei il simbolo di una lotta che va oltre l&#8217;ergastolo ostativo, ma certifica l&#8217;esistenza di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8566&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/lettere1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8569" title="lettere" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/lettere1.jpg?w=655" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Per la rubrica <em>Lettere dal di fuori</em> -nata da un&#8217;idea di Carmelo Musumeci- pubblico questa lettera di Mauro Pontilio a Carmelo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Roma 27/05/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ciao Carmelo,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>rispondo alla tua graditissima lettera dal 13/05.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tu non sei più un Uomo Ombra! Tu sei il simbolo di una lotta che va oltre l&#8217;ergastolo ostativo, ma certifica l&#8217;esistenza di vita di chi  è stato cancellato dalle istituzioni per decreto. Come tu dici, le brave persone fuori ci sono. Io ti dico che tu con quei tre un minimo hai fatto capire che le brave persone ci sono anche dentro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Sei stato un esempio più che per chi sta fuori, per chi sta dentro, e vede annientare la propria volontà di vivere; e si sente spinto alla rinuncia alla vita.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>T sei libero dentro, Carmelo. L&#8217;hai dimostrato ai tuoi custodi, al giudice, alla società (in)civile. Come? Rientrando. Lì è stata la tua vittoria, la tua libertà. Dolorosissima è vero, soffertissima non c&#8217;è dubbio. Ma hai abbattuto i muri. Il muro dell&#8217;indifferenza, il muro del cinismo, il muro dell&#8217;essere prevenuti. E questo rimarrà scolpito nel tuo cuore, nella tua mente, nella tua rinnovata volontà di combattere, nella tua rabbia positiva.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Certo che ti aiuterò sempre nella tua battaglia contro l&#8217;ergastolo ostativo e non. Sono e sarò sempre al tuo fianco! A questo proposito ti dico che suor Consolata ha voluto i moduli stampati del ricorso alla Corte Europea. Li spedirà ad amici e conoscenti per fare fronte comune contro questa barbarie! Più si conosce più si può combattere il nemico, anche se è subdolo. Lei è ha contattato la segreteria del Prc regionale dell&#8217;Umbria, a cui ho dato il numero di Nadia, e che vuole farti un&#8217;intervista scritta sul tuo libro, che finirà su Metropolis, la rivista per l&#8217;Umbria de &#8220;Il Manifesto&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ti ringrazio di avermi nominato nei ringraziamenti, anche se io sono solo un messo, il fine sei tu!</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Comunque, penso che riuscirò&#8230; comunque sto lavorando su una presentazione del tuo libro alla festa cittadina di Rifondazione (Federazione della sinistra), durante il dibattito su giustizia e carcere che si dovrebbe tenere verso il 20 di giugno. Se e quando sarà effettuato te lo comunicherò. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ti devo dire una cosa. Mi ha telefonato tempo fa un ragazzo di Napoli (Torre Annunziata) che si chiama Ciro. E&#8217; uno dei lavoratori fissi di Pomigliano, a cui tutti voi avete dato la solidarietà. Ora, riguardando le firme, si è accorto che a Spoleto, penso nella tua sezione, ci sono Francesco Bove e Tito Tammaro. Lui li vorrebbe salutare attraverso di te, se è possibile, e dire loro che è felicissimo che ci fossero anche le loro firme. Specialmente con Francesco Bove c&#8217;era (e c&#8217;è) forte amicizia. Mi ha detto, se ho capito bene, che lui è stato il padrino di suo figlio. Come vedi si chiude il cerchio anche se largo, e da questo si capisce che il corridoio è aperto, che una firma può sembrare nulla, invece è un certificato di esistenza in vita.  In virtù di quella firma si è ricucito un rapporto, annientato dal carcere, ma fatto rivivere dalla volontà della gente. E forse non solo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Fammi sapere Carmelo. Un forte abbraccio fraterno ed un saluto affettuoso a tutti i prigionieri.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ciao</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Mario,</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E scusa il ritardo della risposta, ma il momento è caotico!</strong></p>
<br /> Tagged: <a href='http://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/carmelo/'>Carmelo</a>, <a href='http://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/mario-pontilio/'>Mario Pontilio</a>, <a href='http://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/spoleto/'>spoleto</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/urladalsilenzio.wordpress.com/8566/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8566&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>La lettera&#8230; di Giovanni Arcuri</title>
		<link>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/25/la-lettera-di-giovanni-arcuri/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 22:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfrhaed</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
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		<category><![CDATA[Emanuele Casilini]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Arcuri]]></category>
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		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni Arcuri, detenuto a Rebibbia, è l&#8217;ultimo arrivato tra gli amici del Blog. Abbiamo già pubblicato qualcosa di suo, come lo stupendo (assolutamente da leggere) Contingenza annunciata. Oggi pubblichiamo un testo con il quale Giovanni ha vinto il premio per la solidarietà Emanuele Casilini, arrivando al primo posto. E&#8217; un testo molto intenso, il cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8557&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="yiv1296079131">
<div id="yui_3_2_0_15_1327528703550158">
<div id="yui_3_2_0_15_1327528703550159">
<div id="yui_3_2_0_15_1327528703550155" style="text-align:justify;" align="center"><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/riconciliarsi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8558" title="RICONCILIARSI" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/riconciliarsi.jpg?w=655" alt=""   /></a></div>
<div style="text-align:justify;" align="center"><strong>Giovanni Arcuri, detenuto a Rebibbia, è l&#8217;ultimo arrivato tra gli amici del Blog.</strong></div>
<div style="text-align:justify;" align="center"><strong>Abbiamo già pubblicato qualcosa di suo, come lo stupendo (assolutamente da leggere) <em>Contingenza annunciata</em>.</strong></div>
<div style="text-align:justify;" align="center"><strong>Oggi pubblichiamo un testo con il quale Giovanni ha vinto il premio per la solidarietà Emanuele Casilini, arrivando al primo posto.</strong></div>
<div style="text-align:justify;" align="center"><strong>E&#8217; un testo molto intenso, il cui architrave è la dolorosa, coraggiosa, difficilissima, e per certi aspetti liberatoria.. dinamica della riconciliazione.</strong></div>
<div style="text-align:justify;" align="center"></div>
<div style="text-align:justify;" align="center"></div>
<div style="text-align:justify;" align="center"></div>
<div id="yiv1296079131yui_3_2_0_16_132744905198640">
<div style="text-align:justify;" align="center">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</div>
<div style="text-align:justify;" align="center"></div>
<div style="text-align:center;" align="center"><strong>LA LETTERA</strong></div>
