Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

L’UOMO DELL’EST- la rubrica di Gerti Gjenerali

Ritorniamo ad incontrare Gerti Gjenerali (di origini albanesi.. detenuto a Spoleto) e la sua rubrica, L’UOMO DELL’EST. Pubblico oggi la terza parte di un “materiale” che ho cominciato a pubblicare negli ultimi due appuntamenti della rubrica di Gerti  (vai ai link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/03/luomo-dellest-la-rubrica-di-gerti-gjenerali-7/ e http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/13/luomo-dellest-la-rubrica-di-gerti-gjenerali-8/). Si tratta di rispsote, scritte da Gerti, nell’ambito del questionario che Giovanni Spada, anch’esso detenuto a Spoleto, ha sottoposto a vari detenuti, con almento 12 anni di “esperienza” di detenzione continuativa, al fine di raccogliere materiale per la preparazione della sua tesi di laurea dal   “La camera oscura come laboratorio di cambiamento. Un’indagine sulle opportunità e le risorse di un regime carcerario”.

Di Gerti ho già diverse volte parlato in questi appuntamenti. Gerti è “vivo”. Di quelli cioè che non si arrendono a vegetare, alzandosi la mattina con lo scopo di tirare avanti per un’altra giornata. Gerti è di quelli che voglio restare vivi, che vogliio restare in pieti. Gerti non è un santo. Non vuole essere. Ai solti strabici o daltonici.. ricordiamo che il gioco dei finti opposti con noi non funziona. Qui non si angelica nessuno. Sulle Urla dal Silenzio non è in voga alcun perdonismo, nessun garantismo peloso o a senso unico. Qui non si passa una lastra di calce bianca sulle storie passate, nè si costruiscono figure da presepe. Noi non siamo per l’impunito l’oblio, ma neppure per linciaggi, forche, vendette e pregiudizi. Quelle ve le lasciamo, ve le lasciamo volentieri. Qui crediamo in una parola molto semplice.. GIUSTIZIA.. GIUSTIZIA VERA.. che è inscindibile dal rispetto della dignità del detenuto, dalla presenza di percorsi riabilitativi veri, dalla scommessa sulla crescita e l’espansione mentale, emozionale… da piccole cosette come la speranza e il rinnovamento delle vecchie storie.. nella prospettiva di una RICONCILIAZIONE tra condannato e vittima.. detenuto e società.

Gerti è onesto. Ammette senza giri di parole ciò che è stato. A un certo puntos scrive..

“Alcuni di noi, me compreso, stanno dove devono stare!”

Già ammettere questo vuol dire tanto…

Gerti ha fatto onore al suo tempo. Non si è messo a vegetare e a grattarsi. Ma ha studiato e letto come un ossesso. Raramente “qui fuori” ho visto qualcuno che si è dedicato con tanta passione allo studio e alla lettura. Adesso un milione di storie abitano in lui. Potrebbe narrarle in giro. Andare in scuole, istitui, luoghi “traballanti”. Non come divo.. ma come qualcuno che può aiutare gli altri.

Gerti scrive in un altro passaggio..

“La speranza qui dentro è una cosa molto pericolosa. Lo puoi pensare da solo nella tua cella. Guai se la alimenti.. sei un uomo morto. E se muori dentro, tutto finisce. Diventi un’ombra. “

Il carcere diventa quasi sempre una sorta di campo di sterilizzazione mentale. Anni e anni che passano come un rullo compressore fino a trasformarti in un’Ombra.  Resistere diventa importante. Studia, scrivi, sogna, disegni, dipingi, recita, crea.. scrivi lettere interminabili.. medita, prega, viaggia con la mente.

Lo scopo è restare vivi. Ovunque voi siate.. bambini in istituti.. ospedali.. detenuti.. Chiunque voi siate.. restare VIVI.

Portatevi nel cuore la speranza. Un giorno uscirete e potrete dare qualcosa di buono a tutti gli altri. E riuscirete a farlo non grazie a quello che il carcere è stato.. Ma NONOSTANTE quello che il carcere è stato.

