Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

L’ergastolo è da abrogare… di Domenico Papalia

L’otto luglio abbiamo pubblicato il primo intervento di un  nuovo amico del Blog, Domenico Papalia, detenuto a Spoleto (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/07/08/nemmeno-lo-stato-puo-togliere-la-vita-di-domenico-papalia/).

Oggi pubblichiamo un altro suo articolo.. che si ricollega a un filone di testi che ormai è un classico della “letteratura dal carcere”.. ovvero uno scritto sul perché l’ergastolo è da abolire.

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Poche chiacchiere: l’ergastolo è da abrogare

Le forze democratiche più volte si sono interrogate se l’ergastolo è compatibile con i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, e la risposa è sempre stata la stessa, cioè che, sì, è in profondo e radicale contrasto con i principi del nostro ordinamento e, in particolare, con quanto stabilito dall’art. 27 della Costituzione in tema di finalità rieducativa della pena.

Purtroppo le varie proposte di abrogazione non hanno mai superato l’esame dei due rami del Parlamento. Nel 1998 il Senato l’approvò, ma poi si arenò alla Camera, nonostante in precedenza una mozione parlamentare, passata a maggioranza, avesse impegnato  il governo in tal senso. Da allora  è avanzata sempre di più la cultura forcaiola.

Chi pensa che l’ergastolo o la pena di morte possano servire come deterrente sbaglia. Chi va a commettere un crimine lo fa convinto di non essere scoperto, altrimenti si asterrebbe dal farlo, e ciò anche se rischiasse un solo giorno di carcere. Al contrario, può diventare pericoloso perché rischiando l’ergastolo, non si esiterebbe a eliminare eventuali testimoni.

L’ergastolo è una pena terrificante, ancora peggiore della pena capitale. Con l’ergastolo si muore per ogni attimo della giornata ed ogni  istante della notte, oltre ad essere una sofferenza perpetua per i familiari dello stesso ergastolano. Mentre con la pena di morte la sofferenza finisce prima, ma con ciò non ammetto la pena di morte, perché uno Stato che l’attua si mette sullo stesso, anzi con ancora più feroce premeditazione, di un criminale.

Come è stato ricordato nella lettera inviata da molti ergastolani al Presidente della Repubblica, Luigi Settembrini sosteneva:

<<La pena può essere dura, può essere lunga, ma deve avere una fine ed una speranza. Sta scritto che Dio vuole la penitenza; non la distruzione del peccatore>>.

Con il sistema punitivo attuale, l 90% degli ergastolani finirà i suoi giorni in carcere, che equivale alla pena di morte. Tale pena, esemplare quanto infamante, disumana quanto premoderna, fa apparire il nostro Paese quale Stato d’inciviltà giuridica non indifferente, visto che in quasi tutto gli Stati europei l’ergastolo è stato abolito e, dove vige, ha un termine perentorio per i benefici, dopo avere scontato un certo tetto di pena.

Per capire la crudeltà della pena dell’ergastolo, basta considerare come il codice penale francese del 28 settembre 1791, pur prevedendo la pena di morte, avesse abolito l’ergastolo, ritenuto molto più grave della pena capitale, disumano, illegittimo, inaccettabile nella misura in cui rende l’uomo schiavo, realizzando di fatto una ipotesi di servitù coatta legittimata in nome di una pretesa superiore ed inviolabile ragion di Stato. N consegue quindi la necessità giuridica, politica e morale di abolire una pena contraria ai principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale.

