Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Dalla piccola cella… di Giovanni Leone

CELLAS

Giovanni Leone, detenuto a Voghera, ci ha inviato una serie di suoi disegni e di scritti generati nel corso degli anni.

Oggi pubblico questo testo, molto delicato e intenso, che ha scritto nel 2008.

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Perché ogni mattino, aperti gli occhi intorno a me, oltre ai miei pensieri e la luce divina, non vedo altro?

Perché oggi, al mio risveglio, non trovo altro che buio?

Perché la nebbia fitta mi ha privato anche di questa fonte di luce preziosa, che mi fa sapere che tu ci sei, mi dai la forza di affrontare questa brutta vita?

Poiché la tua bellezza è così originale, così straordinaria che lingua umana non avrebbe potuto trovar parole per esprimerla, nonché lodarla a sufficienza.

Per rimanerne stupefatto!

Ti carezzavo i capelli dandoti piccoli baci, stando in ammirazione di quella inaccessibile bellezza; vorrei piuttosto morire cento volte che essere privato del tuo dolcissimo amore. Ti sussurravo tenere frasi e, allacciandoti strettamente con tutto il corpo, inframezzavo alle carezze paroline come: “mia amatissima e dolce vita”.

Per il mio cammino, il mio destino troppo crudele, tu sei costretta a sopportare un grandissimo dolore ed io la più grande delle sventure, la privazione della libertà.

Poiché l’odio non può far parte dell’amore, non dobbiamo trasformare in disperazione questo brutto momento, ma lo dobbiamo trasformare in un nuovo sorgere del sole.

2/11/2008

Giovanni Leone

Diario di Pasquale De Feo- 22 agosto – 21 settembre

diario11[1]Teresa Virdis sta facendo un lavoro prezioso per noi. Sta trascrivendo alcuni dei diari di Pasquale De Feo che si erano accumulati negli ultimi mesi non essendoci più la possibilità per chi prima, su questa cosa, collaborava con noi, a continuare a farlo.

Quello che pubblichiamo oggi è il diario del mese di settembre.

Voglio fare giusto una citazione, molto emblematica, prima di lasciarvi alla lettura integrale:

“Il presidente onorario della Cassazione Giuseppe Tuccio, disabile, avendo bisogno della sedia a rotelle, ha avuto la sgradevole sorpresa si sapere che un capitano dei carabinieri dei ROS e due carabinieri si sono introdotti a casa sua per piazzare una cimice, li ha sorpresi la nuora, avvocato Giampiera Nocera, la moglie del figlio Luigi. Per entrare hanno fermato la governante, l’hanno trattenuta in caserma e si sono fatti la copia delle chiavi. La domanda del giudice è: “Siamo in uno stato di diritto od in uno stato di polizia”? Essendo giudice non se n’è reso conto sino ad oggi. Le garanzie costituzionali dei cittadini vengono violate quotidianamente dalle procure, ormai si sentono al di sopra della legge, ma fino a quando si tratta del semplice cittadino nessuno dice niente, quando toccano qualcuno che fa parte del sistema, allora i media si fanno sentire. Dice il giudice, fino ad oggi si è indagato su tutti, anche sulla Chiesa, sarebbe ora di incominciare a guardare dentro la magistratura; citando una massima latina “Quis custodiet custodes? Chi controlla i controllori? Continua, “quando la prassi stravolge i principi si vive in uno stato di polizia”. Ha presentato un esposto in procura per violazione di domicilio e abuso d’ufficio ed ha chiesto un milione di euro di risarcimento al Ministero degli Interni. Credo che, difficilmente la procura non sapeva cosa stavano facendo i ROS, hanno sempre un ordine quando fanno queste cose.L’avvocato del presidente ha affermato in una conferenza stampa che “questa è una battaglia in difesa dei baluardi che rappresentano il confine tra governo democratico e liberticidio. Ciò è avvenuto non in una realtà sudamericana, ma a Reggio Calabria e perciò sorprende. Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di fare una riflessione più generale. Sono almeno trent’anni che il confine di cui parla l’avvocato è stato superato, con le leggi d’emergenza l’arbitrio è diventato norma e l’abuso è diventato la prassi, ma purtroppo, anche con questi inciampi dell’apparato repressivo nulla cambierà, perché ormai hanno il potere di censurare le notizie, dopo qualche giorno l’episodio scompare dai media e tutto continua come prima.” (26 agosto)

Quis custodiet custodes? Questa frase rende tutto.

Vi lascio alla lettura del diario di Pasquale De Feo… detenuto a Catanzaro.. mese di settembre.

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LA VIOLENZA CHIAMA ALTRA VIOLENZA

Il parlamentare grillino Alessandro Di Battista ha fatto una dichiarazione che ha innescato polemiche dei benpensanti filo americani; da stato sotto occupazione da 70 anni, ci sono tanti che credono che sia la normalità essere una colonia yankee, pertanto sono pronti a difenderli in ogni occasione. Ha detto “la violenza indecente, barbara e inaccettabile subita da James Foley è in parte figlia della violenza indecente, barbara e inaccettabile subita dai detenuti nel carcere di Abu Ghraib” e, nel contesto del discorso, afferma anche che è colpa dell’imperialismo USA.
James Foley è il giornalista americano che, una settimana fa, è stato decapitato dai terroristi che hanno occupato una parte della Siria e dell’Iraq, commettendo atrocità contro le minoranze e tutti quelli che non si adeguano al loro dominio. Ha dimenticato di metterci Guantanamo e tutte le carceri segrete sparse per l’occidente e i paesi arabi che si sono prestati a torturare e uccidere migliaia di cittadini di vari paesi, prevalentemente dei paesi musulmani. Hanno creduto che così avrebbero risolto il problema, invece non hanno fatto altro che allevare un’intera generazione nell’odio. Non bisogna dimenticare che tutti questi fanatici sono figli e nipoti di tutti quei combattenti che, gli americani, con l’aiuto dei paesi arabi, mandarono a combattere in Afghanistan contro i russi, addestrati e finanziati dalla Casa Bianca. Hanno vinto una guerra locale ma hanno creato un bubbone che dopo trent’anni diventa sempre più grande.
In Iraq hanno destabilizzato un paese che viveva in armonia tra diverse etnie e religioni, anche se sotto una dittatura feroce, esclusivamente per estromettere un dittatore che prima hanno usato per i loro interessi, facendogli fare la guerra alloro posto contro l’Iran e poi, siccome non era tanto obbediente, gli hanno teso la trappola dandogli l’assenso a poter invadere il Kuwait e poi gli hanno creato una coalizione mondiale per poterlo ridimensionare militarmente, dopo che lo avevano abbondantemente rifornito d’armi, così hanno tranquillizzato le dittature del golfo, Arabia Saudita in testa. Non contenti, dopo 10 anni, si sono inventati di tutto e di più per invaderlo di nuovo e rimanerci, questa volta esclusivamente per controllare di persona il petrolio.
Dovunque sono stati gli americani hanno lasciato un deserto, dove il fanatismo religioso ha preso il sopravvento, unico collante per mettere insieme dei combattenti contro la prepotenza occidentale, che vuole controllare gli idrocarburi fossili di quelle regioni.
E’ palese che non possano arrivare a questo punto senza i finanziamenti dei paesi del golfo, in primis l’Arabia Saudita, Qatar, etc., riguardanti gli islamici sunniti. I media ci hanno inculcato che sono paesi moderati, quando da loro provengono i finanziamenti dell’80% del terrorismo nel mondo e inoltre sono dittature spietate. Dall’Iran, un’altra piovra creata dagli americani negli anni ‘70, che finanzia gli estremisti islamici sciiti.
Tutti quelli che sono stati nelle prigioni controllate dagli americani ne sono usciti pieni d’odio e rancore, oggi se ne vedono i risultati; citando Dante “Chi è causa del suo male pianga se stesso”.
Conoscendo il carcere posso comprendere quello che si prova, se fossi stato un cittadino di quelle latitudini sarei anche io a combattere, sono consapevole che sarei usato ingenuamente per i fini di potere delle monarchie del golfo. I popoli vengono sottomessi e controllati con la religione, la politica e la dittatura; nei paesi musulmani le forme più usate sono la religione e la dittatura.
Il parlamentare Di Battista dimentica che i metodi di Abu Ghraib sono gli stessi che periodicamente anche il nostro paese usa nella colonia meridionale. Come al solito si guarda in casa d’altri e mai nel nostro giardino, che non ha niente da invidiare a certi metodi di quelle latitudini.
22-08-2014

LA SUPER BATTERIA

Il problema delle batterie odierne, anche quelle al litio, è che hanno scarsità di immagazzinamento e molto tempo per ricaricarle. La creatività italica ha trovato un sistema per superare questo problema, usando il grafene con il litio. Il grafene è un materiale che si ricava dalla grafite, la scoperta di questo materiale è valso il premio Nobel per la fisica nel 2010 a due fisici russi, Andre Geim e Konstantin Novolselov, dell’Università di Manchester.
La scoperta è molto semplice, ma potrebbe rivoluzionare il mondo, perché se fino ad oggi il problema delle batterie frenava la produzione delle auto elettriche, oggi non è più così, con questo nuovo metodo si immagazzina il 25% di energia in più e se prima ci volevano 6-8 ore per caricarle ora bastano pochi minuti. Hanno sostituito la grafite con il grafene, utilizzato per l’anodo di una comune batteria al litio, con il risultato che gli ioni di litio si sono attaccati più copiosamente al nuovo materiale. Una ditta di Como, la Directa Plus, è il maggiore produttore di grafene in Europa con 30 tonnellate l’anno, questo può sviluppare un mercato gigantesco globale, controllato dagli italiani. La ricerca e il suo sviluppo industriale sono la chiave per fare risollevare l’economia di ogni nazione.
23.08-2014

E LA CHIAMANO GIUSTIZIA…

Questa è la terza volta che mi capita un articolo di magistrati che scrivono dopo che vanno in pensione e dicono peste e corna della magistratura, senza lesinare critiche alla politica, che poi come ieri e come oggi è infarcita di magistrati, avvocati, giuristi e professori universitari, pertanto della stessa parrocchia, ed hanno incancrenito tutta la giustizia che con enfasi si richiamano al popolo italiano, quando invece è proprio la gente a subire le maggiori nefandezze dalla magistratura. Non aggiungo altro perché l’articolo è molto esaudiente.

IL MERAVIGLIOSO PONTE SUL GARIGLIANO

Ho finito di leggere il libro scritto da Domenico Iannantuoni: “Il meraviglioso ponte sul Garigliano”. Real Ferdinando, il primo ponte sospeso a catene di ferro in Italia. Editore May – C Pubblishing di May – C.S.r.l.. Domenico Iannantuoni è il fautore del Comitato No Lombroso.
Il libro ripercorre un po’ la storia nascosta e censurata della nascita di questo paese, non solo le nefandezze che hanno commesso i savoiardi piemontesi, ma anche tutte le eccellenze che c’erano e che questi mascalzoni hanno fatto dimenticare con l’oblio storico.
Nell’oblio sono finite personalità che tutto il mondo ammirava, tutto è stato fatto in modo scientifico, affinché i meridionali dimenticassero tutto del Regno delle Due Sicilie e metabolizzassero le menzogne di un Sud arretrato e l’agiografia dei miti risorgimentali, basata in larga parte sulla mitizzazione di fatti e persone artatamente costruiti e tenuti insieme da una propaganda che dura da 150 anni. Non c’è da meravigliarsi, perché, come fu portata avanti in modo sanguinario e crudele l’unità della penisola, così continuarono dopo con gli stessi metodi spietati di colonialisti in stile africano. L’unificazione non fu altro che l’estensione del Regno di Sardegna – Savoiardo con l’esasperante piemontesizzazione che calpestò le popolazioni meridionali con inaudita violenza e inibendo ogni pensiero scientifico, politico, culturale in qualunque campo che fosse di provenienza meridionale. L’Italia che nacque non è mai stata unita, d’altronde non poteva esserlo, niente può fiorire quando viene costruito su un genocidio.
Non c’è bisogno di sterminare un’etnia per chiamarlo genocidio, massacrare oltre il 15% della popolazione, arrestarne circa il 10%, distruggere tutto il suo apparato finanziario ed economico, saccheggiare tutte le ricchezze e continuare a farlo in modo costante, tenerlo in uno stato permanente di repressione con leggi che limitano i diritti civili, il progresso sociale e lo sviluppo industriale, portando quella parte del paese ad essere indietro di quattro secoli e continuare su questa strada, questo è genocidio. Non bisogna dimenticare che la classe dirigente del Sud è stata allevata nell’ascarizzazione coloniale, con l’insegnamento dei piemontesizzati ritornati dall’esilio torinese. Ormai questa meschina casta è incondizionatamente subalterna al potere toscopadano.
Con il loro aiuto hanno finito di prosciugare in modo costante il tessuto economico e sociale del Meridione, riducendolo alla deriva odierna, con l’invenzione della “Questione meridionale”, riducendolo ad un problema d’ordine pubblico.
Oggi far emergere la grandezza di un passato che la canea savoiarda ha voluto cancellare si è additati come revisionisti, l’aver commesso questo genocidio anche sul nostro passato, credo che il minimo sia rivisitare la favoletta risorgimentale e ristabilire la realtà storica, iniziando dalla fiaba dei Mille sbarcati a Marsala con Garibaldi, che da soli avrebbero conquistato il Regno delle Due Sicilie. Senza l’Inghilterra e la Francia non ce l’avrebbero mai fatta. L’Inghilterra diede assistenza militare e logistica per la riuscita dell’impresa, scortò Garibaldi e successivamente fece sbarcare migliaia di soldati piemontesi fino alla conquista di Palermo. Fino alla truffa del plebiscito del 21 ottobre 1860 la flotta inglese, al comando del vice ammiraglio George Rodney Mundy, seguì, aiutò e protesse tutta l’azione del grande disegno anglo francese.
Il libro è improntato sulla costruzione del magnifico ponte sul Garigliano, opera che tutto il mondo ammirava, come chi lo progettò e costruì, fino al 1860 diede non poco lustro all’Italia in tutto il mondo ed ancora oggi potrebbe darne, se venisse divulgato.
Come tutte le opere meridionali, sono state scientificamente censurate e fatte finire nell’oblio, perché l’infamia savoiarda doveva trasmettere la vulgata che tutto quello prima del 1860 era brutto e arretrato, innanzitutto per coprire i loro misfatti e per questo motivo non potevano esaltare quest’opera d’ingegneria che avrebbe dovuto essere uno dei fiori all’occhiello del paese, ma che non ha potuto esserlo perché opera meridionale. D’altronde, le cose belle del Meridione sono state fatte tutte prima del 1860, quelle brutte sono state fatte dopo.
Luigi Giura nacque il 1 ottobre 1795 a Maschio (Potenza “Lucania” Regno delle Due Sicilie) e morì il 1 marzo 1864 a Napoli (Regno d’Italia). Si diplomò e laureò sempre a pieni voti, la sua brillante intelligenza lo portò al massimo ruolo nello Stato (Regno delle Due Sicilie) “Ingegnere di Stato”.
Il re Francesco I approvò con entusiasmo il progetto del ponte presentato dall’Ing. Luigi Giura. Prima della costruzione gli fu dato l’incarico dal governo di girare l’Europa per studiare le nuove tecnologie ed invenzioni, il viaggio con un gruppo d’ingegneri fu finanziato con 6.000 ducati (circa un milione di euro odierni), durò circa un anno, dal luglio 1826 all’agosto 1827.
Al suo ritorno preparò una relazione inserita in 400 volumi. Quando il governo napoletano comunicò che sarebbe stato costruito un ponte sospeso in ferro sul Garigliano la notizia si diffuse rapidamente in tutta Europa. La possibilità che il lavoro fosse assegnato ad una ditta straniera erano remote, per la politica di sviluppo impostata da Francesco I in chiave autonomistica, pertanto l’Inghilterra, la Francia e gli Stati Uniti d’America, gli unici che avevano questa tecnologia avendoli già costruiti, gufavano contro. Primeggiava l’Inghilterra, quando iniziarono i lavori, il 28 maggio 1828, un giornale inglese, The Illustrated London News, espresse perplessità sulle capacità progettuali costruttive dei napoletani e le sue vive preoccupazioni sulla sorte dei poveri sudditi, vittime di questo vano esperimento da sprovveduti, dettato solo dalla voglia di primeggiare.
Viene naturale chiedersi cosa c’entrasse l’Inghilterra con gli affari del Regno delle Due Sicilie, la risposta è che da un secolo tutto il Mediterraneo stava sotto la lente d’ingrandimento dell’imperialismo della “perfida Albione”. E’ noto che l’interesse economico ha sempre prevalso in tutta la filosofia di vita degli inglesi e che, chi si oppone è sempre stato destinato a subirne le conseguenze. Grande era l’attesa per il fiasco dell’opera, con il ponte destinato a cadere nel Garigliano. Ferdinando II, alla morte del padre continuò l’opera che finì nel 1832, con grande meraviglia del mondo intero, lui stesso la inaugurò e la provò con l’artiglieria pesante per dimostrare la solidità del ponte.
Non entro nei motivi tecnici perché potrei dire delle corbellerie e fare degli errori, la mia ignoranza è totale, pertanto potrei solo scalfire la grandezza del primo ponte al mondo costruito in questo modo, giudicato come “il più bel ponte sospeso del mondo”, che fu per quel tempo il più lungo del continente Europeo, sospeso su colonne isolate e adibito al traffico veicolare pesante; un primato che incoronò l’Ing. Giura tra i più qualificati ingegneri pontieri del tempo.
Il genio di Luigi Giura era conosciuto in tutto il mondo fino al 1860, con la calata dei Galli è stato cancellato dalla storia, ma la colpa maggiore è della stampa scientifica che l’ha relegato all’oblio.
Si dedicò a tante altre opere, tra cui l’altro ponte sul Calore, i Regi lagni, alla ferrovia e tante altre opere che nel libro di Roberto Parisi “Luigi Giura 1795-1864, ingegnere e architetto dell’800, si troveranno e verranno spiegate in modo certosino.
Garibaldi, entrato a Napoli lo nominò Ministro dei Lavori Pubblici, ma dopo pochi mesi lasciò l’incarico e si ritirò a vita privata; è facile immaginare che non si trovò a proprio agio in un ambiente politico dove lo sperpero e il furto del denaro pubblico sottratto al Banco delle Due Sicilie, per soddisfare le clientele filo unitarie, contrastavano nettamente con i suoi principi.
Il ponte, per oltre un secolo, senza subire manutenzione, è stato sempre in perfetto stato di funzionamento; con la seconda guerra mondiale, i tedeschi in ritirata, lo minarono ma non fecero molto danno, il restauro da parte dell’Anas ne fece di più, deturpando l’originalità del progetto.
Concludo rammentando un episodio avvenuto nel 1860: il patriota colonnello Negri, incaricato di rallentare l’avanzata dei piemontesi, lo rimontarono per sfregio, tolsero la targa dedicata all’opera ed al re che lo aveva fatto costruire, iniziarono il loro barbaro colonialismo di conquista.
25-08-2014

CIMICI… PER TUTTI

Il presidente onorario della Cassazione Giuseppe Tuccio, disabile, avendo bisogno della sedia a rotelle, ha avuto la sgradevole sorpresa si sapere che un capitano dei carabinieri dei ROS e due carabinieri si sono introdotti a casa sua per piazzare una cimice, li ha sorpresi la nuora, avvocato Giampiera Nocera, la moglie del figlio Luigi. Per entrare hanno fermato la governante, l’hanno trattenuta in caserma e si sono fatti la copia delle chiavi.
La domanda del giudice è: “Siamo in uno stato di diritto od in uno stato di polizia”? Essendo giudice non se n’è reso conto sino ad oggi. Le garanzie costituzionali dei cittadini vengono violate quotidianamente dalle procure, ormai si sentono al di sopra della legge, ma fino a quando si tratta del semplice cittadino nessuno dice niente, quando toccano qualcuno che fa parte del sistema, allora i media si fanno sentire.
Dice il giudice, fino ad oggi si è indagato su tutti, anche sulla Chiesa, sarebbe ora di incominciare a guardare dentro la magistratura; citando una massima latina “Quis custodiet custodes? Chi controlla i controllori? Continua, “quando la prassi stravolge i principi si vive in uno stato di polizia”.
Ha presentato un esposto in procura per violazione di domicilio e abuso d’ufficio ed ha chiesto un milione di euro di risarcimento al Ministero degli Interni. Credo che, difficilmente la procura non sapeva cosa stavano facendo i ROS, hanno sempre un ordine quando fanno queste cose.
L’avvocato del presidente ha affermato in una conferenza stampa che “questa è una battaglia in difesa dei baluardi che rappresentano il confine tra governo democratico e liberticidio. Ciò è avvenuto non in una realtà sudamericana, ma a Reggio Calabria e perciò sorprende. Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di fare una riflessione più generale.
Sono almeno trent’anni che il confine di cui parla l’avvocato è stato superato, con le leggi d’emergenza l’arbitrio è diventato norma e l’abuso è diventato la prassi, ma purtroppo, anche con questi inciampi dell’apparato repressivo nulla cambierà, perché ormai hanno il potere di censurare le notizie, dopo qualche giorno l’episodio scompare dai media e tutto continua come prima.
26-08-2014

LO STATO PAGATORE…

Lo Stato, quando si tratta di incassare è ferocemente crudele, quando si tratta di pagare diventa una sorta di “truffaldino” che usa la cantilena di zio Alfonso “passa domani”.
Dalle mie parti c’era un fruttivendolo con una baracca, aveva un problema alle corde vocali, l’avevano operato e per parlare usava un microfono che appoggiava ad un buco che gli avevano fatto sul collo, sotto il mento, aveva l’abitudine di truffare un po’ tutti, con la litania “passa domani”. Quando trovava qualcuno che usava le maniere forti, allora pagava subito.
Leggendo l’odissea di un tarantino di Martina Franca, tale Martino Scialpi, di mestiere ambulante, ho pensato quanto sia prepotente ed imbroglione lo Stato ed ho pensato a zio Alfonso.
Questa persona, 33 anni fa, nel 1981, con 500 lire giocò due colonne al totocalcio e vinse un miliardo di lire, ancora oggi deve avere la somma. Il Coni ha usato tutti i mezzi, anche quelli subdoli di chi detiene il potere, per non pagargli la vincita.
Con la vincita pensava che la sua vita avrebbe avuto una svolta, invece sono iniziati i suoi guai: ha perso la sua famiglia, in 33 anni ha collezionato 31 processi, per pagare gli avvocati ha dovuto fare i debiti, anche se tutti i processi sono finiti con l’assoluzione ancora deve riscuotere la vincita.
Iniziò la tabaccaia, che lo denunciò per minaccia, poi il Coni e la Guardia di Finanza per truffa, talmente si sentono al di sopra della legge che neanche nel 2012, con un atto di ingiunzione di pagamento di 2,4 milioni di euro del Tribunale di Roma, il Coni e il Ministero della Finanza, Scialpi ha potuto avere i soldi. In questi giorni, il Gip del Tribunale di Roma, dietro opposizione della difesa, ha accolto il ricorso contro l’archiviazione per avere prodotto documenti falsi, l’avvocato del Coni Luigi Condemi, l’avvocato Enrico De Francesco di Taranto e l’ex responsabile del Coni per la zona di Bari Mario Bernacca.
Non si erano fermati davanti a niente, avevano corrotto anche il suo vecchio avvocato di fiducia. Ora, a settembre, un giudice dovrà stabilire se la somma, congelata nella BNL di Roma (Banca del Coni) di 3,9 milioni di euro dovrà passare nel suo conto corrente.
Credo che qui non si tratti che lo Stato sia un cattivo pagatore ma che lo Stato è un sistema criminale e questi fatti lo dimostrano. Il signor Scialpi, dopo aver preso i soldi che gli spettano, deve chiedere i danni materiali e psicologici al Coni, al Ministero delle Finanze, alla tabaccheria ed a tutti i responsabili che hanno fatto di tutto per rubare i soldi lecitamente vinti; 33 anni di pene e sofferenze valgono almeno 10 miliardi di euro.
La colpa è anche di tutte quelle procure che, invece di stabilire la verità, hanno aiutato il Coni ed il Ministero delle Finanze a portare la faccenda alle calende greche, per fare stancare il signor Scialpi, lui è stato costante nel tempo, ma altri cento nelle sue stesse condizioni mollano e loro su questo puntano. Auguro a Martino che a settembre inizi una vita serena, senza più problemi, e si goda la vita non avendo più ristrettezze economiche.
27-08-2014

