Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di Raffaele Afeltra

Raffaele Afeltra, fino a qualche mese fa detenuto a Catanzaro è stato sempre un amico del Blog, anche se, a differenza di altri detenuti di Catanzaro , pochissime volte ha inviato scritti. Sono due, infatti, i suoi testi che troverete nel Blog.

Adesso ha finito di scontare la sua pena, ma non è ancora tornato in libertà. Dovrà ancora – in relazione a valutazioni di “pericolosità sociale”- passare un altro periodo sottoposto a misura di sicurezza presso la casa di lavoro di Sulmona (AQ), che ha quanto credo di avere capito dovrebbe essere situata nello stesso ambiente architettonico dove è situato il carcere di Sulmona.. Questa misura di sicurezza dovrebbe durare intorno ad un anno, dopodiché dovrebbe ritornare definitivamente libero.

Da Sulmona Raffaele ci ha inviato questa lettera, con accenti molto duri sul carcere di Catanzaro e su quello di Sulmona.

Circa il carcere di Catanzaro, due passaggi colpiscono. Il primo:

“Poi non so se è un caso, ma in quel carcere sono tutti imparentati tra di loro. Dall’ufficio di sorveglianza, passando per quasi tutti i professori, e ancora per tutti quelli che operano nell’area educativa, e ancora nell’area sanitaria, i tecnici, tutti i volontari, la custodia. Una cosa spaventosa. Tutti parenti come una grande famiglia, che basta inimicartene uno e ti solo tutti contro. E certo che tutte le decisioni che dovrebbero prendere nei propri uffici, li prendevano a casa, magari dopo la cena o dopo un buon ‘fiasco di vino’ “.

Il secondo:

“Circa tre anni fa avevo fatto richiesta alla Direzione per una telefonata straordinaria, poiché mia madre era stata colpita da un ictus ed era in coma all’ospedale. Volevo solo avere notizie da casa. Comunque, mi viene rifiutata la telefonata con la motivazione che in quella settimana già avevo usufruito della telefonata che mi spettava, anche se avevo specificato che si trattava di una telefonata straordinaria. Ma la cosa che mi è rimasta impressa nella mente è che dopo qualche giorno  cercai di parlare con l’educatore per avere spiegazioni. Si presentò una signora, disse che era l’assistente sociale, le spiegai la situazione e lei, senza scomporsi mi disse che era giusta la decisione del Direttore, anche perché uno che sta in carcere ha commesso sicuramente  dei reati e quindi deve espiare la pena “soffrendo”, e questa cosa fa parte dell’espiazione della pena.”

Mi piace sperare che questa signora, assistente sociale, svolga oggi una attività adeguata al proprio livello intellettuale e morale, ad esempio, le corse ippiche…

Detto ciò, io credo molto nell’essere onesti. E per onestà va raccontato come, da un annetto a questa parte, dal carcere di Catanzaro  stanno giungendo segnalazioni positive, segnalazioni che indicano un tentativo di cambiamento, che viene attestato anche da alcuni tra i detenuti che ci scrivono (ad esempio Pasquale De Feo, Claudio Conte, Francesco Annunziata).  Si parla di concrete aperture,  come nel caso, alcuni mesi fa, dell’apertura delle celle nel corso della giornata (apertura che poi è rientrata), o, recentemente, con la disponibilità a venire incontro all’esigenza, per molti detenuti, di avere il computer. A tal proposito, nell’ultimo suo diario pubblicato, Pasquale De Feo scriveva:

“Oggi abbiamo avuto una riunione con la Direttrice, il commissario, la capo area tratta mentale Dott.ssa De Luca e il tecnico dei computer, nella saletta socialità della sezione. Bisogna dare merito alla Direttrice che ci ha reso partecipi della discussione dei computer e stampante. Francamente, in tanti anni di carcere, è la seconda volta che un Direttore agisce così. L’altro era il Direttore Mellace nel carcere di Voghera. (…) Ora ci hanno detto che a settembre ci verranno dati i computer e le stampanti. Finalmente siamo arrivati alla fine dell’odissea. (…) ”

Raffaele, come vedrete,  è molto duro anche verso la struttura in cui è da poco giunto, il complesso detentivo di Sulmona, che “gode” da anni di una fama sinistra.

