Giovanni Arcuri -detenuto a Rebibbia- è un recentissimo amico del Blog, di cui abbiamo pubblicato la “presentazione” e un primo testo il 24 dicembre (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/12/24/un-nuovo-amico-ci-scrive-giovanni-arcuri-da-rebibbia/).
Giovanni ha 54 anni, è detenuto da 10 anni, è prossimo alla laurea, e ha scritto tre libri, di cui due pubblicati.
Contingenza Annunciata è un testo bellissimo, che ripercorre il suo percorso, dalla gioventù incontenibile e ribelle, che lo porteranno ad un eccesso che pagherà a caro prezzo, in dolorosi anni di carcere, dove anche scoprirà la passione per la scrittura.
Non è una biografia, non racconta passaggi dettagliati, ma esprime il senso di una insofferenza diventata brama, desiderio di oltrepassamnto, e poi vertigine, e poi cadute, e poi risalita, e volontà di riscatto. In poche pagine si imprimono pennellate essenziali. Giovanni fin da piccolo sentiva il cappio di una vita “da buon borghese” programmata in ogni dettaglio. Volle ribellarsi a quel destino, lasciandosi trasportare dalla brama di vita, viaggi, ed esperienze. Volere andare oltre un binario già tracciato è nobile, ma Giovanni incespicò nel commercio di droga, e in una vita “di successo”, ma che lo sradicava da sè. Una vita anche avventurosa, ma troppo compromessa con mondi tossici. Cadendo conobbe dure sofferenze, ma esse non sono nulla rispetto al dolore che più lo ha tormentato e lo tormenta. Quello di avere fatto soffrire le persone care.. genitori, compagna, figlia.
La botta del carcere lo porterà a scavarsi dentro, a lavorare drasticamnte su di sé, a studiare e scrivere per sopravvivere.. in un cammino arduo ma liberatorio di dignità e ricostruzione, sulla corda tesa di una rinnovata tensione morale.
Il testo di Giovanni Arcuri è così bello che, per farlo apprezzare meglio, ho voluto dividerlo in due parti. Questa è la prima.
Buona lettura.
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CONTINGENZA ANNUNCIATA
Rumore di chiavi, un tintinnio incessante che è la caratteristica principale del lavoro svolto dagli agenti di custodia.
Il cancello che sbatte, passi che danno il segnale inconfondibile dell’arrivo dell’assistente, anticamente chiamato secondino.
Rumori che rimbombano nella mia cella satura di pensieri.
Tra pochi giorni si compiranno dieci anni di permanenza in questo luogo. L’11 settembre furono abbattute le torri gemelle dalla furia omicida fondamentalista e dopo nove giorni i miei sbagli risalenti ai primi anni ’90, fecero sì che la mia vita, e di conseguenza quella dei miei cari, piombasse nel baratro. Purtroppo si arriva a metabolizzare gli errori solamente dopo averci sbattuto la testa, dopo che l’inevitabile è ormai accaduto. Ho lasciato senza la mia presenza una figlia di soli sette anni e una compagna fedele e di sani principi. Senza contare il dolore dei miei anziani genitori e dei miei due fratelli completamente estranei a questo tipo di cose.
Condannato per traffico di stupefacenti, nel caso di specie cocaina, alla pena di anni venti, meno tre da scontare per l’indulto, per un totale da espiare di anni diciassette. Così enunciava la sentenza della Corte di Appello di Roma che la Cassazione confermò. Per mio padre, avvocato in pensione, e mia madre medico legale, il colpo fu durissimo. Avevano sperato una vita diversa per il loro primogenito.
Fin da giovanissimo ero molto attratto dai viaggi e dal conoscere altre culture e modi di vita. Ricordo che fin da piccolo quando c’erano dei documentari riguardo paesi lontani li preferivo ai cartoni animati. Volevo sapere cosa succedeva altrove, vedevo la televisione e guardavo le riviste di viaggi in paesi lontani ed esotici.