LE DONNE…

Non mi meraviglio più di niente, pertanto quando leggo o sento alcune notizie cerco solo di capire se è una bufala, anche se oggi è difficile che possa passare, perché con la rete diventa un po’ difficile. Una donna indiana di 56 anni, aggredita da un leopardo, si è difesa per mezzora, ma alla fine è riuscita ad ucciderlo a mani nude, ne è uscita ferita e malconcia ma non è in pericolo di vita.
Il leopardo è micidiale nella caccia, uccide le prede e poi le trascina sugli alberi per mangiarle con calma. Le donne, quando si arrabbiano, sono più pericolose delle tigri, figuriamoci di un leopardo.
28-08-2014

GLI ESTREMISTI TRIONFANO

Sono alcune settimane che non si fa che parlare degli estremisti dell’Isis, uccidono, depredano e scacciano migliaia di persone dalle loro case, esclusivamente perché non sono islamici sunniti, pertanto tutti quelli che sono di religione diversa ed anche i sunniti, che si ritengono neutri vengono massacrati. I proclami di questi fanatici non conoscono mezze misure, vogliono andare a liberare Costantinopoli e Roma per imporre la vera fede, ottusi fanatici credono che la loro sia quella giusta.
In questo loro delirio hanno coinvolto anche i bambini, su internet si trovano le foto di bambini con la testa di persone decapitate, bambini con la divisa addosso pronti per la guerra, si stanno macchiando di crimini contro l’umanità.
Cosa fa l’occidente? Niente. Parla e discute, ma nei fatti non fa niente di concreto. Sono intervenuti con raid aerei gli americani quando hanno visto che la situazione era precipitata e si stava consumando un genocidio nel nord Iraq.
I curdi, l’unico popolo che ha resistito agli attacchi islamici, li hanno riforniti di armi leggere e obsolete, come quelle che ha mandato l’Italia, frutto di un sequestro anni fa, comprendendo 30.000 Kalashnikov, lanciarazzi, etc., mentre i curdi hanno bisogno di armi pesanti, blindati, jeep blindate, artiglieria pesante, elicotteri d’attacco e da trasporto, tecnologie per la guerra di notte, insomma tutto ciò che serve per una guerra moderna.
Gli islamici hanno gli stessi armamenti dei soldati americani, perché l’esercito in rotta sciita iracheno gli ha lasciato tutto l’armamento ed interi depositi di armi di fabbricazione americana.
Non armano i curdi per non urtare i turchi, perché loro hanno paura che i curdi diventino indipendenti dall’Iraq e fondino finalmente uno stato Curdo. Un popolo di 50 milioni di abitanti ha diritto ad avere uno stato. La loro colpa è stata di essersi fidati degli inglesi, che durante la prima guerra mondiale li convinsero ad allearsi con loro promettendogli uno stato, a guerra finita invece divisero il loro territorio tra Siria, Iraq, Iran e Turchia (un piccolo territorio si trova anche in Armenia), la perfida Albione non conosce onestà e lealtà.
La cosa strana è che, mentre succedono tutte queste atrocità, i cervelloni del Pentagono hanno pubblicato uno studio e una cartina geografica del futuro, dove l’Oriente è trasformato, ci sono molti stati nuovi tra cui la Repubblica del Kurdistan, l’Iraq è diviso in tre stati: curdi, sunniti e sciiti.
L’Arabia Saudita perde molto territorio, si forma lo stato islamico della Mecca, un altro pezzo di territorio se lo prende lo stato degli Sciiti iracheni. In Iran si forma lo stato del Baluchistan.
Lo stato del Kurdistan si forma con i territori dove ci sono i curdi, in Turchia ed Iran, a parte l’Iraq.
Quello che mi fa piacere è la nascita del Kurdistan ed il ridimensionamento dell’Arabia Saudita e della Turchia, che hanno fatto tanto soffrire i curdi. C’è anche una cartina dove paventa la perdita della Siberia da parte della Russia a favore della Cina, che ingloba la Siberia e la Mongolia.
Con questo dittatore di Putin, credo che ridimensionare la Russia sia la migliore soluzione, perché non passa anno che non si inventi una piccola guerra; ora ha iniziato con l’Ucraina e, come al solito, l’occidente chiacchiera come ai tempi di Hitler.
Hanno fatto due guerre illegali: quella in Iraq con pretesti falsi, esclusivamente per controllare il loro petrolio ed anche perché era diventato una minaccia per i loro amici sauditi, coinvolgendo tutto l’occidente; quella contro l’Afghanistan per semplice vendetta, perché ospitavano Bin Laden.
Oggi che sarebbe sacrosanta, sia contro i fanatici islamici che contro la Russia, non fanno niente.
Mi auguro che tutte quelle etnie del nord Iraq che sono dovute fuggire tornino presto alle loro case e che presto i curdi abbiano la loro patria, come giusto che sia.
29-08-2014

UN LUOGO PER TRE RELIGIONI

In Germania hanno fatto una cosa che, se prende piede, sarà una rivoluzione planetaria. Il pastore protestante di Berlino Gregor Hohberg ha avuto un’idea a dir poco geniale e coraggiosa: costruire nella città dove fu pianificato lo sterminio degli ebrei un edificio che racchiuda tre religioni, una chiesa, una moschea ed una sinagoga. Per non aver condizionamenti politici costruiranno “La House of One”, come l’hanno chiamata, finanziandosi con il crowdfunding, hanno previsto che deporranno la prima pietra nel 2015, ci vogliono 43,5 milioni di euro.
I due compagni di questa avventura sono il rabbino Tovia Ben Chorin e l’imam Kadir Sanci, che credono nella pace ed anche di lasciare alle future generazioni il valore dell’intercultura. Ma la cosa più importante è che vogliono far crollare i muri invisibili tra le varie culture e religioni.
La gara per il progetto è stata vinta dallo studio di architettura Malvezzi, l’edificio è composto da una chiesa, una moschea ed una sinagoga, al centro c’è una grande sala per gli incontri comuni.
Sarebbe veramente una grande cosa se questa idea prendesse piede in tutto il mondo, con la partecipazione sia dei cattolici e sia degli ortodossi. Con il dialogo si può risolvere ogni divergenza ed appianare ogni problema.
30-08-2014

PIERO CALAMANDREI

“La libertà è condizione ineliminabile della legalità, dove non c’è libertà non può esservi legalità”.
Queste parole le ha dette il padre della Costituente Piero Calamandrei. Quando le ho lette mi hanno subito colpito, perché la legalità non può essere un concetto assestante che risolve tutti i problemi.
Innanzitutto ci vuole la libertà, senza diventa una dispotica dittatura, perché la legalità diventa un paravento per opprimere la popolazione, la storia ci insegna che le peggiori nefandezze hanno sempre avuto una legge che le ha legalizzate.
L’illegalità è frutto della povertà, della mancanza dello stato, di un tessuto economico, di infrastrutture e si alimenta anche con le limitazioni civili, con leggi sbirresche, perché quando le istituzioni credono di risolvere il degrado sociale usando la repressione delle comunità, allora quello stato ha già fallito. Dove c’è mancanza di libertà non ci potrà mai essere legalità, perché sono due concetti inscindibili, l’una non può vivere senza l’altra.
Ora mi chiedo: se nel meridione mancano le infrastrutture, i trasporti, l’industria e tutto quello che è necessario in uno stato moderno, il reddito pro capite è molto inferiore dell’altra metà, c’è mancanza di libertà in ogni ambito per le leggi emergenziali. Scientificamente questa metà del paese è mantenuta come una colonia ed i suoi abitanti trattati come gli Iloti di Sparta; dov’è la libertà? Mentre ci vogliono imporre la legalità senza libertà e senza il benessere del resto del paese.
Con la repressione hanno creato delle figure come il Savonarola, che predicano odio ed il saccheggio delle poche risorse del meridione, la cosa indegna è che questi esseri abbietti li hanno innalzati sull’altare dell’Olimpo.
31-08-2014

CAMPIONATO DI CALCIO

Ieri è iniziato il campionato di calcio. Per il Napoli, dopo la batosta in Spagna, dovuta a tredici minuti di follia difensiva, un’altra sconfitta sarebbe stata una crisi molto grave. Per fortuna, ci vuole anche quella per vincere, anche se in zona Cesarini, il Napoli ha vinto a Genova per 2 a 1, ha segnato al 95° minuto il nuovo acquisto olandese.
Fra due settimane avremo il Chievo in casa, speriamo che quest’anno non ci ripetiamo come l’anno scorso, che abbiamo perso punti preziosi con le piccole, in caso contrario non possiamo pensare allo scudetto. Con le piccole squadre non bisogna perdere punti, con tutte le squadre bisogna usare la stessa determinazione degli ultimi venti minuti a Genova, ogni partita deve essere una lotta all’ultimo sangue, senza risparmiarsi.
Tra i tre trofei in palio: Scudetto, Coppa Italia ed Europa League”, ne dobbiamo vincere almeno uno, ma non la Coppa Italia, ne abbiamo già vinto due.
La campagna acquisti è stata molto fiacca, c’è bisogno di un rinforzo di qualità a centrocampo ed in difesa, non si può sperare di vincere solo perché abbiamo un attacco superlativo.
Auguriamoci di gioire a fine campionato.
01-09-2014

LA GIUSTIZIA AD OROLOGERIA

Tra ieri ed oggi quotidiani e notiziari TV non fanno altro che dare enfasi a un discorso fatto un anno fa da Totò Riina, quando fu intercettato nel carcere di Opera. Purtroppo tutti fanno finta di niente e si aggregano al carro del terrore giudiziario, nessuno ha detto qualcosa per far aprire gli occhi alla gente. Come la magistratura capisce che stanno intaccando i loro privilegi ed il loro potere trovano subito qualcosa dai loro archivi, che sono fornitissimi, ed inizia la fanfara mediatica; credo che neanche l’archivio di Andreotti gli possa tenere testa.
Totò Riina è stato intercettato per alcuni mesi nel carcere di Opera, tra agosto 2013 e gennaio 2014; il 14 settembre 2013, discutendo con il suo compagno di passeggio su personaggi divenuti famosi, il discorso cade anche su Don Ciotti e Riina dice che non è un prete perché fa cose che non gli competono e pensa solo ad accaparrarsi beni sequestrati e ad amministrarli con i soldi che lo stato gli versa, ritenendolo una persona malvagia e cattiva, dice “putissimo pure ammazzarlo”, ha fatto strada questo disgraziato. Questo discorso è stato tirato fuori adesso perché serve alla magistratura.
Don Ciotti, da parte sua non perde l’occasione ogni volta che ha la possibilità di usare i media; da vero commediante ha detto che lui non ha paura di niente e che bisogna fare presto per riformare la legge sui beni confiscati, pensa sempre al vil denaro.
Ora, dopo la gestione, se ne vuole impadronire facendoseli assegnare come proprietà. E’ un angelo dei benefattori ed un giorno lo faranno anche santo, sic. Una persona che pensa ad avere sempre la pancia piena, ha un cuore vuoto e l’anima luciferina.
La gente non riflette perché i media strumentalizzano la realtà ed indirizzano il popolo con le menzogne opportuniste per mantenere il loro potere, ormai divenuto onnipotente.
Ora il dilemma che hanno è credere a Totò Riina oppure no, perché ci sono cose che al potere dell’antimafia non vanno giù, principalmente quelle dette sul processo della trattativa a Palermo, dove smentisce tutta l’architettura processuale messa su dal PM Di Matteo; che nessuno dimentichi che è lo stesso che ha messo su il processo Borsellino con il pentito Scarantino. Faranno come al solito, diranno quello che gli fa comodo sia vero, il resto diranno di no e s’inventeranno qualcosa.
Ogni 5-6 mesi s’inventano qualcosa, prima di questa hanno fatto un polverone sugli inchini delle processioni, oggi tirano fuori questo e fra sei mesi ne inventeranno un’altra.
Tutti i politici che volevano fare la riforma della giustizia hanno fatto una brutta fine, speriamo non succeda anche a Renzi.
02-09-2014

ENERGIA DALLA PIPI’

Ogni giorno si leggono notizie che hanno dell’incredibile e succedono in nazioni che non ti aspetti possano partorire simili scoperte. In Nigeria, cinque quindicenni liceali della Doregos Private Accademy di Lagos, hanno costruito un apparecchio per trasformare la pipì in energia.
L’urina è inserita in una cella elettrochimica, un contenitore dove avviene una reazione chimica che ne estrae il gas idrogeno; il gas passa in un recipiente pieno d’acqua che lo ripulisce dalle impurità e poi in un secondo recipiente contenente borace liquido, una sostanza che elimina l’umidità.
Alla fine l’idrogeno è spinto in un generatore di corrente elettrica. Con un litro di pipì si può produrre elettricità per sei ore.
L’urina è uno scarto che inquina, oggi dalle fogne e dagli allevamenti di animali si può ricavare tanta elettricità, sarebbe risolto un grosso problema d’inquinamento. La blu economy ha un fondamento molto reale, gli scarti sono una risorsa per gli altri. Il problema è l’economia del petrolio, se non si cambia mentalità si continuerà ad inquinare perché si devono continuare a vendere petrolio e gas.
03-09-2014

LE INFAMIE NASCOSTE

Gli alleati ci hanno protetto nascondendo tutte le nefandezze che abbiamo commesso durante la seconda guerra mondiale. Oggi dopo 70 anni escono fuori ma credo che siano solo una piccola parte di tutto quello che gli italiani “ brava gente” hanno combinato.
Mentre sto sfogliando un quotidiano, mi incuriosisce un titolo di un articolo: “ Shoah a Rodi, i complici italiani”. In seguito alla guerra con l’impero Ottomano per la Libia nel 1911-1912, le isole greche del Dodecaneso nel mare Egeo erano annesse all’Italia. Nell’isola di Rodi, dopo l’armistizio del 1943 i tedeschi presero il comando delle isole.
Il 17 aprile 1944 i carabinieri chiesero al comune di Rodi la lista in duplice copia di tutti gli ebrei dell’isola, l’11 maggio il municipio trasmette la lista, che nell’archivio dei carabinieri non si trova, ma è stata ritrovato nell’archivio di Rodi un appunto del 21 luglio 1944 in cui c’è scritto che una copia della lista degli israeliti è stata consegnata alla polizia segreta germanica.
Due giorni dopo i tedeschi deportarono tutti gli ebrei di Rodi e li avviarono ad Auschwitz, fu uno degli ultimi grandi convogli verso lo sterminio. Non sarebbe stato possibile senza l’aiuto dei carabinieri e del governo di Salò. Nell’archivio di Rodi, nelle carte del governatorato è stata trovata anche la lista, erano 1661, mancavano solo gli israeliti dell’isola di Cos, che erano circa un centinaio. Questo dimostra come polizia e carabinieri collaborarono con l’input del governo alla Shoah, fornendo gli elenchi degli ebrei da deportare ai tedeschi, in nome delle leggi razziali del 1938, che Mussolini ed i Savoia vollero per ingraziarsi Hitler.
Gli ebrei di Rodi non vennero rastrellati casa per casa, ma furono convocati dai tedeschi e si presentarono spontaneamente, ignari della sorte orribile che li aspettava.
Chissà se gli ebrei delle colonie, della Libia, dell’Etiopia e della Somalia si sono salvati dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti.
Italiani brava gente.
04-09-2014

I DANNI DEI GIUSTIZIALISTI

La catechizzazione di trent’anni di caccia alle streghe porterà i suoi frutti per alcuni decenni ancora.
Il potere antimafia è diventato talmente potente che tutti fanno a gara per mettersi in mostra, per salire sul carro. E’ stato sempre così, la gente è attratta dal potere ed è pronta ad abbracciarlo senza domandarsi se quello che fanno è giusto o sbagliato.
In Sicilia c’è un concorso letterario che si svolge a Grotte, nell’agrigentino, è intitolato Racalmare, dedicato a Leonardo Sciascia. Quest’anno tra i tre finalisti c’è Giuseppe Grassonelli, ergastolano. Uno della giuria, Gaspare Agnello, tra l’altro amico di Leonardo Sciascia, si è dimesso perché è inconcepibile che un assassino partecipi ad un concorso letterario e possa vincerlo, per di più uno che è pentito. Il presidente della giuria ha dichiarato che le scelte erano condivise da tutti, anche da Agnello, che ribatte di essere convinto che il libro fosse stato scritto dal giornalista Sardo e non anche dal Grassonelli. Questo dimostra che legge bene, sic.
Questo signore dimentica che il 10 gennaio 1987 Leonardo Sciascia scrisse sul Corriere della Sera l’articolo sui “professionisti dell’antimafia”, pertanto se era suo amico come dice, non dovrebbe avere gli stessi atteggiamenti dei professionisti dell’antimafia.
Comunque, a dispetto di questi intellettuali dispotici, il libro “Malerba”, scritto dal giornalista Sardo e da Grassonelli, ha vinto il concorso letterario, ne sono stato molto contento.
Sciascia, Bufalino e tanti altri intellettuali siciliani ed italiani credevano nell’art. 27 della Costituzione: “la rieducazione del condannato”, purtroppo tanti piccoli gnomi usano i nomi di questi personaggi famosi per avere risonanza mediatica, ma usano solo quello che gli fa comodo, tralasciando i pensieri più profondi che intaccano il loro presente di pecora, che gli impedirebbe di accodarsi nel gregge del pensiero unico che condiziona la vita del paese.
La cultura ed il lavoro sono le basi essenziali per abbattere i problemi dell’illegalità, il resto sono chiacchiere per coprire un potere trasversale che vuole continuare a conservare i propri privilegi e la rendita di interessi che nel tempo hanno creato.
05-09-2014

IL DIRITTO

“L’Italia è la culla del diritto, peccato che a forza di stare in culla si sia addormentata”. L’ha detto Giacomo Delitala. Non conosco questo signore, ho provato a cercarlo nell’enciclopedia, ma il suo nome risulta sconosciuto. Condivido pienamente questo pensiero, anche se tempo fa l’avevo articolato in questo senso: “l’Italia è la culla del diritto, ma ora è diventata la tomba del diritto”.
Mi viene in mente quella frase che dice “il sonno genera mostri”. Il dormire del diritto ha generato “Idra”, che terrorizza tutti con il suo pestifero potere.
Purtroppo nessuno ha il coraggio di fare qualcosa per riportare il diritto alla sua origine, quella di servire il popolo per un’equità di giustizia ed uguaglianza e non come è attualmente, uno strumento di potere. Niente dura in eterno, finirà anche questo scempio del diritto.
06-09-2014

L’IMPUNITA’ ASSICURATA

Ieri i carabinieri hanno ucciso un ragazzino di 16 anni nel quartiere Traiano a Napoli. La gente del rione è scesa in piazza in corteo, altrettanto hanno fatto oggi.
I carabinieri, come al solito, hanno diramato subito una verità di comodo, inseguimento di un latitante, un colpo esploso accidentalmente, etc., la solita storiella che raccontano ogni volta che succede, che poi episodi di questo genere succedono tutti i giorni, ma con la complicità dei media la manipolano sempre come vogliono e la gente subisce in silenzio, principalmente nel meridione e Napoli in particolare. C’erano cinquanta testimoni, pertanto questa volta gli è andata male a questi assassini, ma purtroppo non pagherà il carabiniere che ha commesso l’omicidio a sangue freddo.
Una pattuglia di carabinieri insegue un motorino con tre ragazzi a bordo, dicono che hanno riconosciuto un ragazzo latitante che aveva rotto gli arresti domiciliari, li hanno inseguiti speronandoli, un ragazzo è riuscito a fuggire, uno è rimasto a terra, il ragazzino ha cercato di alzarsi e il carabiniere a due metri di distanza ha puntato la pistola e gli ha sparato al cuore, l’hanno visto decine di persone, dopo sparato gli ha messo le manette e l’ha lasciato a faccia in giù nel selciato.
Prima dell’ambulanza è arrivata la madre, ha cercato di scuoterlo ma era già morto. La rabbia della gente si è scagliata contro le macchine dei carabinieri e ne hanno danneggiato alcune.
Come al solito le procure aprono l’inchiesta con l’imputazione di omicidio colposo, questa partenza serve per assicurare l’impunità a chi porta una divisa, perché per qualsiasi reato colposo, anche se condannati a pochi anni, non perdono il posto di lavoro (è inserito nel loro regolamento), per questo motivo sono così sicuri di poter fare quello che vogliono, si sentono protetti da tutto il sistema.
La rabbia è sentire politici difendere i carabinieri, addirittura c’è stato un PM che ha dichiarato che la vittima è il carabiniere, lascio immaginare quando istruiscono un processo del genere con quale criterio lo curino. Se una persona tira un cazzotto ad un altro e questi muore viene subito arrestato per omicidio preterintenzionale se non volontario, invece basta che portino una divisa e diventa subito colposo.
I media cercavano di portare la tesi dei carabinieri, che c’era questo ragazzo latitante, che poi non è vero, come se un ragazzo latitante o pregiudicato possa essere ammazzato. La colpa è anche della legge Reale – Cossiga che fu emanata durante il periodo del terrorismo, negli anni ’70, e mai più revocata; come succede di solito in Italia, una legge emanata per un’emergenza diventa ordinaria.
Tutte le divise, i PM ed i politici che, a prescindere, danno sempre ragione alle divise, PM e magistrati, fanno ostruzionismo da tanti anni per non far legiferare il reato di tortura, che l’Italia ha firmato il protocollo internazionale dal 1988.
I carabinieri, all’inizio della formazione di questo paese, erano truppe di occupazione piemontese che con la repressione hanno commesso tanti massacri, poi da militari furono trasformati in polizia civile rimanendo militari. Da alcuni anni sono diventati il quarto corpo d’armata dell’esercito, come i marines negli Stati Uniti, sarebbe ora che venissero ritirati dalle strade e facessero solo i militari.
La cosa importante è che democratizzassero le varie polizie, perché negli ultimi decenni si sono fascistizzate e, sicure dell’impunità, non hanno freni nel maltrattare la gente, picchiarla, torturarla e spesso ucciderla; non bisogna mai dimenticare Bolzaneto al G8 di Genova del 2001, quella non è un’eccezione ma la norma nel meridione, perché siamo una colonia.
07-09-2014

UNA VITA BIZZARRA

Ho finito de leggere il libro “Una vita bizzarra”, scritto da Elisabetta Villaggio, Edizione Città del Sole. La prefazione l’ha fatta Paolo Villaggio, padre della scrittrice.
Il libro ce l’ha mandato la direttrice per leggerlo, poi dovrebbe venire Elisabetta Villaggio a commentarlo con noi, come facemmo con la scrittrice Giovanna Moscato.
L’ho letto tutto in un fiato, mi ha coinvolto molto e non nascondo che alla fine ho ripercorso, rileggendole, alcune pagine perché mi avevano emozionato molto.
Il romanzo ripercorre un periodo della storia italiana che si può definire rivoluzionario, perché ha dato una scossa al sistema feudale-clericale che bloccava ogni riforma sociale, parliamo degli anni 60-70. In tutto il mondo c’era fermento e proteste nelle università per cambiamenti che il potere non voleva, ma contro ogni previsione hanno sovvertito l’immobilismo dei conservatori.
E’ stato approvato il divorzio, l’emancipazione femminile, il cambiamento per una scuola moderna, l’uguaglianza sociale tra i pochi figli di ricchi ed i tanti figli di poveri, superata la morale religiosa sulla sessualità che si doveva fare solo dopo il matrimonio. Un cambiamento che ci riporta alla società attuale. Quando si dice che la realtà supera la fantasia è una certezza, perché la vita ha dei cambiamenti che nessuna creatività può immaginare.
Anche se non ho vissuto quel periodo emotivamente, perché la mia ignoranza non me lo consentiva, da quello che ho letto deve essere stato un periodo entusiasmante, tempi di grandi ideali, dove i giovani hanno capito che se non lottavano non ci sarebbe stato nessun cambiamento ed il loro futuro non avrebbe avuto le prospettive che ogni giovane è giusto che abbia.
Il romanzo è scritto molto bene, con intrecci e cambi di ruolo sociali che possono somigliare ad una favola, ma sognare aiuta a stare bene tutti. In quel periodo è iniziata la grande massificazione della droga, non c’erano barriere sociali, si drogavano i figli dei ricchi e dei poveri, di conseguenza morivano entrambi. Mi è piaciuta tutta la storia, è uno dei tanti libri letti che non dimenticherò.
08-09-2014