Vi lascio alla lettera si Raffaele Afeltra…

—————————————————————————

Caro Alfredo, cari amici del Blog, come vedete sono Raffaele. E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo, ma i o vi ho sempre seguiti tramite i nostri amici Pasquale, Claudio e tutti a Catanzaro.

Vi ringrazio per avermi tenuto in compagnia per tutto questo tempo. Io, per fortuna, tra non molto potrei tornare a casa. Infatti, ho pagato il mio debito con la giustizia, molto più di quanto avrei dovuto. Purtroppo, in questa bella Italia, la giustizia, quella vera è cosa rara.

Durante i 17 anni e oltre trascorsi  in carcere, ne ho viste di tutti i colori, ma quello che ho visto a Catanzaro è inaccettabile in un mondo civile. Non c’è niente, non esiste il così detto reinserimento del detenuto. E’ tutta una messinscena. Le scuole sono finte, fatte solo per garantire un misero stipendio a quattro “scampanati” di professori raccattati a caso che tutto fanno, oltre che insegnare le materie.

L’area educativa non esiste. Stanno lì a riscaldare le sedie  e aspettare che finisca il mese per lo stipendio. 

Io sono stato cinque anni a Catanzaro. Tra psicologo, assistente sociale ed educatore, li avrò visti sì e no tre volte, e ne sono pure pentito, tanto non servono a niente. 

Poi non so se è un caso, ma in quel carcere sono tutti imparentati tra di loro. Dall’ufficio di sorveglianza, passando per quasi tutti i professori, e ancora per tutti quelli che operano nell’area educativa, e ancora nell’area sanitaria, i tecnici, tutti i volontari, la custodia.

Una cosa spaventosa. Tutti parenti come una grande famiglia, che basta inimicartene uno e ti solo tutti contro. E certo che tutte le decisioni che dovrebbero prendere nei propri uffici, li prendevano a casa, magari dopo la cena o dopo un buon “fiasco di vino”.

Comunque, io me ne sono liberato, ne ho subite di tutti i colori, ne cito una tanto per renderci conto:

Circa tre anni fa avevo fatto richiesta alla Direzione per una telefonata straordinaria, poiché mia madre era stata colpita da un ictus ed era in coma all’ospedale. Volevo solo avere notizie da casa. Comunque, mi viene rifiutata la telefonata con la motivazione che in quella settimana già avevo usufruito della telefonata che mi spettava, anche se avevo specificato che si trattava di una telefonata straordinaria. Ma la cosa che mi è rimasta impressa nella mente è che dopo qualche giorno  cercai di parlare con l’educatore per avere spiegazioni. Si presentò una signora, disse che era l’assistente sociale, le spiegai la situazione e lei, senza scomporsi mi disse che era giusta la decisione del Direttore, anche perché uno che sta in carcere ha commesso sicuramente  dei reati e quindi deve espiare la pena “soffrendo”, e questa cosa fa parte dell’espiazione della pena. Io andai via senza dire una parola, mi domandavo se tutto questo era possibile, se una persona può essere così crudele. Ma la cosa ancora peggiore è che, un po’ di tempo dopo, quella persona l’ho vita in chiesa a pregare. Ma come ci si può presentare davanti a Gesù? Neanche il peggiore criminale, credo, avrebbe tanto coraggio.

E questo è uno solo dei tanti, tanti episodi simili vissuti a Catanzaro. Ho fatto, credo, in 5 anni, oltre 500 tra istanze e domandine per avere una udienza con il Direttore, che non si è mai degnato di chiedere almeno quale fosse il problema.

Comunque, adesso sono a Sulmona, anche se solo da due giorni. Ho riscontrato tutta una infinità di carenze. Questo lo chiamano il carcere maledetto; credo per i tanti suicidi che si sono verificati. Ma io sono certo che dovrebbero chiamarlo “il carcere della strafottenza”, dell’ingiustizia. Qui sono rimasti all’età della pietra. Qui la Costituzione, il codice penale, l’ordinamento penitenziario, pensano che siano cose per alieni.

