Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera dei detenuti di Sulmona alla Direzione

 

Mi è giunta da parte dei detenuti di Sulmona (fondamentalmente da parte degli.. ergastolani) questa lettera collettiva alla Direzione. Credo che vada pubblica e debba circolare.

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                                                                  ALLA DIREZIONE DEL CARCERE DI SULMONA

Chi scrive è la comunità dei detenuti ergastolani del carcere di Sulmona.

Il motivo di questo scritto è dovuto alle vergognose condizioni di vita a cui siamo sottoposti in questo istituto e che periodicamente conducono alla morte, tramite suicidio, dei soggetti più deboli o, a seconda dei punti di vista, più forti tra noi.

Infatti, in questo istituto, che non a torto viene definito “il carcere dei suicidi”, vi sono uomini che si trovano ininterrottamente in galera da oltre 25 anni, ad espiare pene anacrostiche, superate non solo dal nuovo concetto di vita acquisito, ma dal tempo stesso. E quindi irripetibili! Ma per quanto possa essere spregevole una pena che non consente scampo, non è di questo, o, per meglio dire, non è solo di questo che vogliamo parlarvi.

Vorremmo parlarvi invece e soprattutto di quei diritti, che pur nei tempi oscuri in cui il “fine pena mai” è stato inserito nell’ordinamento giuridico italiano, al posto della meno atroce e discriminatoria pena di morte, già da allora prevedevano a tutela dell’espiante alcune norme basilari, quali la cella singola e il lavoro fisso. Per cercare di salvaguardare con queste misure l’integrità mentale del condannato.

Norme che in questo istituto vengono totalmente disattese, spesso allocando nella stessa cella l’ergastolano con detenuti che devono scontare pochi mesi di pensa. Creando in tal modo proprio quelle condizioni di disagio fisico e mentale che il legislatore nella sua lungimiranza aveva intuito e considerato.

Poi, sempre in questo istituto, lo stesso parametro di negligenza viene adottato nell’assegnazione dei lavori interni. Infatti, assurdamente, ad essere impiegati nei lavori fissi – cucina, lavanderia, ecc. – non sono i soggetti che devono espiare lunghe pene, bensì i cosiddetti “temporanei”. Creando anche in questo caso forti disparità tratta mentali. Senza considerare, come già detto, che in base all’Ordinamento Penitenziario dovrebbero essere i detenuti “di lungo corso” ad essere favoriti nelle mansioni lavorative. Mentre noi qui, per campare, siamo ogni mese costretti a dissanguare economicamente le nostre famiglie. Per di più tartassati dl fatto che in questo posto le derrate alimentari costano il triplo dell’esterno. Il trucco è semplicemente e ampiamente collaudato negli anni: “Paghi la merce a prezzi di prima scelta e ti portano gli alimenti che rimangono invenduti o prossimi alla scadenza”.

Invece per quanto riguarda gli alimenti forniti dalla mensa dell’istituto, a cui a sua volta vengono forniti dallo stesso fornitore che gestisce il sopravitto, anche qui il trucchetto è semplice. Alla commissione cucina viene assegnato un detenuto che usufruisce di premessi premio o aspira ad essi, e di conseguenza il “controllore”, per timore di commettere sgarri, firma la bolla di accettazione ancor prima di vedere i prodotti. Se non fosse questo il criterio adottato nell’assegnazione delle commissioni cucina, non si spiegherebbe il perché i detenuti, nei circuiti nei quali non usufruiamo di benefici penitenziari, nonostante al pari degli altri abbiamo il diritto di controllare il vitto prima che esso venga distribuito, non veniamo mai sorteggiati per tale mansione!

Inoltre, sempre in questo istituto, con il trascorrere degli anni, sono venute a mancare anche tutte quelle misure che dovrebbero essere alla base della detenzione e sancite dall’art. 27 della Costituzione. Cioè il criterio per cui, qualsiasi pena, tramite il lavoro e i colloqui con educatori e famigliari,  cui devono essere accordate attenzioni particolari, deve tendere al reinserimento socile del condannato nella società.