Vi lascio a queste altre risposte di Gerti. Come vedete.. le domande del questionario sono sempre le stesse… ma cambiano i contesti di riferimento. Quindi le risposte sono un costante arricchimento.

——————————–

SECONDA FASE- si tratta di rispondere alle stesse domane facendo riferimento alla seconda fase dell’esperienza di reclusione e ai cambiamenti.

1)- Sfera degli affetti e dei sentimenti (le persone che amavi di più e che ti amavano di più, ciò che provavi nei loro confronti, i motivi…)

Nella seconda fase della mia carcerazione il cammino divenne più arduo. All’improvviso, dopo una piccola battaglia in Cassazione, arriva come una bomba la notizia del mio definitivo. Non potevo più fare niente per me stesso. Per la legge io ero colpevole, dunque cattivo. Dopo il primo stordimento mi sono detto: <<va bene, ne prendo atto, che faccio ora?>>. Chiamo casa e dò loro la brutta notizia; i miei vecchi non capivano che cosa mi era successo. Dico ai miei famiglieri: <<non torno più a casa, mai più!>>.

Il mio vecchio mi risponde: <<Figlio mio non ti preoccupare che il Santo Padre (Giovanni Paolo II) vuole bene ai detenuti, e darà una piccola amnistia>>. Queste parole furono come una coltellata al cuore; loro non potevano capire in che mani ero finito. Fu un bruttissimo periodo, anche perchè mi avevano arrestato l’unico fratello che avevo. Era venuto in missione in Albania per aiutarmi. Fu condannato anche lui. Due figli, tutti e due in carcere in Italia. A casa mia erano in lutto, una vera tragedia.

Per non impazzire mi buttai sui miei adorabili libri. Cominciai a leggere i classici e la mitologia. Studiavo per me stesso, per ingannare il tempo morto. Questa volta non erano le persone che amavo, ma erano i miei libri: Erodoto e Tucidide. Provavo una certa passione per gli antichi greci, essendo anche io di origine Epirota (nord della Grecia). Mi allontanai da tutti gli affetti, dalla mia famiglia, alla ita di fuori e, soprattutto, le notizie non mi appartenevano più. Ero io ed i miei amici spartani, e le loro regole austere. Ritrovavo in loro la mia cultura e il mio vecchio stile di vita. E andai così avanti per un pò di anni. Finchè un bel giorno arrivano i poliziotti e mi dicono che devo cambiare “casa”. Mi stavano trasferendo. Il Ministero, dopo svariate richieste di mio fratello, accetta di mandare me nel carcere dove era detenuto lui. E’ stato umano a parte sua: ci ha sbattuti in carcere sì, ma almeno ci ha messi insieme. Così, una volta a settimana potevo fare colloquio con un mio famigliare, carcerato pure lui. Dopo anni rividi mio fratello che amo molto. E fu un’altra testata in pieno viso.

2- Sfera delle relazioni affettive (le persone per te più importanti, che ammiravi, che ti influenzavano di più e i sentimenti che provavi nei loro confronti, i motivi…)

Nuovo carcere, nuove regole. Ormai ci ero abituato, avevo girato un pò di carceri. Ma questa volta stavo in un carcere con il mio fratellone. Io e lui siamo sempre stati liberi, vederci qui fu triste. Metà della nostra famiglia stava in carcere. Neanche pochi giorni, e la Direzione mi notifica un’altra pena aggiuntiva: un anno e mezzo di isolamento diurno. E’ una pena che danno solo agli ergastolani affinchè non si scordino che lo Stato li educa. Applicai, per non impazzire, il mio stile di vita. Mi ero fissato che questi volevano ammazzare il mio bene più prezioso, la mente. Sport e lettura ogni giorno, e comincio ad aprirmi alla comunità carceraria, visto che qui mancavano i miei paesani.