Pensa che c’è ancora la televisione nel blindato sopra la porta e senza telecomando. Al primo ingresso di un detenuto, fanno ancora le perquisizioni corporali, “senza motivarle”, violando l’intimità della persona nel modo più squallido, una vera tortura psicologica. Cosa da paesi del quarto mondo. Pensa che l’ultima circolare ministeriale per le carceri dice chiaramente che ogni istituto deve provvedere a garantire ai detenuti non meno di 8 ore fuori dalla cella. Qui a Sulmona, noi internati, cioè tutte quelle persone che devono scontare una misura di sicurezza, stiamo chiusi 20 ore. Quando l’ho fatto presente all’ispettore mi ha sorriso in faccia, dicendo che a lui non gli risulta questa circolare.

In sezione le guardie di notte non ci sono. L’altra notte, giorno 13 agosto, si è allagata la sezione. Io mi sono svegliato verso le tre, scendendo dal letto trovavo la stanzetta allagata. Ho cercato di chiamare la guardia del reparto, e ovviamente non c’è stato modo. Così si sono svegliati tutti, cominciando a gridare, e così, quando si sono fatte le 6:30, è venuta la guardia e, come se non fosse successo nulla, abbiamo raccolto l’acqua ed è finita così.

E’ certo che qui muoiono le persone.. le guardie non ci sono di notte!

Io comunque ho cercato di spiegargli che non è regolare, ma è concepibile una cosa del genere? Più ci sono persone con problemi salute, se uno si sente male durante la notte, qui lo fanno morire davvero.

Comunque il brigadieri mi ha risposto che qui a Sulmona funziona così.

Per questo io vorrei che queste cose venissero pubblicate nel Blog, in modo che tutta Italia sappia che c’è chi -come tutti gli amici del Blog- crede che le cose possono cambiare, che non è giusto che persone possano morire in carcere solo perché la guardia se ne va a giocare a carte o allo spaccio e che il Direttore o il Comandante svolga le sue funzioni dal salotto di casa.

Io comunque, in questi giorni, cercherò di inviare istanze al Magistrato di Sorveglianza e al D.A.P. e a tutti gli enti competenti e di informazione.

E’ bene che tutti sappiano quello che succede a Sulmona.

Adesso non mi resta che salutarvi, come saluto tutti. 

Io dovrei stare qui ancora un anno.

Ti saluto.

Raffaele Afeltra

13-08-2012

About these ads

Single Post Navigation

4 thoughts on “Lettera di Raffaele Afeltra

  1. icittadiniprimaditutto on said:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. rossana on said:

    :-( di male in peggio mi viene da dire dopo aver letto la tua lettera, sembra fantascienza per chi non vive queste situazioni ma visto l’andazzo delle carceri e dell’ italia non mi stupisco più di niente.. Riguardo poi la parentela che lega i dipendenti nelle strutture è veramente uno schifo ma tu tieni duro e non mollare visto che manca un anno alla tua libertà. ciao

  3. Alessandra lucini on said:

    E la cosa peggiore è che molti non ci credono…certo che questa assistente sociale ha dimostrato una “Sensibilità” non comune, ma non mi stupisco che tu la veda in chiesa. Ne so qualcosa purtroppo. Ti faccio un augurio di cuore per la tua libertà e mi auguro che tu possa riscattarti per gli anni perduti. Quando un detenuto finisce la sua pena dovrebbe scrivere LE MIE PRIGIONI, e cercare degli editori coraggiosi che distribuiscano il testo in tutta Italia. Un abbraccio Raffaele e ancora auguri per la tua vita.

  4. sii forte Raffaele perchè a Sulmona ne vedrai delle belle , cerca di tenere i nervi ben saldi perchè li metteranno a dura prova , sai la cosa più bella qual’è? Tutti sanno come si vive nel carcere di Sulmona ma a nessuno interessa nulla ! ti auguro di concludere la tua pena e di rimanere per sempre lontano da quelle mura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 223 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: