Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

SPOLETO-BOLOGNA, Andata e Ritorno. 3° scambio

 

Ritorniamo oggi con un altro scambio epistolare da “dentro a dentro”, tra Carmelo Musumeci che scrive da Spoleto e Giovanni Lentini che risponde da Bologna. Di loro abbiamo già inserito:  

http://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/12/13/spoleto-bologna-andata-e-ritorno/

http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/01/14/spoleto-bologna-andata-e-ritorno-2%c2%b0-scambio/

Vi confesso che ho fatto un po’ di fatica a trascrivere  queste lettere e  all’idea di commentarle, perchè a parlare sopra ad una sofferenza così forte   si corre  sempre il rischio di rendere banale ogni parola   e che qualcuno invochi il silenzio. Siamo al periodo che precede lo scorso Natale, a dicembre 2010. Già le Feste in carcere sono un pena aggiuntiva, perchè si è costretti a vivere il “Natale degli altri” e sentire ancora più forte e lacerante la mancanza di poter essere abbracciati ai propri cari nei giorni sacri delle  feste in famiglia.  Carmelo nella sua lettera esprime un pensiero che anch’io ho provato molte volte di fronte  a chi ha subito tanti anni di carcerazione: la sensazione di trovarsi davanti ad una persona diversa da quella che tanti anni prima ha commesso un certo reato… E’ come se  dopo tutti questi anni quella persona stesse  pagando per qualcuno che non è più lui…e questo dolore, che diviene assurdo, per un ergastolano è destinato a durare per sempre: Il dolore di un ergastolano è come l’acqua di una fonte che non smette mai di scorrere.”  Alla fontana del dolore l’ergastolano non smetterà mai di attingere,   per il resto dei suoi giorni.

La lettera di Giovanni è ancora più commovente, alla tristezza del periodo di Feste che passeranno senza che loro possano esserci, lui deve aggiungere anche la morte del nipotino di soli 4 giorni di vita. Giovanni sa che non gli permetteranno neanche di andare al funerale, quasi sempre è un rifiuto, e se anche gli concedessero un permesso, come dice lui stesso: “Sarebbe uno show tra polizia penitenziaria e carabinieri. Sarebbe straziante per me e soprattutto per la mia famiglia”  E  allora Giovanni giustamente afferma:  “Che brutta esistenza è la nostra, se neanche nei momenti più drammatici possiamo dare conforto ai nostri cari…”

Io aggiungo solo che ci vuole coraggio a vivere una vita così, o forse, come dice  Giovanni,  ci vuole anche un pizzico di pazzia per sopravvivere a questa pena, ma di certo, dopo aver saputo tante cose,  ci vuole coraggio a “difendere” una pena come l’ergastolo!

Vi lascio alle loro lettere: 

Rubrica: Spoleto-Bologna, Andata e Ritorno. 3° Scambio

Due ergastolani, Carmelo Musumeci e Giovanni Lentini, si scrivono

 

Dal carcere di Spoleto, 08/12/2010

Caro Giovanni,

                             ho ricevuto la tua lettera e ci tengo subito a dirti che io non lotto per vincere, neppure per sopravvivere, lotto solo per non impazzire.

D’altronde il non fare nulla non migliora certo le nostre proprie condizioni.

Invece combattere aiuta a combattere.

Per noi la vita è cominciata ed è finita presto.

Molti di noi sono nati già colpevoli,  perché l’innocenza, nella maggioranza dei casi, è un lusso per quelli nati con la camicia.

Paghiamo errori e reati di venti, trent’anni fa.

E nonostante che siano passati molti anni, che molta acqua e molto dolore siano passati sotto i nostri ponti,  noi siamo ancora qui.

Il dolore di un ergastolano è come l’acqua di una fonte che non smette mai di scorrere.

Non dovremmo essere responsabili per tutta la vita, per persone morte che a loro volta ci volevano uccidere, perché molti di noi pagano soprattutto il fatto di essere riusciti a sopravvivere.

I nostri giudici, nel dare le loro condanne, si sono dimenticati che nell’ambiente in cui siamo nati e cresciuti o ammazzi o vieni ammazzato.

I nostri giudici, nel dare le condanne, si sono dimenticati che anche i morti possono essere colpevoli come i vivi se a loro volta volevano uccidere.

I nostri giudici, nel dare le loro condanne, si sono dimenticati che è difficile negare legami di sangue e di sottocultura.

E ora che ci siamo riusciti continuano inutilmente a punirci e a tenerci dentro.

Maledizione!

Se la nostra evoluzione e il nostro cambiamento, dopo tanti anni, non ci viene riconosciuto non è certo colpa nostra.

Non so che cosa farai per Natale e Capodanno, ma io, a differenza degli altri anni, ho deciso che non farò la socialità con gli altri compagni.

Starò in cella da solo.

Mi piace quando sono triste stare da solo a cercare d’ingannare la mia mente.

Giovanni, ho lottato da sempre, ma non ti nascondo che ora a cinquantacinque anni suonati incomincio ad essere stanco e la morte non mi fa paura come prima.

Sinceramente mi fa più paura passare un altro Natale e Capodanno dentro anche il prossimo anno e il prossimo anno ancora, ma intanto sorridiamo e brindiamo sia alla vita sia, alla morte.