Dopo mesi di preghiere dei miei familiari, acconsentii a fare venire il mio vecchio a colloquio, dopo tutto erano passati cinque anni. Ci autorizzano una visita unica. Io, mio fratello e mio padre. Fu un giorno molto triste. Vidi nei suoi occhi, oltre alle lacrime, tanta malinconia e delusione. Per la prima volta in vita mia vidi il mio vecchio piangere. Un omone di cento chili che piangeva senza ritegno. Conoscevo la sua disciplina e durezza. Gli dico: <<non piangere, non dare soddisfazione ai mangia spaghetti>>. Lui mi risponde: <<quando diventerai padre e vedrai i tuoi due figli in galera, allora capirai che cosa  vuol dire>>. Quel giorno mi resi conto di avere condannato pure la mia famiglia all’ergastolo. Mio fratello per quasi due ore guardava per terra per la vergogna: <<Cazzo! Avevamo davanti a noi l’eroe nazionale ello sport che piangeva come un ragazzino>>. Non ho parole per descrivere tutto questo, e penso che da lì cominciai a pensare di più alla mia sopravvivenza, ma non a quella fisica.. ma a quella più importante: quella mentale.

3)- Sfera degli interessi (ciò di cui ti interessavi con maggiore passione, le persone con cui condividevi questi interessi, i motivi)

Appresi con molta sorpresa che il carcere dove mi trovavo (Spoleto) era un pò diverso. C’era l’opportunità di frequentare la scuola e di avere più spazio per lo studio. Finì l’isolamento, e cominciai a frequentare i miei compagni di sventura. A dire il vero era la prima volta che frequentavo e parlavo con gli altri, perchè quando stavo fuori ero in compagnia solo di compaesani. Iniziai a migliorare la lingua, dopo di che mi ero messo in testa di frequentare l’Istituto d’Arte. Ma subito sorge un problema. Dovevo avere la terza media! Così faccio la scuola. Cominciai ad avere un confronto con persone che venivano da fuori. Finito l’anno scolastico conseguo la licenza media italiana. Fu importante per me, perchè grazie alla tenacia di una professoressa imparai a scrivere. E intanto andavo avanti facendo visita a mio fratello carcerato. Io e mio fratello eravamo sì nello stesso carcere, ma in regimi diversi, pertanto potevamo incontrarci sono per un’ora alla settimana. E coì, un piccolo ex comunista si stava pian piano abituando alla nuova realtà.

4) Sfera degli apprendimenti  (titolo di studio, ciò che avevi imparato o sapevi fare, le persone che ti avevano insegnato quello che sapevi fare e te lo avevano fatto amare, le occasioni, i luoghi, i compagni, gli amici..)

Andavo avanti senza una meta, frequentavo la biblioteca, mi dedicavo alla mia lettura preferita. Dopo la licenza media mi ero preso un anno di tranquillità e vivevo così abbandonato a me stesso. Qualcuno mi potrebbe chiedere: <<ma le autoritù cosa facevano?>>. Di sicuro avevano tanto da fare tranne che occuparsi dei detenuti in disagio. Ovviamente io parlo di me e della mia situazione.

Mio nonno era un vecchio partigiano al tempo della seconda guerra mondiale, mi diceva sempre: <<nipote, devi cambiare te, così anche gli altri cambieranno nei tuoi confronti>>. Un giorno andai a parlare con il nostro Direttore e cercari di esporre un mio problema. Essendo io un albanese, sono di ceppo europeo, cioè quasi biondo e soprattutto bianco. Mi siedo e mi chiede: <<lei è straniero?>>. Rispondo: <<Sì!>>. Mi chiede: <<è arabo?>>. Risposi: <<no, cinese!>>. Mio Dio!?! Era da tre anni che stavo in questo istituto con una condanna a vita e non mi conoscevano neanche. Capii quel giorno che tutto era una farsa. Mi hanno dato una lezione molto significativa. Cioè.. non gliene fregava niente di noi, di chi eravamo.

Prendo atto, e come al solito mi ri-butto nella mia vita da carcerato. La vita mi insegnava che in posti come questi non ci sono ideali e gente che fa il proprio lavoro, perchè camminavano come dei pappagalli sempre con la stessa frase: <<siete in troppi, non ce la faccio, sono solo, ecc.ecc.>>. Le occasioni erano quasi nulle, i luoghi freddi e senza anima, i compagni si adoperavano nel progettare un futuro che non c’era più. Dopo qualche tempo ebbi una bella notizia: la scarcerazione di mio fratello.

