Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Dopo che mi hanno strappato mio fratello… di Giuseppe Barreca

Essere privati di un pezzo della propria anima.

La cosa che più fa male della lettera di Giuseppe Barreca – che pubblico oggi – è proprio questo.

Mentre ci abituiamo a scorrere le lettere e i testi quasi velocemente, visto il loro ammontare e i tanti venuti nel tempo, ricordiamo sempre di “distinguere”. Tante cose sono importanti, tante cose sono dolorose, tante cose sono emozionanti.. ma non sempre allo stesso “livello”.

E’ doloroso (ad es.) se subisco un rapporto disciplinare, ma infinitamente più doloroso se “perdo” un fratello. Pensateci. Sono in carcere da anni e anni. Un’esperienza, comunque la si pensi, traumatica e devastante. La mia vita sociale esterna è andata a rotoli, la mia vita familiare compromessa. I miei unici contatti sono solo le persone più care che nei giorni di colloquio vengono a trovarmi. Anche quando i colloqui possono avvenire regolarmente (in molti casi non è così) si tratta comunque di qualche ora strappata di tanto in tanto. E che lascia sempre una fame.. quasi disperata.. al suo concludersi.

In questo contesto ho UNA persona cara con cui vivere la quotidianità. UN FRATELLO. In questo contesto, un affetto già di per sé importantissimo, diventa VITALE. E’ mio fratello cazzo. E’ una persona a cui voglio bene fin da bambino. E’ la mia famiglia.. In questo carcere posso vivere almeno una “parte” di famiglia.

E dopo un bel po’ di anni me lo togli.

Possiamo anche discutere, come farebbero alcuni dell’opportunità che due fratelli detenuti siano ristretti nello stesso carcere. Io non ci vedo nulla di male. Ma, posso anche ammettere che si discuta di questo. Ma, una volta che, in un modo o nell’altro, quei fratelli si sono trovati, per anni, a stare nello stesso carcere e a condividere anche, per certi aspetti, il loro percorso trattamentale è UN DELITTO separarli. Gettando così, proprio dopo anni di riconosciuto impegno e di positivo trattamento, due persone nello scoramento più totale, invece di incentivarle con maggiori momenti affettivi, aperture di socialità e ricadute di fiducia.

Che messaggio invii alla loro  mente, alla loro anima, al loro cuore? Che dopo tanti anni di vero impegno e di crescita umana… il tuo modo di “apprezzarli” è spaccare il cuore ad entrambi, e mandare uno di essi NELLO SQUALLIDO CARCERE DORMITORIO DI  NUORO, che, rispetto a Spoleto, a come un ritornare nel Paleolitico.

Dopo lo smantellamento, avvenuto alcuni mesi fa, della sezione Alta Sicurezza 1 del carcere di Spoleto, i vari detenuti lì presenti sono stati sballottati come tanti pacchi postali per le carceri di mezza Italia. Senza alcune considerazione del trattamento e del percorso pregresso. Alcuni hanno avuto destinazioni fondamentalmente “buone”, come Carmelo Musumeci a Padova, altri destinazioni “tollerabili” o peggio che tollerabili, ma comunque non “pessime”. E altri invece sono stati scodellati presso destinazioni pessime. Come Giovanni Mafrica nel famigerato carcere di Parma e Salvatore Pulvirenti, Domenico Papalia, Santo Barreca (il fratello di Giuseppe, di cui Giuseppe cita una lettera in questo post..) e anche altri credo… in un posto che viene descritto come una sorta di squallido e mortifero dormitorio, un posto dove farsi imbalsamare corpo, mente e cuore. Il carcere di Badu e Carros. A Nuoro.

Se leggete questa lettera di Giuseppe con quegli occhi che portate dentro, quelli che hanno ancora addosso lo sguardo della libertà, sentirete tra le righe un pianto, nel vedere l’amato fratello strappato da lui e buttato nella discarica Badu e Carros.

E poi.. i libri…

Perché rovinare, strappare.. OFFENDERE i libri di Santo Barreca?

Santo usa la parola giusta.. OFFENDERE…

Questa cosa OFFENDE..

OFFENDE non solo quei libri. E non solo Santo. Ma OFFENDE anche me. E, ne sono certo, OFFENDE anche noi.

Vi lascio alla lettera di Giuseppe Barreca.

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Ciao Alfredo, come stai?

Da tempo non mi faccio vivo. In verità sono un po’ confuso per via dell’improvvisa, quanto ingiustificata, deportazione di mio fratello e di tutti i ragazzi della sezione A.S.1 del carcere di Spoleto.

Come sai mio fratello studiava ed era al secondo anno di SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, presso l’ateneo perugino. Per me è stata una vera tragedia. Non riesco proprio a mandarlo giù. Mio fratello qui era tutto e credimi, non riesco a capire quale ne sia stata la ragione.

Non intendo essere patetico, ma mi viene spontaneo pensare a chi giova e serve tutto ciò! E’ come infierire su un toro già trafitto nell’arena che, sanguinante e in agonia, viene trascinato via da impietosi cavalli guidati da impietosi e divertiti uomini, pronto per essere macellato.