Sperando che arrivi prima la libertà che la morte.

Lo so! L’ergastolano ostativo si nutre solo di queste briciole di speranza che spesso vengono mangiate dai passeri, ma abbiamo solo queste briciole per nutrire i nostri cuori di speranza.

Ti abbraccio.

Carmelo

 

 

Dal carcere di Bologna, 13/12/2010

Ciao Carmelo,

eccomi qui a risponderti dopo aver letto la tua lettera, in cui esordisci scrivendomi che lotti solo per non impazzire.

Io, caro Carmelo,  lotto per sopravvivere, perché, a mio avviso, come ti ho già scritto altre volte, un po’ pazzo lo sono già, altrimenti non saprei proprio dove trovare la forza per vivere questa non vita, senza nessuna speranza.

Ad esserti sincero, più passano i giorni e più ho bisogno di un pizzico di pazzia in più, per continuare ad affrontare questa ferale condanna senza senso e senza tempo.

Ti rendi conto che più viviamo  è più lunga sarà la nostra condanna.

Sai Carmelo, ti devo dare un’infausta notizia: martedì 7 dicembre, ho telefonato a casa per fare gli auguri a mio figlio per la Santa Cresima, ed ho appreso che un mio nipotino è venuto a mancare, pensa che aveva solo quattro giorni di vita, è nato prematuro e non c’è l’ha fatta a sopravvivere. Non ho chiesto nemmeno il permesso per poter andare al funerale, perché ero e sono sicuro che me lo avrebbero rigettato e anche se mi avessero dato la possibilità di assistere alla cerimonia, sarebbe stato uno show tra polizia penitenziaria e carabinieri.

Sarebbe stato straziante per me e soprattutto per la mia famiglia.

Ieri mattina parlavo con una volontaria, per raccontarle ciò che era successo e lei mi ha detto:

“Gianni,  non preoccuparti, dal giorno sette in Cielo hai un angelo in più che ti guarda”. Avresti dovuto vedere il viso che aveva quando mi ha detto queste parole: radioso, solare, sembrava quasi che non era lei a parlarmi, ma la Madonna, è riuscita a darmi forza e coraggio per affrontare questa ennesima disgrazia. Non sai che gioia mi ha trasmesso…

Che brutta esistenza è la nostra caro Carmelo, neanche nei momenti più drammatici possiamo dare conforto ai nostri cari…

Ma che campiamo a fare?

Ma perché non ci ammazzano? Risparmierebbero risorse umane ed economiche.

Ed anche per noi sarebbe una liberazione… visto che solo da morti potremo uscire da questo inferno…

Prima moriamo e prima finiamo di pagare questo debito che abbiamo con lo stato italiano, o no?

Cambiamo discorso che è meglio…

Carmelo, anche io avevo deciso di trascorrere le festività natalizie da solo in cella, ma le circostanze sembrano non volerlo.

Infatti per Natale farò venire in cella da me un mio paesano che è particolarmente provato dal carcere ed ho deciso di stargli vicino e di cercare per quel che posso di farlo stare il più sereno possibile … non ti dico quanto carcere deve fare se gli va tutto male, altrimenti mi mandi a quel paese … per l’irrisorietà della pena  che rischia … ma, come si dice, ognuno piange con i suoi occhi, anche per lui è sofferenza… poi in cella con me c’è un tuo corregionale e per capodanno inviteremo altri tuoi paesani … cercheremo insieme di trascorrere nel migliore dei modi queste feste … ti dico subito che non vedo l’ora che finiscano … qui in carcere sai meglio di me quanto sono angosciose e malinconiche le giornate festive ed in particolar modo quelle natalizie … vorrei essere al tuo posto, tutto solo nella tua cella, assorto nei tuoi pensieri e concentrato totalmente ai tuoi cari, sicuramente riuscirai a concentrarti così tanto da sentirti seduto a tavola con loro e passerai un Natale sereno, te lo auguro con tutto il cuore ….

Concludo, augurandoci che nel prossimo futuro sarà abolito l’ergastolo così i prossimi Natali li potremo trascorrere con i nostri cari … se Dio vorrà …

Carmelo ti saluto con la preghiera di estendere i miei auguri ai tuoi cari e a chi ti è vicino e che Dio ci dia ad entrambi e a tutti coloro che si trovano nella nostra situazione, la forza, il coraggio, la pazzia e l’incoscienza di sopravvivere a questa drastica e cruda realtà. Auguri anche a tutti quelli del Blog … Urla dal Silenzio e a tutti coloro che ci leggono ….. auguri a tutti ………….

Buon Natale e Buon Anno Nuovo.

                                                                 Ti saluto, alla prossima caro amico.

                                                                                           Gianni      

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One thought on “SPOLETO-BOLOGNA, Andata e Ritorno. 3° scambio

  1. Alessandra lucini on said:

    Ragazzi, ho cercato delle parole per davri un po’ di conforto, ma tutte mi sembrano banali e stupide.
    Abbiate pazienza, è facile dal di fuori dirvi “coraggio” e mi sento impotente ed inutile.
    Vi abbraccio, questo sì, con tutto il cuore

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