FACCIA DI BRONZO

In questi giorni i magistrati sono sul piede di guerra perché gli hanno ridotto le ferie da due mesi ad uno, come i comuni cittadini. La riforma della giustizia contiene molte altre cose, tra cui alcune gli tolgono quella immensa discrezionalità che hanno.
Ormai il potere ed i privilegi che hanno non vogliono perderli e per questo alzano le barricate ogni volta che si vuole intervenire per regolarizzare questa “casta” ormai fuori controllo, si sono abituati a comandare e non vogliono mollare l’osso. Qualcuno dovrebbe rammentargli che sono degli impiegati dello stato, hanno vinto un concorso e sono diventati magistrati, il loro stipendio lo pagano i cittadini con le tasse che versano allo stato.
Il degrado della giustizia è colpa loro, milioni di processi arretrati non è colpa dei cittadini, la lentezza dei processi ha un solo colpevole, come l’aver riempito le galere di gente, ma con tutto ciò passano sempre per eroi e indicano sempre un colpevole secondo la convenienza: la politica, la mafia, le leggi, la mancanza di fondi, che sono pochi. Tutto falso, perché sono gli unici responsabili.
09-09-2014

LA GRANDE MURAGLIA

L’Arabia Saudita ha progettato di costruire un muro su tutto il confine con l’Iraq, per difendersi dall’attacco dell’Isis, frutto della paura che dopo l’Iraq tocchi a lei. Il muro è composto da una doppia barriera, con due muri di sabbia su cui verranno installate recinzioni per le centinaia di Km. del confine, con torri di sorveglianza, soldati e squadre di pronto intervento, radar, comunicazioni e posti di comando.
Il re saudita, nei giorni scorsi non ha fatto che chiedere all’occidente di fermarli, perché presto sarebbero arrivati in Europa e negli USA; il mostro che hanno creato ora li terrorizza. Come diceva il sommo poeta “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
I sauditi hanno finanziato in circa trent’anni con miliardi di dollari i gruppi più estremisti; Bin Laden era saudita, come la maggior parte dei dirottatori dell’attentato dell’11 settembre 2001, con i loro soldi credevano di controllare ogni cosa, ora la bestia gli è sfuggita dalle mani.
Seguendo anche le logiche americane hanno finanziato in tutto il mondo le culle dell’estremismo, che sono le madrasse, scuole dove allevano i futuri fanatici, che vanno dove cercano di imporre una visione fanatica della religione. Il credo religioso saudita deriva dalla setta Wahabiti, nata nell’800 per purificare l’islam, ed è la più rigorosa ed estremista, ha allevato migliaia di terroristi.
Nell’Isis ci sono migliaia di volontari sauditi e sono i più feroci, perché sono convinti che facciano la volontà di Dio, sono simili alle migliaia di monaci combattenti delle crociate, non gli interessa se muoiono perché sono convinti che andranno in paradiso ed avranno disponibili 72 vergini tutte per loro. L’ignoranza religiosa spesso è un pozzo senza fondo, dove si possono commettere le nefandezze più indicibili in nome di Dio, che nei libri sacri parla di amare il prossimo, invece i concetti vengono manipolati e strumentalizzati per fini politici e di potere.
Tutto il male è iniziato con la guerra santa in Afghanistan contro i russi, fomentata dagli americani con la collaborazione dei paesi musulmani. Quando si accende un incendio, se non si pensa a come spegnerlo non si fermerà e distruggerà tutto ciò che trova sul proprio cammino.
Forse l’Isis ha invaso l’Iraq per entrare in Arabia Saudita, paese che gli permetterebbe con le sue ricchezze di dilagare in tutti i paesi musulmani della regione.
Credo che questa guerra durerà alcuni anni e farà migliaia di morti, niente sarà più come prima.
10-09-2014

OLGA

Ogni mese i compagni di Ampi Orizzonti m’inviano l’opuscolo che stampano, si chiama Olga, mentre leggevo quello di luglio non ho potuto fare a meno di constatare che ogni giorno nelle carceri ci sono soprusi d’ogni sorta e chi lotta per affermare i propri diritti subisce il martirio d’ogni genere, lo conosco perché ci sono passato.
Quando non possono più controllarti ti applicano il 14 bis, con una relazione grottesca della direzione di turno e i Dap avalla, perché il decreto parte dal ministero. In quel momento ti fanno diventare pericolosissimo e, sempre la direzione tramite il magistrato di sorveglianza, ti fa applicare la censura per isolarti dal mondo. Questo meccanismo è ben oliato, non potrebbe funzionare se tutti gli interlocutori non fossero complici, la cosa grave è che lo sanno, il detenuto non ha fatto niente di illegale, ma chiedere i propri diritti è un crimine molto grave.
Nell’opuscolo c’è un detenuto che leggo ogni mese, Maurizio Alfieri, un combattente, ora si trova al carcere di Spoleto; dopo che al famigerato penitenziario di Tolmezzo (Udine) aveva denunciato tutte le torture che infliggevano ai detenuti è stato trasferito con l’accusa, avallata dai ROS (carabinieri), che lui ed un suo compagno stavano cercando di evadere.
Ha inviato una lettera al PM Luca Olivotto della procura di Udine che ha il provvedimento, dove lui da imputato si trasforma in accusatore della procura: “Dove eravate quando decine di detenuti denunciavano pestaggio, abusi e soprusi di ogni genere. Denuncia un episodio che in esso racchiude tutte le barbarie del lager di Tolmezzo. Un detenuto ammanettato è stato pestato a sangue, bagnato con gli idranti e lasciato nel cortile del carcere tutta la notte, con cinquanta detenuti che possono testimoniarlo…”. Scrive una sacrosanta verità, in uno stato di diritto si processano i carnefici, invece sovvertendo le regole e violando ogni elementare diritto, si processano le vittime con le accuse dei carnefici.
Per non farsi mancare niente il Dap ha classificato questo detenuto uno dei 25 più pericolosi d’Italia. La Corte Europea CEDU dovrebbe venire a sentire i detenuti e non le chiacchiere dei politici, perché nulla è cambiato, hanno messo solo un po’ di polvere sotto il tappeto.
11-09-2014

PUTIN

Ormai questo piccolo dittatore russo che vuole ricreare l’Unione Sovietica ha perso ogni freno inibitorio, come Hitler, l’appetito vien mangiando e cosi sta facendo Putin.
Come negli anni 30 del secolo scorso l’occidente sta facendo gli stessi errori, la diedero vinta a Hitler su ogni cosa per preservare la pace e lui ne approfittò. Putin sta facendo lo stesso gioco con tutte le ex repubbliche sovietiche, fino ad oggi il mondo non gli ha fatto opposizione e lui continua a minacciare un po’ tutti.
L’ultima che ha fatto è stata di chiedere alla Lituania di estradare 1500 suoi cittadini per portarli davanti ad un tribunale russo, con la motivazione che nel 1990, dopo la dichiarazione d’indipendenza del loro paese, si rifiutarono d’essere inquadrati nell’armata rossa. Questi cittadini furono considerati degli eroi dai loro paesi, inoltre l’Unione Sovietica non esiste più da 23 anni.
E’ una richiesta che ha del comico se non fosse molto seria, perché sono pure provocazioni, che purtroppo l’Europa e gli USA sottovalutano sbagliando.
Naturalmente la Lituania ha rifiutato, ma questi sono atti per intimidire ed avvertire l’occidente, se non mi date mano libera in Ucraina possiamo riprenderci le repubbliche baltiche.
Fa rabbia vedere come Berlusconi lo difenda con i suoi quotidiani ed i suoi TG, d’altronde ha sempre elogiato i suoi amici dittatori e si rammaricava che lui non potesse governare così in Italia.
Credo che, se l’occidente non prende posizioni intransigenti, l’unica soluzione sia la guerra. L’Europa sarà in prima linea e comporterà la perdita di milioni di vite umane perché, ad un certo punto, chi sta soccombendo userà il nucleare.
Come dicevano i latini “frena all’inizio” perché dopo sarà tardi, ma come in tanti casi la storia non insegna. La prima cosa che l’Europa dovrebbe fare è di tagliare tutto il gas ed il petrolio che vende al continente e se ciò non lo fa ragionare tagliare tutta l’esportazione delle risorse minerarie, perché l’economia russa si basa sugli idrocarburi, finendo gli introiti delle sue risorse scenderà a miti consigli. Temo che troppi interessi da parte degli stati europei gli permetteranno di fare per molto tempo ancora il bello ed il cattivo tempo.
12-09-2014

NON MI AVRETE MAI

Ho finito di leggere il libro dal titolo “Non mi avrete mai”, scritto da Gaetano Di Vaio e Guido Lombardi, edizione Einaudi, Stile libero BIG. E’ la storia di Gaetano Di Vaio, nel racconto della sua vita usa l’alter ego di Salvatore Capone, nasce a Scampia, sesto di dieci figli, da padre disoccupato. A nove anni inizia la sua carriera di scugnizzo.
La narrazione di tutta la sua vita fino a quando esce l’ultima volta dal carcere di Poggioreale, che lui chiama l’Alcatraz napoletana, e dice basta con l’illegalità perché è conscio che la sua vita sarebbe un susseguirsi di anni di carcere e perderebbe anche la sua famiglia che tanto ama, ma principalmente ha acquisito la consapevolezza che la vita vera non è quella che ha vissuto sino a quel momento. Gli è molto d’aiuto un detenuto che ha conosciuto nel carcere, lo chiamavano l’innocente perché tutti sapevano che lo era, un imprenditore capitato nelle intercettazioni a strascico, e lui, parlando al telefono con un suo cliente che gli doveva dei soldi, l’hanno infilato in un processo per spaccio di droga, al processo uscì assolto ma nel frattempo nel carcere aveva rotto la testa ad un detenuto e l’avevano condannato a quattro anni di carcere che ha dovuto scontare.
Questo imprenditore leggeva molto e con il suo esempio aveva invogliato anche Capone a leggere, così da analfabeta era diventato bravo a leggere e scrivere. La sua odissea l’ha portato a sperimentare tutta la trafila che conosco anch’io, tranne una, quella della droga, collegi, riformatori, carceri minorili e poi quello dei maggiorenni. Nel quartiere con i suoi compagni viveva commettendo reati, in quel contesto di povertà e mancanza di lavoro la via dell’illegalità era l’unica strada per avere un po’ di benessere, anche se era illusorio, perché poi finivano tutti in carcere.
Iniziò a drogarsi con i suoi amici, a gestire una piazza di spaccio, a perdere qualche amico per droga o perché veniva ammazzato, perché un drogato difficilmente mantiene gli impegni.
Ho letto tanti libri, ma uno come questo, così vero e genuino non mi era mai capitato, perché fa capire in modo semplice che il disagio sociale, se non verrà sanato, a Napoli ci saranno sempre migliaia di ragazzi che vengono fagocitati dall’illegalità e dalla droga, che poi la chiamino camorra o in altri modi non cambia niente. Anche nel dopoguerra c’era la borsa nera, ogni epoca ha la sua delinquenza, ma l’unico responsabile è lo stato che, non solo non fa niente, ma per strategia politica usa questi fenomeni di povertà per adoperare la repressione come strumento di potere.
Narra bene il clima di Poggioreale, dove le guardie massacrano e trattano i detenuti con disprezzo, gli abusi sono all’ordine del giorno, la stanza zero dove pestano i detenuti e si divertono a farlo.
Sono trent’anni che lo fanno, ogni tanto ci scappa il morto e la famiglia, se ha forza culturale per farsi sentire, c’è un po’ di risonanza mediatica, in caso contrario tutto finisce con qualche riga su un quotidiano locale e tutto continua come se niente fosse successo. Questo avviene perché c’è la complicità dei sindacati della polizia penitenziaria e del Dap, ma principalmente delle procure che insabbiano ogni cosa, senza queste coperture non potrebbero portare avanti la “macelleria messicana”; Bolzaneto al G8 di Genova nel 2001 è durata una settimana, a Poggioreale dura dal 1981, tutti lo sanno ma nessuno fa niente.
I bandi promulgati da Carlo Felice di Savoia il 22 febbraio 1826, anche se vennero sostituiti da un regolamento provvisorio nel 1863, nella sostanza non è cambiato niente, tutto continua come prima; Poggioreale è un esempio di queste nefandezze.
Tutti i politici dovrebbero leggere questo libro, così capiscono da dove deriva tanta illegalità e cos’è il carcere della città, che poi di Poggioreale ce ne sono tante in giro per l’Italia.
Il significato del titolo del libro è che lui non entrerà mai in nessun clan camorristico.
13-09-2014

LA VENDETTA LEGALE
Lo stato è lento ma, alla fine si vendica sempre, i suoi metodi criminali superano di gran lunga quelli che definiscono mafiosi. Antonino Speziale, l’ultrà etneo che sta pagando innocentemente la morte dell’ispettore Raciti, essendo notorio che la sua morte fu un incidente causato dai suoi stessi colleghi, scelsero come colpevole questo ragazzo minorenne. Siccome molte tifoserie danno visibilità alla sua innocenza con le magliette “Speziale libero” ed altre manifestazioni, alle istituzioni questo non sta bene, hanno fatto passare un po’ di tempo e si sono subito vendicati.
Gli hanno applicato la sorveglianza particolare del 14 bis e la censura della posta, è stato il tribunale di sorveglianza di Palermo, tra le contestazioni di essere riuscito a “eccitare la plateale decisione dei compagni di detenzione ad un’iniziativa di tifosi in TV sulla sua liberazione”. Un’altra volta, affacciato alla finestra, a voce alta avrebbe intonato un coro calcistico, che ha continuato anche dopo essere stato richiamato.
Conosco la sorveglianza ed il tribunale di sorveglianza di Palermo, pertanto non mi meraviglio che si prestino a queste cose. Il tribunale doveva revocare il dispositivo del DAP e non confermare un severo regime che, di fatto, lo classifica pericoloso, per delle stupidaggini calcistiche.
Non mi meraviglio, perché basta ricordare che, su “consiglio” della procura di Palermo, all’epoca c’era Giancarlo Caselli, diedero la semilibertà a Izzo, lo premiarono perché aveva accusato Fioravanti dell’omicidio del Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, come la stragrande maggioranza dei processi politici che ha imbastito Castelli sono stati tutti assolti.
Izzo, una persona malata, mentre era in semilibertà ha ucciso due donne e per un periodo tanti giudici di sorveglianza citavano sempre lui come esempio per il diniego dei benefici delle misure alternative; ma nessuno diceva il perché era stato scarcerato.
Auguro a Speziale di ritornare presto libero, perché, avendolo preso di mira il sistema repressivo non gli farà scontare una tranquilla carcerazione.
14-09-2014

CAFFE’

Mi è capitato un calendario di Padre Pio tra le mani, è stato curato come quello di Frate Indovino, ho trovato una notizia molto curiosa e che non conoscevo. Nel 700, anche se era da circa un secolo che c’erano già dei bar che servivano il caffè, molti credevano che “la pozione nera” avesse effetti nocivi sulla salute. Fu il re di Svezia Gustavo III che, involontariamente, tolse ogni dubbio sulla bontà del caffè. Nel 1771 impose ad un detenuto di consumarne tre tazze al giorno, ciò nonostante la “cavia” morì dopo gli ottant’anni. Il caso fa molto nella vita.
Ricordo che anche per il pomodoro c’era la stessa diceria, fu un botanico francese che accese la curiosità della gente spargendo la voce dell’elisir di lunga vita, e di notte gli rubavano i pomodori nel suo giardino.
L’ignoranza rende difficile la vita delle persone, perché li rende schiavi della propria ignoranza.
15-09-2014

IL FANGO…

Più i politici hanno scheletri nell’armadio o hanno procedimenti processuali per la loro attività politica e più diventano giustizialisti. Credo che sia dovuto ad una sorta di riflesso condizionato dover dimostrare alla magistratura che sono dalla loro parte.
Francesca Barracciu vinse le primarie in Sardegna per le elezioni a Presidente, ma fu inquisita per aver approfittato dei soldi pubblici, lei non voleva retrocedere, fu convinta a fare un passo indietro con la promessa di un posto a Roma, oggi è Sottosegretario ai Beni Culturali ed al Turismo.
E’ intervenuta al premio Sciascia per dare solidarietà all’europarlamentare Caterina Chinnici, figlia del magistrato Rocco Chinnici, ucciso nel 1983 a Palermo.
Solidarietà per che cosa? Perché non ha vinto il concorso letterario? Come se tutti i familiari di chi ha subito un morto in casa dovrebbero avere la precedenza su tutti e vincere ovunque partecipino a qualcosa. Questa sorta di pensiero settario è qualcosa di aberrante che ci riporta alle barbarie di certe ideologie del passato, si vede che nell’animo sono rimaste ancora intatte. Secondo il suo punto di vista la cultura va catalogata secondo chi scrive, fa ricordare come facevano i nazisti e i comunisti.
Non dovevano affiancare il libro della Chinnici “E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte” con quello di Grassonelli “Malerba”. La prima figlia di un magistrato ucciso dalla mafia, il secondo un killer di mafia condannato all’ergastolo. Ritiene che la vittoria di Malerba sia una caduta di stile di una qualificata giuria letteraria e possa essere la spia di un diffuso disinteresse e di un’apatia strisciante che, se non arginati, finirebbero per minare inevitabilmente i valori fondanti di una comunità.
Certi politici dicono delle stupidaggini madornali che mi fanno piangere il cuore, ora mi chiedo come può una persona del genere, che scende così in basso nel giudizio di un evento culturale, poter gestire un ministero così importante?
Il voler avere risonanza mediatica intervenendo su un concorso letterario facendo distinzione su chi scrive un’opera è talmente squallido che classifica la meschinità della persona. Inoltre, questo totem che i familiari di chi è stato ucciso hanno diritto divino su tutti gli altri è qualcosa di misero che la sinistra perpetua da trent’anni in modo settario, per questione di potere. Bene ha fatto la giuria a premiare il libro che ha ritenuto migliore.
L’illegalità di intere comunità nel meridione deriva dalla mancanza di cultura e lavoro, invece di essere compiaciuta come membro del governo che le carceri con i detenuti si aprano alla società, si appella alla solita retorica miserabile di repressione e distinzione tra buoni e cattivi, ha dimostrato più ignoranza dei detenuti che si trovano in carcere per ignoranza e perché lo stato non gli ha messo a disposizione opportunità per altre scelte.
Fino a quando il meridione non si libererà da questa inferiorità lombrosiana colonialista e di tutte queste leggi ed apparati che servono per tenere soggiogati i meridionali in uno stato di regresso e di non sviluppo, non cambieranno mai le cose, continueremo ad essere servi dei tosco padani.
16-09-2014

IL CLIMA DECIDE LA STORIA

Non avevo mai pensato che il clima decidesse la civiltà della terra; l’ambiente determina l’evolversi della storia dei popoli. Lo storico svedese Wolfang Behringer ha scritto un saggio “Storia culturale del clima. Dall’era glaciale al surriscaldamento globale”.
Leggendo un articolo sul libro dove spiega il perché un grado o due l’anno fanno la differenza per il progresso della civiltà, fa alcuni esempi, tra cui la storia dell’impero romano. Pur essendo un appassionato non avevo mai appreso in tanti libri di storia romana che ho letto che l’espansione di Roma fu dovuta ad una condizione favorevole climatica che ne facilitò lo sviluppo.
I valichi alpini erano liberi dalle nevi e consentivano alle legioni di attraversarli con i loro carreggiati. Gli scienziati hanno battezzato quel periodo “Roman Climate Optimum”; l’atmosfera benigna pure altrove consentiva l’ampliamento di nuovi grandi domini sia in Europa che in Asia.
Il riscaldamento ambientale si protrasse dal I secolo A.C. al IV secolo D.C., quando la temperatura cominciò a scendere di un grado e mezzo, portando inverni più freddi e umidi, si entrò nel “Pessimum alto medievale”. L’Italia fu colpita da inondazioni, il granaio africano si inaridì, l’Impero Romano fu scosso e con il tempo crollò, anche per le forti immigrazioni che lo destabilizzarono.
Altri imperi subirono la stessa sorte in altre epoche, come quella della rivoluzione francese che fu favorita dal clima, prima una forte siccità, poi rovinose precipitazioni che distrussero i raccolti ed in ultimo, il freddo pungente che paralizzò l’economia. Il conseguente disgelo portò inondazioni, con lo scoppio di malattie fino a che la fame spinse la gente a ribellarsi.
Il clima modifica ogni campo della vita sociale, dalla cultura all’architettura, alle lotte politiche e religiose, insomma tutto è influenzato dal clima. Le case furono costruite in pietra perché riparava meglio di quelle di legno, cambiava il modo di vestire con tessuti più pesanti che proteggevano dal freddo, anche la pittura seguiva nei suoi quadri l’evolversi del tempo.
Anche oggi c’è un cambiamento globale, ma questa volta l’abbiamo causato noi, si presume che nei prossimi anni si alzerà di due gradi la temperatura terrestre, si vedono già oggi gli effetti, dai deserti africani una marea di persone scappano dalla fame e dalla disperazione. Questo è solo l’inizio e, siccome l’Europa non mette in cantiere un progetto strategico a lungo termine per cercare di dare un aiuto a milioni di africani, questi si riverseranno nel continente e, come crollò l’Impero Romano, succederà anche all’occidente.
Lo storico tedesco conclude l’intervista con queste parole: ”Il clima è sempre cambiato; come reagiamo è una questione di cultura”. Credo che le tecnologie attuali possano impedire le tragedie del passato, purtroppo la storia insegna ma l’uomo non impara. Mi auguro che questa volta non sia così.
17-09-2014

ALIENI INFESTANTI

All’inizio dell’800 in Inghilterra venne portata dal Giappone una pianta per motivi ornamentali, si chiama Poligono. Da quella lontana pianta è diventata un flagello, tanto da chiamarla “Attila del mondo vegetale”.
Ormai sta occupando ogni posto dove arriva, solo la cicuta gli sopravvive a fianco, tutto il resto appassisce, è talmente infestante che nessun diserbante riesce ad eliminarla, non si può potare o falciare perché, come un alieno si riproduce da minuscoli frammenti. Per eliminarla bisogna tagliarla, scavare in profondità le radici e incendiarle, solo così si riesce a distruggerla.
Anche in Italia sta occupando tutti i posti in cui arriva un suo frammento, amando l’acqua ed i luoghi freddo-umidi sta infestando Milano seguendo i corsi d’acqua.
In Inghilterra, quando questa pianta infesta una casa si deprezza il suo valore di 30.000 sterline, addirittura a luglio è uscito un articolo sul Daily Telegraph in cui titolava che una coppia ha dovuto abbattere la casa dopo l’invasione del Poligono del Giappone. Una singola pianta ha creato incubi da fantascienza.
Quello che si chiedono è come mai in Giappone non crea tutti questi problemi, la risposta è che lì c’è il suo habitat con i suoi nemici naturali che la tengono a bada, cosa che invece non ha in Europa.
Importare gli insetti suoi nemici naturali potrebbe essere controproducente perché si potrebbe rivelare pericoloso; schiacci un alieno e ne importi un altro.
Anche il giacinto d’acqua ha infestato alcune regioni, ricordo che alcuni anni fa, in Sardegna, aveva intasato e coperto alcuni fiumi, togliendo l’ossigeno ai pesci; hanno dovuto fare un grande sforzo economico per distruggerlo. L’unica soluzione è di combatterlo fino all’estinzione, prima che sia troppo tardi.
18-09-2014

L’IPOCRISIA ITALIANA

Una signora riportata solo con il suo nome, Damiana, è andata in Svizzera in una clinica specializzata per l’eutanasia. I radicali, con il suo consenso, hanno filmato la signora mentre lascia un commiato e beve la soluzione che la fa addormentare e morire. La signora dice nel video che la malattia, sclerosi multipla, la sta portando ad un punto di non autonomia; lei ha sempre amato l’autonomia, non può vivere dipendendo dagli altri, per questo motivo ha preso la decisione della dolce morte.
L’associazione Luca Concione si batte da anni con l’appoggio dei radicali affinché venga esaminata la legge di iniziativa popolare firmata da 70.000 persone ma, come al solito, quando si tratta di mettere mano ai temi etici a cui la chiesa si oppone, la stragrande maggioranza dei politici oppone un diniego vigliacco di non parlarne e discuterne.
Ogni tanto tanta gente si toglie la vita oppure si dà la dolce morte a casa, di nascosto, perché la legge lo vieta, in caso contrario chi può permetterselo economicamente va in Svizzera.
La solita ipocrisia vaticana, come per l’inseminazione artificiale, chi poteva andare all’estero ma si opponeva che venisse fatta in Italia con la complicità dei guelfi in parlamento. Con l’eutanasia si fa la stessa cosa. Non solo sono leggi barbare ma anche discriminatorie.
19-09-2014