<div style="text-align:justify;"></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Comincia presto la notte negli istituti di pena. Il guardiano di uomini arriva puntuale a chiudere il blindato verso le 22. Si presenta con la sua grossa chiave ottonata, tre mandate che hanno un rumore sordo, forte come un pugno allo stomaco che ti coglie all’improvviso. E’ la sensazione che la tua libertà non sia più tua, ma nelle loro mani, e tu inerme non puoi fare nulla, se non subire questo stato di privazione e di mortificazione.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Un’altra lunga notte attende Roberto.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>E’ proprio nella notte che si entra nella dimensione interna della sofferenza, dei rimorsi, dei rimpianti. E’ nella notte che la mente si mette in moto e, come in un film, ti trasmette quegli impusli che di giorno, distratti da altre cose, non vengono colti.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Un maledetto venerdì di alcuni anni prima Roberto aveva deciso di andare in discoteca con un gruppo di amici della sua età, ragazzi sballati, pronti alla trasgressione e all’uso di sostanze per rendere la serata più movimentata. All’epoca aveva solo 22 anni. Oggi stava per compierne 28 il sabato successivo.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Sei lunghi anni erano trascorsi da quella notte di baldoria che si era trasformata per lui in una tragedia, in cui aveva privato della vita un ragazzo della sua età.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>La serata era cominciata con parecchi bicchieri di vodka e poi in discoteca avevano comprato delle pasticche di extasy che, unite ai superalcolici, ebbero un effetto devastante. <em>Dulcis in fundo</em>, prima di uscire all’alba dal locale un pusher gli vendette a prezzi stracciati anche delle dosi di cocaina, le cui analisi farmacologiche, durante il processo, dimostrarono essere stata tagliata con una potente anfetamina.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Quando si mise al volante della macchina di papà c’era un mostro, non un essere umano; un individuo che non era nemmeno in condizione di dire il suo nome.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Un semaforo rosso non fu nemmeno visto e un ragazzo in bicicletta fu letteralmente falciato dalla potente autovettura. Un giovane essere umano che si era alzato presto per andare al lavoro nei campi, mentre lui tornava da una notte di trasgressione. Due coetanei con vite diverse, con priorità differenti. Non si rese nemmeno conto dell’impatto, la sua mente annebbiata e la forte velocità lo confusero con un cane o un cartone. Era stravolto e continuò la sua corsa verso casa. Dopo alcune ore un paio d’ore grazie a un paio di testimoni fu rintracciata  la macchina e i Carabinieri lo andarono ad arrestare tra lo stupore dei suoi genitori. Il ragazzo era morto sul colpo.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Solo dopo alcuni mesi dall’arresto, Roberto riuscì a realizzare l’accaduto nel vero senso della parola. La condanna a sette anni e mezzo per omicidio colposo lo consapevolizzò definitivamente.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Durante la sua detenzione aveva compreso molte cose. Aveva compreso che la vita alla sbando non aveva alcun senso e cercò, anche grazie all’aiuto di uno psicologo, di analizzare la sua esistenza passata.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Oggi era un uomo nuovo, consapevole degli errori commessi e profondamente pentito per tutto quello che aveva causato sia per sé sia per la sua vittima. Aveva spezzato una giovane vita e aveva lasciato due genitori con un dolore insostenibile. Il tutto per una serata di trasgressione e follia.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Erano già due anni che ogni venerdì, dopo le 22, si sedeva sul suo sgabello e cominciava la lettera da scrivere a quel ragazzo che avrebbe avuto oggi la sua stessa età. Cominciava sempre con un <em>Caro Daniele</em>, ma poi si rendeva conto che forse lui on aveva nessun diritto di chiamarlo “caro” e così iniziava a correggere frasi di pentimento che alla fine della lettera gli apparivano di circostanza e vuote.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Era troppo il male fatto, forse non esistevano davvero le parole adeguate. Aveva visto i genitori della vittima il giorno della sentenza di primo grado e poi l’anno dopo in quello della sentenza d’appello che ridusse la pena di alcuni anni, in relazione alla giovane età e all’incensuratezza. La sua agiata famiglia riuscì, non si sa come, a trovare anche un testimone che sostenne che il ragazzo aveva attraversato con il semaforo rosso, così alla fine il processo si chiuse con una condanna a sette anni e mezzo di reclusione.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Gli occhi di quella madre tra le lacrime esprimevano dolore e rabbia, e ora Roberto sapeva che non poteva di certo biasimarla. La riconciliazione, se accettata, sarebbe stata una soluzione liberatoria per il suo io, ora consapevole. Ogni tanto durante la scrittura si fermava a fissare il muro bianco e si chiedeva se tutto ciò non fosse una follia:<em>&lt;&lt;Con che coraggio posso scrivere al ragazzo morto e chiedergli perdono? E perché mi dirigo a lui e non ai suoi familiari?&gt;&gt; </em>si domandava perplesso.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Ci furono dei momenti in cui lo sconforto giunse a un livello preoccupante, quasi al limite del suicidio. E quell’avvilimento, non derivava solo dal fatto di avere distrutto la sua vita e quella dei suoi genitori, ma il pensiero centrale era quello di avere ucciso un essere umano che aveva avuto solo la sfortuna di passare davanti a lui quel maledetto sabato mattina. Nulla aveva senso.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Ora davanti ai suoi occhi non c’era solo la tristezza della cella. Si trovava solo con se stesso e con quel dolore che non poteva esternare di giorno. Lo elaborava metabolizzando il rimorso che cresceva in proporzione al tempo, che passava lentamente. Lo scrivere a Daniele gli provocava sollievo. Chiedere perdono al ragazzo che aveva ucciso, aveva un non so che di folle, ma il farlo alleviava le sue pene ed il suo senso di colpa. La stessa detenzione assumeva un aspetto quasi tollerabile. Il pentimento era reale come la sua sofferenza, che non l’abbandonava nemmeno per un giorno. Era un sentimento che veniva dal profondo, e il suo dolore era infinito.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Quello stato di disperazione quella notte, fu interrotto dalla breve accensione della luce centrale. Il guardiano di uomini deve passare ogni ora per la conta, o meglio, per controllare che nessuno compia l’atto estremo, poiché è nella notte che spesso questo accade. Pochi istanti gli bastano al suo occhio esperto per vedere che tutto sia a posto e può così continuare il suo giro per il braccio della sezione.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Così, subito dopo l’interruzione, Roberto continua con i suoi pensieri, con la lettera sempre dinanzi illuminata dalla luce della piccola lampadina in dotazione nelle celle singole per leggere o scrivere.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Pensa al tempo che è scivolato furtivamente dalla sua vita, agli affetti, alla sua famiglia, al ragazzo che oggi forse avrebbe avuto una moglie, dei figli…</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Con gli occhi umidi sbaglia riga, sbaglia l’ortografia, non importa, continua a scrivere e finalmente, dopo due anni di tentativi andati a vuoto, riesce a terminare la lettera da spedire a Daniele. In quell’atmosfera rarefatta guardò nascere il sole dalle sbarre della sua cella e finalmente si sentì più leggero per avere terminato ciò che da due anni aveva tentato instancabilmente senza risultato. Con la lettera appoggiata sul tavolo chiusa e affrancata, Roberto ascolta in silenzio il cinguettio  dei passeri, che con le loro melodie contribuiscono a formare l’insieme invisibile ma palpabile della vita, la vera vita che scorre lontano.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>In fondo avrebbe voluto trasmettere a Daniele il suo rimorso autentico e ringraziarlo  per avergli dato uno scopo durante i lunghi anni di detenzione.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>La lettera a Daniele era in realtà una lettera a se stesso, una lettera in cui il percorso di ricostruzione dalle ceneri della sua vita aveva creato un uomo nuovo. Il mese successivo avrebbe ottenuto la libertà, grazie al buon comportamento e ai giorni della liberazione anticipata. Una nuova vita era ad attenderlo fuori del carcere, ma perché questo potesse avvenire sarebbe stato indispensabile un confronto finale.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Un mese dopo, alla porta della famiglia di Daniele apparve un ragazzo che aveva parcheggiato diligentemente la sua bicicletta davanti al portone. Era Roberto: <em>&lt;&lt;Volevo sapere della lettera…&gt;&gt; </em>disse emozionatissimo alla signora che lo guardava stupita dall’uscio.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>La lettera era stata ricevuta e messa in un cassetto dalla madre del ragazzo, senza essere stata aperta, in un gesto quasi automatico pieno di risentimento. Anche il padre lo vide, ma non era intenzionato a farlo entrare.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>&lt;&lt;Come si permette di presentarsi qui da noi proprio oggi!&gt;&gt; </em>esclamò con le lacrime agli occhi.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Dopo un momento di grande commozione e rabbia dovuto alle implorazioni del giovane, decisero di farlo entrare.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Era l’anniversario della morte di Daniele e gli diedero cinque minuti, non uno di più.