5)- Sfera dei valori, delle cose per te più importanti (le cose in cui credevi di più, da chi le avevi imparate, le situazioni, i motivi legati a queste cose in cui credevi)

A quell’epoca ero molto felice. Anche se sembrerebbe una brutta parola, visto il contesto in cui mi trovavo. Il motivo della mia felicità era l’uscita dal carcere del mio amato fratello. Io ho tanti valori che sono fondamentali, tra cui la famiglia, che è la base di tutto. Mio fratello una volta fuori voleva restare in Italia, e sacrificare la sua vita per sostenermi e aiutarmi nel carcere. Gli spiegai che qui per noi non c’era più un futuro, che doveva tornare in Albania e di corsa pure. Gli stranieri in Italia erano malvisti. Quindi gli feci giurare che non doveva venire più qui, mai più, per nessun motivo. Gli dissi che doveva tornarsene al nostro Paese… anche lì ora c’era la democrazia. Ci sono riuscito. Ora vive con moglie e figlio nel mio paese barbaro. Ecco un valore per cui io darei la mia vita senza esitazioni. Il bene dei miei familiari e la loro felicità prima di tutto.

Frequentano tanti compagni, appresi con molto stupore che, nel raccontare le loro questioni problematiche, veniva fuori la parola amicizia. Tante storie finivano nello stesso modo, ex amici che li accusavano di cose alle quali loro erano ovviamente estranei. Io ho sempre pensato che l’amicizia è una forma di amore. L’amore vero te lo scegli con cura, deve essere somigliante a te. I valori, gli ideali, il rispetto, non solo con gente a cui vuoi bene, ma anche con gli estranei.. devi avere tante cose in comune. Ed io, sinceramente, ho avuto pochi amici qui. Perchè gli amici li devi vedere nel giorno del bisogno. Troppo facile volersi bene in un bel ristorante davanti a un bel bicchiere di buon vino. Io ho sempre saputo di essere un ragazzo un poco sciocco. Cerco di capire quali sono i valori più giusti nel contesto in cui mi trovo. Non è facile capire, ci si confonde spesso. Qui si vive in un contesto artificiale. Nulla è originale, tutto quello che si dice o che si fa ha un certo significato.

Stanto la maggior parte della giornata in cella hai molto tempo per pensare ad un mondo che magari non esiste.. è amplificato in una maniera assurda, quindi valori che per me hanno una fondamentale importanza là fuori potrebbero essere ridicoli. Dunque, in quel periodo ero un poco più fiducioso nella vita, credevo che qualcosa di buono dovesse accadere. Le mie radici erano profonde; giustizia, libertà, e anche altri valori erano il mio ossigeno. Vivevo in una tomba e per la mia sopravvivenza dovevo aggrapparmi da qualche parte, se no era la fine. Ecco in cosa credevo… che pure per me c’era una possibilità. Dovevo solo aspettare e comportarmi bene.

6)- Sfera del futuro, delle cose che ti proponevi di fare, delle speranze, di chi, che cosa, saresti voluto diventare (indica a che cosa guardavai, le persone a cui avresti voluto somigliare, chi imitavi… Con chi condividevi questi sogni, chi pensavi ti avrebbe aiutato a realizzarli, le difficoltà, i  motivi che ti spingevano  sperare, le persone che ti sembravano utili per realizzare i tuoi progetti e perchè…)

Futuro? Potrei dire tante buone parole per impietosire il lettore,  ma non è giusto. Alcuni di noi, me compreso, stanno dove devono stare! Ma la questione è: per quanto tempo un uomo deve stare chiuso? Quanto tempo occorrre per cambiare? C’è un limite a tutto questo? E il limite del Fine Pena Mai  qual’è?

Alcuni di noi avevano appena venti anni il giorno dell’arresto. Mi domando: che senso ha tutto questo? Io penso che sarebbe più giusto he dicano che è una vendetta e basta; così tanti di noi possono regolarsi di conseguenza. La speranza qui dentro è una cosa molto pericolosa. Lo puoi pensare da solo nella tua cella. Guai se la alimenti.. sei un uomo morto. E se muori dentro, tutto finisce. Diventi un’ombra. Qui dentro certamente non ho nessuno a cui desidereri assomigliare. Non certo al nostro Direttore o magari a qualche oscuro educatore. No, di certo non sono così illuminati per suscitare un tale desiderio.

E’ vero, non devo generalizzare. Ma per mi sfortuna in galera ci sto da tredici anni. Quindi, lo dico, e se me lo chiedono glielo confermo in faccia, tanto conosco già la risposta: è emergenza, qui siamo nei casini per Dio!.. e parole di questo genere.

Progetto il solito arcaico discorso. Nutrire la mia mente e mantenere il mio fisico il meglio possibile. Qualcuno potrebbe pensare che noi siamo un pò vanitosi. Potrebbe anche essere vero, ma io credo di fare tutto questo anche per me stesso, e soprattutto voglio ripagare la gentilezza all’autorità.

Mi spiego meglio: in questa fase mi sentivo un pò debitore nei confronti delle autorità. Il motivo era molto semplice. Mi davano da mangiare grats, avevo un letto, una cella singola (qui in carcere è un privilegio), non mi mancava niente. Nel mio cuore mi sentivo debitore, e così ho pensato… “farò tanto sport, mangerò sano, curerò la mia salute”. Così avevo deciso.. almeno loro erano contenti, mi dovevano tenere qui per tutta la vita.. il minimo che potevo fare era vivere il più a lungo possibile.

Che progetto magnifico no? Stavo facendo passi da gigante.

Nel frattempo volevo imparare a scrivere bene  e studiare la lingua inglese. Mi occorreva un computer. Ciò era possibile. Come avevo accennato anche prima, qui è un carcere dove ci sono possibilità di crescit. Ritorna quindi prepotente la passione per lo studio. Per avere il computer dovevo frequentare l’Istituto d’Arte. Comincia tutto per gioco! Mi mettevo nelle mani di persone che erano veramente intelligenti. Per il tramite di qualche compagno, avevo saputo che la scuola era una cosa seria e che, se avessi avuto intenzioni giuste, mi dovevo mettere in discussione. Quindi accetto la sfia. Si apre così un nuovo capitolo della mia vita. Le due culture che abitavano il mio essere avrebbero fatto a cazzotti già a scuola. Scendevo con la mia passione che durava a venti anni: i miei libri dentro la testa. Mi sarei buttato nella mischia tra tante culture, dove ognuna si sarebbe messa  a disposizione dell’altra. Poi la cosa che mi incuriosiva era il confronto con persone che venivano dalla vita reale.

Così comincio la terza fase del cambiamento nel laboratorio dell’istituto carcerario.

(CONTINUA)

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11 thoughts on “L’UOMO DELL’EST- la rubrica di Gerti Gjenerali

  1. Alessandra lucini on said:

    Sei tutto da scoprire Gerty, sei geniale e sensibile…aspetta che oggi ho trovato delle righe che ti si addicono…..La verità è che i prigionieri sono i soli rieducatori di se stessi,quando ne trovano la forza – quando ne portano già in sè la forza………e poi…costituirebbero per la società, una volta liberi, una minaccia di molto inferiore a quella che ciascun brav’uomo incensurato porta con sè……………………un abbraccio Gerty,

  2. vlonjatja on said:

    Leggendo ciò che scrivi Gerti mi rendo conto che qui, fuori, c’è gente che non fa neanche il 10% che fai tu. Vedo persone morte senza sorrisi, senza sogni, senza forza….gente morta dentro e fuori. Ti ammiro per la tua forza e sono sicura che tutto ciò che desideri un giorno diventerà realtà. Un abbraccio da tua sorella Vlonjate!

  3. Caro Gerti,non sono d’accordo con te su una cosa…credo che il problema sia che emigrano sempre le persone più disperate,e spesso un po’ ignoranti.Non sono ben visti neanche gli ignoranti italiani,figurati!Cioè gli italiani che non sanno parlare e scrivere decentemente la loro stessa lingua.E ce ne sono tanti,e quando ascolti il TG stai attento a un errore GRAVE che fanno perfino loro,arrivati a parlare a tutti dall’alto di una rete.
    Ti spiego subito.Si dice ad esempio:
    IO SONO UNO CHE STUDIA TANTO (io sono uno, il quale studia tanto)
    NOI SIAMO QUELLI CHE RISPONDONO A GERTI (noi siamo quelli ,i quali rispondono a Gerti)
    e NON si dice MAI MAI MAI MAI: noi siamo quelli che rispondiamo!ORRORE!!!!
    Vedi ,aver fatto il liceo classico a qualcosa è servito,anche se sarebbe stato meglio lavorare a 15 anni nel pieno dell’energia e adesso andare a scuola;andrei zoppicando a iscrivermi al Liceo artistico,o a una scuola d’arte.
    Beato te che frequenti l’istituto d’arte!
    Domanda.Tuo fratello può venire a farti visita ogni tanto?

    • ma si dice
      siamo noi che rispondiamo
      noi,che rispondiamo
      etc…
      qui ci vuole un professore!Non so spiegare quello che ho studiato cent’anni fa …
      Adesso ti devo chiedere alcune cose.Quando finirai la tua scuola,in cosa sarai specializzato?Saprai disegnare?Conoscerai la prospettiva?Userai i colori a olio?Vi insegnano a disegnare e colorare al computer?Modellerai la creta?Studiate storia dell’arte?
      Aspetto insieme agli altri il seguito della tua storia.Mi fa tenerezza quando dici”persone che venivano dalla vita reale” ;)

  4. bravo proprio bravo devo complimentarti con te mio caro amico , anche per me l’amicizia , e amore , vero , dare per ricevere , ma non come si pensa , sfruttando … l’amico .
    In quanto hai tuo cambiamente , sono veramente sorprendenti , questo vuol dire che la tua mente è curata bene.
    Nutriti sempre , e lei ti sosterrà , quando ci saranno dei momenati che solo tu avvertirai … il dolore , il distacco , la solitudine , e tutto l’universo ti sembrerà esserti contro , ma tu ignora questo messaggio e vai avanti …sempre proponendoti di fare sempre di più … Stancarti mai , e per farlo ci vuole il tuo consenso .. ci sono miglioni di cose , dà scoprire , e che nessuno conosce , usa questa frase , ( vedendo , guardando)…
    Occhi vigili , nel guadare , come le cose ti appaiono , per trarne , materia che ti servirà per arricchirti interiormente . Mi ha fatto un vero piacere ascoltare la tua prima parte di storia della tua vita … e l’hai fatto prendendo un pennello , per dargli il primo contorno , gradito al mio udito e al mio cuore …
    Un saluto alla prossima Gerti … ci sarò

  5. Sai, pensavo a quella frase che ti diceva tuo nonno “Nipote, devi cambiare te, così anche gli altri cambieranno nei tuoi confronti”… è una grande verità…da tenere in considerazione…
    Se cambiamo noi spingiamo in qualche modo il mondo a cambiare…e se questo non dovesse succedere, almeno siamo cambiati noi e in qualche modo siamo progrediti,
    E’ che a volte, almeno per me, sarebbe più semplice e comodo sperare di cambiare ciò che è fuori piuttosto che fare un lavoro su noi stessi… e quindi si sceglie di tirare avanti e sopravvivere…
    In carcere non ve lo potete permettere, o cambiate o diventate “ombre”, morti dentro del tutto.
    Ma ci sono quelli come te che trovano al forza per “crescere”, studiare, andare avanti a testa alta…che sono un grande esempio per tutti.
    Davanti a storie come la tua…mi trovo in soggezione con me stessa…per i momenti in cui mi sono soffermata a piangermi addosso.
    Grazie per la tua storia Gertj…aspetto la continuazione e ti mando un abbraccio. Grazia