E’ vero che l’ergastolo vigeva nella legislazione penale preunitaria (vedasi artt. 3-7 c.p. del Regno delle Due Sicilie; artt. 13-15 del c.p. Toscano; artt. 10-16 codice penale Stati Estensi). Anche nel codice penale ZANARDELLI del 1889 era previsto. Era però meno crudele perché l’art. 55 prevedeva, per gli imputati di età minore, dai 14 ai 18 anni, la sostituzione dell’ergastolo con la pena da 12 a 20 anni di reclusione; mentre l’art. 5, per gli imputati da 18 a 21 anni, la sostituzione dell’ergastolo con la reclusione da 25 a 30 anni. Quindi per gli imputati al di sotto dei 21 anni non veniva applicata la pena perpetua. Questo codice ha avuto la sua validità fino al primo luglio 1931. Vi furono già allora lunghe discussioni  sul mantenimento o meno dell’ergastolo che lo si fece seguire alla pena di morte e con i lavori forzati a vita. Quindi, i legislatori di allora avevano molti dubbi sull’utilità della pena dell’ergastolo. A circa 120 anni di distanza i legislatori di oggi non si pongono questo problema di coscienza.

Solo qualche decennio fa, la Corte Costituzionale (con sentenza n. 168 del 27-28 aprile 1994) ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 17-22-69 quarto comma del codice penale che non ne prevedevano l’esclusione per i minori di anni 18.

Per il resto è stata sempre respinta dalla Consulta l’eccezione d’incostituzionalità, sostenendo a volte, che doveva essere il legislatore a mettere mano a tale modifica penalistica; altre volte invece che la pena perpetua, ormai, con i benefici penitenziari applicabili anche ai condannati all’ergastolo, non esiste più di fatto perché: dopo l’espiazione di 10 anni si può ottenere il permesso premio; dopo 20 anni la semilibertà; dopo 26 anni la liberazione condizionale, più la liberazione anticipata computabile ai fini dei benefici anzidetti.

Questo è vero, ma è anche vero che è ancora più grave, in quanto rimanda la discrezionalità ala magistratura di sorveglianza competente per l’applicazione dei benefici sopra richiamati. Per cui, a seconda della giurisprudenza (al di là del merito), la valutazione spesso varia da tribunale a tribunale, e quindi varia se si possono ottenere o no i benefici prima citati. Per cui, se due condannati all’ergastolo si trovano detenuti in due giurisdizioni diverse con due Tribunali di sorveglianza che applicano due giurisprudenze differenti, uno più garantista e l’altro più restrittivo, accadrà che due ergastolani con identica posizione giuridica ed identica partecipazione all’opera rieducativa, avranno trattamenti diversi, nel senso che uno può accedere ai benefici ed uno no.

Con il regolamento penitenziario del 1931 (art. 201), l’ergastolano dopo avere espiato 20 anni di carcere veniva proposto per la grazia dalla direzione del carcere, con esito quasi sempre positivo, se il condannato aveva mantenuto la buona condotta. Oggi, nonostante siamo al terzo millennio, siamo andati sempre peggio  in tema di funzionalità della pena e di utilità della pena perpetua.

L’ergastolo, inventato come lavoro perpetuo nel codice ecclesiastico, si è man mano andato ad affermare come pena perpetua anche nella legislazione recene, come stiamo provando a nostre spese.

Spoleto, giugno 2012

Domenico Papalia

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6 pensieri su “L’ergastolo è da abrogare… di Domenico Papalia

  1. icittadiniprimaditutto in ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Incivile e disumana, pena incoerente e assurda

  3. Ergastolo =pena di morte …….vergogniamoci italiani xk solo noi lasciamo morire in carcere i nostri fratelli …….tutte le altre nazioni hanno abolito questa pena così crudele ….

  4. francy in ha detto:

    Ho letto bene?Nel codice ecclesiastico??perchè,l’ha detto per caso DIO,di rinchiudere la gente A VITA???

  5. francesco in ha detto:

    vallo a dire ai genitori di figli uccisi a sprangate da un ubriaco o peggio ai genitori dei bambini vittime di violenza…

  6. laura marino in ha detto:

    CARO DOMENICO, L’ERGASTOLO SARA’ PURE CRUDELE MA ANCHE ALCUNI REATI COMMESSI SONO CRUDELI… CHIEDILO AI PARENTI DELLE VITTIME DI MAFIA …..:( :(

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