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>La signora andò a prendere la lettera e titubante la consegnò a Roberto che l’aprì e cominciò a leggerla:</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em> </em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>Caro Daniele,</em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>sono il ragazzo che ti ha privato della vita, il pazzo che, sconvolto dall’alcool e dalle droghe, ti ha travolto mentre andavi a lavorare con la tua bicicletta alle sei del mattino di quel nefasto sabato di giugno.</em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>Durante la mia lunga detenzione non c’è stato un giorno in cui non ho maledetto quel mio modo di vivere, non c’è stato un giorno in cui non ti ho pensato. In alcuni momenti di sconforto speravo di non svegliarmi, per non continuare questa mia agonia e pagare in modo definitivo per il male fatto. Poi decisi di scriverti, anche se eri morto, e dentro di me sapevo che avresti capito, che avresti compreso i miei errori di ragazzo viziato e senza valori. La tua invisibile presenza mi ha dato la forza per sopravvivere e per comprendere, per trasformarmi nell’uomo che sono oggi.</em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>Non posso pretendere che i tuoi genitori mi perdonino, è troppo il dolore causato, e se ciò non avverrà saprò comprenderlo. Se la felicità esiste, è forse il raggiungimento di un equilibrio, ed il mio l’ho raggiunto grazie a te. Sono un uomo nuovo che vuole dare un senso alla sua vita, e la tua eterea presenza mi sarà sempre di grande aiuto. So che eri un ragazzo buono e semplice, un esempio per i giovani della tua età.</em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>Forse penserai che sono diventato pazzo, che ti sto scrivendo per liberarmi di questo macigno che ho sul cuore, che ho bisogno di un alibi per sentirmi bene e che in fondo potrebbe essere un altro aspetto del mio infinito egoismo. Non so risponderti con certezza, quello che posso dirti è che Roberto oggi è Daniele, e che la tua morte mi ha trasformato durante la detenzione in un uomo nuovo, capace di amare e di comprendere la giusta strada da percorrere. In questi anni ho sofferto molto, sono stato trattato come il peggiore dei criminali, ho sopportato in silenzio provocazioni di ogni tipo.</em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>Perdonami, dovunque sei ora, perché questo mio sentimento  è autentico, e sono convinto che potrai comprendere. Non vale la pena aggiungere altro, se non meditare seriamente su queste realtà e pensare a quanti sono ancora in attesa di ricevere un perdono dalle loro vittime.</em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em> </em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>Roberto</em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em> </em></strong></div>
<div id="yui_3_2_0_15_1327528703550163" style="text-align:justify;"><strong>Terminata la lettura, il padre si alzò e, senza dire una parola, abbracciò Roberto con gli occhi pieni di lacrime, in un silenzio immenso saturo di mutua solidarietà. Avevano compreso e tutti erano riusciti a liberarsi da quell’oppressione che avevano mantenuto sul cuore per anni. Prima che Roberto fosse uscito, la madre di Daniele sfiorò la sua guancia e disse con gli occhi lucidi:</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><em>&lt;&lt;Addio ragazzo, grazie di avere avuto la forza di venire a casa nostra, non ce ne rendevamo conto ma ne avevamo molto bisogno anche noi…&gt;&gt;</em></strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Il giovane montò sulla sua bicicletta e sparì all’orizzonte.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Aveva piovuto e stava timidamente formandosi nel cielo un arcobaleno che si mise in luce proprio nel momento in cui Roberto raggiunse il semaforo, lo stesso di quella tragica notte.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>La luce era rossa e così, mentre una leggera brezza lo avvolse, poté osservare quel magnifico spettacolo all’orizzonte. Gli parve di vedere una luce brillante, una nuvola a forma di volto sorridente che lentamente scorse davanti a lui, per poi scomparire tra i colori dell’arcobaleno.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Forse era l’invito di Daniele che lo spronava a tornare a vivere, un segnale…</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Ritornare a vivere è come rinascere dall’ombra di un passato che ormai non conta più,a vendo compreso i propri errori e ritornare semplici nella felicità delle piccole cose.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>E costruire ogni attimo il proprio domani, consapevoli.</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Ritornare a vivere e credere nell’amore e nel perdono e sentire che anche il dolore dell’anima può essere sanato. Non è facile, ma è possibile.</strong></div>
<div></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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			<media:title type="html">RICONCILIARSI</media:title>
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		<title>&#8220;Un bambino cresciuto troppo in fretta&#8221; di Gino Rannesi, 12° Capitolo</title>
		<link>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/24/nuovo-post-4/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelanima</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo arrivati oggi al penultimo capitolo del romanzo di Gino Rannesi. Tra qualche giorno pubblicheremo anche l&#8217;epilogo, il 13° e ultimo capitolo di questo avvincente racconto.  12°Capitolo. Mentre voci sempre più insistenti davano come imminente un colossale blitz delle forze dell’ordine che avrebbe investito moltissimi malavitosi della città Montezumese e provincia, il ribellino non dormì [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8549&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/copertina-gino-rannesi3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8563" title="Copertina Gino Rannesi" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/copertina-gino-rannesi3.jpg?w=655&#038;h=893" alt="" width="655" height="893" /></a></p>
<p>Siamo arrivati oggi al penultimo capitolo del romanzo di Gino Rannesi. Tra qualche giorno pubblicheremo anche l&#8217;epilogo, il 13° e ultimo capitolo di questo avvincente racconto<strong>. </strong></p>
<p><strong>12°Capitolo.</strong></p>
<p><strong>Mentre voci sempre più insistenti davano come imminente un colossale blitz delle forze dell’ordine che avrebbe investito moltissimi malavitosi della città Montezumese e provincia, il ribellino non dormì mai più nella  stessa abitazione.</strong></p>
<p><strong>Non smise mai di dire alla sua pupa di farsi la sua strada, ma puntualmente ogni sera uscivano insieme. &#8211; P<em>upa, ho un brutto presentimento. Farò una brutta fine, per questo ti dico lasciami perdere, per questo ti dico fatti un’altra vita.</em></strong></p>
<p><strong>Il ribelle temeva  di essere arrestato, e viste le voci che correvano su possibili confidenti, lui aveva di che temere. Il ribellino nella sua carriera criminale aveva compiuto innumerevoli rapine in banca. Era forse questo che lo preoccupava?</strong></p>
<p><strong>Non di certo, la sua preoccupazione derivava invece dall’incredibile numero di bersagli che lo stesso aveva colpito, oltre un centinaio. Se condannato, certamente si sarebbe beccato l’ergastolo.</strong></p>
<p><strong>Anche se non vivevano più insieme questo non smise mai di vedersi con la sua pupa e mentre lui continuava a dirle di farsi la sua strada, puntualmente ogni sera uscivano insieme. Ma ecco che scattò il primo tanto temuto blitz delle forze dell’ordine. Oltre  un centinaio gli ordini di cattura, di questi polizia e carabinieri ne poterono notificare  solo una decina. Infatti, i malavitosi non si fecero cogliere impreparati, quasi tutti “scamparono” alla cattura, da mesi ormai vivevano in uno stato di latitanza, e tra questi vi era anche il ribellino. Banda armata dedita a traffici illeciti quali il contrabbando di sigarette. Questa fu l’accusa iniziale, i mandanti di cattura furono emessi grazie alle dichiarazioni di alcuni “pentiti” malavitosi di mezza tacca.</strong></p>
<p><strong><em>So, ho saputo, mi hanno detto,</em> ma i guai grossi sarebbero arrivati più in là. Intanto la polizia e  carabinieri avevano un gran da fare, erano tutti alla ricerca dei latitanti, di tanto in tanto qualcuno riuscirono anche ad arrestarlo.</strong></p>