  6. No, io non credo che tu stia migliorando te stesso per ripagare la gentilezza delle autorità….ma perchè ad un certo punto della vita di ciascuno si ha sempre un profondo bisogno di riscatto, a prescindere dalle situazioni…in particolar modo in una dimensione in cui ci si sente prigionieri per un errore compiuto, per una responsabilità mancata, per aver intrapreso un percorso sbagliato rispetto alle aspettative, che per uno sciocco errore non si è riusciti ad applicare quei principi educativi tramandati dai nostri genitori che di fondo ci sono e fanno parte di ciascuna essenza…. a me pare che il tuo papà e il tuo nonno hanno lasciato in te la voglia dannata di quel riscatto….perchè tu sei una persona che può veramente non solo migliorare se stesso solo per se stesso e solo per le autorità….credimi….ma hai gli strumenti e le capacità vere per migliorare tutte le persone che ti circondano,che ti leggono, e anche se sono coloro a cui tu non vorrai mai assomigliare, pensa solo per un attimo quanto loro magari vorrebbero assomigliare a te… Un grande abbraccio e….grazie!

  7. Caro Gerti…sei davvero una persona molto ricca dentro..
    Nonostante tutto…”rimani vivo”!E non dev’essere facile nella tua situazione.
    Non è “lo straniero” che è visto male in Italia…ma è un discorso di “persona” …o una forma di stupida ignoranza che comunque non colpisce tutto il nostro paese.
    Come noi gente del sud che spesso sentiamo una forma di intolleranza da parte del nord.(Senza mai generalizzare ovviamente)…ma questa è solo ignoranza dell’essere singolo.
    Continua così…vivi…hai la forza giusta per farlo!

    Ti mando un grande abbraccio..
    Valentina

  8. la gazza ladra on said:

    ciao Gerti :-) è un piacere leggerti.. tutto scorre veloce perchè scrivi bene ed è interessante ciò che racconti di te.. sei veramente in gamba a disciplinare la tua volontà e ad usarla per far star bene la tua mente in un ambiente che risucchia ogni energia.. Gli errori di gioventù ti hanno condannato al carcere ma tu li stai trasformando in lezioni di vita per te stesso e anche per noi che ti leggiamo.. Continua a raccontarci e quando oserò lamentarmi della vita quotidiana penserò a te e alla grande forza che hai.. a presto allora :-) e non mollare mai..

  9. Sabina on said:

    Ciao Gerti, sono d’accordo con te, un limite ci DEVE essere!
    Uno stato che toglie x sempre la libertà ad un uomo non è degno di essere chiamato civile. Mi dispiace dirlo, xchè l’italia è la mia nazione, però è così…
    Sono curiosa di leggere come è stata la tua esperienza all’istituto d’arte di Spoleto.
    Ti abbraccio forte, a presto!
    Sabina

  10. Laura Rubini on said:

    Caro Gerti,
    personalmente io sono rimasta sorpresa della tua bravura a scrivere…mi rendo conto che imparare l’italiano deve essere molto difficile per una persona straniera…
    Fra le altre cose che hai scritto, una cosa che ho osservato è che effettiamente il carcere di Spoleto mi sembra un posto un pò più umano di altri, dove per fortuna i detenuti possono studiare ed esprimersinell’arte e nella scrittura…vedi te, Carmelo e Pino Reitano per citarne alcuni…beh, in fondo su questo siete + fortunati di altri…
    Riguardo i valori della famiglia, dell’amicizia e amore), questi sono quelli che effettivamente ti fanno sentire vivo, anche perchè l’amico si sceglie, c’è una cosidetta AFFINITA’ ELETTIVA…
    La giustizia e la libertà sono dei “supervalori”, dei valori forti, più universali, ma purtroppo più difficili non solo da conquistare, ma anche da mantenere…per cui però vale la pena lottare! :-)
    Sono sempre contenta di leggere i tuoi commenti…
    Un abbraccio, Laura R.

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