Invece qui gli educatori non si fanno vedere e i colloqui con i famigliari – peraltro svolti in una stanza divisa da un enorme bancone, allo scopo di evitare qualsiasi contatto fisico con il parentado, in aperta violazione del D.P.R. del 2000 che li abolisce – più che favoriti vengono palesemente osteggiati con pregiudizio di ogni sorta ei confronti degli aventi diritto. Infatti, è successo più volte che alcuni famigliari, provenienti per lo più da regioni lontane, siano giunti, per problemi inerenti il viaggio, qualche minuto dopo l’orario di chiusura o con un documento scaduto, e per questo motivo siano stati rimandai in dietro.

Poi, credo necessario, in questo scritto, porre anche un accenno sui regolamenti interni che, di volta in volta, vengono emanati dalla Direzione di questo istituto, e che sempre più spesso rasentano la comune decenza. A tal proposito cito l’ultimo della serie che dispone: “Qualora ad un detenuto venga trovato in cella un quantitativo di vino o birra superiore al fabbisogno giornaliero, verrà sospesa la vendita degli alcolici a tutta la sezione”! In pratica una punizione collettiva in pieno stile maccartista, o più probabilmente prendendo a riferimento un’epoca italiana appena un po’ più data nel tempo, in cui instillare odio e sospetti tra vicini di casa e favorire in tutti i modi la delazione era pratica comune.

Sempre legata alla vendita degli alcolici, gira in questi giorni insistente voce di un provvedimento a tal riguardo. Ossia, pare che la solerte direzione di Via Lamaccio, pressata dai sindacati di polizia penitenziaria, stia vagliando la possibilità di togliere il vino dalla spesa. Poiché a loro detta sarebbe il vino – e non le condizioni di vita detentiva dovute alla svolta sicuritaria, figlia del clima di “caccia alle streghe” che vige in questo paese, e pienamente fatto proprio dalla Direzione e dai Magistrati di Sorveglianza di questo istituto – a indurre i detenuti al suicidio.

Anche in questo caso però, i probi difensori dell’ordine e della legalità a tutti i costi, dimenticano un particolare tutt’altro che secondario: cioè, che nei paesi dove è in uso la pena di morte, la vittima di turno, prima di essere assassinata, viene stordita con una dose di psicofarmaci. Quindi il vino non è altro che una sostanza che, in mancanza d’altro, serve  lenire il dolore e la paura del suicida, con la sola eccezione che, invece di essere iniettata ad un braccio immobilizzato, viene ingerita volontariamente.

Dunque cara Direzione, se leverai il vino, useremo il gas. E se  leverai il gas, useremo il caffè. Finché non ti resterà niente da levare, ma solo tanti dubbi da aggiungere alle tue certezze, e che speriamo turbino la tua coscienza.

Questo è il carcere di Sulmona.. chissà perché definito.. “il carcere dei suicidi”!!!

I DETENUTI DI SULMONA

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5 thoughts on “Lettera dei detenuti di Sulmona alla Direzione

  1. VORREI DARE UN CONSIGLIO AGLI AUTORI DELLA LETTERA, MOLTO BEN SCRITTA: LA SINTESI! SIATE SINETITCI, SPECIE QUANDO SCRIVETE ALL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA! NON VI LEGGONO!
    INOLTRE, CIRCA LA VIOLAZIONE DEI VOSTRI DIRITTI, PRESENTATE RECLAMO AL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA, ALTRIMENTI CHE CI STANNO A FARE, FANNO SOLO QUELLO, IL CONTROLLO SULLA ESECUZIONE DELLE PENE.
    SE LA DIREZIONE DISATTENDE QUALCHE NORMA, PER ES. PER GLI ERGASTOLANI L’ISOLAMENTO NOTTURNO PUR AVENDO DISPONIBILITA’ DI CELLE SINGOLE, SE NON RISPETTA LA TURNAZIONE DELL’ASSEGNAZIONE AL LAVORO INTERNO, E PER QUALSIASI ALTRO COMPORTAMENTO CHE PUO’ SEMBRARE O E’ UN ABUSO, IL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA DEVE INTERVENIRE.
    L’UFFICIO DI SORVEGLIANZA STA A L’AQUILA, QUESTA E’ LA SUA MAIL: uffsorv.laquila@giustizia.it
    GLI ALTRI RIFERIMENTI SONO I SEGUENTI:
    Via XX Settembre, 66 67100 – L’AQUILA
    Telefoni: 0862 – 6321(centralino)
    0862 – 632433 (funzionario)
    Fax: 0862 – 24090 / 632428
    LI’ POTRETE AVERE RISPOSTE UTILI, DAL WEB SOLO QUESTA COMMENTO.
    CERTO, LA LETTERA LA SI POTREBBE INVIARE IN NOME E PER CONTO DEL BLOG.
    FATELO!</B