<p><strong>Il ribellino dopo essersi consultato con il suo avvocato, sparì dalla circolazione. Infatti, questo lo mise in guardia circa il fatto che nelle circostanze emesse, vi erano molti, troppi, omissis, era un segno inequivocabile che quegli omissis, riguardassero fatti gravissimi. Al momento si giocava a carte coperte, pare che la procura avesse il c.d. asso nella manica.</strong></p>
<p><strong>Improvvisamente la caccia ai latitanti da parte delle forze dell’ordine si fece più serrata. Le cose si mettevano male per tutti, anche per taluni soggetti appartenenti alle forze dell’ordine. Infatti, un presunto grosso confidente pare che tra le altre cose ebbe a dichiarare: -<em>Tra le forze dell’ordine vi sono parecchi soggetti che prendono mazzette dai malavitosi, questi in cambio li avvisano delle operazioni in corso. I malavitosi sanno in anticipo come, dove e quando.</em></strong></p>
<p><strong>Il ribelle partì, era troppo lo stress, si recò in un piccolo stato Europeo, lì, insieme a suo compare Vittorio, e a suo figlioccio Andrea, passò qualche mese in tranquillità.</strong></p>
<p><strong>Questo resistette alla tentazione di chiamare la sua pupa, ma non a quello di ritornare nella sua città. Rientrati a Montezuma il ribellino ricevette una buona notizia da parte del suo avvocato. La Cassazione aveva accolto il suo ricorso, la custodia cautelare venne dunque revocata. Le indagini sarebbero andati avanti senza che per questo lo stesso dovesse essere arrestato. A meno di non ricevere un’altra  custodia cautelare, il ribellino era “libero”. Ma lui non poteva e non doveva dimenticare tutti quegli omississ che quella custodia cautelare conteneva.</strong></p>
<p><strong> E mentre qualcuno tramava su come ammazzare il ribelle, lo stesso venne tratto in arresto. Infatti, accadde che il ribellino unitamente a suo figlioccio Andrea “incapparono” in un fermo di polizia.</strong></p>
<p><strong>Questi erano puliti, ragion per cui non erano per nulla preoccupati, non avevano nulla da temere, ma dopo il rito degli accertamenti: -<em>Dovete seguirci in caserma.</em></strong></p>
<p><strong>A bordo delle volanti a sirene spiegate furono condotti in caserma, fra lo stupore dei due  questi festeggiarono<em>:-Li abbiamo presi, li abbiamo presi.</em></strong></p>
<p><strong>Ma chi cazzo avevano preso? I due non erano ricercati, ne tantomeno erano stati trovati in possesso di chicchessia di illecito. Furono fatti accomodare nelle cellette di sicurezza dove passarono la notte. La mattina seguente i due adesso molto arrabbiati chiesero spiegazione del perché fossero stati trattenuti. Alle loro numerose richieste di spiegazioni rispose il questore in persona, il quale, per l’occasione, si era scomodato: -<em>Porto abusivo di arma da fuoco.</em></strong></p>
<p><strong>Il ribelle: -<em>Non facciamo scherzi ah! Di quali armi state parlando?</em></strong></p>
<p><strong>Il questore mostrò loro una grossa pistola automatica: -<em>Ecco di quale arma stiamo parlando, la pistola che voi alla vista delle forze dell’ordine avete buttato via dal finestrino. </em>Andrea:  <em>Senta! Ma lei con chi crede di avere a che fare! Le pare che se fossimo armati ci saremmo fermati a quel posto di blocco?&#8230;</em></strong></p>
<p><strong>Il guaio era che il questore sapeva bene con chi stava parlando, e non solo lui.</strong></p>
<p><strong>I casi erano due, o quella pistola la gettò via qualcun altro, oppure…</strong></p>
<p><strong>-<em>Tra poco sarete passati al carcere, se volete potete lavarvi la faccia e pettinarvi.</em> Quante premure, i due potevano lavarsi la faccia e pettinarsi, ma tra poco scopriremo il motivo di quelle attenzioni che i militari ebbero per gli arrestati.</strong></p>
<p><strong>Dopo una bella ripulita i due poterono fare colazione. Rifocillati e pettinati furono ammanettati, il grosso portone della caserma si spalancò, circondati da una moltitudine di militari i due furono condotti fuori, lì ad attenderli numerose pattuglie pronte a condurli in carcere, ma non solo quelle, tutt’intorno era un brulicare di giornalisti, i due accorgendosi del fatto che stavano per essere esibiti come trofei di caccia, nonostante fossero ammanettati e circondati da una moltitudine di militari, si scagliarono contro i giornalisti. Questi ultimi furono colpiti da un paio di calci, ragion per cui le telecamere volarono per aria. I militari sorpresi da quella reazione fecero una figura di merda. I due furono infilati a forza all’interno delle volanti e condotti in carcere.</strong></p>
<p><strong>Adesso nessuno rideva più, i due per tutto il tragitto riempirono di parolacce quei militari che, a dire il vero, nel condurre quella che sarebbe stata un semplice operazione, non ebbero a tenere un comportamento consono alla divisa che indossavano. Infatti, questi nel voler esibire i due come trofei da caccia, misero a repentaglio l’incolumità dei giornalisti. È notorio come i malavitosi ritengono che i giornalisti siano degli sciacalli.</strong></p>
<p><strong>Ribellino e figlioccio potevano anche accettare il fatto di essere stati arrestati per una pistola che loro non avevano mai visto, ma quell’affronto proprio no, piuttosto si sarebbero fatti ammazzare.</strong></p>
<p><strong>Arrivati in carcere furono condotti nel reparto celle di isolamento, queste facevano schifo: due metri e mezzo per due, senza finestre, buie e squallide, un cesso alla turca da dove di tanto in tanto si affacciavano grossi topi di fogna.</strong></p>
<p><strong>Dopo tre giorni furono interrogati dal giudice.<em> Ribelle dal magistrato.</em> Questo circondato da una moltitudine di agenti della polizia penitenziaria, fu condotto innanzi al magistrato. La stanza era piena di gente, gruppi speciali appartenenti alle forze dell’ordine assistettero all’interrogatorio. In mezzo a questi l’avvocato, questo appariva piccolo, piccolo e impaurito.</strong></p>
<p><strong>Il magistrato: -<em>Lei è accusato di concorso in porto abusivo di arma da fuoco. Intende rispondere?</em></strong></p>
<p><strong><em>-Certo che sì, intendo rispondere.</em></strong></p>
<p><strong><em>-I militari hanno dichiarato che dalla macchina di cui lei era alla guida, la persona che gli sedeva accanto alla vista di questi ultimi, ha lanciato un involucro fuori dal finestrino. Recuperatolo hanno potuto accertare che lo stesso conteneva una pistola che per l’appunto le viene contestata. </em></strong></p>
<p><strong>Il ribellino: -<em>Io non ho visto nulla di tutto questo, inoltre ero alla guida di una piccola utilitaria, ragion per cui se per qualche motivo avessi avuto l’esigenza di girare armato, sarei stato alla guida di una macchina ben più potente.</em></strong></p>
<p><strong>Qualcuno dei militari presenti sorridendo annuì. Questo, infatti, sapevano bene che il ribelle quando si spostava armato lo faceva a bordo di macchine potentissime o di moto di grossa cilindrata, furono tante le volte che fece loro mangiare la polvere.</strong></p>
<p><strong>Ma il ribellino unitamente al figlioccio doveva essere arrestato e condannato punto e basta. Il ribellino resosi conto che quell’interrogatorio era solo una farsa, si alzò dalla sedia e disse:</strong></p>
<p><strong>-<em>Signor giudice, non ho più nulla da dire, inoltre non risponderò più a nessuna delle sue “domande”.</em></strong></p>
<p><strong>Tornato in cella sopra il lettino trovò un giornale, La Gazzetta, qualcuno volle che lo stesso fosse informato di quanto i media stessero scrivendo e dicendo sul suo conto e sul conto del suo amico:</strong></p>
<p><strong><em>&lt;Arrestati due elementi di spicco della malavita Montezumese, gli inquirenti ritengono che questi si siano resi responsabili di almeno un centinaio di omicidi, inoltre, che il ribellino fosse ritenuto uno dei killer più spietati  della regione.&gt;</em></strong></p>
<p><strong>Brutto segno quello, i due erano stati arrestati a torto o a ragione per un porto abusivo di arma da fuoco, dunque perché quelle affermazioni su omicidi che questi avrebbero commesso?</strong></p>
<p><strong>Questo fatto non faceva presagire nulla di buono. Infatti, un confidente la cui identità non era ancora stata resa nota, tra gli altri ebbe a parlare anche del ribelle, questo lo definì un pericolosissimo killer, oltre che elemento di spicco della malavita Montezumese, inserendolo nel cartello dei Caio.</strong></p>
<p><strong>La fine era vicina, molto vicina. Processati per direttissima i due furono condannati ad anni 7 di reclusione. Mai il tribunale di Montezuma aveva inflitto una condanna così dura per una pistola.</strong></p>
<p><strong>Adesso polizia e carabinieri avevano tutto il tempo per proseguire le indagini che avrebbero potuto vedere il ribellino indagato e processato per numerosi omicidi. Naturalmente i due fecero ricorso alla Corte di appello.</strong></p>
<p><strong>Passati tre mesi dall’arresto i due erano ancora tenuti in stato d’isolamento, niente giornali, niente televisione, nulla.</strong></p>