GLI STRANIERI CHE SCAPPANO

E’ cosa ormai risaputa che molti imprenditori stranieri non vengono ad investire in Italia per colpa della magistratura e della burocrazia. Oggi, leggendo un articolo, ho appreso che anche la politica non è da meno, pertanto tutte le parole che dicono che vogliono sburocratizzare per agevolare gli investimenti stranieri sono tutte chiacchiere. Essendo che così hanno sempre il controllo su tutto, questo per agevolare la corruzione, se non si paga non si può fare niente.
Un’imprenditrice americana sposata con Lord Paul Deighton, sottosegretario al Tesoro britannico, innamorata della Puglia, voleva investire 70 milioni di euro a Nardò per costruire un villaggio di lusso. Ha ricevuto tutte le autorizzazioni e l’appoggio degli ambientalisti e sindacati, addirittura i sindacati andarono ad occupare il comune. Al primo stop ha fatto ricorso al TAR che gli ha dato ragione, la regione ha fatto ricorso al Consiglio di Stato ed ora bisogna aspettare almeno un paio d’anni. Con il cambio dell’amministrazione comunale si sono capovolte le cose, si è rivolta alla regione parlando con un assessore regionale, nell’occasione è venuto dall’Africa anche il suo socio; nell’incontro alla domanda: Possiamo parlarne? Cosa dobbiamo fare? La risposta dell’assessore è stata “forse”. La signora è rimasta impressionata dal totale disinteresse degli organi regionali. Non per polemica, ma avrei voluto vedere se gli interlocutori fossero stati delle Coop rosse od imprenditori della casa di sinistra se avrebbero risposto così.
Letta la notizia, il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi è intervenuta chiamando l’immobiliarista Deighton e gli ha chiesto tutta la documentazione, affermando che: “E’ una vicenda assurda sulla quale voglio cercare di dare il mio contributo per sbloccare gli ostacoli che si sono creati”. Il governatore della Puglia Niki Vendola non ha preso bene l’intervista ed ha affermato che: “E’ una vicenda opaca sulla cui storia è bene che dia uno sguardo la Procura della Repubblica di Lecce, alla quale consegneremo un dossier”.
Non ci sono parole per commentare il suo intervento, un imprenditore vuole investire 70 milioni di euro, a parte quelli già investiti. Per il disinteresse di chi governa la regione, invece d’intervenire presso il suo staff, minaccia di portare un dossier alla procura, è una cosa vergognosa, queste sono quelle intimidazioni mafiose di cui lui e quelli come lui si lavano la bocca ad ogni piè sospinto, per poi correre di corsa dai suoi amici magistrati per bloccare quello che non è gradito.
Mi auguro che il Ministro Guidi, dopo aver valutato i documenti, faccia prevalere tutta la sua autorità per dare uno schiaffo morale al sultano pugliese.
20-09-2014

LA LINGUA NAPOLETANA E SICILIANA

L’Unesco ha riconosciuto sia il napoletano che il siciliano come lingue e non più semplici dialetti regionali; anche se ci ha messo tanto tempo era ora che lo facesse.
Il napoletano è una lingua conosciuta in tutto il mondo, non c’è angolo della terra dove non abbiano ascoltato le canzoni napoletane. L’Apple nel suo ultimo sistema operativo Mac del computer “Os x 10.10” avrà il sistema multilingue “Yosemite” e tra le varie opzioni linguistiche ci sono anche il napoletano ed il siciliano.
Prima della conquista piemontese ed il genocidio perpetrato il Meridione, Regno delle Due Sicilie, era una nazione da sette secoli con la sua lingua che era il napoletano.
Il potere toscopadano non si è accontentato delle ricchezze e di averci ridotti a colonia, sono stati barbari cancellando la nostra storia e la nostra cultura, facendoci imparare una favoletta a dir poco infame. I popoli li puoi distruggere ma non vincerli, la resistenza del meridione dopo un secolo e mezzo inizia ad emergere, ci vorrà ancora un po’ di tempo ma i tempi sono maturi per la sua esplosione di verità, mi auguro di poterla vivere da uomo libero.
21-09-2014

Un pasticcere a Catanzaro- ricette di Fabio Valenti

Pesche

Eccoci oggi con un’altra ricetta del nostro pasticcere di fiducia, Fabio Valenti, detenuto a Catanzaro.

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DOLCE “BIZZARRO”

Ingredienti:

-Pan di spagna:

3 uova,

100 g. di zucchero,

80 g. di farina,

la buccia di mezzo limone grattugiata,

un pizzico di sale.

-Per le pesche saltate:

100 g. di zucchero,

30 g. di burro,

250 g. di pesche sciroppate,

2 g. di gelatina in fogli.

Per la mousse di mascarpone:

100 g. di zucchero,

40 ml di acqua,

100 g. di tuorli,

250 g. di mascarpone,

250 g. di panna per dolci,

10 g. di gelatina in fogli.

Per la decorazione:

250 g. di pesche sciroppate,

100 g. di gelatina neutra per lucidare,

30 g. di sciroppo di glucosio,

50 g. di confettura di albicocche.

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PROCEDIMENTO:

1)Iniziamo questo dolce preparando il pan di spagna: separate le uova; i tuorli in una ciotola, gli albumi in una ciotola più grande. Montate i tuorli con 70 g. di zucchero; aggiungete la buccia del limone e il sale. Montate gli albumi col restante zucchero (30 g.) fino ad ottenere una massa gonfia, soda e lucida. Incorporatela nel composto dei tuorli mescolando dal basso verso l’alto. Inserite la farina setacciata e continuate a mescolare con delicatezza. Versate questo composto su una placca da forno, imburrata e infarinata. Spalmate, livellate il composto, facendo attenzione che non si alto più di 3-4 mm. Cuocete in forno caldo a 170° x 12 minuti circa. Quando è pronto, sfornate, lasciate che si raffreddi e poi ricavate due dischi di pasta dal diametro di 22 cm. Tenete da parte.

2)Per le pesche saltate: tagliate le pesche sciroppate a spicchi e fatele saltare in una padella con il burro e lo zucchero (voi che avete la possibilità aggiungete uno o due cucchiai di liquore alla frutta o del rum). Togliete dal fuoco e inserite il foglio di gelatina, precedentemente tenuto in ammollo in acqua fredda. Mescolate bene il tutto e tenete da parte. 

3)Per la mousse di mascarpone: versate l’acqua e lo zucchero in un pentolino e portateli ad ebollizione. Nel frattempo versate i tuorli in una capiente ciotola e montateli con le fruste. Quando lo sciroppo di zucchero avrà raggiunto la temperatura di 121° C, toglietelo dal fuoco e versatelo a filo dentro i tuorli con le fruste in azione. Continuate a montare fino a quando il composto non si raffreddi. (10 min. circa). In una ciotola mettete i 10 g. di gelatina, coprite con acqua fredda e lasciate in ammollo per dieci minuti. Quando la gelatina è pronta, tiratela fuori dall’acqua, mettetela in una piccola ciotola e scioglietela a bagnomaria. Mettete il mascarpone in una capiente ciotola e scioglietela a bagnomaria. Mettete il mascarpone in una capiente ciotola, lavoratelo brevemente con le fruste, versateci dentro la gelatina sciolta e mescolate il tutto con le fruste e poi versatela nel composto dei tuorli. Amalgamate bene e inserite la panna leggermente montata.

4)Assemblate il dolce: dentro una tortiera di 22 cm. di diametro, possibilmente con il fondo estraibile, posizionateci sul fondo uno dei due dischi di pan di spagna; versateci sopra una metà della mousse, coprite con il secondo disco di pan di spagna, e sopra quest’ultimo sistemateci le pesche saltate con tutto il suo sciroppo di gelatina. Coprite con la restante mousse, livellate bene la crema e ponete il dolce in freezer per 3-4 ore.

-Completate la decorazione: togliete la torta dal freezer e sfornatela. In un pentolino mettete la gelatina, la confettura di albicocche e lo sciroppo. Fate sciogliere il tutto a fuoco basso per pochi secondi . Tagliate le pesche sciroppate a spicchi e sistematele lungo il bordo della torta, una accanto all’altra, e 3-4 spicchi al centro. Con l’aiuto di un pennello lucidate la torta con la gelatina.

Tenete in frigo fino al momento di servire.

Catanzaro, 15 ottobre 2014

Quando la cosa più bella diventa dolore eterno… di Mario Trudu

amor

Mario Trudu, detenuto da poco a San Gimignano, è un nostro amico fin dai primi tempi del Blog.

Mario è proprio uno dei simboli della barbarie dell’ergastolo ostativo. In carcere da più di 33 anni, non gli è mai stato dato alcun vero spiraglio di speranza, alcun vero orizzonte di futuro. Mario ha oggi 64 anni, quando potrà conoscere almeno qualche anno di libertà?

Recentemente mi ha inviato il suo libro, il libro in cui racconta la sua verità… si intitola infatti..”Tutta la verità”.

In questo libro Mario parte dall’inizio, da quanto era ancora un pastore sardo.. prima che la vita lo portasse in un vortice da cui non è ancora uscito.

In questo libro c’è un brano in cui lui rammenta la donna che amava, e lo strazio che per lui è stato, una volta arrestato, smettere di risponderle, in modo da favorire un distacco radicale da parte di lei.. “Quando la cosa più bella diventa dolore eterno” è proprio il titolo del paragrafo in cui Mario parla di questo.

In questi spaccati estremi si rivela una generosità e nobiltà dell’animo che deve sempre farci riflettere.

Possiamo conoscere tante persone che non hanno mai avuto neanche una indagine nei loro confronti.. eppure non saprebbero rinunciare a niente neanche verso coloro con cui vivono da anni. E ci sono persone che, magari, hanno fatto cose estreme e deprecabili, atti di sangue, ma.. sono state capaci di un atto di generosità così violento che ti strappa letteralmente il cuore dal petto.

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Ecco ero giunto alla fine della libertà e il giorno del mio arresto si è spento anche il sogno di potermi creare una famiglia con la persona che amavo più di ogni altra cosa, la donna che in quel tempo di lavoro sui monti ogni volta che potevo andavo a trovare. Questo distacco è stato una cosa tremenda, troppo dolorosa anche solo a parlarne, ed è il motivo per il quale in queste pagine non sono riuscito a parlare di lei, e non credo che per la mia compagna la sofferenza sia stata tenue. Sono certo che le è stata per lungo tempo insopportabile, ma sono stato costretto dalla forza dell’ingiustizia a dare uno strappo netto, per evitare che, andando avanti, sarebbe stato ancora più difficile lasciarci. 

Fin dal primo contatto epistolare, anche se è stato difficile trovare le parole meno amare per dirle che era tutto finito, ho cercato di spiegarle meglio che ho potuto la mia intenzione di chiudere la nostra importantissima e bellissima esperienza di una sia pur parziale vita insieme. Una lettera che ho dovuto scrivere dozzine di volte. Non mi riusciva farne una copia senza che fosse inzuppata di lacrime. Ancora oggi, dopo lunghissimi anni, scrivendo, i miei occhi si velano di inquieta tristezza mischiata a lacrime amare, anche pensando a quei figli che non sono mai nati. Ma la tecnologia di oggi è impermeabile all’umidità. Le lacrime non sbiadiscono la scrittura. Il computer nega la mia emozione più vera.

Lei per lungo tempo ha continuato a scrivermi ed io ho continuato nel mio doloroso e ostinato mutismo, credendo di fare la cosa più giusta, finché lei ha ceduto alla mia decisione. Con lei mi sono comportato da spietato dittatore, difficile capire se la nostra rinuncia e il suo enorme sacrificio  siano stati veramente un bene. Io posso solo immaginare quale è stato il suo dramma, ma è andata così. Se potessi tornare indietro non so se avrei dato un taglio così netto. Magari avrei cercato di convincerla gradualmente, che per lei sarebbe stata la cosa migliore da fare. Oggi sento un grande rispettoso voler bene nei suoi confronti.

Per grande rispetto di questa meravigliosa donna non pronuncio nemmeno il suo nome, ma mai nessuno potrà cancellarlo, come pure la sua immagine dentro di me. La ringrazierò per sempre per i ricordi bellissimi che mi ha ha lasciato.

Lettere dal di fuori… da Patrizia a Carmelo

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Per la rubrica dove pubblichiamo, di tanto in tanto, lettere che dal mondo esterno giungono al mondo del carcere, pubblichiamo oggi una lettera che Patrizia ha inviato a Carmelo Musumeci.

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Ciao Carmelo,

vorrei trovare anche io parole che possano portare al tuo stato d’animo un po’ di serenità, ma, perdonami, non le trovo. Spero, anzi mi auguro, con tutto il cuore, che tu non perda la speranza che succeda un che nel quale venga rimosso l’ergastolo a vita. Penso che la speranza sia un’ottima compagnia. Posso solo dirti che se prima credevo poco nella giustizia (per qualsiasi cosa) ora ci credo ancora meno.

Ad esempio, io quando vedo che qualcosa tarda ad arrivare, vedo già del negativo perché, per rendere felice una persona ci vuole molto poco. Per renderla infelice, anche, ma i tempi si allungano e non so perché, forse crudeltà? Chissà… 

Sai, il primo sintomo della depressione è proprio quello di non avere voglia neppure di alzarti, qualsiasi sia il luogo in cui ti trovi. Però non lasciarla insinuare in te, perché poi non ti esce più dall’anima e rende tutto apatico, anche l’amore. Ci combatto da anni. Il che mi ha portato agli attacchi di panico, cioè è una strada in salita verso la pazzia ed io combatto per non cominciare a percorrerla!!!!!

Ma tu sei più forte. La fragilità credo non ti appartenga. Se sei arrivato fino a qua, hai dei validi motivi. I tuoi cari, il loro amore, il loro dolore durano anni, anni. E’ assurdo forse dire così, ma devi supportare ognuno di loro, perché soffrono molto a queste notizie. Succede questo quando si è lì a portare speranza a chi ti ama… perciò.. coraggio Carmelo… e non ti dare per sconfitto mai!!!!!! Mi curo, per forza, con il cuore, così, ma sarà quel che sarà.!!!

Peccato che hai ricominciato a fumare!!!!

Hai sentito il Papa contrario alla pena di morte e all’ergastolo? Contrario ad ogni accanimento giuridico?

Chissà che non riesca proprio lui ad aprire qualche porta, cioè qualcosa, poi si muove per non perdere quel filo di speranza.

Non so, io sento che ti rivedrò un giorno poi, oh, fino ad oggi, il mio intuito non mi ha mai tradito.. poi… vedremo!!!!!

Con il cuore triste ti mando un abbraccio, mangia, non dimagrire più e tira fuori l’animo del lupo.

Ciao Patrizia

Conto su di te!!!! Forza

Pasquale De Feo risponde ad Alessandro Loppi

Arrestare

Nel diario di Pasquale De Feo per il mese di maggio (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/07/13/diario-di-pasquale-de-feo-22-aprile-21-maggio-3/) era presente un passaggio che ha suscitato la risposta critica di uno dei lettori del pezzo, il signor Alessando Loppi. Loppi ha espresso il suo disappunto in un commento. Al quale, a sua volta, Pasquale ha voluto rispondere.

Nel testo che leggerete sono riportati il “passaggio” originario criticato, i commento di critico di Alessandro Loppi, la successiva risposta di Pasquale De Feo.

Naturalmente Alessandro Loppi potrà a sua volta inviarci un’ulteriore sua risposta.

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Diceva Albert Einstein: “Ci sono due cose infinite, la stupidità e l’universo; il secondo non sono sicuro”.

Ieri sono arrivate le selezioni del Blog. Tra le repliche ho trovato un’invettiva nei miei confronti che somiglia “lei non sa chi sono io”; e per questo motivo la presunta offesa l’ho percepita come una lesa maestà. Questo signore si chiama Alessandro Loppi. Prima di entrare nel merito della sua replica voglio spiegare i fatti, poi chi legge giudicherà. Non credo che lui abbia l’umiltà di fare mea culpa, pertanto riporto integralmente lo scritto nel diario che ha suscitato l’ira di questo signore:

“Un signore scrive una lettera al quotidiano Repubblica per esporre un gesto che vede quotidianamente nei TG, quando fanno vedere gli arrestati mentre vengono fatti salire in macchina. C’è  sempre un poliziotto o carabiniere che mette la mano in testa al fermato e con la forza la spinge all’interno dell’auto, non ne ha capito la ragione. Mentre vedeva l’arresto dell’ex ministro Scajola, quando è salito in auto gli hanno risparmiato il gesto della mano in testa. Il signore si chiedeva ironicamente se l’agente della DIA era di animo sensibile. O forse sarà stato l’impeccabile abito blu. Se questo gesto non è contemplato in nessun regolamento, perché non risparmiarlo a tutti? La sua considerazione è corretta e giusta. Il giorno dopo risponde alla lettera il signor Alessando Loppi, facilmente un poliziotto o un carabiniere, che spiega il motivo di quel gesto. Gli si mette la mano in testa per proteggerlo affinché* non sbatta la testa. Banale premura aggiunge. Non averlo fatto a Scajola paradossalmente è stata una negligenza. A questo signore dovrebbero dare il nobel per la gentilezza sic. Questa risposta dimostra tutta la tracotanza di questi soggetti; il G8 di Genova nel 2001 non è stato l’apice ma l’inizio di un modo di vedere e di comportarsi delle varie polizie. Questo signore crede che i cittadini italiani abbiano l’anello al naso e non capiscono che quel gesto è solo una inutile umiliazione tipica degli stati di polizia. Mi auguro che il reato di tortura faccia finire queste arroganze dentro e fuori le caserme delle varie polizie”. 13-05-2014

La replica di Alessando Loppi è questa:

Cosa sono io? Un poliziotto?

Bastava documentarsi o scrivermi (la mail era in calce alla lettera su Repubblica) e avresti scoperto che non solo NON solo un poliziotto/carabiniere (che poi, che male ci sarebbe), ma che partecipai alla documentazione per il Libro Bianco su Genova. Solo che, al contrario tuo, io mi documento e non diffamo le persone in alun modo se non dopo essermi documentato. Non mi aspetto che correggi il tuo testo, saresti troppo civile, però magari, la prossima volta, prima di sparare sciocchezze, dai un’occhiata in giro. Ciao.

Alessandro Loppi

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Dispiace chre che manchino le due lettere pubblicate su Repubblica. Potrebbe farlo Alfredo se le va a trovare nell’archivio, così ci sarebbe un quadro più generale.

Alcuni mesi fa leggo su La Repubblica la lettera di un signore che scriveva che vedere in TV che le forze dell’ordine quando fanno entrare qualcuno in macchina, gli mettono la mano in testa e lo spingono dentro, gli sembrava una sorta di umiliazione deliberata. E faceva notare giustamente che all’ex ministro Scajola non hanno messo la mano in testa, pertanto non comprendeva.

Il giorno dopo scrive una lettera il signor Alessando Loppi a Repubblica e cerca di spiegare che si tratta di un gesto per impedire che gli arrestati si facciano del male. Da come l’aveva scritto sembrava un poliziotto o un carabiniere, perché giustificava  il gesto senza capire che, se un semplice cittadino ritiene che è solo una forzatura per umiliare, chiunque avrebbe riflettuto prima di intromettersi e legittimare un gesto che non ha nient a che vedere con la normale consuetudine, anzi lui lo ritiene una negligenza. Gli vorrei chiedere, a questo signore, in quale regolamento ha letto che quando arrestano devono mettere la mano in testa all’arrestato e spingerlo a forza in macchina.

In merito che lo facciano per impedire che si facciano male, prima di tutto gli arrestati non vengono da qualche foresta dell’Africa o dell’Amazzonia; e quindi non è che non conoscono come si sale in macchina. In secondo luogo, alle persone arrestate fanno male nelle guardine delle varie caserme. Non sbattono da nessuna parte, ma sono pestate come tamburi, basta leggere i giornali.

Riguardo il G8 di Genova del 2001, questo signore deve sapere che prima di succedere a Genova, si sono allenati per anni su noi detenuti, sia nel regime di tortura del 41 bis sia in svariate carceri. D’altronde la Corte Europea sono vent’anni che condanna l’Italia per ciò che succede nelle carceri e nelle caserme. Sono calunniatori anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? Forse non si documentano bene. Dovresti proporti tu per informarli di come stanno le cose in Italia.

Ho commentato i fatti descritti nelle lettere. Pertanto, essendo pubbliche non avevo nessun bisogno di informarmi su chi sei tu, a parte che non avrei potuto farlo essendo detenuto, ma come tu hai commentato la lettera del signore che ha scritto il giorno prima, io le ho commentate tutte e due, e ho dato la mia impressione e un mio parere. Questa presunzione da parte tua è fuori luogo ed esagerata, te la potevi risparmiare, perché, anche se hai partecipato alla stesura del Libro Bianco,questo non ti autorizza a ritenerti immune dai commenti che scrivi.

Diversamente da te, io queste cose le conosco perché le ho vissute, e non come te che hai la presunzione di sapere le cose perché hai partecipato alla stesura del Libro Bianco. Qualcuno dovrebbe insegnarti che la teoria è molto diversa dalla pratica, ma comunque credo che tu dell’apparato della repressione del Paese conosci solo quello che leggi o ti hanno riferito.

Inoltre usare certi paroloni, calunniatore e incivile, dovresti riflettere, perché le due lettere si commentano da sole, principalmente la tua.

Non parlare di cose che non conosci. Le favole lasciamole ai bambini. Non sei cresciuto per credere ancora alle letture dei ragazzini?

Diversamente da te non mi arrabbio come hai fatto tu. Mi sono fatto una risata, non per quello che hai scritto tu, ma per il motivo rancoroso e immotivato che ti ha sollecitato.

Facilmente nel tuo campo sarai n fenomeno, ma per mia sfortuna sono da trent’anni n carcere e in questo campo possa dare lezioni. Non per averlo studiato, ma perché l’ho vissuto sulla mia pelle.

Mi auguro che la mia risposta sia motivo  di riflessione da parte tua, e non prenderla come una offesa senza motivo.

Comunque ti ringrazio che visiti il Blog. Il nostro intento è di trasmettere la realtà vera sulle carceri, il regime di tortura del 41 bis (tortura istituzionalizzata), la barbarie dell’ergastolo ostativo (pena di morte) e l’infamia dell’art. 4 bis. In Italia ci sono leggi che non hanno niente da invidiare alle dittature e sono poco conosciute dai cittadini.

Siccome il discorso è lungo , mi fermo qui perché nel Blog ci sono tanti scritti miei e di altri detenuti che ti possono delucidare.

Ti saluto con l’augurio che la vita ti sorrida sempre. Ciao Pasquale De Feo.

25-09-2014

C’è un giudice a Montezuma… di Gino Rannesi

Zumas

Da quanto per Girolamo Rannesi, detenuto a Nuoro, la pena dell’ergastolo è stata derubricata a trent’anni, si è aperta una nuova prospettiva di vita.. anche se non è venuta meno la volontà di lottare contro questo moloch giuridico.

Di seguito un testo che ci ha inviato.

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C’era una volta un bimbo vivace ma buono…

Salve, sono in difficoltà, avrei tante cose da dire ma non trovo le parole…

Forse fari meglio  a tacere, ma credo che non sarebbe giusto.

Chi mi conosce, sa bene come mi sia battuto per non morire in galera. Sofferenza, esasperazione, disperazione, ma anche tanta caparbietà e audacia…

Orbene, oggi posso dire di avercela fatta, non morirò in galera…

Infatti: “c’è un giudice a Montezuma…”.

E’ probabile che per qualcuno questa non sia una buona notizia, ragione per la quale, ecco, c’era una volta, adesso non c’è più. Oggi c’è un uomo che, pur essendo rimasto vivace ma buono, desidera vivere, per quanto questo sarà possibile, una vita tranquilla e serena. Ho già dato!

L’esito finale della lotta, che mi ha visto vittorioso, non era per nulla scontato. Anzi, tutt’altro, ragione per la quale “c’è un giudice a Montezuma”…

Sono tanto felice, ma allo stato non riesco a gioire più di tanto.

Non sono più un ergastolano, ma sono circondato da tanti compagni che ergastolani lo sono ancora. Attorno a me facce compiaciute “Bravo, ce l’hai fatta”.

