Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Recensioni- Claudio Conte su “Il giudice meschino”

Per la rubrica dedicata alle recensioni, pubblichiamo oggi la recensione che Claudio Conte -detenuto a Catanzaro- ci ha inviato del libro di Mimmo Gangemi, “Il giudice meschino”.

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Su “Il giudice meschino” di Mimmo Gangemi ed. Einaudi

di Claudio Conte

Un libro profetico. Il finale anticipa un episodio che è avvenuto realmente (dopo la scrittura nel libro), nella stessa procura di Reggio Calabria, dove è rimasto coinvolto un rappresentante delle forze dell’ordine n una vicenda della quale ora si attendono gli esiti giudiziari. Non svelo l’episodio di riferimento perché rovinerei il piacere a chi volesse leggere la storia. 

Mimmo Gangemi, capace scrittore calabrese, impegnato su temi sociali importanti, mi ha onorato della sua attenzione, inviandomi uno dei suoi romanzi.

E’ scritto molto bene. Anche se all’inizio stenta… per poi coinvolgerti come sa farlo un buon libro. Nell’uso di una sintassi che vede spesso il predicato seguire il complemento o la collocazione di una parola nella frase che crea straniamento, si scorgono gli echi di un grande del Novecento… Cèline… che è tutto da dire. La ricercatezza del lessico, l’introduzione di termini gergali dialettali, sottolineano la padronanza e l’attenzione dello scrittore nella costruzione di ogni proposizione. In poche parole, non siamo di fronte a uno che scrive improvvisando.

La storia è ambientata in Calabria, narra l’intreccio tra Ndrangheta, finanza, magistratura e pezzi deviati dello Stato. Con al centro un traffico internazionale di scorie radioattive, con relativi interessi economici, che lascia una scia di morti , troppe. La denuncia ambientale è forte, ma sarebbe riduttivo catalogarlo in tal genere.

Un insegnamento sovrasta tutti gli altri… la verità non è mai quella che appare. I sensi ingannano… come avvertivano già gli antichi filosofi ellenici… ai quali sembra richiamarsi scientemente lo scrittore. La verità… quella scontata a cui siamo abituati a credere per il suo confermarsi quotidiano nei tanti fatti che ammorbano la nostra terra… a volte nasconde verità che non possono essere svelate…

Sullo sfondo le dinamiche, abitudini, gesti, modi di fare e pensare degli abitanti nei piccoli centri dei paesi calabresi, ma soprattutto di ndranghetisti, magistrati e investigatori. Con una descrizione esatta e approfondita, “verista”, di fenomeni e ambienti in cui si muovo personaggi paragdimatici di tali universi, che mi porta a pensare a delle vere e proprie “consulenze di parte” che Mimmo è riuscito ad ottenere.

Alcune sequenze del racconto si svolgono anche in carcere, dov’è racchiuso un patriarca della ndrangheta… che rimane coinvolto suo malgrado nell’intricata vicenda. E non poco mi hanno fatto “sorridere” alcuni comportamenti e descrizioni per la loro coincidenza con la realtà di un tempo… Realtà divenute un ricordo anche in posti come il carcere, dove il tempo sembra trascorrere a rallentatore.

Una storia d’amore, con i caratteri della modernità, si dipana sinuosa e contraddittoria durante tutto il racconto “alleggerendo” in tal modo la gravità dei temi denunciati. Amore che coinvolge un magistrato e un maresciallo dei carabinieri… d’origine romana e di nome Marina… che come il mare travolge il cuore e la mente di Alberto… che pure non è un fesso e ha lo “scotto” di un divorzio alle spalle. “Modernità” che comunque non impedisce una conclusione da favola col lieto fine.

L’amore trionfa insieme alla verità… anche tra morti ammazzati e lo scempio ambientale.

Un lieto fine che rafforza il messaggio di speranza che porta con sé la storia.

Speranza per tutta la Calabria… rappresentata da Alberto, figlio di una terra apparentemente indolente e risucchiata in un abisso… ma che in verità ha energie, intelligenze, una forza vitale che l e permetterà di rinascere, conquistare il posto e il ruolo che le compete… e che meritano i calabresi per la generosità e capacità che hanno dimostrato di avere sempre in tutto il mondo.

Catanzaro-carcere 17 giugno 2012

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3 pensieri su “Recensioni- Claudio Conte su “Il giudice meschino”

  1. mi piace il titolo di questo libro , mi incuriosisce anche a me , certo me lo dovrò comprare , per poter dare anche il mio parere , certo il tema e scottante … quando si perla di cose che ci girano attorno , ndranghetisti, magistrati e investigatori , che portano paura …quando ti ci imbatti …
    E dell’amore emerso , finito in un lieto fine …non so che cosa sia successo , scoprirlo devo , ma mi occorre il libro
    passare il tempo rinchiuso , credo che la lettura , si un salva vita ….continua e trasmetti io ci sarò …..ciao amico Claudio , un bel lavoro il tuo ;) ;) ;)

  2. icittadiniprimaditutto in ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Alessandra lucini in ha detto:

    Sei davvero bravo Claudio, davvero bravo e mi hai fatto venire voglia di cercare subito il libro. dico sempre che non ne compro più di libri …ma poi…….
    un grande abbraccio. Aspetto la prossima recensione.

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