<p><strong>Una mattina i due, incazzati neri, chiesero di parlare con il comandante del carcere. Questo li chiamò subito, li ricevette nel suo ufficio. Andrea: -<em>Senti, pezzo di cornuto, siamo tenuti in stato di isolamento da oltre tre mesi, questo è un abuso, se entro domani non ci metterete a regime normale, vedrai quello che ti combino.</em> Il ribellino: -<em>Sin tanto che lei non ci spiegherà il motivo per cui siamo tenuti ancora in stato di isolamento, con tutti i disagi che questo ci comporta, la riterrò personalmente responsabile di questi continui e ripetuti atti vessatori.</em></strong></p>
<p><strong>Il comandante del carcere sbiancò in volto, era stato duramente attaccato e minacciato davanti a quelli che erano i suoi subalterni.</strong></p>
<p><strong>Questo consapevole del fatto che i due non stessero affatto scherzando, da un cassetto della sua scrivania tirò fuori un pezzo di carta con su scritto, Ministero di Grazia e Giustizia:-<em>Ecco, leggete voi stessi.</em></strong></p>
<p><strong>Il comandante mostrò ai due quel documento affinché questi potessero verificare come fosse stato il Ministero ad indicare alla direzione del carcere le modalità con cui avrebbero dovuto gestire i due e non certo la direzione di quell’istituto.</strong></p>
<p><strong>In un religioso silenzio i due rientrarono nelle rispettive celle, dopodiché distrussero, tavolo, sgabello, lavabo: furono ridotti in piccolissimi pezzi, tanto piccoli che poterono passare attraverso le inferriate del cancelletto che chiudeva quelle nicchie:- <em>Dite al vostro capo che questa guerra non l’abbiamo voluta noi, da questo momento reagiremo ad ogni parvenza di vessazione.</em></strong></p>
<p><strong>La mattina seguente i due furono spostati in altre due celle, queste facevano meno schifo delle precedenti, inoltre erano muniti di televisori. Gli fu comunicato che da quel momento avrebbero potuto acquistare giornali, riviste, ecc. Ma che comunque dovevano rimanere ancora per un po’ in quella sezione.</strong></p>
<p><strong>Passati quattro mesi esatti dall’arresto, ecco che i due furono condotti davanti ai giudici della Corte di appello. Dopo un’udienza movimentata, un colpo di scena. Su iniziativa degli avvocato, un perito balistico venne a riferire in aula quanto segue: <em>La pistola in questione non poteva sparare in quanto rotta, inoltre la stessa è sprovvista del percussore. </em>Bingo! Per la legge Montezumese una pistola che non è in grado di sparare deve essere equiparata ad un ferro vecchio. La corte, dopo una brevissima consultazione, emise: <em>Assolve gli imputati</em>  <em>per il porto abusivo di armi da fuoco perché il fatto non sussiste. Condanna gli imputati alla pena di mesi tre per detenzione illegale di munizioni di arma da fuoco.</em></strong></p>
<p><strong>Il ribellino e il figlioccio ancora increduli si abbracciarono. Dalla sala una voce di Donna ha gioito. La pupa del ribellino che per quattro mesi non aveva fatto altro che piangere, adesso era felice. Il suo uomo stava per tornare in “libertà”.</strong></p>
<p><strong>Dopo la sentenza come da prassi i due  furono ricondotti in carcere. Esigenze burocratiche che sarebbero state espletate in poche ore.</strong></p>
<p><strong>Il ribellino così come anche il figlioccio con fare frenetico misero in un sacco le cose che prima di uscire avrebbero dovuto riconsegnare al magazziniere, coperte lenzuola ecc.</strong></p>
<p><strong>Il ribellino fremeva, faceva avanti e indietro in quel piccolo tugurio. Temeva un qualche scherzetto da parte degli investigatori. Gli omississ, ecco a cosa pensava. In teoria il ribellino poteva rischiare di essere raggiunto da un nuovo mandato di cattura.</strong></p>
<p><strong>Ore 14, al culmine dello stress, il ribellino accese la tv: <em>Omicidio nel Montezumese, ucciso un pericolosissimo pregiudicato che gli inquirenti ritengono essere stato un esponente dei Caio, Carlito Ficarra. Raggiunto da due killer che viaggiavano a bordo di una moto di grossa cilindrata è stato freddato ad un semaforo presso il quartiere delle ginestre.</em></strong></p>
<p><strong>Il ribellino rimase impietrito. Cazzo! Carlito è stato ammazzato. Il ribelle sedette sul pavimento, si portò le mani sui capelli: <em>Figlioccio!Hai sentito?&#8230; -Che cosa?.. Il tg, hai sentito il tg?&#8230; No, perché che c’è?…No niente di particolare. </em>Ma ecco che un rumore di chiavi si faceva sempre più vicino. Trak, trak, lei è liberante. Sacchi in spalla i due si avvicinarono verso l’uscita, un lungo corridoio li separava dalla “libertà”. Quando ormai mancavano pochi metri dal portone principale il ribellino bisbigliò qualcosa all’orecchio del figlioccio: <em>Hanno ammazzato Carlito.</em></strong></p>
<p><strong>Andrea sbiancò in volto. Ma ecco che il portone si aprì, il ribellino si aspettava che fuori ad aspettarlo vi fossero amici e parenti, invece no, ad attenderli due moto di grossa cilindrata, alla guida di queste due persone che il ribellino e Andrea conoscevano bene. I due liberanti presero posto dietro, in un baleno i quattro si dileguarono. Entrati in un garage del loro quartiere il ribellino rivolto a  suo compare Vittorio chiese: <em>Compare, ma che cazzo sta succedendo?</em></strong></p>
<p><strong><em>Ho appena saputo che Carlito è stato ammazzato. </em>Vittorio: <em>Ribellino,qualche giorno fa sono spariti Gastone e un suo compare, come ben sai questi erano molto vicini a Carlito. I loro familiari temono che siano rimasti vittime della lupara bianca. Non so che cazzo stia succedendo, ma pare che il tutto sia scaturito dall’uccisione di Sette bellezze. Poco fa è stato ammazzato anche Carlito.</em></strong></p>
<p><strong>Il ribellino: <em>Ma che centra tutto questo con l’uccisione di Sette bellezze?</em></strong></p>
<p><strong><em>-Io, sono stato io a farlo fuori…compare, è proprio per questo che siamo venuti a prenderti davanti al carcere a bordo di moto e armati. Sono stato io a dire ai tuoi di non farsi vedere.</em></strong></p>
<p><strong>Il ribelle, frastornato come non mai, provò ad immaginare i motivi per cui Carlito unitamente ai suoi luogotenenti erano stati eliminati.</strong></p>
<p><strong>Al ribellino risultava difficile pensare che forse l’ordine di eliminare l’amico Carlito fosse partito dallo stesso Caio. Ma fu proprio così. Carlito era un malavitoso accreditato di grande prestigio, il suo carisma rischiava di mettere in ombra il Caio. Tuttavia, il Caio in passato anche se mal volentieri, era sempre stato un amico leale.</strong></p>
<p><strong>Pur tuttavia non perdonò a Carlito il fatto che questo aveva difeso il ribellino con veemenza. Il capo di tutti i capi non poteva essere ridicolizzato davanti a tutta la malavita locale e regionale. Il ribellino andava eliminato.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ecco che ancora una volta sulla testa di quel bambino cresciuto troppo in fretta pendeva una condanna a morte. Stavolta nessuno l’avrebbe aiutato. Con il Caio ridicolizzato da quest’ultimo proprio davanti al Tizio, e con il Tizio che non vedeva l’ora di punire quell’impertinente che ebbe l’ardire di ribellarsi sparando addosso ai killer che l’avrebbero fulminato, non avrebbe avuto scampo.</strong></p>
<p><strong>Usciti dal garage il ribellino a bordo di una moto di grossa  cilindrata si recò a casa della sua pupa.</strong></p>
<p><strong>Questa durante la detenzione del suo uomo era tornata  ad abitare a casa della propria madre.</strong></p>
<p><strong>La pupa lo stava  aspettando, era sicura del fatto che il suo uomo non appena fosse stato scarcerato si sarebbe diretto subito da lei.</strong></p>
<p><strong>Tra i due un lungo abbraccio. Poi un lunghissimo bacio. La signora Nina tolse il disturbo, andando via chiuse la porta alle sue spalle lasciando così la figlia in mano a quella cosa fitusa.</strong></p>
<p><strong> I due per un paio di giorni rimasero rintanati in quella casa. Il Tg: <em>Assolti per il porto abusivo di armi da sparo, il ribelle e Andrea Rossi, sono stati scarcerati.</em></strong></p>
<p><strong>Quella notizia mise in allarme la malavita Montezumese. Dunque, il ribellino inaspettatamente era tornato libero prima del previsto.</strong></p>
<p><strong> Il Tizio: <em>Bisogna pensare a come farlo fuori, questo è un figlio di puttana.</em></strong></p>
<p><strong>Il Caio:<em> Dunque è uscito e non è ancora venuto a salutare gli amici?</em></strong></p>
<p><strong>Col cazzo che l’avrebbe fatto! Dopo aver appreso della morte di Carlito e di quanto gli ebbe a dire Vittorio, il ribellino capì. Era nel mirino.</strong></p>
<p><strong> Ma ecco che il Caio tornò ad ammirare quel bambino cresciuto troppo in fretta. Chiamando a sè i propri luogotenenti disse: <em>Che nessuno dei Caio tenda la proprio mano armata contro il ribellino. Lasceremo campo libero ai Tizi, voglio proprio vedere come faranno a fotterlo.</em></strong></p>
