Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di Domenico Papalia alla preside di una scuola media di Palmi

Il primo testo di Domenico Papalia su questo Blog, lo abbiamo pubblicato il 4 giugno, un pezzo interessantissimi sui vergognosi temi che un detenuto deve sopportare per effettuare visite specialistiche esterne (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/06/04/i-tempi-burocratici-per-le-visite-specialistiche-esterne/).

Da quel momento Domenico è diventato uno dei compagni di viaggio del Blog. Attualmente è detenuto a Spoleto, è in carcere dal 1977, ed ha l’ergastolo.

Oggi pubblico questa sua lettera, che nel 2004, otto anni fa, inviò alla preside della scuola media “De Amicis”di Platì. Una lettera animata dalla volontà di essere utile ai ragazzi di quella città, perché non finiscano in ambienti e situazioni che poi possano portare a una vita come la sua.

La pubblico, perché considero espressione di generosità lettere di queste genere e, appunto per questo, da conoscere.

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Alla Prof.ssa Lidia Laganà

Preside della scuola media 

“De Amicis” di Platì

89039 Platì (RC)

——

Innanzitutto mi presento, sono Domenico Papalia di Platì, “esiliato” dal consorzio civile ormai da 27 anni a seguito di ingiusta condanna all’ergastolo.

Avvertivo da tempo l’esigenza di scriverLe, pregandola di dare lettura della presente ai ragazzi della scuola media, con l’augurio che anch’io nel mio modesto intervento possa fare riflettere i ragazzi per evitare una scelta sbagliata  verso la devianza. Data la situazione di Platì credo che ognuno di noi debba dare il proprio contributo per migliorarla.

Colgo l’occasione anche per esprimerle la mia profonda solidarietà in merito agli atti incivili e vandalici a danno della struttura scolastica da me appresi attraverso la Gazzetta del Sud. Non so quanto possa essere apprezzabile questa mia solidarietà, espressa da una persona che da oltre mezzo secolo è emarginata dalla società civile e di cui si è fatto scempio del diritto nei suoi confronti, ma quando apprendo che uno struttura che infonde sapere, cultura, legalità ed insegnamento viene presa di mira, provo rabbia e tristezza.

Anch’io sono stato ragazzo e avrei voluto qualcuno che mi avesse sollecitato a studiare e oggi essere utile alla società, ma non è stato così. I miei genitori, a causa di una famiglia numerosa avevano bisogno di me in campagna e non potevano mandarmi a scuola. Perciò, raccomando ai ragazzi della Sua scuola il massimo impegno nello studio.

Negli anni 89/90 scrissi al Prefetto di Reggio Calabria e ad altri uomini delle istituzioni, pregandoli di prestare attenzione verso Platì, creando le condizioni di sviluppo, socializzazione e strutture per i ragazzi che potessero essere di ausilio e finalizzate alla non devianza giovanile, ma, essendo io un detenuto, nessuno l’ha presa sul serio, tranne l’onorevole Catanzariti che è sempre attento alle problematiche platiesi.

Quando in un paese come Platì si fa bersaglio un luogo d’insegnamento, con atti vandalici, non si fa altro che dare ulteriore motivo ai detrattori di incentivare la criminalizzazione di una comunità tanto disagiata ed abbandonata dalle Istituzioni centrali, regionali e provinciali.

Dopo quello che ho passato e che sto passando io, vorrei che a nessuno capitasse questa avventura negativa ed ingiusta persecuzione, perciò, cerco di dare consigli di legalità quando incontro un ragazzo giovane, sia esso di Platì o no, parente o no. Provo solo amarezza per il fatto che questi miei buoni propositi non vengano recepiti dalle strutture istituzionali, e siano sempre guardati con sospetto, solo perché sono stato oggetto di propalazione, senza riscontro, da parte di un “pentito” che, per sua convenienza, ha tratto in ingallo lo Stato.

Il 13 novembre 2003 Platì ha subito un’ingiustizia da parte dello Stato. Si è colpito indistintamente una popolazione onesta e laboriosa, alla quale dovrebbero andare le scuse a quelle persone incarcerate e lo Stato non perderebbe certo la faccia. La Civiltà di uno Stato si consolida anche con il riconoscimento dei propri errori.

Io che sono vittima dell’ingiustizia non odio, né i giudici, né le istituzioni. Dio è il giudice Supremo a cui tutti dobbiamo dare conto. Perciò, vorrei che i ragazzi di Platì, che saranno gli uomini di domani, non odiassero le istituzioni e chi il 13 novembre 2003, si è visto portare via nel cuore della notte il padre, la madre, il fratello, la sorella o il nonno, deve sapere perdonare ed impegnarsi nello studio e nel rispetto della legalità perché domani Platì possa risorgere ed essere migliore. 

Voglio dire a questi ragazzi della scuola media di non “marinare” la scuola. Io sono in carcere innocentemente, ma se i miei genitori mi avessero mandato a scuola, avrei potuto studiare e prendere una strada diversa, tale da non trovarmi coinvolto in certi ambienti ed essere accusato  ingiustamente, solo per il fatto di essere considerato facente parte e frequentatore di aree emarginate dal consorzio civile. Mentre non ho potuto seguire gli studi e, come si vede, sono riuscito ad imparare a scrivere in carcere in qualità di autodidatta e quel poco che so (e male) l’ho fatto da solo perché in certi regimi carcerari non è consentito nemmeno frequentare la scuola.

Per cui la mia esperienza mi porta a sollecitare questi ragazzi, che io immagino vivaci ed intelligenti, ad essere educati, rispettosi della legalità, e ad impegnarsi nello studio tanto da formarsi futuri uomini onesti e contribuire affinché nel futuro Platì possa diffondere solo notizie positive.

La prego di scusarmi se mi sono dilungato, ma soprattutto per gli errori di scrittura e il mio esprimermi, ma, come dicevo sopra, non ho potuto studiare.

La ringrazio per l’attenzione e per Suo tramite rivolgo un cordiale saluto a tutti gli insegnanti e un forte abbraccio e tanti auguri per i ragazzi, convinto che faranno buon uso del mio consiglio e si impegneranno nello studio con profitto. Se qualche ragazzo vorrà scrivermi per appagare la sua curiosità, sarò lieto di rispondere alle sue domande.

La saluto cordialmente.

Domenico Papalia

Carinola 07/03/2004

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One thought on “Lettera di Domenico Papalia alla preside di una scuola media di Palmi

  1. Alessandra lucini on said:

    Caro Domenico, dici che non hai potuto studiare, se tu l’avessi fatto a quest’ora saresti sicuramente una persona di grande spessore, sia ben chiaro che per me lo sei ugualmente, e come già ho detto mille volte, tu, come tanti altri se foste fuori da quelle maledette mura, sareste una grande risorsa educativa per i tanti giovani viziati e maleducati che pensano che tutto sia loro dovuto.
    Hai fatto molto bene a scrivere questa lettera e spero davvero che la Preside in questione l’abbia presa in molta considerazione.
    “Per ogni scuola che si costruisce, ci sarà una prigione in meno”
    Non ricordo chi abbia detto questa frase ma calza a pennello col tuo scritto.
    un caro abbraccio Domenico, spero che tu riscriva presto.
    ciao

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