Questo interesse cominciò a modellare la mia personalità fin da giovanissimo.
Sentivo dentro di me che il bisogno di conoscere altre situazione ed altri paesi stava maturando sempre di più. Il mio non era un atteggiamento derivante dalla voglia di dimostrare a tutti i costi d’essere diverso dagli altri o di rigetto verso una vita normale; era la ricerca di qualcosa che non esisteva nel mondo che mi circondava.
Le situazioni che interessavano i ragazzi della mia età non lo erano per me nella stessa misura. La cosiddetta pappa pronta che molti invidiavano, era per me sinonimo di costrizione, d’universo chiuso. Lo studio avviato da mio padre che mi aspettava dopo la laurea, le amicizie del jet set con le loro manie e le loro ipocrisie e tutto quello che faceva da contorno non facevano per me. Forse proprio da lì è cominciato il tutto, la voglia di costruire qualcosa solo ed esclusivamente per conto mio e conoscere il mondo e la vita lontano da tutto.
Compresi poco a poco che avevo bisogno di altri spazi e altri modi per realizzare il mio io affamato di vita. Viaggiai molto e mi trasferii a soli ventidue anni negli Stati Uniti dove vissi per alcuni anni lavorando nel campo dei preziosi. Alla fine degli anni ottanta accolsi la proposta di un mio cliente venezuelano che mi propose di entrare in società di un casinò nell’isola di Maragarita. Mi trasferii quindi nei Caraibi, dove rimasi fino a pochi mesi prima del mio arresto.
Purtroppo quando si è in giro per il mondo ci sono situazione che si prestano a farci conoscere molte persone, più o meno oneste.
Capita ad un certo punto che si ha necessità di sopravvivere non volendo chiedere aiuto ai propri famigliari che si è lasciati sbattendo la porta. Un po’ per orgoglio, un po’ per dimostrare di essere in condizione di sopravvivere senza aiuti, alla fine si fanno delle scelte sbagliate, si utilizzano determinate relazioni per trarne profitti.
Questo atteggiamento “indisciplinato” -dico così perché solo ora mi rendo conto quanto i miei comportamenti fossero sciagurati- mi ha portato a commettere reati senza che mi rendessi conto inizialmente della loro esatta gravità. Vivevo in un mondo dove non esistevano valori veri ma solo il denaro e il successo. Era una vita sulla cresta dell’onda ed il mondo sottostante dei comuni mortali lo vedevano lontano anni luce dalla nostra dimensione.
Il dolore che provo oggi non è assolutamente di circostanza, ma è il derivato di un profondo esame di coscienza. Iniziai quasi per gioco, ma ora sto pagando a caro prezzo queste scelte sconsiderate.
Il danno causato alla società per avere favorito la vendita dello stupefacente denominato cocaina è oggi per me ragione di profonda amarezza. I giovani d’oggi purtroppo non si rendono conto del male che fanno assumendo questo tipo di sostanza che distrugge i neuroni e crea drammi inimmaginabili. Quando mi dedicavo a fare da intermediario per questo genere di transazioni non me ne rendevo conto e me ne rammarico, ma orma è inutile piangere sul latte versato.
Se la felicità esiste è forse nel raggiungimento di un equilibrio.
Una volta compresi e metabolizzati gli errori commessi bisognerebbe fare tesoro di questa consapevolezza e trovare piacere dalle cose della vita, avere coraggio, anche nei momenti difficili, sapendosi adattare alle circostanze. Ricostruire la propria vita su questi presupposti.
Questo è l’atteggiamento da tenere. Per questo oggi devo andare avanti per la mia strada facendo tesoro delle esperienze vissute, essendo sempre aperto a migliorarmi, con umiltà. Ogni sera bisognerebbe fare un esame di coscienza. Potere capire se si è fatto bene o si è fatto male. In fondo siamo i migliori giudici di noi stessi.
E’ questo quello che conta veramente, non il denaro che si ha o non si ha in banca.