<p><strong>Ma, e i Semproni? Non era forse per questi che il ribellino accecato dall’ira ebbe ad eliminare Sette bellezze senza che gli amici di Montezuma fossero stati avvisati preventivamente?</strong></p>
<p><strong>In realtà il capo dei vichinghi durante un incontro avuto con il Caio con riferimento al ribellino ebbe a fare una affermazione che fece irritare ancora di più il Caio: <em>ll ribellino ha sbagliato. Non doveva togliersi il casco…</em></strong></p>
<p><strong>Preso atto di quello che era la situazione, il ribellino incontrò tutti i suoi compagni, quelli della cella 137, e quelli del suo quartiere. A questi spiegò in modo accuratissimo quella che allo stato era la situazione:  <em>Vogliono farmi fuori. Ho agito d’impeto ammazzando un magnaccia che per la</em> <em>sua cupidigia ha mandato al macello tre poveri ragazzi</em>.</strong></p>
<p><strong>Qualcuno dei presenti fece osservare che anche in passato ribellino e compagni avevano agito in modo autonomo. Certo,vero era, ma il contesto era differente, allora c’era una guerra in corso, inoltre il ribellino non aveva forse accettato l’investitura che il Caio ebbe a proporgli?</strong></p>
<p><strong>Quell’investitura gli aveva consentito di avere tanti privilegi, tanti diritti. Questa, infatti, gli  aveva fatto guadagnare tanti soldi, gli ebbe a dare onorificenze di tutto rispetto. Ma questo imponeva anche dei doveri. E su tutti vi era quello di non agire mai in modo belligerante nei confronti di chicchessia senza che la questione fosse stata prima vigilata a tavolino con tutti i vertici dell’organizzazione, a maggior ragione nel caso di specie se si fosse trattato dell’eliminazione di un grosso esponente della malavita.</strong></p>
<p><strong>Il ribellino: <em>Spero di essere stato chiaro. Il gruppo si scioglie. Ognuno vada il più lontano possibile da Montezuma.</em> Anche se a malincuore tutti i presenti presero atto che non vi era altro da fare. Cosa<em> </em>potevano fare loro, un gruppetto di bravi ragazzi che sarebbero stati spazzati via in pochissimo tempo? Andarono via tutti. Accanto al ribellino il figlioccio Andrea e il compare Vittorio… Andrea: <em>Pattrozzu, dove andiamo?&#8230; -In Australia, ho dei parenti, inoltre i soldi li abbiamo, ci sistemiamo là e chi si è visto si è visto.</em> I tre si lasciarono per poi rivedersi fra una settimana esatta.</strong></p>
<p><strong>Il tempo di preparare i documenti e mettere a posto alcune cose. Bene, il ribelle prospettò alla sua pupa quanto da lui progettato, sarebbero andati a vivere in Australia. Lei sarebbe stata ben felice di seguirlo anche in capo al mondo.</strong></p>
<p><strong>Passati alcuni giorni da quei fatti il ragazzo desiderava di riabbracciare i suoi. Infatti dall’uscita dal carcere non si era ancora recato a casa dei suoi genitori. Temeva di essere colpito.</strong></p>
<p><strong> Stava pensando ad uno stratagemma da usare per recarsi a casa dei suoi, quando d’un tratto il Tg diede un aberrante notizia: <em>Agguato in pieno centro della cittadina Montezumeze. Un pregiudicato è rimasto ucciso mentre un altro è rimasto ferito gravemente, quest’ultimo era stato scarcerato solo pochi giorni fa. </em>Cazzo! Appresa la notizia il ribelle cadde sulle ginocchia. Con le mani tra i capelli imprecò contro se stesso. Vittorio era stato ucciso, mentre Andrea versava in gravi condizioni.</strong></p>
<p><strong>In ginocchio e con la testa bassa, ecco che il ribellino era sconfitto. La sua pupa si inginocchiò accanto a lui e disse: <em>Andiamo via da questo inferno, facciamolo subito. E non imprecare contro te stesso. Se i tuoi amici sono morti la colpa non è tua.</em></strong></p>
<p><strong>Invece sì, la colpa era anche sua e lui questo lo sapeva bene. Il ribelle ormai domato non sapeva che fare. Intorno a lui il vuoto. Il ragazzo non si era mai del tutto ripreso per la morte del compare Vito, adesso che anche Vittorio era stato ammazzato, e con il figlioccio Andrea in fin di vita, lui si sentiva veramente finito.</strong></p>
<p><strong>-<em>Esco, vado a casa dei miei, mi mancano, voglio rivederli, voglio parlare ai miei fratelli…</em></strong></p>
<p><strong><em>-No, non farlo, ti ammazzeranno. Se esci, allora io verrò con te.</em></strong></p>
<p><strong>Il ribelle impugnò la sua pistola, l’istinto gli suggerì di portarsela in bocca e spararsi un colpo. Lui non era vigliacco. Pistola in mano aprì la porta e uscì di strada, la pupa lo seguì: -V<em>uoi andare a  casa dei tuoi?&#8230;Andiamo con la macchina di mia madre, ti prego, ascoltami, non sei in grado di guidare la moto.</em></strong></p>
<p><strong>I due,  a bordo della macchina della signora Nina, si avviarono. La pupa al volante guidò come mai aveva fatto prima. Giunti in prossimità della casa dei propri genitori il ragazzo scese dalla macchina e proseguì a piedi. Non sia mai che questo potesse essere sorpreso in compagnia della sua Donna.</strong></p>
<p><strong>Anche se nessuno a Montezuma sino a quel momento aveva mai sparato a chicchessia se questo si fosse trovato in compagnia di una donna. Ma il ribellino era consapevole del fatto che lui per la parte avversa non sarebbe stato considerato un obiettivo qualunque. Era risaputo come questo fosse abilissimo nel maneggiare le armi. Poco dopo il ragazzo arrivò davanti al portone di casa, questo era già aperto, fece il suo ingresso in quella abitazione, la stessa che l’aveva visto bambino vivace ma buono. Dopo che il ribellino ebbe ad abbracciare tutti i suoi cari, chiamò a se il bonaccione e gli disse: <em>Bonaccione, tu sei l’unico a sapere dell’esistenza del mio nascondiglio. Se mi dovesse accadere qualcosa, va, prendi i soldi che vi si trovano nascosti e consegnali alla mia pupa.</em></strong></p>
<p><strong>Tutto il resto distruggilo e buttalo nelle fogne. Il bonaccione annuì. Aveva capito. Lui era definito un bonaccione, ma di fatto era uno con le palle, ragion per cui non fece nessuna domanda, non era necessario.</strong></p>
<p><strong>Bene, le donne tutte in cucina, gli uomini tutti nel salotto. Alfio: <em>Sei uscito da parecchi giorni e ti sei fatto vedere solo ora?</em></strong></p>
<p><strong><em>-Papà, sono nei guai, ho deciso di andare a riparare in Australia, che dici?</em></strong></p>
<p><strong><em>-Dico che potevi pensarci prima. Ho sentito quello che è accaduto a tuo compare Vittorio e ad Andrea tuo figlioccio…</em></strong></p>
<p><strong>Non era necessario dilungarsi, in quella casa tutti avevano capito come stavano le cose. Il ribelle era nei guai.</strong></p>
<p><strong>Per qualche mese il ribelle visse da recluso in quella casa. La vita continua, come di consueto Alfio unitamente al bonaccione tutte le mattine si recavano  a lavoro. La pupa faceva la spola tra la casa di sua madre e quella dei genitori del ribellino. Una mattina mentre questa si trovava a casa della signora Nina, qualcuno suonò alla porta. Era la madre di Andrea, la signora Caterina: Di’<em> al ribellino che suo figlioccio è fuori pericolo, se Dio vorrà al più presto potrà tornare a casa, digli che gli manda un bacio.</em></strong></p>
<p><strong>Finalmente una buona notizia. Il ribellino nell’apprendere che suo figlioccio era fuori pericolo ne gioì. Realizzò che non era più solo.</strong></p>
<p><strong>Fine 12°capitolo.</strong></p>
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			<media:title type="html">Copertina Gino Rannesi</media:title>
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		<title>Colpevole e cattivo per sempre, di Carmelo Musumeci</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 14:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelanima</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi nella bottiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Sull&#039;ergastolo ostativo]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Musumeci]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolo ostativo]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ferrante]]></category>
		<category><![CDATA[interrogazione parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[ministro della Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione trattamentale]]></category>
		<category><![CDATA[senatore]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos’è l’ergastolo  ostativo?  E’ una pena senza fine che in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, mod con Legge 356/92, nega ogni misura alternertiva al carcere e ogni beneficio penitenziario ai chi è stato condannato per reati associativi Questo anche per coloro che nel merito, riconosciuto da educatori e giudici, come nel caso di Carmelo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8543&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/carmelo2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8544" title="CARMELO2" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/carmelo2.jpg?w=655" alt=""   /></a></p>