Per la miseria, non sono più un ergastolano e quasi me ne vergogno.

E poi, ancora, tante lettere di compagni ergastolani che si congratulano con me per il successo ottenuto.

Carmelo Musumeci: “Bravo Gino, l’ho sempre saputo che la lotta paga…”.

Ivano Rapisarda: “Caro “padrino”, ho appreso la notizia, non vedo l’ora di saperti fuori acconto al tuo Nicholas…”.

Salvuccio Pulvirenti: “Ginetto, ce l’hai fatta, seri veramente in gamba. Sono contento per te, ma soprattutto sono felice per Nicholas. Da oggi guarderò il futuro con più fiducia…”

Marcello Dell’Anna: “Gino, oggi è come se tu fossi “rinato” un’altra volta e puoi “vedere” chiaro quale è il tuo presente e quale sarà il tuo futuro; quel futuro che potrai vivere nel mondo libero e che, invece, quando avevi l’ergastolo non potevi mai né vedere né sperare”.

Centinaia di lettere che, quasi in parte, dicono tutte la stessa cosa: “ce l’hai fatta…!”

Che dire?

Una sola frase: “Lotta dura senza paura…”.

Non sono più un ergastolano, ma nel mio piccolissimo continuerò a lottare per l’abolizione dell’ergastolo. Una pena infame che il sottoscritto conosce bene per esserci convissuto e per averla subita per bene ventitrè ani…

La notte dormo poco, lo stato attuale in cui vivo mi ha portato a fare alcune considerazioni: le persone per bene che infliggono ergastoli come fossero bruscolini finanche a ragazzini poco più che diciottenni, lo sanno che questi, salvo rare eccezioni, sono destinati a morire in galera?

Voglio sperare che questi soggetti, dotti e colti, siano anch’essi vittime della mala informazione: “Oggi in Italia l’ergastolo non esiste più…” (bugiardi!).

Nuoro novembre 2014

Gino Rannesi

Diario di Pasquale De Feo- 22 luglio – 21 agosto

diario11[1]

Francesca Virdis è la nostra collaboratrice che ci sta aiutando a recuperare alcuni dei diari mensili del nostro Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro; diari che, per una serie di motivi, non si erano ancora potuti trascrivere.

Quello che pubblico oggi è il diario di agosto.

Come tutti coloro che ne hanno già letti altri sanno, i diari di Pasquale sono una straordinaria occasione di “libertà” per chi legge.

Faccio due citazioni prima di lasciarvi alla lettura integrale.

In un passaggio Pasquale scrive:

“Stamane è uscito Rocco dopo 25 anni di carcere, come al solito sempre a fine pena, perché dalla mia sezione escono tutti così. A Dicembre 2013 aveva chiesto gli arresti domiciliari, non glieli hanno mai discussi. Due mesi fa aveva chiesto un permesso, non glielo hanno mai discusso. Come a maggio ad Antonio, mancava un mese e l’area educativa mise parere contrario per un permesso. Certo si rimbalzano la palla tra l’area tratta mentale e la sorveglianza, non vogliono dare niente a nessuno ed ogni scusa è buona per dire di no. A Natale 2013 su 700 detenuti, uno solo era in permesso, questo dice tutto. Rocco ha visto crescere i figli, sposarsi con figli è diventato nonno. (…)” (31 luglio)

A Natale 2013, a Catanzaro, su 700 detenuti solo uno era in permesso. Questi numeri devono fare pensare.

In un passaggio successivo Pasquale scrive:

“L’amico Antonio mi ha mandato un piccolo libro dello stesso formato di quello che ha fatto Francesca sulla corrispondenza di Carmelo ed il professor Ferraro. Si tratta della corrispondenza dei quattro ragazzi arrestati per la No Tav: Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio. Quello che mi ha colpito, ed è degno di ammirazione, è la loro determinazione nel credere in quello che fanno, lottare contro la No Tav ed allo stesso tempo combattere contro i gruppi di potere che tengono in ostaggio il paese e l’hanno ridotto in queste condizioni. Sembrerà strano, ma leggendo le loro lettere ho compreso la volontà tenace degli abitanti della Val di Susa, dopo 20 anni sono ancora lì, più determinati che mai. Non solo gli italiani, ma tutti gli europei dovrebbero prenderli ad esempio e combattere tutte le prepotenze che i gruppi di potere degli stati commettono contro le popolazioni. Queste grandi opere sono ormai i bancomat della politica ed i lucrosi guadagni dell’imprenditoria collusa con al politica, dove ci guadagnano tutti i gruppi di potere del paese: banche, sindacati e chiesa, che avalla sempre. Chi paga tutto ciò? I cittadini con le tasse ed i sacrifici. Tutto ciò non sarebbe possibile senza la complicità delle istituzioni, in primis la magistratura e i servizi segreti. Ho estrapolato una frase dalla loro prima lettera: “La strada è lunga, ci saranno momenti esaltanti e batoste clamorose, si faranno passi avanti e si tornerà indietro, impareremo dai nostri errori. Per ora guardiamo il nostro carcere negli occhi e non è facile, ma se la Val di Susa paura non ne ha, noi di certo non possiamo essere da meno”. Credo che questo cemento costruito in tanti anni in Val di Susa sarà un addestramento per le future lotte contro questo stato criminale che ci ritroviamo. I quattro ragazzi sono ancora detenuti, dopo 50 giorni di isolamento nel carcere di Torino sono stati trasferiti: Chiara a Rebibbia, Niccolò e Mattia ad Alessandria, Claudio a Ferrara. Sono classificati AS-2 perché la Procura di Torino li accusa di terrorismo.” (10 agosto)

I No Tav persone che lottano per la dignità della propria terra.

Vi lascio adesso al diario di Pasquale De Feo…. mese di agosto 2014.

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SCAMPATO PERICOLO

Il nuovo PM di Varese che aveva preso il posto del PM Agostino Abate nell’omicidio di Giuseppe Uva, che in modo truffaldino aveva fatto intendere che avrebbe chiesto il rinvio a giudizio dei sei poliziotti e un carabiniere che avevano ucciso Uva nella caserma dei Carabinieri di Varese, per vendetta nei suoi confronti essendo che era l’amante della moglie del carabiniere. Nello stupore generale aveva chiesto il proscioglimento, notizia fresca del rinvio a giudizio da parte del GIP. Nella procura di Varese ci deve essere un focolaio di onnipotenza che non si curano nemmeno di cosa pensa la gente, lasciamo perdere la giustizia perché è palese che facciano solo i loro interessi di bottega.
Mi auguro che con la riforma della giustizia tolgano questo sproporzionato potere a questi funzionari dello Stato che sono ormai fuori dalla Costituzione e usano la legalità delle leggi per commettere azioni illegali ed arresti arbitrari.
Con l’illegalità non possono ripristinare la legalità, ma fomentare altra illegalità.
22-07-2014

POVERTA’

Essere poveri è la peggiore di tutte le colpe. Così dicevano in un film. Forse più che la colpa si può dire disgrazia, perché non c’è “disgrazia più terribile”.
Nei paesi dove la povertà raggiunge livelli di degrado che devastano le persone socialmente, moralmente ed eticamente, si tocca con mano l’abisso in cui fa sprofondare la povertà.
La favola religiosa che i poveri avranno un paradiso quando trapasseranno nell’aldilà serve per tenerli buoni perché sono miliardi. Quando non ci riescono ci pensa l’oppressione politica con la repressione poliziesca.
Ricordo che quando ero ragazzo mio zio diceva che “si può essere poveri, basta avere tanti soldi” ne ridevo perché pensavo che avesse ragione, erano quelle battute di persone che se non si alzano la mattina per andare a lavorare non potevano mettere il piatto a tavola; un tempo si chiamava saggezza popolare.
Dalla povertà nascono tutti i mali della società, anche tante malattie, ma nei fatti i governi non fanno niente, cercano solo di contenerla, nel frattempo chi ha molto continua ad averne ancora di più. Sembra di vedere come quando c’erano le monarchie in tutti i paesi: “il re, l’aristocrazia ed il clero”, il resto stavano tutti fuori da questo cerchio.
Eppure se si volesse si potrebbe creare una società orizzontale in modo da distribuire la ricchezza a più persone e si renderebbe equa la vita a milioni di persone.
Purtroppo chi sta in cima, persone, istituzioni e poteri non hanno nessuna intenzione di mollare i loro privilegi, anche le religioni in generale predicano la povertà ma poi nei fatti mirano ad arricchirsi per essere più potenti e prevalere. I poveri in tutte queste lotte di potere politico, religioso e di arricchimento vengono usati ed abbandonati alla loro povertà.
Non credo che una rivoluzione come quella francese sia più possibile, ma penso che sia possibile usare le istituzioni democratiche per cambiare il sistema.
23-07-2014

OTTIMO LAVORO

Carmelo Musumeci insieme al professor Giuseppe Ferrara dell’Università Federico II di Napoli, ha scritto un libro sulla loro corrispondenza, per far comprendere alle persone cosa sono l’ergastolo ostativo ed il carcere; il prezzo è di 1 euro per permettere a chi ritiene questa lotta giusta di comprarne 10-20 per distribuirli ai propri conoscenti affinché si informino su queste tematiche che sono poco conosciute alla popolazione.
Il piccolo libro è intitolato “L’assassino dei sogni”. Lettere fra un filosofo ed un ergastolano a cura di Francesca De Carolis, edizione Stampa Alternativa.
L’amica Francesca ha fatto un ottimo lavoro, dopo letto ha colpito anche me, immagino che farà lo stesso effetto su tutti quelli che lo leggeranno.
Ho trovato pensieri molto profondi e concetti filosofici che ti entrano nell’animo, inoltre il professor Ferraro usa le parole in modo meraviglioso.
Scrivono delle autentiche verità: “chi ha l’ergastolo in questo paese è alla stregua di un prigioniero di Guantanamo, un nemico dello Stato e della società”. Effettivamente è così.
Il prof batte sempre sui legami sociali ed ha ragione perché una volta recisi con la violenza l’uomo diventa come una bestia: “La giustizia giusta è quella che restituisce i legami, la giustizia ingiusta è quella che giudica recidendo per sempre i legami con i tuoi cari e i legami con la società”.
La legalità vera è quella dei legami che mirano al rispetto di tutti, al bene comune.
C’è un passaggio che mi piace molto perché inquadra un concetto che dovremmo tutti tenere a mente: “A mostrarsi cattivi si fa un gran piacere ai buoni-cattivi che usano la legalità per esserlo, così facendo li giustifichiamo nel loro essere cattivi”.
Concordo su tutto, tranne qualche passaggio che viene spiegato in filosofia non tenendo presente che la vita dura nelle carceri e con le pene spropositate sono realtà che solo con i fatti possono essere sanate, con le teorie filosofiche non si risolvono certi problemi, anche se aiutano a riflettere e trovare soluzioni alternative.
Se ci fossero più scambi tra il carcere e la città, se solo il carcere non fosse un luogo fuori dalla città, come i cimiteri. Se solo ci fosse scambio tra la scuola ed il carcere. Aggiungo che le relazioni con la società e le scuole abbatterebbero la cultura giustizialista in tutti i campi e porterebbe la civiltà nel sistema penitenziario improntata esclusivamente sulla repressione e l’isolamento per annientare i reclusi.
Carmelo, in uno dei suoi passaggi, esprime un suo concetto che mi trova moltissimo d’accordo: “La storia della strategia della tensione paga sempre. Quando non ci sono nemici s’inventano o si creano, una volta si dichiarava guerra ad un altro Stato. E quando i nemici sono nel cuore dello Stato si sposta l’attenzione da un’altra parte”.
Ha colto il punto di quello che è stato fatto negli anni ’90, però anche se gli autori dei reati sono stati individuati hanno pagato e pagano ancora oggi migliaia di meridionali.
Voglio chiudere con una citazione di Antonio Gramsci: “Quando vedo agire e sento parlare uomini che sono da cinque, otto, dieci anni in carcere e osservo le deformazioni psichiche che essi hanno subito, davvero rabbrividisco e sono dubbioso nella previsione di me stesso”.
Nulla è cambiato da quando Gramsci scrisse questo e altro, parliamo quasi di un secolo fa, questo dovrebbe far riflettere tutta la società.
Ho riportato qualche citazione ma il libro, anche se piccolo, merita di essere letto e divulgato, chiedo a tutti quelli che ci seguono nel blog di comprarne 20 copie e regalarli ai propri conoscenti.
24-07-2014

FINALMENTE

E’ uscito un bellissimo articolo sulla gazzetta del Sud su quel criminale di Cesare Lombroso, hanno fatto un ottimo lavoro, menziona anche il comitato No Lombroso a cui stiamo partecipando anche noi detenuti.
Ho scoperto da questo articolo che il suo razzismo scientifico è stata la piattaforma ideologica di successive derive, come quelle sviluppate da Alfred Rosemberg, l’ideologo nazista della superiorità della razza ariana.
Inoltre quando Lombroso morì, sottoposto ad autopsia dal suo collega Foà, secondo le “autorevoli teorie lombrosiane” sarebbe risultato affetto da cretinismo perpetuo.
Nonostante tutto il suo cretinismo criminale ha causato milioni di morti, e due città come Torino e Verona l’osannano, la prima con un museo dell’orrore e la seconda con un monumento in una piazza.
C’è stata una forte censura da parte dello Stato per coprire non solo lui, artefice morale di nefandezze inimmaginabili, ma principalmente per difendere le menzogne del Risorgimento.
Il Comune di Motta Santa Lucia in Calabria è in prima fila per riportare a casa e seppellire nel suo cimitero un suo concittadino, che catalogato come brigante fu deportato nel carcere di Pavia dove morì di stenti e il suo cadavere fu dato dai Savoia al criminale Lombroso, il suo cranio si trova nel museo di Torino.
Sono contento che qualcosa si muova, la verità sta venendo a galla, anche se ci hanno messo 150 anni.
25-07-2014

HANNO INCOMINCIATO

Un Tribunale americano ha condannato una multinazionale del tabacco a risarcire una vedova con 23 miliardi di dollari. Se continua così finirà l’industria del tabacco e sarà un bene per l’umanità.
La vedova non si aspettava un risarcimento record, aveva capito milioni di dollari, poi il suo avvocato gli ha spiegato che si trattava di miliardi.
Il Tribunale della Florida ha stabilito che il colosso americano che produce le sigarette Camel, la Reynolds American, dovrà risarcire la vedova che ha perso il marito nel 1996 per un cancro ai polmoni all’età di 36 anni. L’uomo per oltre vent’anni ha fumato fino a tre pacchetti al giorno.
Ha citato la multinazionale perché non informava con chiarezza sul rischio e i pericoli ai quali andavano incontro.
Il colosso del tabacco farà ricorso, mi auguro che l’appello confermi la sentenza.
26-07-2014

TOPONOMASTICA

Leggo una lettera sul Corriere della Sera, dove il signor Francesco Valsecchi si lamenta che a Sarajevo è stato inaugurato un monumento alla memoria di Gavrillo Princip, autore dell’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando, che causò lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Inoltre hanno inaugurato una lapide a Carrara e una via a Prato a Gaetano Bresci, che uccise Re Umberto I di Savoia il 29 luglio1900.
Il signore in questione non capisce questi “capricci ideologici”, come li chiama lui.
Premesso che qualunque popolo che si ribella allo straniero occupante della propria terra sono da considerare degli eroi, solo i collaborazionisti non si ribellano; facilmente questo signore fa parte di questa classe abbietta.
L’Austria occupava la Bosnia e gli eroi che parteciparono all’attentato erano tutti bosniaci, pertanto era normale che facessero qualcosa.
Ritiene che Gaetano Bresci non dovrebbe avere queste manifestazioni. Posso comprendere che non sappia della Bosnia, ma almeno dell’Italia dovrebbe sapere qualcosa.
Il re Umberto I diede l’ordine al macellaio generale Bava Beccaris di massacrare la gente a Milano che protestava per l’aumento del pane, usò addirittura i cannoni commettendo un massacro.
Gaetano Bresci, anarchico emigrato in America perché in Italia non trovava lavoro essendo schedato, ritornò per fare un atto di giustizia, pagando con la sua vita; uomini del genere non si può fare altro che ammirarli.
Al processo spiegò perché l’aveva fatto e che aveva agito da solo. In carcere fu torturato in tutti i modi per farlo impazzire, l’anno dopo nel 1901 fu trovato impiccato.
Sandro Pertini, durante la Costituente, dopo la guerra disse ad alta voce: “a Gaetano Bresci l’hanno ammazzato le guardie carcerarie, prima l’hanno massacrato di botte e poi l’hanno impiccato”.
Le strade, piazze e monumenti del nostro Paese sono dedicate a degli autentici criminali, che oggi sarebbero dinanzi alla Corte Internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità. Vittorio Emanuele II che ne abbiamo fatto il “Padre della patria”, Cavour che in pochi mesi prima di morire sfasciò e saccheggiò il Meridione, Garibaldi che ingannò tutti i meridionali con promesse che non mantenne, anzi quando si incontrò a Teano con il macellaio Vittorio Emanuele II disse obbedisco “infame” e consegnò il Sud ai nazisti piemontesi, poi ci sono i vari Cialdini, La Marmora, Pallavicini, Fumel, Dalla Chiesa che paragonarli ai nazisti gli si fa torto, e tanti altri mascalzoni criminali come loro, ma quello che è stato il più distruttivo è Cesare Lombroso, il padre del razzismo antimeridionale che legittimò con le sue folli teorie i massacri sulle popolazioni meridionali, e ha dato la base ideologica al teorico della supremazia della razza ariana Alfred Rosemberg, che sfociò nello sterminio degli ebrei e di altri milioni di persone. Oggi questo criminale patentato ha vie a lui dedicate, un monumento a Verona ed un museo a Torino.
Potrei citarne altri di più recenti, come quelli del dopoguerra.
Questo signore dovrebbe studiare la storia prima di parlare.
27-07-2014

SOLIDARIETA’ DI UN DENTISTA

A Grosseto un dentista e la moglie hanno deciso di dedicare il giovedì ai bambini nella cura dei denti gratis.
Con la crisi economica le famiglie non possono permettersi le cure dentistiche dei bambini e così non soffrono solo gli adulti ma principalmente i bambini.
Queste persone che donano il loro cuore per aiutare chi si trova in difficoltà sono degne di ammirazione.
Purtroppo in Italia “l’aristocrazia” ha tutte le agevolazioni nelle cure sanitarie, mentre il popolo deve tirare la cinghia per mantenere e pagare i privilegi di questi signori, la loro fortuna che non succederà una rivoluzione di quelle che cancellano questi sistemi infami.
In Finlandia le cure per i bambini sono gratis fino a 18 anni, negli altri paesi scandinavi hanno analoghi sistemi.
Nel nostro paese la gente in difficoltà per la crisi economica non causata da loro, deve avere la fortuna di incontrare gente che dedica tempo, risorse e la loro arte in solidarietà, in caso contrario devono soffrire e patire.
28-07-2014

BOLIVIA

La Bolivia mi era simpatica per il suo Presidente, che aveva ripreso in mano il paese e le sue risorse che i suoi predecessori scialacquavano nella corruzione, vendendo quasi gratis il gas agli americani, per questo quando è scappato dalle proteste popolari è salito su un aereo ed è scappato negli Stati Uniti dove è stato accolto da amico.
Avendo i più grandi giacimenti di litio, il minerale che serve per le nuove batterie, non ha permesso che le multinazionali se ne impossessassero ed ha formato delle partnership con la maggioranza del governo o aziende boliviane.
Mi era piaciuto anche per la difesa della foglia di coca e dei cocalero che la coltivano, perché era una cultura indios, quando le mangiò alle Nazioni Unite fu uno spettacolo.
Oggi leggo una notizia a dir poco devastante per il mondo moderno, hanno legiferato e legalizzato il lavoro minorile. Il Parlamento ha stabilito che i bambini a 10 anni possono già lavorare sotto la supervisione dei genitori e a condizione che vadano anche a scuola. Aberrante realismo.
Anche se hanno voluto normalizzare un milione di bambini su dieci milioni di abitanti, perché illegalmente lavoravano nelle miniere, nei campi e in altri campi.
Comprendo la povertà del paese, ma non dovrebbero mai far lavorare i bambini, quello che mi meraviglia è che le associazioni internazionali non hanno dato voce mediatica a questa sciagurata decisione.
Ricordo che quando ero bambino anche in Italia lavoravano tanti bambini, io stesso a 12-13 anni andavo in campagna a raccogliere pomodori e altra verdura, e non si creavano problemi nel farmi caricare le cassette di pomodori che mi rigavano la spalla e quando un pomodoro si schiacciava l’acidità del sugo mi faceva bruciare le spalle per un bel po’. Ma anche in altri campi era lo stesso, meccanico, carrozziere, fabbro, etc…
Credo che la scuola sia troppo lontana dalla vita reale, bisognerebbe creare le scuole come le botteghe del rinascimento, imparare a scuola anche il lavoro, in modo che finita la scuola a 18 anni non rimane solo la cultura ma anche un mestiere nella vita reale.
29-07-2014

BEATRICE

Mi ha scritto l’amica Beatrice raccontandomi un episodio che purtroppo rimane coperto dal potere che ormai ha acquisito il DNA; redigono una relazione semestrale, possono accendere i riflettori su chiunque e dovunque.
Il 18 giugno a Roma si è svolto un convegno “Promoteca”. Il carcere si fa cultura. La dialettica debito/credito nelle relazioni umane.
Erano presenti ed hanno partecipato:
1. Roma Capitale – Ufficio Diritti Fondamentali, Silvia Di Franca;
2. Garante diritti detenuti Regione Lazio, Angiolo Marroni;
3. Responsabile progetto Laboratorio scrittura Rebibbia NC, Luciana Scarcia;
4. Docente criminologia Milano Bicocca, Coordinatore Scientifico Ufficio mediazione Penale Milano, Adolfo Ceretti;
5. Giornalista Rai e Presidente VIC Caritas, Daniela De Robert;
6. Presidente onorario Associazione Antigone e docente Filosofia del Diritto, Stefano Anastasia;
7. Magistrato, Sostituto Procuratore nazionale Antimafia, Anna Canepa;
8. Presidente Commissione Diritti Umani Senato, Luigi Manconi,
9. Direttore CC Rebibbia NC e Regina Coeli, Mauro Mariani;
10. Vicecapo Vicario Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Luigi Pagano;
11. Attore, Salvatore Striano;
12. Ex magistrato, consigliere Cda RAI, Gherardo Colombo.
E tanti altri.
Alla domanda sul 41 bis il PM della DNA Anna Canepa ha risposto che è un male necessario, inoltre ha alimentato tante collaborazioni. La tortura è ritenuta un male necessario, si dovrebbe vergognare, ma ormai si sentono talmente onnipotenti che non temono neanche le critiche, anche perché certi che i media non li attaccano.
Un solo direttore li attaccava, Piero Sansonetti di Calabria Ora, lo inserirono nella relazione semestrale e lo fecero fuori, ora direttore di un nuovo giornale uscito di recente “Il Garantista”, il titolo dice tutto.
Dopo essere stato licenziato da Calabria Ora fece un’intervista sul Giornale di Sicilia e dichiarò che ormai in Italia comandavano i magistrati, prima erano protetti dalla sinistra ed in particolar modo dal PD, ora sono diventati i sovrani del Paese dopo aver fatto fuori Berlusconi e dettano anche l’agenda politica del PD.
Senza dimenticare che Sansonetti è sempre stato di sinistra, ma è uno dei pochi che ha capito il pericolo dello strapotere della magistratura, principalmente dei PM.
Questo PM difende la tortura in un convegno senza crearsi nessun problema morale, questo la dice lunga su come pensano ed agiscono.
Ti lascio immaginare come imbastiscono i processi e come usano i pentiti.
Bene ha fatto Marrone a rispondergli: “il male è male e basta, non esistono mali necessari”.
Forse sarebbe stato meglio dirgli che non si possono difendere i sistemi di tortura, che il 41bis è tortura senza se e senza ma, è necessario usare le parole giuste senza diplomazia, perché anche su questo fanno affidamento.
Ad aprile è venuta in visita a Catanzaro l’On. Bossio del PD accompagnata da Emilio Quintieri, tra le tante cose gli ho detto è che il 41 bis è una tortura senza se e senza ma, poi gli ho scritto anche una lettera per rimarcare questo concetto ed altri.
Marrone l’ho sentito in TV a Rai Tre qualche anno fa e lo disse che era una tortura, dovrebbe ripeterlo anche in questi convegni, perché sono le parole che muovono il mondo.
Siamo diventati il paese più corrotto del mondo, con una giustizia lenta, burocratica e politicizzata, con arretrati milioni di processi, che fanno scappare tutti gli investitori stranieri, eppure nessuno dice che sono stati i magistrati che hanno causato tutto ciò, si ha paura di dirlo, e quando la giustizia viene temuta significa che non c’è giustizia, non c’è libertà e non c’è democrazia, ma esclusivamente potere dispotico di un apparato dello stato.
Fino a quando non si dice apertamente che le leggi emergenziali hanno devastato le istituzioni oltre le emergenze, non diventerà mai un Paese normale.
30-07-2014