Oggi tutto questo mi è chiaro, ma il prezzo da pagare è stato altissimo.
Il tempo è un lusso, come l’amore. E’ difficile comprenderlo. Si ha sempre così meno tempo per stare con le persone che c’interessano, con le persone che amiamo. Sono dovuto scendere nell’abisso carcerario per comprendere tutto questo. Chi l’avrebbe detto? Coltivare amicizie, dedicarsi a ciò che ci piace, sentire una buona musica, un viaggio… Questi dovrebbero essere i parametri del buon vivere. Come moltissimi miei simili ero preso invece da questo stressante e snervante sistema consumistico che tende ad allontanarci gli uni dagli altri, a farci indossare maschere che non ci appartengono, polverizzando i rapporti veri nella corsa al benessere a tutti i costi. Ho incontrato persone d’ambienti tra i più disparati: tra i miliardari e gli abitanti di rancho o favelas, tra il brillante ma effimero mondo del jet set internazionale e quello dei contrabbandieri che atterravano di nascosto nella giungla su piste occasionali. Ho camminato fianco a fianco con individui degni dei migliori romanzi di Ken Follet o di Ludlum, sopportando le loro menzogne e i loro giochi di potere.
Ho letto negli occhi di molti bambini latino-americani e mediorientali, l’impossibilità di avere un’esistenza normale come tanti loro coetanei in altre parti del mondo.
Senza futuro, fra tragedie, ignoranza, guerre e morte…
Sono stato coinvolto, non lo nego, da ambizioni di denaro e di potere, quando ero così giovane da non comprendere cosa realmente era giusto o cosa non lo era, abbagliato dalle luci del successo. Ho conosciuto la virtù e la depravazione, ho camminato con santi e dannati, ma o potuto analizzare l’essere umano in tutte le sue forme e nelle situazioni più incredibili. Nel cammino della ricerca ho fatto delle scelte. Un essere umano nella vita dovrebbe fare quello che più corrisponde ai suoi bisogni, al suo stare bene con se stesso; parlo di ambiente di lavoro, luogo o paese di dimora, rapporti umani, ecc. Io ho scelto un cammino sbagliato.
Per non accettare a capo chino situazioni di vita piatta, da giovanissimo intrapresi una strada fatta di avventura, di rischio che purtroppo ha portato, dopo molti anni, delle conseguenze gravissime. C’è il dolore causato alle persone care per questa detenzione in cui indirettamente sono state risucchiate da un meccanismo a loro estraneo e lontano anni luce dal loro modo di vivere. Le mie scelte non dovevano coinvolgere indirettamente nessun altro. Provo un dolore immenso per tutto ciò che il mio arresto ha comportato. Non se lo meritavano, e non avevano nulla a che vedere con tutto ciò. Parlo dei miei genitori, di mia figlia, della mia compagna. Provo dolore anche per le persone a cui ho fatto del male indirettamente con le mie azioni scellerate.
Alla fine del 2001, venendo in Italia, venni arrestato per più ordinanze di custodia cautelare, per violazione della legge sugli stupefacenti. Tutti i fatti risalivano ai primi anni ’90.
Entrai così in un mondo parallelo che solo chi lo ha vissuto può comprendere appieno. Sono passato violentemente da una dimensione di grandi spazi, di quello che è stato il mio mondo per un quarto di secolo, a quelli ridotti alla minima potenza della cella di un penitenziario.
(FINE PRIMA PARTE)

buongiorno Giovanni
il racconto di te così ben descritto trasuda di consapevolezza maturata attraverso le esperienze di ieri.. consapevolezza che elabora ogni giorno gli errori fatti e fa di te l’uomo che sei oggi, l’uomo che ha capito e ci fa capire .. grazie per aver condiviso la tua storia
aspetto la seconda parte.. ciao
Caro Giovani , vedo , che la vita oggi ti è più chiara , questo , è importante ,le cose passate ,
un abbracci da un granello amico …
ormai fanno parte di un tempo che è stato , certo che le tentazioni , sono tantissimi , e dove tutti
siamo a rischio , però capita ,appunto che chi riesce , a farla franca , mentre altri si fanno beccare .