  2. oggi cerco di dare il mio parere in merito a questa piaga che affligge , chi è costretto a vivere in carcere , per motivi vari , non voglio sottolineare laccusa ,là vita quotidiana ,di ogni essere umano , sè lò vogliamo considerare tale .
    Posso immagginare cosa puo’ avvenire in un carcere ,anche , li c’è là differenza sociale , povero è ricco , esattamente , come è fuori nel mondo degli umani ….
    Si è vero che hanno sbagliato , è devono pagare ,ma bisognia dargli una un’altra possibilità , di conversione ,con lavori utili , e inserili secodo le loro attitudini , a formazzione socio culturale ,lò sò è un impresa , niete è facile , ma niente è impossibile .Continuando così .non si costruiranno uomini,ma belve , inferocite ,assetate di sangue……

  3. Cari Amici di Sulmona,
    solo per il fatto che Voi,riuscite a Riunirvi,e siete tanti..scrivendo Una Lettera Descrivendo Nei Particolari ciò Che Succede Oltre Quel Muro…Gia é TANTO..E VI rIngrazio x aver detto COME FUNZIONANO CERTI GIRONI …..Ora..Basterà Denunciarli Al Magistrato Di Sorveglianza?Al Garante DEi Diritti Umani DEi DEtenuti?o ..c’è invece BISOGNO CHE LA COSCIENZA DI TUTTI SI RISVEGLI…E SI PROTESTI IN MOdo Concreto???Se SONO riusciti loro in quelle condizioni ad accordarsi..perchè NOI che siamo fuori..NON LO FACCIAMO???se qualcuno vuol rispondere..sono ben lieta..proporre..e attuare..IO HO LA TESTA FUSA,ORAMAI…da quando il mio compagnpo è DENTRO..ma VOi CHE AVETE ANCORA LA TESTA E LA FORZA..PROPONETE.GRAZIE X la vostra LETTERA.E VI SONO VICINA..MANU d BOLOGNA

  4. Effettivamente sentire queste cose, fa male, in quanto qualsiasi cosa una persona abbia fatto per trovarsi in carcere questo non significa che debba essere tartassata psicologicamente da queste assurde regole che creano disagi psicologici al detenuto, in quanto la sua pena la sta scontando e credo che essere in carcere e sapere di non uscirne più sia già una grossa condanna,
    questa lettera fa riflettere, davvero.Vorrei farvi una domanda però, io ho visto gente uscire dal carcere dopo dieci anni pur avendo ucciso più persone, tramite l’indulto o buona condotta e mi sono domandata:”allora l’ergastolo a chi lo danno?” Se chi uccide è fuori dopo così poco e non vale per tutti naturalmente, cosa deve aver fatto una persona per essere condannata all’ergastolo?Questo non riesco a capirlo. Ciao Carla

  5. Anna Maria Zanotti on said:

    stasera sono già su di giri per i fatti miei…….tutto questo è un enorme schifo…….AMICI di Sulmona non mollate……voi ci siete e siete VIVI……..lottate per i vostri diritti……..almeno voi…….perchè qui fuori ci stanno facendo neri a tutti……e noi li lasciamo fare, siamo diventati tutti catatonici…..ascoltate i consigli di Luigi, lui conosce le circostanze, e sa quel che dice…….da parte mia un abbraccio enorme a tutti

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