E’ USCITO IL PECORARO

Stamane è uscito Rocco dopo 25 anni di carcere, come al solito sempre a fine pena, perché dalla mia sezione escono tutti così.
A Dicembre 2013 aveva chiesto gli arresti domiciliari, non glieli hanno mai discussi.
Due mesi fa aveva chiesto un permesso, non glielo hanno mai discusso.
Come a maggio ad Antonio, mancava un mese e l’area educativa mise parere contrario per un permesso.
Certo si rimbalzano la palla tra l’area tratta mentale e la sorveglianza, non vogliono dare niente a nessuno ed ogni scusa è buona per dire di no.
A Natale 2013 su 700 detenuti, uno solo era in permesso, questo dice tutto.
Rocco ha visto crescere i figli, sposarsi con figli è diventato nonno.
Una persona che esce dopo un quarto di secolo, una generazione, un mondo che non c’è più, con quale animo deve guardare alle istituzioni tra le più corrotte del pianeta, certamente non con benevolenza.
Il sistema penitenziario è una fucina di odio, rabbia e rancore, una fabbrica di recidiva, un girone dantesco che non finisce mai, perché quando si è scontata la pena la prigionia non è finita, iniziano le misure di sicurezza mussoliniana memoria, dove la libertà è solo una parvenza ma, di fatto, si è ancora prigionieri dello stato, che solo chi non vuole vedere non vede e non capisce che la sua repressione è un’arma politica e un business del potere tosco padano, la colonia ha bisogno di repressione per mantenerla tale.
Rocco aveva deciso di comprarsi una decina di pecore e godersi la vecchiaia in santa pace, gli auguro che l’apparato repressivo glielo consenta, e che il futuro gli riservi tutto ciò che desidera.
31-07-2014

ADUNATA GENERALE

A mezzogiorno tutti quelli del padiglione che volevano partecipare in teatro ad un colloquio con la direttrice potevano chiederlo ed andarci.
Ci siamo ritrovati circa un centinaio su circa 300 detenuti del padiglione, eravamo tutti all’oscuro di cosa si trattava.
La direttrice ha iniziato a discutere sul fatto dei tre metri quadrati netti che toccano ad ogni detenuto, si riferiscono solo agli spazi liberi, pertanto non si può conteggiare lo spazio del letto, del tavolo, dello sgabello e degli armadietti, questo discorso è scaturito dal fatto che i reclusi dell’AS-3 stanno facendo tutti reclamo per stare da soli in cella, perché il magistrato di sorveglianza ha emanato più di qualche ordinanza dando ragione ai detenuti, essendo che non ci sono neanche i tre metri a testa, pertanto ha ordinato che entro tot giorni il detenuto del reclamo deve essere allocato a cella singola. Queste carceri degli anni 70-80 sono state costruite a norma europea, pertanto sono tutte celle singole, quelli di oggi, principalmente i nuovi padiglioni, sono tutte illegali perché hanno fatto cameroni a 3-4-5 persone che non rispettano minimamente lo spazio che ogni detenuto ha diritto. Il codice penitenziario europeo stabilisce che un detenuto deve avere 8-9-10 metri quadrati di spazio, per dare l’esempio l’UE ha costruito a Scheveningen (Olanda) il carcere dove vengono alloggiati i detenuti condannati per crimini contro l’umanità dinanzi al Tribunale dell’Aia, celle di 15 metri quadrati secondo il diritto internazionale.
Inoltre stabiliscono le norme penitenziarie che solo in casi eccezionali e con il consenso di tutti e due possono essere messi insieme due detenuti. Invece in modo truffaldino e con l’imposizione mettono due detenuti in celle singole.
I tre metri quadrati sono un altro escamotage; i nostri politici sono molto creativi, la sentenza Sulejmanovic che condannò l’Italia perché il detenuto aveva dovuto vivere in una cella dove il suo spazio non superava i tre metri quadrati, la CEDU stabilì che in una cella con più di un detenuto lo spazio minimo non doveva scendere sotto i tre metri quadrati perché era tortura, come al solito l’Italia la fece diventare misura standard.
I CPT “Comitato per la prevenzione della tortura in Europa” ha stabilito che al di sotto dei sette metri quadrati è tortura. Confermato da una sentenza della CEDU “Corte europea dei Diritti dell’Uomo”.
Il Ministero della Sanità italiana emanò un decreto il 5 luglio 1975, in cui stabiliva che lo spazio per ogni detenuto era convenzionalmente misurato in 9 metri quadrati.
Decisione presa per uniformarsi con il codice penitenziario europeo, questo spiega perché le carceri degli anni 70-80 furono costruite tutte con celle singole.
Purtroppo oggi abbiamo degli gnomi politici che fanno della furbizia la loro virtù primaria e negli ultimi 20 anni hanno devastato non solo l’Italia, ma anche la giustizia ed il sistema penitenziario.
Quella civiltà che negli anni ’80 stava sbocciando nelle carceri con le celle singole, la legge Gozzini e quell’apertura culturale, sono state affossate con la complicità della magistratura, che oggi impera anche al Ministero della Giustizia.
Dal ministero arrivano direttive che violano la legge e costringono le direzioni a violare le norme ed applicare queste violazioni con la forza del potere che l’apparato penitenziario dispone.
La burocrazia non riesce a comprendere che vivere in pochi mq. 20 ore al giorno con un’altra persona è qualcosa che supera la pazienza di Giobbe.
L’UE, le leggi internazionali e quelle nazionali sanciscono che una gallina deve avere 4 mq. di spazio, un maiale 9 metri ed un cane 14 metri, se ciò non viene rispettato i NAS hanno il potere di chiudere l’allevamento o sequestrare gli animali.
I detenuti non hanno queste tutele così dirette e chiare, ma con la burocrazia e l’intimidazione mediante ricatto, li si costringe ad accettare le direttive delle circolari ministeriali a cui vengono date in modo illegale forza di legge.
Con questi metodi si “allevano” persone piene di rancore e odio contro le istituzioni, non si sana l’illegalità figlia di politiche sbagliate o meglio dire infami. Con l’illegalità legale non si guarisce e non si vince l’illegalità, con la legalità si insegna la consapevolezza che l’illegalità è una ferita inferta alla comunità a cui tutti apparteniamo, pertanto è interesse di tutti difendere la società con la legalità. Con il male non si produce il bene, il male porta solo altro male, come la violenza, è con il bene che si produce altro bene.
Mi auguro che quanto prima le istituzioni, insieme alla politica, comprendano che la sola repressione produce vittimizzazione e di conseguenza un circolo vizioso che non ha mai fine.
Devono guardare a paesi come la Norvegia o la Svezia, o prendere ad esempio il carcere di Bollate ed esportarlo in tutta Italia.
Gli spazi di vivibilità sono il punto di partenza, poi viene la regionalizzazione della pena, ognuno deve scontare la sua condanna vicino ai familiari, fare diventare una consuetudine le pene alternative affinché siano l’ordinario e non l’eccezione, perché uccidere la speranza è il più grande dei crimini, consentire ai detenuti di accedere a tutte le tecnologie informatiche, per non ricadere nell’ignoranza del nuovo millennio, oggi chi non ne conosce l’uso rientra nella schiera del nuovo analfabetismo, consentire più facile accesso ai contatti familiari con le telefonate e colloqui via telematica.
Queste sarebbero le basi per un cambiamento culturale proiettato nel futuro, ma purtroppo il sistema è talmente incancrenito che sarà difficile, anche con l’aiuto dell’Europa a portare un po’ di civiltà nelle nostre carceri e nella giustizia.
01-08-2014

TESTIMONE DIRETTA

Ilaria Cucchi, insieme a Guido Magherini (il padre di Riccardo Magherini, ucciso dai carabinieri a Firenze, un caso simile a quello di Ferulli a Milano), dopo aver partecipato alla cerimonia per l’anniversario della morte di Dino Budroni, ucciso durante un inseguimento con la polizia sul Grande raccordo anulare della Capitale.
Percorrendo la via Tiburtina in compagnia del loro legale Fabio Anselmo, quando nei pressi del cimitero del Verano, Magherini ha gridato ad Ilaria di fermarsi facendogli vedere cosa stavano facendo ad un ragazzo, hanno assistito ad una scena che nel loro cuore conoscono bene, avendo perso nelle stesse condizioni un familiare. Tre agenti della polizia penitenziaria prendevano a calci un ragazzo e dopo averlo sbattuto a terra con il volto insanguinato sull’asfalto, lo hanno ammanettato.
Racconta Magherini, uno lo teneva per il collo e gli altri due gli davano dei calci dietro le gambe per fargli piegare le ginocchia e farlo cadere a terra. Il ragazzo era esile, non arrivava a pesare 50 Kg. Non c’era bisogno di usare tutta quella forza. Insieme hanno presentato denuncia alla polizia.
Questi fatti sono quotidiani, una minima parte ha rilevanza mediatica, il resto viene coperto dal corporativismo omertoso degli stessi corpi, ma principalmente dai loro sindacati e spesso dalla gente che vede e tace per paura delle varie polizie e le procure.
Il marcio non sono i singoli agenti di qualsiasi corpo, ma la struttura piramidale che ha la certezza dell’impunità e la trasmettono agli agenti, che gli deriva dalla politica e dalla magistratura.
In questi tempi di crisi la politica ha bisogno di una polizia fascistizzata, in modo che qualunque dissenso possa essere criminalizzato dalla magistratura, dargli risonanza con le menzogne dei media e legittimato dalla politica. La possiamo chiamare una dittatura democratica.
Per questo motivo il potere che impera nel paese cerca di minimizzare questi episodi ed interviene pesantemente per censurarli.
Ci vuole il reato di tortura, solo così si può contenerli, con la paura di andare in galera e perdere il posto di lavoro, gli toglierà la voglia di fare soprusi ed ammazzare la gente.
02-08-2014

“IO NON SAPEVO…”

Nel comune di Marcellinara in Calabria hanno fatto un convegno che il titolo è tutto un programma: “Io non sapevo…”, gli organizzatori scrivono “non sapevo che i piemontesi, nel 1861, fecero come i nazisti a Marzabotto”.
Gli ospiti erano Gennaro De Crescenzo, Michele Bisceglie, Domenico Iannantuoni e Pino Aprile.
L’interrogativo è d’obbligo “furono briganti o patrioti?” Dopo un secolo e mezzo è giunto il tempo di riscrivere la storia menzognera scaturita dalla favoletta risorgimentale.
Dopo Garibaldi arrivò l’esercito piemontese, da quella data il Meridione con i Borboni era lo stato più ricco della penisola, oggi è diventato il più povero d’Europa.
La motivazione è che l’unificazione fu fatta per depredare le ricchezze del Sud da parte dei Savoia, avevano un debito astronomico e lo saldarono con il saccheggio mascherato da una repressione terroristica. Trasformarono il Meridione in una landa desolata, chiusero tutte le fabbriche, l’unica borsa valori della penisola era a Napoli e la chiusero, con carta straccia e con il terrore delle baionette dei bersaglieri e la repressione poliziesca dei carabinieri, rastrellarono tutti i ducati in oro e argento, da Nazione che era il Regno delle Due Sicilie divenne una colonia tipo africana, e da allora non è cambiata l’impostazione. Continua la spoliazione e la repressione.
Mi auguro che tutte queste manifestazioni aumentino sempre di più, affinché non rimangano voci isolate, ma diventi una marea che non potrà più essere arrestata dalla censura del potere toscopadano.
03-08-2014

DA NON CREDERE

Un mio compagno di sezione mi ha raccontato un episodio successo nel carcere di Carinola (CE) quando c’era la sezione AS-1, adesso l’hanno chiusa, come hanno fatto anche con l’AS-3, ora è diventato solo media sicurezza.
A scuola arrivò un professore che, parlando di storia, disse che quella scritta nei libri non è vera, perché il meridione era ricco ed aveva le fabbriche, non gli mancava niente, ed iniziò a raccontare quello che nei libri di storia non è scritto.
Un agente riferì al direttore quello che diceva il professore, fu convocato dal direttore, comandante e la preside della scuola, e gli fecero la ramanzina, lui insisteva che nulla diceva di male, allora fu minacciato e lo terrorizzarono a tal punto che non si avvicinava più ai banchi dei detenuti-studenti e non parlava più di storia.
Il triumviro era composto da meridionali, a dimostrare che aveva ragione Pino Aprile, sono i meridionali i peggiori censori della verità del Sud. Hanno una sorta di Sindrome di Stoccolma, come gli schiavi dell’Antica Roma difendevano i loro padroni fino alla morte.
La realtà supera la fantasia più di quello che pensiamo.
04-08-2014

COLOMBIA

Dacia Maraini scrive un articolo sul Corriere della Sera descrivendo quello che stanno facendo in Colombia, e dice una cosa molto giusta, che bisognerebbe costringere i politici a viaggi di conoscenza affinché imparino e non facciano sempre gli stessi errori.
In Colombia i governi che si sono succeduti hanno puntato tutto sulla repressione per contrastare i narcotrafficanti e i guerriglieri, legittimando la violenza di stato.
Sotto il governo di Uribe (socio di Pablo Escobar, alleato di ferro degli americani e di conseguenza protettore dei loro interessi politici ed economici) la repressione era la strategia politica, risolvere il malessere sociale con il carcere, la tortura e le fucilazioni. Questo stato permanente di conflitto non ha fatto altro che impoverire il paese e consegnarlo in mano alla violenza da parte di tutti.
L’elite del paese aveva puntato sugli squadroni della morte, che ammazzavano la povera gente se protestava; proprio in questi giorni il più famoso capo di questi gruppi è stato arrestato in Liguria, lo accusano di 130 omicidi ed una marea di reati.
Il nuovo presidente ha capito che continuare sulla strada della repressione non avrebbe portato da nessuna parte, se non continuare a distruggere il paese, ed ha puntato sulla pace. Ha preso al volo la mediazione di Cuba per un tavolo di pace con le FARC, il gruppo guerrigliero più longevo dell’America Latina.
Hanno trovato un accordo che fino a questo momento regge, ma sarà più duratura quando le FARC faranno parte del gioco istituzionale. Ma, li si può capire, in cinquant’anni non hanno mai potuto fidarsi.
La pace si mantiene consolidandola con quella sociale, nelle scuole, alimentando la cultura e creando coscienza civile, riducendo le distanze tra poveri e ricchi, rispetto dei diritti civili e giustizia uguale per tutti, ed è quello che stanno facendo in Colombia.
La Maraini racconta che è andata a trovare Padre Carmelo, un sacerdote siciliano che fa missione in un “Barrio” (così si chiamano i quartieri), dove prima anche la polizia non entrava per quanto era pericoloso, oggi grazie alla sua opera e con l’aiuto di un gruppo di volontari, ha pacificato il quartiere aprendo scuole, infermerie, dicendo messa nelle piazze, e man mano che la cultura si diffonde ed i ragazzi capiscono che c’è un’alternativa alla strada, i fenomeni illegali regrediscono.
Ho pensato che la stessa cosa servirebbe in Italia, ma purtroppo i gruppi al potere non vogliono perdere i loro privilegi e l’impunità. Hanno usato ed usano gli stessi mezzi della Colombia, ma più scientifici e moderni, siamo in Europa, non potevano essere rozzi e selvaggi.
Negli anni ottanta hanno preparato il terreno per le stragi del 92-93, negli ultimi vent’anni, con la copertura della lotta alla criminalità hanno macellato il paese come fosse una colonia africana e continuano a fare proclami di repressione invece di costruzione di pace sociale e creazione di coscienza civile. Purtroppo questo paese ha sempre avuto questo potere spietato e crudele, ricordiamoci dei principi rinascimentali, quelli odierni non sono diversi, uccidono ed usano il potere adeguandosi ai tempi.
Per questo motivo temo che da soli non si riuscirà a cambiare niente, solo l’Europa può costringerci a voltare pagina.
05-08-2014

SCARABEO STERCORARIO

Come ho sempre detto non si finisce mai di imparare dalla natura. Ho ripreso in mano la rivista che mi manda l’amico Giuseppe, testimone di Geova; mi ha incuriosito una notizia che mi era rimasta impressa la prima volta che l’avevo letta.
Spesso ci sono cose che ti colpiscono e ti rimangono in mente, ogni tanto salgono a galla e si ripropongono. Sono andato a rileggerle ed approfondirle con l’enciclopedia multimediale.
Gli scarabei sono circa 30.000 specie, pertanto ci sono un’infinità di variazioni, ma questo è particolare perché dà forza alla Blue Economy, quella che ritiene il superamento della green economy. Ogni scarto di essere vivente è materia prima per un’altra specie.
Questo scarabeo si nutre di escrementi e li usa anche per deporci le uova, così appena nascono hanno già da mangiare, pertanto sono utili per loro e l’ambiente.
La cosa impressionante è che hanno studiato come facessero ad orientarsi di notte, hanno scoperto che usano la luce solare e lunare.
In Sudafrica alcuni ricercatori hanno scoperto che durante le notti senza luce lunare si orientano seguendo la luce della Via Lattea, ed è il primo caso nel regno animale che fa uso della Via Lattea.
Il ricercatore Marcos Byrne afferma che gli scarabei stercorari possiedono un vero e proprio sistema di navigazione a vista in grado di funzionare con la più fioca luce stellare, sfruttando un’illimitata capacità di calcolo. Aggiunge che hanno quindi il potenziale per insegnare all’uomo ad elaborare complesse informazioni visive. Ad esempio, imitando il sistema di navigazione degli stercorari si potrebbe programmare un drone per perlustrare gli edifici crollati.
Sono sempre più convinto che, studiando la natura, si troverebbero tutte le risposte ai nostri bisogni.
06-08-2014

VERGOGNA SENZA CONFINE

Dopo 13 anni sono stati sospesi da tre a sei mesi i poliziotti delle varie polizie che torturarono e massacrarono i manifestanti nella scuola Diaz e nella caserma Bolzaneto al G8 di Genova nel 2001.
E’ avvenuto dopo che la maggior parte di loro sono in pensione, una presa in giro, ma tutto è successo perché il Ministero degli Interni ha ritenuto le violenze e le torture “colpose” e pertanto non li ha sospesi, oggi la Corte d’Appello di Genova ha provveduto. Anche su questo punto la Corte Europea ha bacchettato l’Italia, rimproverandola di non aver destituito dalle cariche i poliziotti condannati.
Gli avvocati e Vittorio Agnolotti, portavoce del “Genoa Social Forum” nel 2001 a Genova, hanno detto che è una presa in giro, sia per il tempo e sia per l’esiguità della sanzione, in confronto ai reati che hanno commesso, ma è coerente con l’atteggiamento tenuto dal Ministero dal 2001 fino ad oggi. Il potere che gestisce il paese ha bisogno delle polizie per la repressione, pertanto non solo li proteggono a spada tratta, ma hanno permesso anche che si fascisticizzassero; oggi li vediamo che usano i metodi della polizia di Pinochet come fosse normale, e la politica, sindacati e magistrati non dicono niente, e la società civile deve subire e stare in silenzio. Quando un cittadino subisce torture o, nei casi più gravi, la morte di un congiunto, viene abbandonato dallo stato e combattuto dalle istituzioni, si trovano soli contro l’apparato poliziesco che, invece di proteggerli, facendo il loro dovere, si comportano peggio dei criminali che dicono di combattere.
07-08-2014

LA TRANQUILLITA’ DEL CARCERE…

Dopo un anno e mezzo che era qui, ieri sera hanno chiamato Gennaro e gli hanno dato il regime di tortura del 41 bis. Dopo 9 anni era uscito dal 41 bis dell’Aquila, la famiglia andò a prenderlo, ma mentre stava ritornando a casa, sull’autostrada la DIA lo bloccò e lo riarrestò, perché la DDA gli aveva rifatto il mandato di cattura che il tribunale del riesame gli aveva annullato. Non lo fecero arrivare neanche a casa.
Lo portarono qui e da un anno e mezzo era qui con noi, ci sono rimasto male perché ritengo tortura senza motivazione questo infame regime, inoltre comprendo lo scombussolamento che gli avrà portato.
Ho saputo che le accuse nel decreto riguardano tutti i fatti per cui era in prigione, dopo 10 anni a che serve continuare a vessare e torturare un detenuto? L’unico motivo è di torturare per farlo collaborare, non ci sono altri motivi. Ciò è condannato da tutti i trattati dei diritti umani del pianeta a cui l’Italia ha aderito, ma come sempre non applica. Come il reato di tortura, dal 1988 ancora devono introdurlo nel codice penale. Per il semplice motivo di non urtare l’apparato repressivo.
Questo sistema di torture e vessazioni si va sempre più burocratizzando e normalizzando, quando i cittadini apriranno gli occhi sarà difficile smantellarlo.
08-08-2014

SCOLARI MODELLO

Avevo letto alcuni giorni fa una notizia molto singolare: in India, nello stato del Gujarat, oltre cento bambini la mattina per andare a scuola devono attraversare un fiume infestato di coccodrilli e devono percorrere 5 Km., perché sono 7 anni che aspettano costruiscano un ponte.
Alle sette di mattina 125 alunni che vivono nei 16 villaggi del distretto di Chota Udepur sono costretti a guadare il fiume con l’aiuto di giare di plastica, dove stipano i vestiti asciutti ed i libri, nuotando per 600 metri.
Nel pomeriggio, a fine lezione, devono fare la stessa strada per ritornare a casa. Alcuni genitori, a turno, li accompagnano, la traversata dura 30 minuti, con i monsoni ci vogliono buone capacità natatorie. Raccontano che, a volte, la corrente del fiume trascina a valle qualche bambino, ma per fortuna fino ad oggi sono riusciti a recuperarli tutti. La cosa sorprendente è che questo stato è il più industrializzato dell’India, anche se ci sono zone molto povere, mi sembrava strano e sono andato a controllare nell’enciclopedia, effettivamente è così.
Stamane, mentre guardavo i TG, è uscita la notizia ed in più hanno fatto vedere il servizio come i bambini attraversavano il fiume. I maschietti, quando arrivavano sull’altra sponda, si asciugavano e si vestivano, mentre le femminucce attraversavano il fiume vestite e si asciugavano i vestiti addosso durante il percorso per arrivare a scuola, pertanto si ammalano spesso.
Dopo la risonanza mondiale della notizia, finalmente lo stato ha annunciato che al più presto costruiranno il ponte, speriamo che sia vero e non per tacitare i media che si sono impadroniti della notizia. I nostri alunni dovrebbero prendere esempio da questi bambini indiani, che pur di studiare affrontano rischi e pericoli.
09-08-2014

NO TAV

L’amico Antonio mi ha mandato un piccolo libro dello stesso formato di quello che ha fatto Francesca sulla corrispondenza di Carmelo ed il professor Ferraro.
Si tratta della corrispondenza dei quattro ragazzi arrestati per la No Tav: Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio. Quello che mi ha colpito, ed è degno di ammirazione, è la loro determinazione nel credere in quello che fanno, lottare contro la No Tav ed allo stesso tempo combattere contro i gruppi di potere che tengono in ostaggio il paese e l’hanno ridotto in queste condizioni.
Sembrerà strano, ma leggendo le loro lettere ho compreso la volontà tenace degli abitanti della Val di Susa, dopo 20 anni sono ancora lì, più determinati che mai.
Non solo gli italiani, ma tutti gli europei dovrebbero prenderli ad esempio e combattere tutte le prepotenze che i gruppi di potere degli stati commettono contro le popolazioni.
Queste grandi opere sono ormai i bancomat della politica ed i lucrosi guadagni dell’imprenditoria collusa con al politica, dove ci guadagnano tutti i gruppi di potere del paese: banche, sindacati e chiesa, che avalla sempre. Chi paga tutto ciò? I cittadini con le tasse ed i sacrifici. Tutto ciò non sarebbe possibile senza la complicità delle istituzioni, in primis la magistratura e i servizi segreti.
Ho estrapolato una frase dalla loro prima lettera: “La strada è lunga, ci saranno momenti esaltanti e batoste clamorose, si faranno passi avanti e si tornerà indietro, impareremo dai nostri errori. Per ora guardiamo il nostro carcere negli occhi e non è facile, ma se la Val di Susa paura non ne ha, noi di certo non possiamo essere da meno”.
Credo che questo cemento costruito in tanti anni in Val di Susa sarà un addestramento per le future lotte contro questo stato criminale che ci ritroviamo.
I quattro ragazzi sono ancora detenuti, dopo 50 giorni di isolamento nel carcere di Torino sono stati trasferiti: Chiara a Rebibbia, Niccolò e Mattia ad Alessandria, Claudio a Ferrara. Sono classificati AS-2 perché la Procura di Torino li accusa di terrorismo.
Il procuratore capo della Procura di Torino Giancarlo Caselli è un maestro nel criminalizzare la gente, essendo sempre al servizio del potere. In ogni epoca ci sono sempre stati i Torquemada di turno.
10-08-2014