Quando si è giovani , si spalancano le porte e ci si affaccia alla vita alla sua dimensione , e al
raggiungimento , di qual cosa , che sarà domani a capire , che e solo un accumulo di illusione .
Ci sentiamo colpevoli , di noi stessi e questo è un grande passo , per la pace interiore dimostrandoti
umile , e addolcito , anche se le tue condizioni oggi non sono favorevoli , il luogo , e tutto quello
che ti gira attorno che potrebbe esserti di ostacolo , ti sei elevato .
Quando si è giovani , e immaturi , ci si può avventurare , in tante conquiste , per raggiungerle avvolte
si deve passare il deserto , e quello non piace a nessuno , metteti in piedi e osservarla ,gli occhi
scrutatori , ti faranno vedere già le insidie che ci sono , in un mondo che non conosci , ed è cosi
che tutti ci caschiamo …………pretendiamo di sapere , e poi giungiamo alla conclusione , che si sta
attraversando , un campo minato , che noi solo in prima persona , dobbiamo scegliere , attraversare
rischiando , o rinunciare …Gli occhi brillano , e attraversiamo , senza pensare più hai rischi , tanto
più lo scenario ,e invitante , più vuoi conquistarlo , ma si sa che per farlo devi anche patire , la sete ,
la fame , la disperazione , i tormenti interiori degli in successi , non realizzate , del dolore provocato
a persone care , e a se stesso …e tante altri che ti appaiono a mente serena …ma che solo oggi sei
in grado di vederle , e di parlarne , chiamato sfogo , e dirle ai quattro venti , ti liberi , e sei commosso .
Ormai la cosa è fatta , piangere , non serve , devi farti forza , e proseguire , in quel deserto , che ti è
davanti , ma avanza , lentamente , con sudore , per trovare , quei punti non minati , favorendo
quelle gioie , che riesci a trovare ,anche piccoli , non ha importanza , loro ti porteranno fuori …
Noi siamo quei piccoli granelli ,che vedrai , milioni e milioni di storie , pronte ad uno scambio , col cuore
che ti aiuteranno free …consolandoti , tutte le volte , che vorrai …coraggio, tutto passa in fretta …
e senza accorgetene , ti liberi , di tutte le cose vecchie , pensando ad oggi quello che puoi realizzare
con le tue esperienze , e farle meglio
Che dire Giovanni,
la tua sincerità è così profonda e il tuo ravvedimento anche, la tua pena è immensa e il tuo dolore pure.
Però mi raccomando, accetta i tuoi errori ma lasciateli alle spalle, vale di più un uomo che ha capito di uno che ha sempre vissuto senza dubbi. A volte penso che l’onestà per molti dipenda dalla mancanza di occasioni.
Quando le occasioni ci sono non è facile rifiutarle.
Abbi fede in te stesso e non perdere la tua autostima, semplicemente pensa che quando tornerai nel mondo, alla società non dovrai più nulla perchè i tuoi errori li hai strapagati. Non è possibile cancellare il passato, ma costruire un futuro è possibile quando si hanno i tuoi sentimenti.
Spero di rileggerti presto e ti abbraccio
Cara ”Gazzaladra” solo oggi ho potuto leggere i tuoi commenti ai miei scritti. Sono molto contento che ti abbiano colpito e interessato. Sono in permesso premio per pochi giorni e tornerò presto sul blog per inviarvi nuove considerazioni nel frattempo mi godo 3 giorni con la mia famiglia e la conquista del premio dell’orso d’oro al festival di Berlino per il film ” Cesare deve morire-” di cui sono il protagonista (cesare).mi raccomando dal 2 marzo sarà in tutte le sale cinematografiche. ti piacerà non mancare! Un saluto
Giovanni