Che senso ha deportare una persona a Nuoro lontano da ogni affetto. Da ogni logica di recupero; peraltro già brillantemente avviata presso il carcere di Spoleto. PERCHE’? Mi scrive mio fratello di Nuoro: “… qui a Nuoro manca tutto, ma forse la cosa che si avverte dannatamente nell’aria è la mancanza di speranza. Ancora non ho sentito il cinguettio di uccelli, pur trovandomi  quasi  nelle prossimità di un bosco (… il carcere è costruito a ridosso di una collinetta). Che anche loro abbiano perso la speranza e hanno deciso di andarsene? BHO! Sento e vedo solo neri uccellacci che volteggiano nel cielo come avvoltoi nelle savane africane pronti a picchiare sulle carcassa di una carogna che leoni ormai sazi hanno appena abbandonato. Anche l’aria è strana, pesante. La solitudine trasuda dalle pareti.

Negli occhi dei mie compagni leggi il disagio di chi è ormai rassegnato, stordito da una quotidianità senza senso. Lo sguardo di ognuno è vuoto, cupo, cieco, sordo e rassegnato. Nessuno sorride qui. Non perché non si ha voglia di sorridere, ma perché nessuno ha la forza di farlo. Già! A che serve sorridere!!! 

Sai… ho ricevuto i pacchi che Spoleto mi ha inviato con dentro la mia roba personale. Tutto era in ordine. L’unica cosa che ho trovato in disordine erano  libri, libri che avevo sistemato dedicandogli molta più cura delle altre cose. Ho provato a chiedermi le ragioni de perché solo i libri erano in uno stato pietoso; addirittura in alcuni mancano delle pagine. Mi sono fermato un attimo per cercare di capire quali mani avessero ridotto così i miei libri. PERCHE”!

E allora ho pensato alle parole di un grande della storia. Gramsci. Egli scriveva: “… Il personale carcerario detesta che i detenuti vengano istruiti, perché finché ignoranti essi sono loro schiavi, perché sanno che la conoscenza è la chiave della libertà”. 

Ho annuito e non ho nemmeno chiesto quale fosse la ragione che aveva spinto mani cieche a OFFENDERE i miei libri…

Scusa fratello caro se mi sfogo on te che sei la mia vita, ma sto vivendo come in un film. Un film in bianco e nero dove l’unico colore che riesco a distinguere è il colore giallo paglierino delle chiavi con cui mani impietose aprono il cancello svariate volte al giorno. E’ il rumore che rompe il grigio silenzio di un luogo senza tempo, senza ragione, senza speranze, senza sogni…”.

Non continuo a raccontarti le parole che mi fratello Santo scrive. Proprio perché vanno contro ogni più elementare logica della immaginazione e della razionalità. Leggo le sue lettere ed è come se ripercorressi le storie di alcuni miei racconti. Scriverò un libro per questa vicenda assurda ed ho già trovato il titolo.. “NUORTO”.

(..)

Un messaggio per Nadia.

Ciao Nadia! Come stai? Spero di “incrociare” il tuo sorriso. Ho un tatuaggio virtuale nel cuore; vi è scritto “Never give up!” (Non mollare mai!). Solo così possiamo rendere onore ai nostri ideali e sogni di libertà. Guarisci presto. Un affettuoso abbraccio. Grande NADIA.

Giuseppe Barreca

Spoleto, 20 settembre 2012

 

 

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4 thoughts on “Dopo che mi hanno strappato mio fratello… di Giuseppe Barreca

  1. Alessandra lucini on said:

    per quanto si cerchino parole, a volte davvero non si trovano caro amico. La storia prosegue ma l’uomo rimane fermo nella sua bestialità. Ti abbraccio, non so dirti altro.

  2. Sento una voce dentro di me che dice. L’hai letta bene ? Ora trai le conclusioni, ma la voce della mia anima ribelle cerca di dare una risposta, ma avverto che non ne posso dare , sono talmente laceranti , che non vogliono uscire , perciò le terrò racchiuse…Il dolore interiore , viene sostituito , con l’amore che ti aiuterà a superare anche questo.
    Riflettendoci , sono pochi quei momenti che tutti possiamo dire , di aver avuto una vita facile , e chi lo dice mente a se stesso , che è la cosa peggiore. Ci troviamo di fronte un problema cosi imponente che anche se dovessimo ricominciare un altra vita sarebbe immutata , purtroppo NESSUNO di noi ha una soluzione …
    Con affetto Pina

  3. icittadiniprimaditutto on said:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Quanto si sentirebbe fiero Darwin…gli uomini pare derivino davvero dalle scimmie. Solo per alcuni si è inesorabilmente interrotto il processo evolutivo, chissà se lo aveva previsto…
    Non dovevano sfiorare i libri di tuo fratello, non dovrebbero neanche alzare lo sguardo, quando passano persone come lui. Offendono la loro ignoranza, annegano la loro inettutudine nelle paludi della violenza, non ce l’hanno con nessuno, solo con sè stessi e con la loro incapacità di diventare persone.
    Non mi viene altro da dire, solo rabbia, il resto lo sai…
    Grazia

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