L’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA

Negli Stati Uniti una Corte ha condannato una multinazionale del tabacco a pagare ad una vedova 23 miliardi di dollari, una cifra astronomica, ma che sarà da esempio per il futuro.
Qualche giorno addietro leggo una notizia di un fatto analogo in Italia, la condanna è di pagare ad una vedova italiana la somma di 776.000 euro, con la rivalutazione e gli interessi arriva a un milione di euro.
In Italia, quando i giudici devono condannare imprese, multinazionali od enti a pagare per i loro misfatti, la giustizia italiana mantiene sempre la cifra bassa. Dimostrano come siano garanti o protettori del sistema, viceversa in America sono capaci di dimostrare la loro indipendenza.
I magistrati italiani parlano di indipendenza quando si tocca il loro potere, i loro interessi e i loro privilegi, per il resto massacrano la povera gente e difendono i gruppi di potere.
Una volta ascoltai un’intervista di un intellettuale che diceva: “quando si parla di sistema mafioso parliamo di persone che con gli strumenti istituzionali abusano del potere di cui sono investiti per i loro interessi ed i loro fini nell’accrescere il loro dominio ed arricchirsi. Riversare quanto detto sul delinquente con la coppola è nascondere la realtà”.
Credo che abbia fotografato la realtà senza sotterfugi. Nel nostro paese il sistema che gestisce il potere è un sistema mafioso, uguale ai principi rinascimentali in quanto a ferocia e crudeltà.
La magistratura difende a spada tratta questo sistema, lo fa per difendere anche se stessa.
Purtroppo questa ragnatela è talmente intrecciata tra tutti i gruppi di potere che difficilmente si possono colpire uno alla volta, ma bisognerebbe abbatterli tutti insieme. Fino ad oggi non c’è stato un leader che abbia solo detto di fare una cosa del genere. Grillo non fa testo perché dice tutto e il contrario di tutto e si sta comportando come i politici della prima repubblica.
Renzi mi suscita delle perplessità, vedremo se ai proclami seguiranno i fatti.
11-08-2014

L’ORO VERDE

L’America negli anni 60-70 ha usato tutto il suo potere per far bandire e rendere vietata la canapa-marijuana in tutto il mondo. Avevo un documentario dei radicali nel computer, in cui spiegava il vero motivo del loro impegno nel farla diventare un reato, l’hanno mostrificata senza ritegno, d’altronde gli yankee diventano spietati quando si toccano i loro interessi.
Dalla canapa si ricava un biocombustibile che poteva fare concorrenza ai derivati del petrolio, questo ha causato lo sradicamento di colture secolari, l’Italia era il secondo produttore mondiale, fu tutto azzerato e se ricordo bene sostituito con il tabacco, che fa più male della canapa.
Oggi questa pianta è rivalutata anche in campo medico perché riesce a calmare i dolori cronici, modera i postumi della chemioterapia, aiuta in tante cure, ma quello che è importante è che è un prodotto naturale e non chimico. Gli americani hanno capito le potenzialità del business, consapevoli che non può più creare problemi alla loro economia del petrolio, viene usata nel campo medico senza problemi, si sono buttati a capofitto nell’affare, faranno di tutto per diventare leader mondiale nel settore. Già due stati americani l’hanno legalizzata e resa un business da 2 miliardi di dollari, la coltivano, la commercializzano, hanno aperto distributori con migliaia di negozi, addirittura ci sono le distribuzioni a domicilio come la pizza, in più si è creato un turismo in questi stati. Altri stati stanno vagliando di accodarsi alla legalizzazione ed a tutta la trafila dalla coltivazione fino alla vendita.
Già ora ci sono 80 società quotate in borsa, la legalizzazione ha rivoluzionato l’economia in vari campi, sono nate aziende per sistemi di irrigazione, illuminazione, fertilizzazione, etc., come tutte le nuove economie galoppa a pieno ritmo e credo che nasceranno molte multinazionali del settore.
La canapa è una pianta che somiglia al maiale, non si butta niente ed ha molteplici usi, dal biocombustibile alla fibra tessile, ai cosmetici, all’uso medico, etc…
Tempo fa ho visto in TV che in Emilia Romagna un laboratorio statale aveva seminato vari ettari di canapa senza il principio della cannabis, pertanto, a parte l’uso medico poteva essere usata in tutti gli altri campi. Nella trasmissione facevano vedere in Svizzera come coltivavano, trasformavano la canapa, gli intervistati erano italiani che si erano trasferiti apposta per intraprendere questa attività.
Come al solito l’Italia dorme e aspetta che il “padrone” americano le dia il permesso per iniziare questo commercio.
12-08-2014

FINALMENTE QUALCOSA VIENE FUORI

Una mia amica mi ha mandato uno scritto che ha trovato su internet, credo che sia molto esaudiente sullo squilibrio tra il Sud ed il Nord.
La Banca d’Italia, nata dalla Banca Nazionale di Carlo Boldrini, un manutengolo di Cavour che aiutò i Savoia a rapinare il Meridione, dovunque arrivavano i bersaglieri e i carabinieri apriva uno sportello della Banca Nazionale. Con leggi emanate per ripulire il Sud di tutti i ducati in oro e argento, fece razzie con il terrore della violenza piemontese, con carta straccia si faceva consegnare i ducati (leggere “L’invenzione del Mezzogiorno”. Una storia finanziaria).
Oggi la Banca d’Italia ha pubblicato una ricerca sullo squilibrio tra nord e sud, ma cosa strana questo studio è stato pubblicato solo in inglese, chissà perché. Il lavoro si chiama “Quaderni di Storia Economica di Bankitalia” N°4, luglio 2010. Credo che avranno paura che la gente inizi a porsi domande e con la rete inizino a trovare le risposte che da troppo tempo sono nascoste.
Gli studiosi che hanno scritto il certosino saggio sono il professor Stefano Fenoaltea, docente di Economia Applicata all’Università Tor Vergata di Roma, insieme al suo collega Carlo Ciccarelli, Dottore di ricerca in Teoria Economica ed Istituzioni nella stessa Università.
I due professori hanno confermato come all’origine dell’attuale sottosviluppo del Sud ci sia una “bugiarda unificazione nazionale”, l’arretratezza industriale del Sud, evidente già all’inizio della prima guerra mondiale, non è un’eredità dell’Italia pre-unitaria. Con i dati economici alla mano rafforza le principali ipotesi revisioniste suggerite dai dati regionali, sono i numeri che parlano esplicitamente.
Nonostante l’opera devastatrice dei piemontesi “liberatori”, con lo smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie, dopo 10 anni, nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del 1,13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1,48%, l’indice di Napoli era ancora 1,44%. Cito solo qualche esempio: le officine metallurgiche di Pietrarsa a Portici (Napoli), oltre 1000 addetti prima dell’unificazione, ridotti a 100 nel 1875, alle proteste degli operai la risposta fu feroce come era nello stile dei Savoia ci furono svariati morti per mano dei carabinieri “nei secoli fedeli”, sic; quelle di Mongiano in provincia di Catanzaro, 950 addetti prima, ridotti a poche decine di guardiani nel 1873, venduta per “ferro vecchio” ad un ex garibaldino. D’esempio ce n’è, sarebbero a decine ma mi fermo qui.
L’indice della Sicilia era allo 0.98%, agli stessi livelli del Veneto che era allo 0,99%. La Puglia era allo 0,78%, con la provincia di Foggia allo 0,82%, molto più di Sondrio allo 0,56%. L’Emilia era allo 0,85%, la Calabria era allo 0,69% con Catanzaro allo 0,78%, molto più di Reggio Emilia e Piacenza che erano allo 0,76% e di Ferrara che era allo 0,74%.
Questo dimostra che, nonostante il saccheggio e lo smantellamento iniziato da Cavour, il Meridione aveva una base industriale costruita in quarant’anni, reggeva nonostante tutto.
Il Nord, nonostante il saccheggio del Sud, che serviva a finanziare la nascente industria nordica, non riusciva a superare l’indice del Meridione, perché non avevano una base industriale, essendo che prima facevano i piazzisti dei prodotti francesi e inglesi.
Ma dopo cinquant’anni, nel 1911 la forbice si allarga molto di più, il Piemonte alza l’indice a 1,30%, mentre quello della Campania era sceso a 0,93%, con Napoli all’1,32%. La Lombardia era salita a 1,67%, la Liguria a 1,62%, mentre la Sicilia era crollata allo 0,65%, la Puglia allo 0,62%, la Calabria allo 0,58%, la Basilicata allo 0,51%. I numeri, se resi pubblici, non possono mentire né ingannare, con questo studio i due studiosi hanno dimostrato che l’arretratezza del Sud non era pre-unitaria, ma bensì un sottosviluppo voluto e scientificamente pianificato da un’unificazione strumentalizzata in modo infame ai danni del Meridione, che purtroppo continua tuttora, perché il feroce impianto coloniale non ha mai smesso la sua opera colonizzatrice.
Siccome la Banca d’Italia non ha fatto stampare la ricerca in italiano, dimostra come sia complice-responsabile del “genocidio” che è stato commesso ai danni del Meridione e delle sue popolazioni.
Ci vorrebbe qualcuno di buona volontà che traduca questo studio in italiano e lo faccia girare in rete. Solo con la verità ci può essere consapevolezza nei meridionali, facendoli finalmente ribellare dalla schiavitù tosco padana.
13-08-2014

LA CIVILTA’ CARCERARIA

Ogni due mesi mi spediscono da Padova il giornalino che stampano nel carcere: Ristretti Orizzonti.
Leggendolo ho trovato un articolo di un ergastolano che prima di venire estradato in Italia è stato cinque anni detenuto in Belgio, nel carcere di Saint Gilles, Bruxelles.
Racconta che, nonostante la reclusione, le relazioni familiari erano concrete, talmente normali che la moglie ed i figli gli dicono che quando era in Belgio non si sentivano soli, oggi si sentono orfani.
In Belgio la detenzione è molto umana riguardo gli affetti familiari, aiutano a tenerlo vivi con agevolazioni che qui ci sogniamo, anche se nell’ordinamento penitenziario ci sono.
Ogni detenuto ha una carta telefonica che dà accesso ai numeri autorizzati, che può telefonare dalle 8,30 fino alle 18,30 tutte le volte che vuole senza limitazioni. Lasciano fare tre ore di colloquio a settimana, più due colloqui affettivi di quattro ore al mese.
Con i figli minori, fino al 18° anno di età, ogni mercoledì si può fare colloquio dalle ore 14,00 alle ore 18,00 senza la presenza degli agenti, ma seguiti da un’educatrice, dove si può giocare, fare i compiti scolastici e parlare dei loro problemi.
Tutti i reclusi hanno un lavoro, con uno stipendio che permette di non gravare sulle spalle della famiglia e mandare qualcosa a casa. L’ergastolano dice che in Belgio ti lasciano fare il padre, il marito, il figlio, in modo che un giorno, quando rientri a casa non sei un estraneo.
Telefonando a casa trova solo la moglie e gli chiede dove sono i figli, la moglie afflitta gli dice che la figlia è in ospedale per un incidente, finiscono i dieci minuti, chiede all’agente di usufruire la telefonata straordinaria (a Padova hanno tutti due telefonate straordinarie, a parte quella settimanale) e gli risponde che non è possibile avendo appena telefonato, a nulla è valso spiegargli quello che è successo, la burocrazia prima di tutto.
Sono decenni che discutono di umanizzare le carceri, a niente sono valse le condanne della CEDU, in modo truffaldino continuano e niente cambia. La disumanizzazione e la tortura sono diventate un business, l’apparato della repressione e i tanti campioni della legalità, con la complicità dei politici e dei media alimentano la sofferenza e la tensione per non perdere i loro privilegi ed i loro interessi.
Anche se in Europa siamo uno dei paesi più sicuri e ultimi nella classifica della commissione dei reati, e storicamente abbiamo il periodo con l’indice più basso dei reati perpetrati, loro continuano con “l’inquisizione”, esclusivamente per nascondere le loro ruberie, corruzione e proteggere le loro rendite parassitarie.
14-08-2014

NON MI MERAVIGLIO PIU’…

Ieri sera nei TG davano la notizia che Conte, l’ex allenatore della Juve, dopo essersi fatto pregare e poste le sue condizioni economiche e di lavoro, ci ha fatto la grazia di accettare, ora vedremo il “messia” cosa farà. Nessun allenatore si è comportato come lui, ha imposto ogni cosa, dallo stipendio alla supervisione di tutte le nazionali. Perfino Mancini, che prende il doppio dello stipendio di Conte, aveva dichiarato che si sarebbe adeguato ai parametri stabiliti dalla federazione, per di più che lui ha esperienza internazionale, cosa che Conte ha dimostrato tutti i limiti nelle coppe Europee.
Credo che Tavecchio, nuovo presidente della Federazione, vecchio mestierante delle poltrone, abbia voluto dare un contentino al “ragazzotto” presidente della Juve che capitanava la frange avversa alla sua elezione. Non fanno altro che parlare di regole e poi ad un posto così prestigioso ci mettono uno che è stato condannato per comportamento illecito, certamente l’esempio che hanno dato è stato pessimo, perché trasmettono che il potere se ne frega e fa prevalere la sua arroganza.
Nel servizio passato al TG mi è rimasta impressa una notizia che hanno dato: Conte è il primo allenatore meridionale nella storia della nazionale. In circa un secolo non c’è stato un allenatore meridionale che meritasse questo posto? Credo che abbia prevalso il razzismo antimeridionale.
Conte è il primo perché ha dato prova di essere un bravo servo a Torino.
15-08-2014

LIBERARE LE SCUOLE

Leggendo “Una città”, una rivista che pubblicano a Forlì a cui collaboro e che mi inviano tramite abbonamento, ho trovato un articolo molto importante sulla scuola, si tratta di un’intervista ad Alessandra Cenerini, presidente dell’A.d.i. (Associazione docenti e dirigenti scolastici italiani), fondata nel 1998 con la finalità di affermare il professionismo della docenza e nella dirigenza scolastica.
In Italia l’insegnamento è una sorta di serbatoio di posti di lavoro, monopolizzato dai sindacati e dalla politica, pertanto il degrado nel corpo docente non deriva dai singoli insegnanti, ma dal sistema creato dal cancro criminale del sindacalismo istituzionale e dalle segreterie dei partiti.
I paesi che hanno puntato sull’istruzione in poco tempo sono diventati eccellenza nel mondo con un ritorno anche economico. Il presidente Cenerini cita due paesi come esempio: la città stato di Singapore, prima della sua indipendenza nel 1965, era una piccola isola tropicale povera e con un analfabetismo dilagante; puntò molto sull’istruzione con grandi investimenti sulla scuola ed in particolare sugli insegnanti, oggi è la quarta potenza finanziaria mondiale. Risulta che i quindicenni di Singapore hanno la media più alta nell’indagine internazionale.
In Finlandia hanno fatto la stessa cosa, ed è internazionalmente riconosciuto che hanno le migliori scuole del mondo, questo ha contribuito a farle acquisire un benessere sociale tra i più alti al mondo.
Sia Singapore che la Finlandia hanno introdotto una forte e severa selezione nell’ingresso degli insegnanti. Vengono selezionati tra i migliori studenti solo il 10% e nella loro carriera tutto viene valutato secondo i meriti acquisiti.
Seppur piccole nazioni, essendo che i loro abitanti non superano i cinque milioni di abitanti, con una seria programmazione di investimenti sono diventate leader nel mondo, questo dimostra che l’istruzione paga sempre, anche in termini economici, ma principalmente crea cittadini consapevoli.
Nel nostro paese gli interessi di vari settori hanno creato una ragnatela che opprime qualsiasi apertura, affinché siano i migliori ad emergere ed allo stesso tempo la qualità degli studenti ne risente. I punti dolenti e le soluzioni li elenca il presidente nell’intervista, ma dubito che la piovra statalista della politica e del sindacato molli una rendita di potere così appetitosa.
Il primo passaggio è quello di decentralizzare l’amministrazione del personale, spezzando la dipendenza del personale dal ministero. Allo Stato deve rimanere solo la definizione di regole generali nazionali. Ridare prestigio sociale a questa professione, anche con un aumento dello stipendio, che attualmente è il più basso d’Europa. Creare una rete scolastica con più poteri ai dirigenti, se un’insegnante non ha le capacità deve poterlo licenziare. Bisognerebbe instaurare la meritocrazia e dare più autonomia agli istituti scolastici.
Se venissero applicati questi criteri che suggerisce il presidente Cenerini, sarebbe una rivoluzione che spazzerebbe tutte quelle migliaia di vincoli burocratici che tengono imbrigliati gli istituti ed i loro dirigenti da ogni innovazione.
Renzi fino ad oggi non ha fatto altro che dire di volere abbattere i privilegi e liberare la pubblica amministrazione dalla burocrazia, speriamo che liberi anche le scuole.
16-08-2014

NIKOLA TESLA

L’amico Gianfrancesco mi ha mandato il film su Nikola Tesla, l’ho visto subito perché sono appassionato del personaggio, credo si possa definirlo il Leonardo Da Vinci dell’era moderna.
A parte la corrente alternativa che usa tutto il mondo, la radio che il Congresso Americano gli ha riconosciuto dopo cinquant’anni, l’invenzione e tante altre invenzioni che lui idealista ha venduto per continuare i suoi esperimenti. Credo che al giorno d’oggi avrebbe portato a termine tutti i suoi progetti, perché nessun governo l’avrebbe lasciato in balia di squali come Thomas Edison e Morgan il petroliere.
Avevo letto la sua biografia scritta da Massimo Teodori, ma nel film ho appreso meglio la sua grande scoperta, quella di produrre energia pulita inesauribile, ma quando lui ingenuamente lo disse al suo finanziatore Morgan questi gli tagliò i fondi.
Morgan aveva finanziato le sue ricerche per trovare un modo come trasmettere la corrente senza fili, quando gli riferirono che gli esperimenti di Tesla erano per dare energia pulita gratis a tutto il mondo, subentrò la morale da business di Morgan e gli tarpò le ali.
Nel film lui dice chiaramente che bruciare per produrre energia avrebbe ridotto il mondo a quello che attualmente è, inquinamento intollerabile. Morgan disse che non si poteva mettere a vendere antenne.
Oggi il mondo avrebbe preso un’altra direzione e non avremmo il grado di inquinamento attuale e tutte le guerre che succedono per il petrolio e derivati.
17-08-2014

STORIA DEL BRIGANTAGGIO DOPO L’UNITA’