<h5><strong><span style="text-decoration:underline;">Cos’è l’</span><span style="text-decoration:underline;">ergastolo  </span><em><span style="text-decoration:underline;">ostativo?</span></em></strong></h5>
<p><strong> E’ una pena senza fine che in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, mod con Legge 356/92, nega ogni misura alternertiva al carcere e ogni beneficio penitenziario ai chi è stato condannato per reati associativi</strong></p>
<p><strong>Questo anche per coloro che nel merito, riconosciuto da educatori e giudici, come nel caso di Carmelo Musumeci, dovrebbero lasciare il carcere perchè evidentemente &#8220;recuperati&#8221; (come  vorrebbe l&#8217;art.27 della nostra Costituzione)</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Alla fine dell&#8217;articolo di Musumeci, vi è l&#8217;interrogazione al Ministro di Giustizia sull&#8217;ergastolo ostativo, presentata dal Sen. Francesco Ferrante, PD.</span></strong></p>
<h4 align="center"><strong><span style="text-decoration:underline;">Colpevole e cattivo per sempre</span></strong></h4>
<h4 align="center"><strong> </strong></h4>
<p><strong><em>“Serbare rancore equivale a prendere un veleno e sperare che l’altro muoia”</em>(William Shakespeare)<em></em></strong></p>
<p><strong>Il<em> </em>Tribunale di Sorveglianza di Perugia scrive di me: (…)<em> l’impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dallo stesso dimostrata per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell’ergastolo c.d. ostativo ( tendenzialmente perpetuo, salvo collaborazione con la giustizia), (…)</em></strong></p>
<p><strong><em>evidenziandosi a livello culturale, politico e giurisdizionale. </em>(Ordinanza udienza del 6 ottobre 2011).</strong></p>
<p><strong>Il gruppo trattamentale del carcere di Spoleto scrive di me:</strong></p>
<p><strong><em>-Una prevalenza di  aspetti positivi. Concretamente coinvolto in tutte le iniziative ricreativo-culturali organizzate. Per il particolare impegno mostrato lungo tutto il percorso di studi, ha ricevuto un encomio in data 19.05.2011 e uno in data 24.05.2010 per l’impegno mostrato nel corso di una rappresentazione teatrale. La partecipazione a vari concorsi letterari in ambito nazionale ha prodotto note di apprezzamento, riconoscimenti e premi da parte di esponenti  della comunità esterna. Recentemente il Musumeci ha pubblicato un suo racconto all’interno di una antologia intitolata “Racconti da carcere”, pubblicata dalla Arnoldo Mondadori Editore. Sensibilmente interessato a tematiche di carattere sociale, egli si relaziona da tempo con diverse associazioni, vicine al “sistema Carcere”. Dimostra un grande interesse per i temi di rilevanza sociale e per le problematiche legate all’esperienza detentiva. Il detenuto ha da tempo avviato un percorso di revisione critica non manipolatorio né riduttivo: certamente favorito dallo studio delle materie giuridiche, da una diversa consapevolezza del concetto di legalità, dalla disponibilità ad azioni riparatorie all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, da un forte investimento positivo verso gli affetti familiari. (…) </em></strong></p>
<p><strong><em>Giudizio di affidabilità individuale </em></strong></p>
<p><strong>(Relazione di sintesi, ottobre 2011).</strong></p>
<p><strong>Eppure, nonostante tutte queste belle parole dei miei “giudici” e dei miei “educatori”, non potrò mai uscire se non collaboro con la giustizia e se non metto in cella un altro al posto mio. E domando: ha senso scrivere e sprecare risorse istituzionali per un uomo colpevole e cattivo per sempre che deve morire in carcere? Credo che la non collaborazione dovrebbe essere una scelta intima, un diritto personalissimo e inviolabile, e non dovrebbe assolutamente portare conseguenze penali (o di trattamento) così gravi e perenni. Penso che la non collaborazione dovrebbe essere una scelta da rispettare e non dovrebbe essere punita con una conseguenza penale così grande e smisurata per un ergastolano ostativo,  a tal punto che sembra che la non collaborazione sia ancora più grave del reato commesso. Credo che un uomo abbia il diritto di scegliere di non collaborare per le proprie convinzioni ideologiche, morali, religiose, o di protezione dei propri familiari.</strong></p>
<p><strong>Sto cercando di migliorarmi e di cambiare rimanendo me stesso, probabilmente  per i “buoni” questa è una colpa grave e mi costerà vivere in carcere fino all’ultimo dei miei giorni, colpevole e cattivo per sempre, ma  in carcere si soffre di più quando si viene perdonati, per questo, sotto un certo punto di vista, molti di noi non possono che essere felici che i &#8220;buoni&#8221; non ci perdonino.</strong></p>
<p><strong>Carmelo Musumeci</strong></p>
<p><strong>Carcere Spoleto,  Gennaio  2012</strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06462</strong></p>
<p><strong>Atto n. 4-06462</strong></p>
<p><strong>Pubblicato il 21 dicembre 2011 </strong><br />
<strong>Seduta n. 649</strong></p>
<p><strong><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.it/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=22803">FERRANTE</a> &#8211; Al Ministro della giustizia. -</strong></p>
<p><strong>Premesso che a quanto risulta all&#8217;interrogante:</strong></p>
<p><strong>nel Paese esistono due tipi di ergastolo: quello normale, che lascia almeno uno spiraglio di speranza per ottenere una eventuale misura alternativa al carcere o beneficio penitenziario; quello ostativo che è una pena senza fine che, in base all&#8217;art. 4-<em>bis </em>dell&#8217;ordinamento penitenziario di cui alla legge n. 354 del 1975, nega ogni misura alternativa al carcere e ogni beneficio penitenziario a chi è stato condannato per reati quali, ad esempio, l&#8217;associazione a delinquere o per l&#8217;esecuzione o la partecipazione a vario titolo a un omicidio;</strong></p>
<p><strong>per meglio comprendere la questione bisogna tenere presente che con il decreto-legge n. 306 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 356 del 1992 si è introdotto nel sistema di esecuzione delle pene detentive una sorta di doppio binario, nel senso che, per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale, il legislatore ha previsto un regime speciale, che si risolve nell&#8217;escludere dal trattamento extramurario i condannati, a meno che questi collaborino con la giustizia: per questo motivo molti ergastolani non possono godere di alcun beneficio penitenziario &#8211; quali permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale;</strong></p>
<p><strong>in Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale; la metà di questi100 haaddirittura superato i trent&#8217;anni di detenzione; al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano 1.512, quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione comune detenuta è solamente raddoppiata; al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano 67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900 e di questi solo 29 sono ergastolani. 29 su1.512, afronte di quasi100 indetenzione da oltre 26 anni;</strong></p>
<p><strong>su questi dati Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di sorveglianza di Perugia, ha rilasciato (al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità tenutosi a Roma il 28 maggio 2010) questa dichiarazione: &#8220;(&#8230;) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull&#8217;ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l&#8217;ergastolo, è vero che ha all&#8217;interno dell&#8217;Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l&#8217;ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere. Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita (…)&#8221;;</strong></p>
<p><strong>a titolo di esempio di una situazione molto difficile per numerosi detenuti, la vicenda di Carmelo Musumeci che si trova ora nel carcere di Spoleto sembra paradigmatica: entrato con licenza elementare, mentre è all&#8217;Asinara in regime di 41-<em>bis </em>della citata legge n. 354 del 1975, riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori; nel 2005 si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo &#8220;Vivere l&#8217;ergastolo&#8221;; nel maggio 2011 si è laureato all&#8217;Università di Perugia al corso di Laurea specialistica in Diritto penitenziario, con relatore il professor Carlo Fiorio, docente di Diritto processuale penale; nel 2007 conosce don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto &#8220;Oltre le sbarre&#8221;, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII; ha pubblicato nel 2010 il libro &#8220;Gli uomini ombra&#8221;, e nel 2011 &#8220;Undici Ore d&#8217;amore di un uomo ombra&#8221; editi da Gabrielli Editori; è autore di molti racconti e del romanzo &#8220;Zanna Blu&#8221; di prossima pubblicazione, con la prefazione di Margherita Hack; promotore della campagna &#8220;Mai dire mai&#8221; per l&#8217;abolizione della pena senza fine, collabora con diverse testate, <em>blog </em>e associazioni come &#8220;Antigone&#8221; o &#8220;La Meteora&#8221;;</strong></p>