Ho finito di leggere il libro “Storia del brigantaggio dopo l’unità”, scritto da Franco Molfese, Edizione Feltrinelli.
E’ palese che sia uno scribacchino unitario, ma per amore della verità devo anche dire che ha scritto cose che un fazioso non avrebbe mai scritto, forse essendo che era vice direttore della biblioteca della Camera dei Deputati, non poteva esporsi troppo, ma allo stesso tempo ha innalzato autentici criminali sull’altare della gioia, facendo passare i loro crimini come dovere. Comunque, anche se fazioso da riflettere, con tutte le sue inesattezze.
Riduce il tutto ad una guerra politica tra democratici, liberali e borghesia agraria, e che la rivolta dei contadini fu istigata dai Borboni e dal clero, semplifica questo aspetto e omette a grandi linee il nazismo stragista dell’occupante piemontese con la complicità dei fuoriusciti del 1848 piemontesizzati nell’esilio torinese, che lui chiama patrioti.
Liborio Romano disse: “gli esuli napoletani del 1848, piemontesizzati ed estranei al loro paese, alimentarono la rappresentazione negativa del Sud, disprezzando i loro fratelli rimasto in Patri, tornati a Napoli credevano non esserci più nulla di buono tranne essi solo”.
Mentre i contadini “cafoni” sono ritenuti da lui briganti senza progetto politico, animati solo da spirito di vendetta e di rivalsa contro i “galantuomini” e l’invasore piemontese.
Non si piegarono allo straniero ed anche senza armi e senza ufficiali corsero sui monti a tenere alto l’onore della patria e la bandiera dei gigli, autentici patrioti che pennivendoli salariati savoiardi consegnarono alla storia come briganti.
I combattenti della seconda guerra mondiale, che andarono in montagna a combattere contro l’invasore tedesco, sono ritenuti eroi e osannati anche oltre i loro meriti, come giusto che sia, viceversa ai patrioti meridionali neanche oggi, dopo 150 anni, viene riconosciuta la loro eroicità.
I popoli meridionali, per intuito infallibile, avevano capito che la posta in gioco non era il loro re Francesco II, ma l’indipendenza della loro terra; non la monarchia borbonica ma l’autonomia amministrativa dello stato, non il destino di una dinastia ma quello proprio e questo sollevò il 99% dei meridionali contro il nemico piemontese.
Il Regno delle Due Sicilie non crollò o implose come vogliono farci credere nella loro favoletta risorgimentale, ma cadde tramite un complotto orchestrato dagli inglesi e dai francesi, sia per interessi di supremazia industriale e sia di monopolio commerciale, come quello dello zolfo in Sicilia che Ferdinando II aveva cacciato gli inglesi che volevano controllarlo, come le protezioni alle industrie contro l’invasione dei prodotti inglesi. Ma principalmente perché il Regno di Sardegna Sabaudo aveva un debito enorme con i banchieri inglesi e francesi, anche con i Rothschild, che convinti dagli inglesi e francesi finanziarono gli altri 50 milioni di lire per la spedizione in Sicilia.
Tutti e tre sapevano quanto era ricco il Regno delle Due Sicilie, il primo in Italia ed il secondo in Europa, solo con il saccheggio del meridione i Savoia avrebbero potuto pagare il debito astronomico che il creativo “truffaldino” Cavour aveva contratto.
La conquista del meridione fu una rapina per pagare i debiti; il braccio destro di Cavour, Pier Carlo Boggi nel 1859 al Senato di Torino disse in aula: “O la guerra o la bancarotta”, si salvarono con il saccheggio del Regno delle Due Sicilie.
D’altronde, Francesco II, mentre saliva sulla nave che l’avrebbe portato a Roma in esilio disse: “Non vi lasceranno che gli occhi per piangere”, chissà se fu profeta o perché conosceva bene la rapacità dei Savoia. Cavour, il primo atto che fece fu di ripulire il Banco delle Due Sicilie, erano depositati 118 sacchi d’oro che ammontavano a 405 milioni di lire, una cifra enorme, per fare un paragone dopo qualche anno stanziarono un milione di lire per appalti pubblici nel meridione.
Il secondo atto fu quello di cancellare tutto l’apparato industriale, che nel giro di pochi anni morì di “asfissia” e con il saccheggio del Sud costruirono da zero l’attuale industria del Nord.
I conquistatori piemontesi, per meglio spremere il Sud, si mossero sia sul fronte militare sia su quello politico, instillando nel resto delle popolazioni italiane, con l’aiuto di Cesare Lombroso, la predisposizione criminale dei meridionali, la differenza razziale, di degenerazioni e d’inferiorità; di tutto ciò ne erano impregnati anche i dibattiti parlamentari.
L’arroganza e la loro presunta superiorità protrassero per decenni la guerra, con la crudele repressione, per spremere bene le popolazioni meridionali. Dopo il saccheggio iniziale iniziarono a piovere tasse di ogni risma, circa 36 orpelli di ogni tipo; non contento Cavour, con il suo manutengolo, più mascalzone di lui, il direttore della Banca Nazionale (futura Banca d’Italia) Carlo Boldrini, dove prendevano posizione carabinieri, bersaglieri e prefetti, impiantava una succursale della Banca Nazionale, con leggi varate da un parlamento al servizio di questi masnadieri, costringevano i meridionali ad usare la carta straccia che emanava la banca, consegnando i ducati in oro ed argento. Rubarono, estorsero, rapinarono, espropriarono nel modo più miserabile dei termini, coprendo il tutto con la repressione e la retorica dell’unità d’Italia. Si dicevano nostri fratelli mentre ci trattavano da servi e ci massacravano.
Il meridione fu considerato dall’inizio un allargamento dei confini del Piemonte, il loro approccio fu colonialista e da tali si comportarono, instaurarono un regime di terrore facendo scorrere il sangue a fiumi, massacrarono un milione di meridionali, mezzo milione furono gli arrestati, 54 paesi rasi al suolo. Ogni soldato o chiunque portasse una divisa aveva potere di vita e di morte sulla gente, potevano fucilare qualcuno solo perché a loro giudizio aveva un po’ di pane in più mentre andava in campagna a lavorare. Fucilarono donne, bambini e anziani, stuprarono e oltraggiarono come facevano le orde mongole, l’arbitrio divenne la norma ed il sangue l’unica legge. La legalizzazione pura e semplice della crudeltà, dove la ferocia calpesta ogni sentimento umano.
“Erano tanti i ribelli che numerose furono anche le fucilazioni che da Torino mi scrissero di moderare queste esecuzioni, riducendole ai soli capi. Ma i miei comandanti di distaccamento che avevano riconosciuta la necessità dei primi provvedimenti, in certe regioni dove non era possibile governare, se non incutendo terrore, vedendosi arrivare l’ordine di fucilare soltanto i capi, telegrafavano con questa formula: ”Arrestati, armi in mano, nel luogo tale, tre, quattro, cinque capi di briganti”. Ed io rispondevo: “Fucilateli”. Poco dopo il Fanti a cui il numero dei capi parve straordinario, mi invitò a sospendere le fucilazioni e a trattenere prigionieri tutti gli arrestati. Le prigioni e le caserme rigurgitavano.
Generale piemontese Della Rocca
In Parlamento lo sapevano, come lo sapevano in quello inglese. Il deputato Ferrari, nella seduta alla Camera del 19 novembre 1862, con violenza accusò: “vengono cacciate nelle carceri e fucilate famiglie intere; il numero delle vittime e dei carcerati è enorme. E’ questa una guerra di barbari! Se il sentimento vostro morale non vi fa inorridire di comunicare, sguazzando nel sangue, io non saprò più comprendervi. E quanto io affermo del Regno di Napoli ditelo pure alla Sicilia. Là pure si cacciano le persone in prigione e si uccidono a fucilate senza nessun formale procedimento. Versare sangue è diventato sistema… Ma non si rimedierà già al male, versando sangue a torrenti. In questo sistema di sangue chi veste un uniforme crede di avere diritto di uccidere chiunque non ne porta”.
Francesco Crispi riferiva alla Camera che a Girgenti (odierna Agrigento), con un atto ufficiale del prefetto, in un solo mese nelle prigioni c’erano 32.000 prigionieri. Crispi chiese al Ministro dell’Interno “ne avete ancora da arrestare?” (nel libro riporta 4.000, questa è una delle inesattezze cui accennavo all’inizio).
I prigionieri delle popolazioni della provincia di Salerno scrissero una lettera al loro Re
Francesco, firmata da oltre 5.000 reclusi.
“Sire, né tempi di lutto e di dolore nazionale è pur dolce rivolgere il pensiero e la parola a colui che nel suo breve regno fu simbolo alla Nostra Patria nativa di gioia, pace e prosperità… Sono tre anni che noi fummo da mani parricide venduti al popolo beato d’Italia, che siamo schiavi sotto l’impero di una feroce forza, che colle sostanze e le vite dei nostri cari perdemmo anche il diritto di lacrimare. Ma, udite sire, il nostro onore è salvo; né codardo è il vostro popolo, come vanno alcuni politici strombazzando. Lo dicono il disprezzo e l’odio, onde ricambiato l’efferata piemontese dominazione; lo dice la resistenza attiva e passiva che ad ogni piè sospinto incontra in tutti gli ordini sociali; lo dicono quelle migliaia di vittime umane che tuttodì cadono sotto il ferro dell’infame usurpatore; lo dicono le carceri riboccanti di migliaia di infelici”.
Salerno, 3 gennaio 1863.
Nel 1861, il deputato inglese Giorgio Bowyer aveva indirizzato una lettera a Lord Palmerstan, racconta dogli quello che succedeva nel meridione. Cita tanti episodi di stragi, ma termina che la distruzione è totale ed il governo inglese dovrà rendere ragione al Parlamento quando si adunerà, sui delitti commessi nell’Italia meridionale sotto la tirannia di Cialdini e Pinelli. 12 agosto 1861.
Lord Lennox, dopo aver visitato alcune carceri e visto l’inferno e le torture di cui erano vittime migliaia di meridionali, fece una relazione al Parlamento inglese. Dopo aver elencato le sue visite e il girone dantesco concluse “Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questo che non a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tale barbare atrocità e protesto contro l’egida della libera Inghilterra così prostituita”.
Impiantarono un sistema burocratico – poliziesco che dura tuttora, s’inventarono il confino, il domicilio coatto, l’arresto per sospetto, l’associazione brigantesca, oggi mafiosa, riempiendo le carceri all’inverosimile. Non contenti dei massacri emanarono la famigerata legge Pica, per dare legittimità legale alle loro infamie e avere più mano libera nel comportarsi peggio dei nazisti.
Massari, deputato di Bari, apparteneva al gruppo di esuli unitari che in una certa misura si erano distaccati dalla realtà del loro paese d’origine.
Mentre era in viaggio nel meridione con la Commissione d’inchiesta sul brigantaggio, Massari confidò a Spaventa: “in quei barbari e selvaggi paesi…”, con la “Relazione Massari” sfociata dal pregiudizio dei piemontesizzati Massari, Spaventa, etc., sfociò l’obbrobrio della legge Pica”.
Con questa legge la sbornia di sangue non ebbe freni e siccome non volevano ostacoli saturarono, collocandoli a riposo il 90% dei magistrati, il restante si adeguò, complici alla crudeltà piemontese.
Fecero venire quasi tutti i prefetti dal settentrione, dandogli poteri illimitati. Ai prefetti venivano attribuiti poteri eccezionali in materia industriale, commerciale, trasporti, chiusura di masserie e forni di campagna, concentramento di animali, disarmo della popolazione, sospensione e sostituzione dei sindaci, ufficiali e militi della guardia nazionale, oltre al confine dei sospetti.
Non riuscendo a domare la ribellione pensarono alla deportazione, parlarono con il Portogallo per avere un’isola dove deportare i meridionali; venuta a conoscenza la stampa europea inorridì e questo bloccò i Savoia, ci riprovarono qualche anno dopo con l’Argentina per avere un pezzo di Patagonia, ma anche loro si rifiutarono, allora ripiegarono sulle isole nostrane: Pianosa, Asinara, Ponza, Santo Stefano, Capraia, Gorgonia, Favignana, etc., ma prima di queste Cayenne avevano già aperto lager nelle Alpi per portarci i soldati meridionali, la più tristemente famosa “l’Auschwitz” piemontese di Fenestrelle (un forte sopra Torino a 2000 metri di altezza) dove si sopravviveva non più di tre mesi, poi venivano buttati in una vasca con la calce (esiste ancora) per far scomparire i corpi, si presume che oltre 26.000 perirono in questo lager, avevano anticipato di ottant’anni i nazisti.
Quando iniziò la deportazione interna, ogni giorno file di centinaia di persone, vecchi, donne incinte ed anche bambini di 10 anni venivano strappati alle loro case e mandate incatenate nelle isole della Toscana e della Sardegna a morire di malattia e di stenti.
Nel 1863 patrioti napoletani, a rischio della vita, affissero questo manifesto nella città di Napoli, nell’occasione della venuta di Vittorio Emanuele II nei suoi nuovi possedimenti, il contenuto dice tutto senza fraintendimenti.
AL RE VITTORIO EMANUELE
OMAGGIO DEI NAPOLETANI
Se, calpestando ogni diritto, divino e umano, volontario ti cacciasti nelle lordure della rivoluzione, ed ora, trascinato dalla sua corrente, sei per la china a subirne la finale catastrofe; se, dopo l’assassinio dè sovrani e dei popoli d’Italia, per cui hai steso la mano sacrilega sulla CASA DI DIO e sui popoli traditi riducendo il nostro sventurato paese a una squallida prigione di miseri, ti lusinghi, colle riviste militari, con i viaggi e le procurate feste, illudere ancora i napoletani ed addormentarli nella dura servitù per puntellare il tuo usurpato e cadente potere… t’inganni!!
Ad onta delle barbare leggi, dei vili satelliti che ti circondano e delle baionette, che supponi ti potessero difendere noi non siamo un popolo di schiavi; noi, fra ceppi ed il patibolo, franco ti parliamo come si conviene ad un uomo che si è messo fuori di ogni legge!
Dopo tre lunghi anni di calamità e di dolorosa esperienza l’illusione è svanita, l’inganno si è dileguato ed il tuo riapparire fra noi equivale a quello d’infausta cometa, apportatrice di nuove sventure, che le piaghe sanguinanti dell’infelice PATRIA NOSTRA rinnova!
Che dunque pretendi da noi? Le nostre sostanze? Le hai tutte rapite! La nostra proverbiale prosperità? Non vi è che lo squallore! La nostra gioventù per lanciarla in guerra fratricida? E’ tutta in armi per le campagne a pugnare contro la tua usurpazione! Le nostre acclamazioni? Le avrai sì da 80.000 prigionieri politici, da 200.000 famiglie che hai ridotto alla mendicità; dal clero tutto incatenato e proscritto; da 10 milioni di uomini insomma cui non hai lasciato che l’ultimo anelito di vita, e questo ti maledice ed impreca quale FLAGELLO DI DIO!
Credi forse di governare sulle nostre intestine discordie? Sappilo che, seppur divisi in tutt’altro, siamo però tutti concordi nell’ODIARTI, che TUTTI hai tradito ed oppresso! Che se a tal riguardo di brutalità e di barbarie sei giunto da non sentire il rimorso delle tue nefandezze, onde hai emulato e vinto tutti i tiranni, tutti i grandi scellerati della storia, non ti lusingare però, che le feste ufficiali, che per te si fanno collo stremo dei sudori e del sangue dei popoli, o imposte dal terrorismo dè tuoi spietati manigoldi, fossero contrassegno di simpatia o pubblica gioia! No, sono un prato fiorito nel quale si nascondono velenosi rettili!… Sono un’amara ironia, un solenne oltraggio, che gli stessi uomini del potere, per sordido profitto, o per covrire enormi frutti, fanno alla tua odiata persona!
Sappilo, l’Europa civile, la diplomazia, il mondo intero han portato il loro severo giudizio sulle opere nefande del tuo infernale governo e sulle nostre giuste querele!… Poc’altro, e col nostro compiuto trionfo l’Italia sarà libera della tua importuna esistenza!! Sappilo, non si conculca impunemente la giustizia, né gli interessi e la pace dei popoli!…
Dileguati dunque presto del nostro sguardo, che questa classica terra, tanto da te straziata brucia sotto i tuoi passi, ti ributta ed abomina! Dileguati, mentre noi anche una volta abbiamo la soddisfazione di ripetere lo storico grido:
VIVA L’AUTONOMIA E L’INDIPENDENZA DELLE
DUE SICILIE!
Napoli, 9 novembre 1863.
L’autore del libro cita più di una volta Luigi Settembrini, farò anche io una citazione dell’intellettuale, dove stravolge quello in cui aveva creduto.
Nel suo libro, “Ricordanze della mia vita” del 1870, ricordò ai suoi studenti, durante una lezione dopo l’unità:”Figli miei, bestemmiate la memoria di Ferdinando II (padre di Francesco II), perché è sua la colpa di tutto questo”, allo stupore degli allievi aggiunse: “Se egli avesse impiccato noi altri, oggi non si sarebbe a questo. Fu clemente e noi facemmo peggio”.
L’infame propaganda piemontese fece diventare l’esercito borbonico una macchietta, quando invece furono traditi dai comandi che si erano venduti agli inglesi e alla massoneria, essendo che la stragrande maggioranza erano aristocratici e massoni, alcuni di questi vigliacchi infami furono fucilati dagli stessi soldati. Preferirono morire tra mille stenti piuttosto che abiurare la propria patria, su 97.000 effettivi solo 1700 si arruolarono nell’esercito piemontese. Politici prezzolati andavano per convincerli, rimanevano meravigliati perché, seppur allo stremo, rispondevano “un solo Dio e un solo re”. Dopo anni furono liberati soldati e ufficiali a patto che emigrassero.
Se nel 1860 ci fossero stati tanti borbonici come l’anno seguente, Garibaldi sarebbe stato linciato anche se aiutato dagli inglesi. Come dimostra la freddezza ricevuta dai meridionali nell’avventura per la conquista di Roma nel 1862, fermata in Aspromonte.
Con la parola unità aveva illuso tanti meridionali, avevano creduto di avere un futuro pieno di prosperità e benessere per tutti, invece andavano incontro all’inferno che mai avrebbero immaginato.
L’illusione unitaria fu una truffa di Garibaldi. Consegnò il paese nelle mani di quel despota sanguinario di Vittorio Emanuele II, che oggi viene ritenuto il “Padre della Patria”, come se i tedeschi avessero nominato Hitler padre della Germania.
Lui sapeva l’orrore che stavano combinando, ma non fece mai niente, suo figlio Ricciotto fu onesto e giusto, tornò nel meridione, ma a combattere dalla parte dei meridionali, come fecero anche tanti soldati piemontesi, che per carità di patria viene taciuto.
Tutti sapevano, anche Cavour. Alcuni storiografi palesano che non sapeva niente delle stragi e dei lager sulle Alpi, invece sapeva tutto. Il Conte Gustavo Ponza di San Martino (piemontese) denunciò a Cavour l’enormità delle fucilazioni sommarie, senza peraltro riuscire a impedirle né farlo intervenire, non poteva perché era uno dei fautori.
La storiografia ha fatto passare i briganti come uomini truci e senza ideali, dediti solo al saccheggio e alle scorribande, invece erano uomini veri, che pur sapendo che non potevano vincere si battevano con onore, morivano con dignità e non tradivano, come hanno riconosciuto i tanti criminali piemontesi, Nino Bixio, il maggiore Pieri, il generale Franzini, il colonnello Mazè de la Roche ed il generale Villarey, ammisero che i briganti affrontavano la morte con coraggio, erano imperturbabili davanti alla fucilazione. I Capibanda morivano sempre con un coraggio ed una sorta di dignità ancora maggiore dei gregari. “Non ci fu mai un caso in cui un brigante catturato avesse preferito denunciare i compagni o coloro che li avevano soccorsi nel tempo del pericolo. Io stesso vidi combattere con molto valore, nella banda Caruso, una donna armata di due revolver nelle mani, ed affrontare, presso Francavilla, la mia cavalleria.” Il generale Pallavicini.
La banda Carbone, composta da 22 uomini, accerchiata il 20 dicembre 1862 da fanteria, cavalleria e guardie nazionali nella masseria Boreano in territorio di Melfi, si rifiutò di arrendersi, avendo gli assalitori appiccato il fuoco all’edificio, i briganti abbatterono i loro cavalli e si uccisero poi tutti.
Hanno avuto tanta paura di divulgare la storia, quella vera che l’hanno occultata e usata tanti scribacchini per crearne un’altra, ma tutto risorge e mi auguro che con internet ci sia questa possibilità di riscrivere la storia, affinché noi meridionali possiamo studiarla; un popolo senza passato non potrà avere futuro.
Voglio concludere con uno scritto di Carmine Crocco, conosciuto come il generale dei briganti:
“Calpestati, come l’erba degli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. La libertà non è cambiare padrone, non è parola vana e astratta sentire il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. E vivere di ciò che si ama. Vento forte impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato e così sempre sarà.
18-08-2014

LO SPECCHIO

Mi hanno applicato due volte il 14 bis OP,isolamento particolare, in entrambe le volte la mattina dovevo chiedere lo specchio.
Nelle celle lo specchio è cementato nel muro con l’aiuto del silicone, diviene impossibile toglierlo dal muro,anche romperlo diviene difficile.
Ma per assurde e cervellotiche decisioni che prendono al Dap, e le direzioni che applicano sempre con il bilancino le parole scritte nel provvedimento del 14 bis, ci includono anche lo specchio.
Il paradosso è che senza il 14 bis lo si ha cementato nel muro, con il 14 bis lo si tiene libero in mano nella cella, con tutta la possibilità di farne quello che temono.
A loro non importa l’uso che ne potresti fare, quello che gli interessa è che devi chiedere lo specchio, come dire che ti concedono di poterti specchiare, non è più un tuo diritto ma una concessione.
La mattina quando vado a prendere lo specchio a Nellino, sta scontando il 14 bis, non posso non pensarci.
Ricordo che l’ultima volta che ho avuto il 14 bis, sono stato tre mesi senza farmi la barba, non chiedevo lo specchio. I due ispettori responsabili della sezione mi chiesero perché non mi facevo la barba e i capelli, gli risposi che l’avrei fatto quando mi avessero messo lo specchio in cella.
Quando videro che non retrocedevo sulla mia posizione , un mese prima che finivo il 14 bis mi vennero a mettere lo specchio.
Non finii il 14 bis perché il tribunale di Bologna accettò il mio ricorso 10 giorni prima della scadenza.
Il carcere ha un solo scopo, quello di annullarti con la repressione e il contenimento, questo comporta di alimentare odio e rancore contro le istituzioni e la società, di conseguenza alimenta la recidiva che in Italia è al 70%, la più alta d’Europa.
19-08-2014

PARMA NON SI SMENTISCE MAI…

Il carcere di Parma non si smentisce mai, l’impronta data dall’ex direttore è continuata con la nuova direttrice e ora sarà ancora peggio con il nuovo direttore che una volta era qui a Catanzaro e mi hanno raccontato le sua gesta…
Carmelo mi ha mandato uno scritto che ha inserito in Ristretti Orizzonti, riguarda una lettera che gli hanno scritto tre amici dal carcere di Parma, che gli hanno fatto sapere che la direzione non gli ha concesso di comprare diversi libri, volevano sapere perché compravano tanti libri a testa. Qualcuno ricorderà che poco tempo fa Marcello Dell’Utri si lamentò che non gli facevano tenere più di tre libri in cella. Questo piccolo libro dal titolo “ L’assassino dei sogni” curato da Francesca De Carolis riguarda la corrispondenza tra Carmelo Musumeci e il professore di filosofia, Giuseppe Ferraro dell’Università Federico II di Napoli, l’intento è fare conoscere il carcere e l’ergastolo. Per permettere la divulgazione il costo è di un euro , come i piccoli libri di mille lire di una volta.
Anche io ne ho comprato 20 copie e sto aspettando che me li portino. Ne ho ricevuti due e ne ho spedito uno al magistrato di Sorveglianza e un altro alla direttrice. Quando mi arriveranno gli altri li farò avere un po’ a tutti , dall’area educativa ai professori e altri.
La censura della cultura è l’orrore più grande che uno Stato può fare .In Italia dal 2009 con la legge n°94 di Angelino Alfano che ha azzerato la cultura nel regime di tortura del 41 bis, di conseguenza a Parma che c’è anche la sezione del 41 bis, e siccome non fanno differenza con gli altri regimi come l’AS-1, si comportano allo stesso modo. Conosco come agiscono a Parma, ci sono stato e ho avuto molti scontri con la direzione.
Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto , ha commentato su internet “ L’assassino dei sogni” : “ Lettura importante per la profondità di Giuseppe che incrocia la dignitosa sofferenza di Musumeci”… 29 luglio 2014 alle ore 16.43.
Sono convinto che su questo punto bisognerebbe fare una battaglia di civiltà con una petizione da mandare in Parlamento e cercare di dare quanta più risonanza mediatica possibile, perché la gente deve sapere quello che succede nelle carceri.
20-08-2014

IL TEMPO PASSA MA NULLA CAMBIA

“Le carceri italiane rappresentano l’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si sia mai avuta. Noi crediamo di aver abolito la tortura e i nostri reclusori sono essi stessi un sistema di tortura, la più raffinata. Noi ci vantiamo di avere cancellato la pena di morte dal codice penale comune e la pena di morte che ammanniscono goccia a goccia le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano dal carnefice. Noi ci gonfiamo le gote a parlare di emenda dei colpevoli e le nostre carceri sono fabbriche di delinquenti o scuole di perfezionamento dei malfattori”. (Filippo Turati, discorso alla Camera dei Deputati del 18 marzo 1904. Citazione tratta dal libro “Viaggio nelle carceri” di Davide La Cara e Antonio Castorina, edito da Eir).
Sembrano parole dette ieri alla Camera, eppure sono passati 110 anni, dall’800 siamo nel terzo millennio, sono passate quasi cinque generazioni, ma nulla è cambiato nell’impostazione data al sistema carcerario dai piemontesi con i Bandi promulgati da Carlo Felice di Savoia il 22 febbraio 1826, anche se vengono sostituiti da un regolamento provvisorio nel 1863, nella sostanza non cambia niente, tutto continua come prima con le torture, un elenco da brivido.
Con i tempi moderni le torture sono più sofisticate, ma nulla è cambiato, oggi addirittura abbiamo un regime che è tortura, il 41 bis, la censura lo tiene celato con le parole.
Questo dimostra che è il sistema che deve essere cambiato, ma con questi politici miserabili che ci ritroviamo, non credo abbiano il coraggio di fare un cambiamento di civiltà.
21-08-2014

L’isola… di Giovanni Zito

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Il nostro Giovanni Zito, detenuto a Padova, ci ha inviato caterve di materiale in questi anni, anche se da un bel po’ di tempo non ricevevamo sue lettere. Grazie alla nostra Grazia ci è giunto recentemente questo suo testo.. in cui c’è tutta la sua sensibilità,.

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Tanto tempo fa c’era un’isola dentro di me.

Era l’isola più bella che l’uomo potesse trovare, ma poi tutto finì di colpo, scomparve l’isola e gli uomini furono trascinati al di là di ogni pensiero, non si seppe mai il motivo di questa scomparsa.

Poi l’uomo decise di raccontare la sua brutta vicenda con le metafore.

Il buon umore prese il sopravvento e gli disse: “Perché scrivi adesso dopo tanto silenzio?” e l’uomo rispose: “Ero troppo giovane, pensavo ad altro”.

Allora la tristezza si fece avanti: “E con questo cosa vuoi dire uomo?”

“Voglio solo dire che ogni cosa trova la giusta collocazione, Tristezza, tutto ha un fine come la mia isola”.

L’orgoglio senza attendere, si fece avanti anche lui con la sua prepotenza: “Dimmi uomo che cosa intendi dire di preciso?”. Ma l’uomo non gli diede retta, perché sapeva che l’orgoglio vuole solo la sconfitta dell’uomo.

Quindi l’amore timido e impaurito disse: “Posso dire la mia su questo argomento, uomo?” “Sì” rispose l’uomo, così l’amore cercò piano piano di farsi strada: “Vedi nella vita ci sono momenti d’illusione come quella che tu credevi fosse la tua isola, ma in verità eri già scomparso molto prima che tutto questo accadesse, se tu ci pensi bene comunque sono cose che hanno un senso diverso, complicato, poi tu prendi la tua decisione”.

Il tempo curiosamente disse la sua: “Vuoi vedere che la colpa è la mia, se l’uomo non sa decidersi sul cosa fare del suo vivere, che diamine, io sono il tempo, non posso mica comandare più di tanto, tutti sono bravi con le parole, ma poi nei fatti nessuno si prende la propria responsabilità”.

Il saper pieno di saggezza rispose: “Io di queste cose non capisco dove sta il bene o il male. Le cose vanno dove soffia più forte il vento. Se poi ci si mette anche la tempesta che infuria, non si arriva ad una soluzione”.

Il trucco sta quando l’uomo deve prendere o fare delle scelte ben precise. Se quest’uomo ha perso la sua vita è perché non ha pensato all’amore. La tristezza è così andata via perché quei giorni non potranno più tornare.

Adesso solo la voce del vecchio tempo gli rimane. “Io sono il sapere e non posso dire altro in merito. Le cose stanno così perché solo il tempo è capace di comprendere quanto sia importante la vita”.

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