<p><strong>il Tribunale di sorveglianza di Perugia, in una recente ordinanza, scrive di lui: &#8220;(…) l&#8217;impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dallo stesso dimostrata per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell&#8217;ergastolo ostativo (…)&#8221;; mentre l&#8217;Area Osservazione e trattamento della casa di reclusione, nel protocollo 34712/Tra del 14 ottobre 2011, scrive di lui: &#8220;(…) La permanenza presso questo istituto permette di rilevare una prevalenza di aspetti positivi nelle intenzioni che il soggetto in esame ripone nel voler dare un senso alla pena dell&#8217;ergastolo alla quale è stato condannato. Concretamente coinvolto in tutte le iniziative ricreativo- culturali organizzate (…)&#8221;. Sempre il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Perugia dichiarava che: &#8220;(…) Il carcere di Spoleto, per esempio, ha circa un centinaio di ergastolani, molti dei quali condannati per delitti integralmente ostativi e che quindi non vedono assolutamente prospettiva di reinserimento, per i quali l&#8217;ergastolo (che pur viene ritenuto costituzionalmente legittimo nel nostro Paese proprio perché c&#8217;è la possibilità di un suo superamento) in realtà nei confronti di quelle persone un superamento non ci sarà mai, o sarà molto difficile perché deve passare o attraverso una scelta collaborativa (che chi è condannato per reati di criminalità organizzata ben difficilmente dopo tanti anni intende praticare) oppure deve passare attraverso pronunce di oggettiva impossibilità di una collaborazione che sono altrettanto difficili, anche tecnicamente, da sviluppare (…)&#8221;;</strong></p>
<p><strong>la collaborazione con la giustizia è una scelta processuale, mentre il pentimento è uno stato interiore; la collaborazione permette di uscire dal carcere, ma non prova affatto il pentimento interiore della persona;</strong></p>
<p><strong>va superato un sistema carcerario che abbandona i detenuti a se stessi e che non agevola affatto la rieducazione e, nel caso degli ergastolani ostativi, esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale,</strong></p>
<p><strong>si chiede di conoscere:</strong></p>
<p><strong>nel quadro dello sforzo per rendere più umane le condizioni delle carceri e dei detenuti, se il Ministro in indirizzo non ritenga giunto il tempo di promuovere il superamento del complesso di disposizioni che comporta l&#8217;ergastolo ostativo per numerosissimi condannati all&#8217;ergastolo;</strong></p>
<p><strong>in particolare, se al Ministro in indirizzo risultino i motivi di sicurezza per i quali Carmelo Musumeci si trova ancora collocato nella sezione alta sorveglianza e non in media sicurezza.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.carmelomusumeci.com">www.carmelomusumeci.com</a> </strong></p>
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		<item>
		<title>RECENSIONI- Claudio Conte su &#8220;Gli occhi di  mia figlia&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 23:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfrhaed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggio]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Gli occhi di mia figlia]]></category>
		<category><![CDATA[Vittoria Coppola]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la seconda recensione di un libro, che pubblichiamo. Anche stavolta l&#8217;autore è Claudio Conte, detenuto a Catanzaro. Claudio più volte ha pensato che sul Blog potesse esservi una vera e propria rubrica di &#8220;recensioni&#8221;.  Bene, a partire da questa seconda recensione, inauguriamo pure questa rubrica, aperta ai detenuti che vorranno dire la loro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8539&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/occhis.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8551" title="occhis" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/occhis.jpg?w=655" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Questa è la seconda recensione di un libro, che pubblichiamo. Anche stavolta l&#8217;autore è Claudio Conte, detenuto a Catanzaro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Claudio più volte ha pensato che sul Blog potesse esservi una vera e propria rubrica di &#8220;recensioni&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Bene, a partire da questa seconda recensione, inauguriamo pure questa rubrica, aperta ai detenuti che vorranno dire la loro su un libro, un film, un disco, qualcosa che ha toccato loro la mente e il cuore.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La recensione che pubblico oggi.. Claudio l&#8217;ha scritta sul libro di Vittoria Coppola &#8220;Gli occhi di mia figlia&#8221;.</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><em>Gli occhi di  mia figlia   </em>- Lupo editore</p>
<p>di Claudio Conte</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un libro che ho cercato&#8230; voluto leggere.</strong></p>
<p><strong>Di quelli che non trovi nelle recensioni o elenchi promozionali, ma del quale l&#8217; &#8220;eco&#8221; ti giunge dai remoti luoghi dell&#8217;anima&#8230;</strong></p>
<p><strong>Non uno dei tanti libri che ormai &#8220;vomita&#8221; l&#8217;editoria industrializzata, che ha deciso di promuovere con le più innovative e aggressive forma di marketing. Ma uno di quei libri che corrono il rischio di nascere e sparire&#8230; impedendoci di viverlo e con lui crescere, emozionarci&#8230;</strong></p>
<p><strong>Quello che ho letto, appunto, è un libro edito da una piccola casa editrice, di un&#8217;autrice sconosciuta ma capace di lasciare una sua traccia.</strong></p>
<p><strong>Una storia &#8220;normale&#8221;&#8230; che con ben assestati &#8220;colpi di scena&#8221; diventa romanzo che cattura&#8230; con la capacità di stupire.</strong></p>
<p><strong>Un libro che può essere letto in un pomeriggio grigio&#8230; e regalarci momenti di &#8220;vita&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Un libro &#8220;giovane&#8221;, come l&#8217;autrice che si rivela esperta scrittrice.</strong></p>
<p><strong>Un romanzo non lunghissimo, con pagine che non stancano, ma affascinano, con una miscela nella quale i temi e i sentimenti paradigmatici dell&#8217;esperienza umana trattati, sono stati dosati con sottile arguzia. Una formula riuscita. Poca filosofia, ma molto senso della vita.. riflessioni sulla vita.. sull&#8217;amore, da quello dell&#8217;amante.. a quello di madre.</strong></p>
<p><strong>Gli imputati principali messi sul banco d&#8217;accusa in questa storia, sono la cattiva abitudine a volere controllare la vita altrui (&#8220;per il loro bene&#8221;) da una parte; e la mancanza di coraggio nel viverla dall&#8217;altro, che ti porta a ripiegare su vite di comodo, con le quali siamo capaci di rovinarci l&#8217;esistenza. <em>&#8220;Una vita senza mezze misure&#8221;. </em>L&#8217;unica che abbiamo la possibilità di vivere. L&#8217;unica che ci è concessa.</strong></p>
<p><strong>Lo stile è morbido, non graffiante, come possono esserlo le parole di una donna, una ragazza che crede nell&#8217;amore, un sentimento che vince sempre e comunque, di quelle che <em>&#8220;fondano la loro esistenza sulla bellezza e la verità dell&#8217;amore&#8221;</em>, grazie alle quali alla fine tutto si aggiusta&#8230;</strong></p>
<p><strong>Catanzaro, 13 dicembre 2011</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<br /> Tagged: <a href='http://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/catanzaro/'>Catanzaro</a>, <a href='http://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/claudio-conte/'>Claudio Conte</a>, <a href='http://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/gli-occhi-di-mia-figlia/'>Gli occhi di mia figlia</a>, <a href='http://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/vittoria-coppola/'>Vittoria Coppola</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/urladalsilenzio.wordpress.com/8539/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=urladalsilenzio.wordpress.com&amp;blog=8601766&amp;post=8539&amp;subd=urladalsilenzio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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